CORDOVA, SPOSA DELLE CITTA'

 

Cordova fu conquista dagli arabi nel 711. Le famiglie illustri di Cordova si aspettavano un massacro di cristiani, ma furono trattati con magnanimita'. Il clero rimase sotto la giurisdizione del suo vescovo ed ai cristiani ed agli ebrei fu imposto solo il pagamento di una tassa. Intorno alla meta' del secolo, Cordova divenne la capitale dell'Andalusia, e vi fu costruita la famosa moschea, la Mezquita,che l'emiro Abd al Rahman considero' la Ka'aba d'occidente. Sotto la guida di quest'emiro illuminato, Cordova raggiunse una straordinaria floridezza: il quartiere circostante la Mezquita conserva intatto l'antico fascino, con i piccoli palazzi costruiti intorno a cortili arricchiti da fontane. Le porte aperte rivelano cortili ombrosi, fioriti e decorati di piastrelle. Si ritiene che nella citta', oltre alla Mezquita, vi fossero 500 moschee. Campi di grano, vigneti, uliveti ed aranceti producevano raccolti abbondanti e l'allevamento di bestiame era redditizio. I prezzi erano regolati da un qadi, giudice scelto tra i professori di Medina, in Arabia Saudita, rinomati per l'onesta', l'inflessibilita' e la devozione.

Molto fiorente la sericoltura e la lavorazione del cuoio, cosi' come la lavorazione del vetro e la produzione di oggetti di metallo intarsiato, particolarmente d'oro, argento e filigrana. Di conseguenza, Cordova era il centro in cui erano reperibili tutti i lussi d'Oriente e d'Occidente. Il califfo possedeva una biblioteca di 400.000 volumi, tutti catalogati e costituenti la piu' ricca biblioteca del medioevo. I manoscritti erano copiati in laboratori in cui erano impiegate 170 donne amanuensi. Del resto le donne bibliofile non erano una novita' a Cordova, e non sorprende che vi fossero molte poetesse, la piu' nota delle quali fu Safiyya, originaria di Siviglia. La corte degli Omayyadi era la piu' splendida d'Europa, luogo ideale per filosofi, poeti, artisti, matematici ed astronomi. Il X secolo fu un periodo d'oro per Cordova, ricchissima citta' d'occidente, dalle strade illuminate, che prolungava la vita sociale e intellettuale oltre il calar del sole, quando gli altri centri urbani erano ormai agonizzanti.

Il declino della citta' comincio' allorche' iniziarono   a delinearsi contrasti tra I vari gruppi etnici che costituivano la popolazione di Cordova. Questa fu infine conquistata da Ferdinando III di Castiglia, nel 1236. Le attivita' produttive e la floridezza economica svanirono come neve nel deserto, la popolazione diminui' e le ruote dei mulini si fermarono. Sopravvissero il centro della citta' ed un solo monumento importante.

 

La Mezquita

La Grande Moschea di Cordova rappresenta uno dei piu' entusiasmanti esempi d'arte islamica in Spagna. Ci si potrebbe chiedere perche' semplici file di colonne dovrebbero essere considerate come un'espressione di grande architettura. A qualunque stile appartengano, le colonne rappresentano gli elementi fondamentali in un edificio quando costituiscono l'unica base di appoggio. Le loro dimensioni determinano il peso che possono reggere, ed e' importante anche la distanza che intercorre tra di esse. Cio' che nella Mezquita colpisce in maniera particolare e' il fatto che I soffitti, raggiungendo I 13 metri, erano piu' alti di quanto potesse essere qualsiasi colonna. Il problema fu risolto sovrapponendo un ordine di archi sopra l'altro, e poggiando una colonna o un pilastro sopra un'altra colonna.

Nella Mezquita si contavano 850 e piu' colonne, mentre oggi, dopo lo scempio attuato all'interno della moschea per costruirvi un altare cristiano, ne restano circa la meta'. Le colonne si susseguono in file ordinate simili ad alberi in una piantagione. Predominano gli archi a tutto sesto e manca l'arco acuto che, altrove, e' tipico dell'architettura islamica. Il misurato rapporto tra dimensioni e proporzioni costituisce il segreto della bellezza dell'edificio, che da 1000 anni suscita la meraviglia di sovrani e di semplici viaggiatori. Il mihrab, finemente decorato, assume uno splendore autonomo, indipendente dalle struttura architettonica. La tranquillita', la discreta grandiosita' non sono dovute al caso, e il visitatore se ne rende conto non appena entra nel Patio degli Aranci, dove gli alberi sono la continuazione del ritmo delle navate interne. Folle di persone si aggirano a tutte le ore nell'edificio: oggi possiamo solo immaginare il tremolio delle lampade ad olio e delle candele, che certo infondevano vita ai mosaici argento e oro inseriti nel vetro - effetto che non puo' essere ottenuto dalla fredda luce elettrica. L'armonia cromatica e' particolarmente affascinante: l'oro e l'argento dei mosaici ben si armonizzano con il rosso, il nero ed il bianco degli archi a cuspide e alternati. Spazi austeri, importantissimi in un luogo di meditazione, contrastano con la ricchezza decorativa del mihrab, in un'armonia che commosse l'imperatore Carlo V e lo fece indignare nel vedere la spaventosa trasformazione della Mezquita in cattedrale. Una struttura gigantesca era stata eretta al centro delle magiche vedute, come se intenzionalmente si fosse voluto distruggere l'armonia delle proporzioni. Quando l'imperatore si rese conto di quella dissacrazione, osservo' in tono di rimprovero: " Cio' che e' stato costruito si puo' trovare dovunque, mentre cio' che e' stato distrutto era unico".

 

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