11 Settembre: Ancora
nessun colpevole
di Giulietto Chiesa
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Internet
è una cosa meravigliosa! Lo scrivo un pò per celia e un pò per non morire, ma
questa volta è proprio vero. Ricevo da un misterioso amico una segnalazione.
Vado a leggerla e scopro un sacco di cose che non solo non sapevo, ma che quasi
nessuno sa… Il posto nel web si chiama lists.911review.org,
e fa il riassunto dei processi intentati contro i sospetti organizzatori e
complici dei dirottatori. Ebbene, che ci crediate o no, a tre anni di distanza
dai sanguinosi attentati in cui morirono quasi 3000 persone, ancora nessuno dei
responsabili è stato individuato e condannato. La pratica corrente dei poteri
è stata questa: qualche arresto accompagnato da grande pubblicità, per far
credere che le indagini hanno avuto successo. Indi silenzio. Silenzio anche dei
media, che anche in questo caso dimostrano di farsi prendere per il naso. Resta
il fatto che fino ad ora si sono tenuti tre processi pubblici, due dei quali
fuori dagli Stati Uniti e uno, ancora in corso ma circondato dalla massima
segretezza, negli Stati Uniti.
In Inghilterra fu preso Lofti Raissi, ma il tribunale si è arreso di fronte
alla totale mancanza di prove. Non era stato lui ad addestrare i dirottatori
alla guida di aerei. E siamo al punto di partenza. In Germania catturarono
Abdelghani Mzoudi, colpevole di essere stato compagno di stanza di Mohamed Atta,
presunto capo del commando di kamikaze dell' 11 settembre. Ma quando il
tribunale tedesco chiese informazioni agl'inquirenti americani, esse non
arrivarono mai. Anzi arrivarono, ma il tribunale europeo non poté accettarle:
si trattava infatti di materiali d'accusa ricavati da persone detenute, inclusi
presunti testimoni del lager di Guantanamo Bay, carcere dove si praticano
ufficialmente e visibilmente diverse forme di tortura. Il processo è finito con
un nulla di fatto e di deciso, come di regola, per il momento, ancora accade in
Europa.
Dunque
Mzoudi non risulta colpevole di nulla, e Mohammed Atta continua ad essere un
"presunto" kamikaze. Anche perché, a quanto risulta da altre
indagini, condotte negli Stati Uniti e in Germania, ma di cui si sono perse le
tracce, di Mohammed Atta ce n'erano due, che agivano contemporaneamente negli
Stati Uniti e in Germania, nello stesso tempo.
Ma quello che è già evidente è il fatto che le "prove" usate
dagl'inquirenti americani contro Mzoudi sono le stesse che vengono usate contro
Zakarias Moussaoui, il "presunto" ventesimo dirottatore dell'11
settembre. Presunto perché venne catturato il 21 di agosto, prima cioè degli
attentati. Il processo contro di lui sta andando avanti da quasi due anni, ma
Moussaoui è sparito dalla scena, anche da quella del processo. A prescindere
dalle indagini effettuate su di lui, dai suoi presunti contatti con Al Qaeda, le
prove esibite fino a ieri sono testimonianze di carcerati nelle carceri segrete
americane, persone che hanno deposto ma il cui nome è coperto dal segreto
istruttorio, persone che non si sa neppure se sono ancora vive, o se siano mai
esistite. Moussaoui ha fatto sapere, attraverso il suo avvocato, che l'FBI prese
parte direttamente alla cospirazione del settembre 2001.
Noi
non sappiamo come faccia a sapere queste cose, ma se potesse dirle in pubblico
saremmo interessati ad ascoltarle, anche perché coincidono alla lettera con
dichiarazioni (certificate dalla stampa americana dell'epoca) di altri ex agenti
dell'Fbi che ebbero buone ragioni per sospettare che il quartier generale dell'Fbi
stava cercando attivamente di bloccare le loro informazioni sulla preparazione
del complotto.
Insomma una storia americana piena di misteri. L'avvocato di Zakarias Moussaoui
ha chiesto ripetutamente l'apparizione in tribunale del suo assistito, ma senza
successo. Il ministro della Giustizia, Ashkroft, invoca la definizione ,
assegnata a Moussaoui, di "nemico combattente", in base alla quale
tutte le norme di diritto vengono cancellate e tutte le garanzie processuali
possono venire azzerate. Tutto ciò che il "nemico combattente" può
dire, e anche quello che non dirà mai, diventano segreto di stato.
< Siamo ormai entrati nell'era delle "prove segrete" contro gl'imputati. E poiché esse sono segrete, noi non sapremo mai se siano state inventate da qualcuno, pronunciate da una persona esistente o da una inesistente, da un vivo o da un morto. Noi non sapremo mai neppure se vi siano delle accuse. O se esse riguardino il presente, il passato o il futuro. E' sufficiente che siano segrete, perché il disgraziato che vi si imbatte diventi un "nemico", per giunta "combattente".
"Il processo" di Franz Kafka è la migliore similitudine per descrivere ciò che sta accadendo nella democratica America, patria di tutte le libertà. Ma resta comunque il fatto che ancora non c'è un solo colpevole.
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30-09-04
www.giuliettochiesa.it