INTERVENTO PALESTINESE AL CONVEGNO SULLA SOVRANITA' DEI POPOLI
organizzato dal quotidiano "Rinascita" - Palapartenope, Napoli, settembre 2001
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Non posso iniziare un discorso
sulla pace senza riferire della situazione in cui, da
decenni, sopravvive il popolo palestinese, il cui diritto
alla sovranita’ sulla sua terra e’ negato da un’occupazione
militare che utilizza disinvoltamente la stampa e gli
appoggi internazionali per coprire la realta’ di cio’
che accade in Palestina. Nessun altro paese al mondo tranne Israele avrebbe potuto mantenere una politica cosi’ discriminatoria contro il popolo autoctono della Palestina, che nega a tale popolo il possesso delle sue terre e un’esistenza libera dall’oppressione militare se non fosse per la sua stupefacente reputazione internazionale di paese liberale, democratico e avanzato. Anche se Israele assedia le citta’ palestinesi con tecniche medievali, quali lo scavo di trincee e il blocco militare totale, esso ha la facolta’ di farlo a causa dell’aura di “vittima assediata di una violenza pericolosa e sterminatrice”. |
Israele bombarda le case palestinesi con armi supertecnologiche, uccide oltre 700 civili disarmati in 12 mesi, ne ferisce, mutila e storpia altri 20000, riduce la vita economica di un paese ad un livello di poverta’ del 50%, demolisce abitazioni, i progettisti israeliani creano nuovi insediamenti colonici e tutto cio’ lo fa conservando la sua immagine di popolo indifeso e costantemente minacciato. Ovviamente cio’ e’ possibile solo attraverso il sostegno pieno ed incondizionato della stampa internazionale e attraverso le pressioni che, all’interno di ciascun governo, soprattutto di quello statunitense, esercitano le lobbies ebraiche. Le pressioni sono forti in Occidenti, ma fortissime negli Stati Uniti, l’unico paese che ha sempre appoggiato incondizionatamente Israele, anche quando si trattava di coprire massacri orrendi.
La prova si ha nell'allineamento quasi generale dei media, quando si tratti di rovesciare a favore d'Israele il senso degli avvenimenti: si definisce "terrorismo" la violenza dei deboli e "lotta contro il terrorismo" la violenza dei forti.
Come in tutti i colonialismi e in tutti i regimi di occupazione, la repressione si chiama "mantenimento dell'ordine" e la resistenza "terrorismo".Il dominio quasi totale del sionismo israeliano sui media americani e francesi impone al mondo questo sovvertimento dei significati:
Afferma un famoso intellettuale francese, Roger Garaudy: "Il primo gennaio 1989 ascolto alla televisione il bilancio della Rivolta delle Pietre: 327 morti tra i palestinesi (per lo più bambini che tiravano sassi) e 8 tra gli israeliani (per lo più soldati che sparavano). Lo stesso giorno un ministro israeliano dichiara: "La trattativa sarà possibile solo quando i palestinesi rinunceranno alla violenza". Sto sognando? O, meglio, questa anestesia del senso critico è un incubo collettivo? E' il trionfo del nonsenso.
Io sono palestinese, e quindi l’obiettivo storico dell’occupazione militare, dell’oppressione, della negazione nazionale. E sono fiero della mia identita’ palestinese, della mia storia, della lotta che rappresenta lo sforzo umano di resistere e sopravvivere.
Sono arabo, e quindi sottoposto alla violenza delle distorsioni e degli stereotipi, vittima attualmente dell’Islamofobia. E sono fiero della mia origine e di appartenere ad una cultura antica e ricca, che ha marcato la nascita della civilizzazione e ha generato forze di luce in tutto il mondo.
Il popolo palestinese continua a vivere in prigionia ed esilio a causa della piu’ pervasiva forma di vittimizzazione multipla. Il nostro passato e’ espulsione, confisca, dispersione insieme all’ingiustizia dell’occupazione, dell’apartheid e dello sradicamento nazionale. Il nostro presente e’ repressione, ingiustizia e prepotenza militare. Sotto assedio, il popolo palestinese viene bombardato, assassinato, le case sono demolite, i raccolti distrutti, i diritti soppressi. In esilio, i profughi restano ostaggi vulnerabili, a cui viene negato il diritto al ritorno ed a condizioni di vita semplicemente umane. In Israele, gli indigeni palestinesi sono costretti a subire la piu’ orribile forma di discriminazione.
Insistendo nell’uso della forza militare per sottomettere il popolo palestinese, Israele ripete gli errori della storia.
Eppure, noi abbiamo ancora le nostre icone umane che ci impongono di non mollare: Mohammed Durra, ucciso di fronte al mondo tra le braccia di suo padre, la piccolissima Iman, massacrata con sua madre da un osceno bombardamento di civili, Fares Odeh, il bimbo che ha affrontato, da solo, un carroarmato israeliano, restandone ucciso.
L’assassinio del Dottor Thabet Thabet e’ testimonianza della violenza degli assassinii mirati, che il mondo ha condannato ma non fermato. Il dottor Thabet e’ stato ucciso per aver osato sognare la pace, lanciare un dialogo di riconciliazione e coesistenza con la controparte israeliana.
Con questo atteggiamento, Israele sta fatalmente allontanando qualsiasi chance di pace. Ed esso rivela la natura reale di un’occupazione violenta ed infinita che cerca di mantenere in vita una obsoleta “padronanza coloniale”.
Noi palestinesi non possediamo il potere militare, mediatico e finanziario di Israele.
Possediamo pero’ la nostra volonta’, la determinazione generata dalla nostra visione della giustizia, della pace e dalla certezza che, un giorno, la verita’ storica verra’ conosciuta..Non solo abbiamo una memoria, individuale e collettiva, ma abbiamo la visione di un futuro migliore ed un sogno che non puo’ essere annientato.
La sicurezza e’ il risultato di una pace giusta, non il prerequisito per il dialogo. Nessuna occupazione, nella storia, e’ stata mai sicura, comoda, piacevole o normale.
A nessun popolo sotto occupazione e’ stato mai chiesto di garantire la sicurezza dei coloni e degli eserciti che occupano la sua terra.
Una pace giusta non puo’ essere generata dalla sottomissione dei deboli. Una tregua ottenuta con le armi e’ in realta’ una guerra che aspetta, pronta a scoppiare al momento giusto.
Di conseguenza, le cause del conflitto devono essere considerate e risolte in una prospettiva di giustizia, se veramente si desidera una pace permanente e legittima.
Di conseguenza, la protezione del popolo palestinese sotto assedio deve essere una responsabilita’ internazionale, non soggetta al veto o all’approvazione israeliana. Il popolo palestinese non deve essere abbandonato dalla comunita’ internazionale ne’ dai popoli dell’area, il cui sviluppo, la cui sicurezza e la cui prosperita’ sono strettamente connesse alla giusta soluzione del problema palestinese.
Anche solo per salvaguardare i loro interessi, Europa e Stati Uniti devono capire che l’uso dei due pesi e delle due misure non paga e che una composizione giusta del conflitto, basata sul diritto dei popoli e sulla legalita’ internazionale - essa solo puo’ generare una pace duratura, reale, garanzia di crescita e sviluppo economico per tutta l’area e di sicurezza in tutto il mondo.
