“ Le coste del Mediterraneo ”.
Intervento dell’arch. Ibrahim Khader nella Biennale Internazionale del Mare Napoli, Stazione Marittima 21-29 Ottobre 2000

 

 

Partecipare al Convegno sulle “Coste del Mediteraneo”,e’ l’occasione per intervenire in un dialogo interculturale di Paesi anche profondamente diversi, ma che affondano le proprie radici culturali in un ambito comune, considerato che il Bacino del Mediterraneo e’ stato il fulcro delle piu’ antiche ed importanti civilta’, e che ancor oggi e’ un luogo di incontri di culture diverse.
Le varie culture si manifestano attraverso la diversita’ che caratterizza l’idientita’ dei singoli Paesi.
Questa diversita’ dei vari Paesi del Mediterraneo, si basa sul reciproco rispetto e sull’idea di diversita’ come valore, quindi, diversita’ come ricchezza culturale.
Le identita’ dei Paesi del Mediterraneo si rafforzano con il confronto e lo scambio di informazioni, la cultura si rafforza con il confronto e scambiando opinioni.
E’ vero che dobbiamo tener conto della storia del Mediterraneo, ma e’ anche vero che non possiamo rimanere fermi su dati ormai sorpassati,   e’ importante guardare  al futuro, e’ fondamentale considerare lo stato attuale in cui versano le citta’ del Mediterraneo, le diverse problematiche, sociali, culturali, economiche, quindi proiettarci in una visione dinamica del divenire.
In altre parole la prospettiva deve prevalere sulla retrospettiva.
E’ importante quindi, rendere disponibili dati recenti e soprattutto previsionali ai fini di una programmazione dinamica, che possa riguardare lo sviluppo globale dei Paesi del Mediteraneo.
Considerando che il Mediterraneo e’ un mare chiuso e fortemente urbanizzato, ci si rende conto che la programmazione riveste un’importanza vitale per il suo futuro , la valorizzazione e la salvaguardia delle coste.
Si rende necessaria una collaborazione fattiva tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo, fornendo loro dati e strumenti scientifici e tecnologici in grado di prevenire qualsiasi scelta che verrebbe a danneggiare l’ecosistema che gravita intorno al Mediterraneo stesso.
Considerando l’aumento della popolazione nell’Area del Mediterraneo soprattutto nella sponda africana ed asiatica, questo dato deve far riflettere.
 
 
PALESTINA
 
LOCALIZZAZIONE.
 
La Palestina si localizza nella fascia ovest del continente Asiatico e nell’estremo est del Mediterraneo, confinando a nord con il Libano e la Siria, ad ovest con il mar Mediterraneo, a sud con il golfo Giordano di Aqaba e la penisola Egiziana del Sinai, ad est con la Giordania.
 
AREA.
Superficie: 26.323 Kmq
Territorio Palestinese: 6.170 Kmq
Cisgiordania: 5.800 Kmq, 130 Km di lunghezza e 40-65 Km di larghezza
La Striscia di Gaza: 365 Kmq, 45 Km di lunghezza e Km di larghezza
 
STRISCIA DI GAZA.
 
GEOLOGIA.
La fascia costiera di Gaza è caratterizzata da un territorio piatto fino alle ondulate pianure costiere coperte di sabbia e dune desertiche.
 
CLIMA.
  Temperato, inverni moderati, estati secche, da calde a molto calde.
 
UTILIZZO DEL TERRITORIO.
Arativi 24%, coltivazioni permanenti 39%, pascoli 0%, boschi e foreste 11%, altro 26% (1993 stima).
TERRE IRRIGATE.
120Kmq (1993 stima)
 
POPOLAZIONE.
Abitanti: 987.869 (Luglio 1997 stima)
Nota: in aggiunta vi sono 5000 coloni Israeliani (Agosto 1996 stima)
Tasso di crescita della popolazione: 6,59% (1997 stima)
Tasso di natalità: 49,85 nati/1000 abitanti (1997 stima)
Tasso di mortalità: 4,2 morti/1000 abitanti (1997 stima)
Tasso di migrazione netto: 20,25 migranti/1000 abitanti (1997 stima)
Tasso di mortalità infantile:26 morti/1000 nati vivi (1997 stima)
Tasso di fertilità complessivo: 7,68 bambini nati/donna (1997 stima)
Gruppi etnici: Arabo-Palestinesi e altri 99,4%, Ebrei 0,6%
Religioni: Musulmani 98,7%, Cristiani 0,7%, Ebrei 0,6%
Lingue: Arabo, Ebraico (parlato dai coloni Istraeliani e da molti Palestinesi), Inglese (ampiamente compreso)
 
