IL MASSACRO DELLA NAVE LIBERTY
La verita’ su un terribile massacro finora restato top-secret
La verita’ sul massacro della nave Liberty, finora sottaciuto dalle varie amministrazioni americane timorose di compromettere i rapporti con Israele e, soprattutto, con l’elettorato americano di origine ebraica, comincia a venir fuori e rischia di turbare i sonni di tanti politici israeliani, gia’ “sotto pressione” (si fa per dire) a causa delle accuse di crimini contro l’umanita’ rivolte ad Ariel Sharon da un tribunale belga. Il libro “Body of secrets” di James Bamford racconta la verita’ su quello che fu un attacco deliberato alla nave americana da parte dell’aviazione israeliana e che venne coperto dall’amministrazione Johnson per non turbare i rapporti con un alleato importante.
Ufficialmente, la Liberty era un'unità per le ricerche scientifiche. In realtà si trattava di una sofisticata macchina da spionaggio alle dipendenze della Nsa, la National security agency. Antenne, sensori e radar a bordo erano in grado di intercettare qualsiasi comunicazione. La «Liberty», racconta Bamford, si spingeva davanti ad El Arish, la città egiziana occupata dalle unità israeliane. Diverse decine di prigionieri egiziani venivano uccisi sistematicamente e la nave-spia probabilmente capto' comunicazioni che potevano confermare le esecuzioni. I movimenti della «Liberty» non sfuggirono agli israeliani.
I seguenti sono i dettagli del massacro, che costo’ la vita a 34 marinai, raccontati dall’ex-membro del Congresso per l’Illinois, Paul Findley:
“Il giorno dell’attacco inizio’ in maniera consueta, con la nave che procedeva lentamente in direzione est nel Mediterraneo orientale, approssimandosi alla costa quindici miglia al largo della penisola del Sinai. Sulla terra ferma, Israele si apprestava a vincere la terza guerra arabo-israeliana in diciannove anni. Il Capo dello Staff israeliano, Yitzak Rabin, annunciava che gli israeliani avevano conquistato l’intero Sinai e rotto il blocco dello Stretto di Tiran dichiarando: Gli egiziani sono sconfitti!. Sul fronte orientale, gli israeliani avevano sopraffatto i giordani, conquistando la West Bank.
Alle 6 un aereo, identificato dalla vedetta della Liberty come un Noratlas israeliano, fece dei giri sulla nave e scomparve. Questo fatto si ripete’ periodicamente in un periodo di otto ore.
Alle 9 in lontananza apparve un jet, e poi anche questo si allontano’. Alle 10 due jet equipaggiati con razzi fecero tre giri attorno alla nave. Erano abbastanza vicini affinche’ i loro piloti potessero essere osservati tramite i binocoli di bordo.
Gli aerei non avevano alcun contrassegno. Un’ora dopo ritorno’ il Noratlas israeliano chiaramente contrassegnato dalla Stella di Davide, che volava a non piu’ di 200 piedi d’altezza rispetto alla Liberty.
L’equipaggio e il pilota facevano dei gesti gli uni con gli altri. L’aeroplano ritornava ogni tanto e questo duro’ fino all’una. Da quel momento, la nave muto’ rotta e comincio’ a procedere verso ovest. Alle due si scateno’ l’inferno. Tre bombardieri Mirage puntarono decisi verso la Liberty, e disattivarono le antenne di bordo con il lancio di razzi. Ad essi si unirono gli aerei Mystere, che bombardarono il ponte della nave con il napalm. L’attacco duro’ per oltre 20 minuti e, in tutto, sulla nave si contarono 821 fori, 100 dei quali erano stati causati da razzi. Nel momento in cui gli aeroplani sparirono, apparvero tre cacciatorpediniere, uno dei quali lancio’ un siluro che provoco’ uno squarcio di 40 piedi e che uccise 25 marinai. La nave era in fiamme, i morti furono gettati in acqua, mentre i membri dell’equipaggio si preparavano a lasciare la nave. Mentre le scialuppe di salvataggio venivano calate in mare, i cacciatorpedinieri si avvicinarono ed iniziarono a sparare sulle scialuppe ancora issate mentre i marinai erano impegnati ad estinguere le fiamme. L’ufficiale di bordo Charles Rowley dichiaro’: “Non volevano lasciare alcuno in vita”.
L'agguato venne «registrato» da un aereo da ricognizione Usa, ma i nastri furono nascosti. I caccia spediti in aiuto vennero richiamati. Alti ufficiali del Pentagono chiesero l’istituzione di un'indagine, ma il presidente Johnson non cedette. «Non m’importa se la nave sta affondando, non voglio imbarazzare il nostro alleato», sarebbe stato il commento del capo della Casa Bianca. L'anno seguente ci sarebbero state le presidenziali e Johnson voleva contare sul voto ebraico. La pagina nera venne nascosta nei dossier top secret.
GIUGNO 1967