ECONOMIA
 
Il progresso economico nella Striscia di Gaza è stato ostacolato dalle dure restrizioni per la sicurezza imposte da Israele. Nel 1991 circa il 40% dei lavoratori della Striscia di Gaza erano impiegati oltre confine dalle imprese industriali, agricole e di costruzioni Israeliane.
Gaza dipendeva da Israele per circa il 90% del suo commercio con l’estero. La crisi del Golfo Persico e le sue conseguenze hanno assestato dei duri colpi a Gaza sin dall’Agosto del 1990, la disoccupazione e l’agitazione popolare sono aumentate, mentre gli standard di vita sono caduti. Il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel maggio del 1994 ha quindi aggiunto ulteriori problemi di aggiustamento della situazione. Questa serie di accadimenti ha significato un declino netto nell’impiego in Israele sin dal 1991 e una caduta del Pil.
Vi sono piccole imprese familiari che producono tessili, sapone, intagli con gli olivi, e souvenir di madreperla; gli Israeliani hanno stabilito alcune industrie moderne di piccole dimensioni in un centro industriale.
I prodotti agricoli comprendondono: olive, agrumi, altra frutta, vegetali, bovini, latticini.
Gaza rappresenta una situazione particolare rispetto a quella dei paesi situati a Nord del Mediterraneo. Il nucleo storico della citta’ svolge ancora un ruolo culturale ed economico di grande rilievo, nonostante esso costituisca una piccola parte dell’area urbanizzata, e dia residenza a solo il 10% della popolazione complessiva.
Le azioni di pianificazione, anche a causa   della situazione politica dello Stato palestinese, sono tuttavia ancora ad uno stadio iniziale, le azioni pubbliche si sono limitate finora all’apertura di nuovi assi stradali senza tener conto della maglia strutturale della citta’ storica e ad azioni di manutenzione degli edifici pubblici.
Per quanto riguarda il futuro ci si attende un rafforzamento della funzione commerciale, un rinnovamento delle funzioni residenziali e uno sviluppo del turismo nel rispetto dei luoghi e del territorio.
Tornando ad un discorso piu’ generale sui centri storici costieri, le diverse attivita’, sono alla base della qualita’ della vita della citta’ storica costiera. Per prevenire il loro degrado o la loro trasformazione in quartieri museali per l’uso dei soli turisti questa molteplicita’ di funzioni dev’essere salvaguardata e valorizzata. Pertanto e’ essenziale che nei centi storici siano mantenute le funzioni residenziali e le attivita’ economiche ad esse collegate.
L’urbanizzazione nel Mediterraneo si concentra sempre piu’ lungo le coste, assumendo uno sviluppo lineare, cio’ produce effetti negativi sulla qualita’ della vita nelle zone costiere e delle acque del mare.
Un grave pericolo incombe sulle coste del Mediterraneo. Questo pericolo e’ rappresentato dalla aggressiva tendenza alla cancellazine delle identita’ dei luoghi, all’omologazione del territorio costruito e di quello non costruito.
Questa tendenza   e’ alimentata da una serie di cause, che rendono sempre piu’ grave il fenomeno. Esse sono cause culturali e cause economiche.
Per quanto riguarda le cause culturali, dobbiamo riferirci in relazione al territorio costruito ai guasti che sono stati prodotti dalle interpretazioni omologanti del Movimento Moderno dell’architettura e dell’International Style, che hanno lavorato nella direzione dell’annullamento delle diversita’, che avrebbero dovuto caratterizzare i territori ed i rapporti fra il progetto architettonico ed il suo contesto territoriale.
Il fatto che molti Maestri dell ‘Architettura Moderna e Contemporanea abbiano elaborato ed elaborino progetti sostanzialmente identici, senza la minima preoccupazione per le diversita’ che caratterizzano le identita’ dei diversi luoghi dimostra l’incapacita’ di cogliere quali siano le caratteristiche che rendono particolare e singolare un luogo e le ragioni per le quali l’oggetto architettonico debba necessariamente farsi condizionare dal contesto territoriale in cui tale architettura si inserisce.
Fra le cause economiche ricordiamo quelle che hanno determinato la perdita di identita’ di molti paesaggi, resi del tutto omogenei dalle esigenze produttivistiche.
Un altro pericoloso contributo alla perdita delle identita’ del paesaggio e del territorio e’ rappresenteto dalla tendenza alla riduzione della biodiversita’.
Le specie vegetazionali del posto sono sempre piu’ frequentemente soppiantate da specie importate da altri continenti, che essendo piu’ forti e robuste e di rapida propagazione, rispetto alle specie del luogo, spesso minacciano la sopravvivenza delle piante locali contribuendo ad una grave omologazione anche di paesaggi vegetazionali storicamente consolidati.
In conclusione, l’obiettivo principale e’ stimolare il dialogo, la comunicazione e il rispetto delle varie culture. Cio’ nascera’ dalla volonta’ di istituzioni, associazioni, soggetti sociali e singoli cittadini del Mediterraneo, consapevoli dell’importanza e della necessita’ di una collaborazione e di una programmazione tesa al raggiungimento di obiettivi comuni.

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