Intervento dell’architetto Ibrahim Khader
al Convegno Internazionale
“Sulle coste del Mediterraneo”.
La situazione dell’acqua in Medio Oriente.
Dopo un anno dalla prima Conferenza Internazionale “Sulle coste del Mediterraneo”, siamo riuniti di nuovo per discutere e confrontarci, scambiando idee e proposte sulle problematiche che riguardano i Paesi del Mediterraneo.
Uno dei maggiori problemi che riguarda soprattutto i Paesi della sponda sud-est del Mediterraneo, in particolare i Paesi del Medio Oriente, è quello dell’acqua, poichè l’acqua è la vita dei popoli e con l’acqua sono nate le grandi civiltà, è necessario quindi sviluppare nuove strategie che garantiscano politiche idriche che si fondano sul principio dell’equità.
La sicurezza e la stabilità in Medio Oriente, in particolare della Palestina, della Giordania, della Siria e di altri Stati dipendono dall’acqua.
La carenza di acqua pu? innescare potenziali conflitti sia all’interno degli Stati che in quelli confinanti.
Il termine sicurezza ha assunto un nuovo significato in ambito internazionali.
La globalizzazione, la rivoluzione delle comunicazioni ha portato alla comparsa del concetto di “cittadino universale” e comunità internazionali.
La geopolitica ed i concetti ambientali hanno assunto nuove connotazioni che hanno prodotto di conseguenza chiare modifiche nelle loro definizioni, uno di questi concetti è quello di sicurezza.
Tradizionalmente il termine sicurezza, è un concetto essenzialmente militaristico associato ai confini e alle istituzioni nazionali.
I ricercatori e gli studiosi, si stanno attivando per andare oltre questa ristretta definizione, dando al termine sicurezza una connotazione ambientale in termini di gestione delle risorse idriche per combattere il degrado ambientale.
Tale concetto è vitale per il Medio Oriente in particolare per la Palestina, Giordania, e Siria.
La carenza di acqua è la minaccia ambientale predominante per la sicurezza e la stabilità degli Stati.
L’insicurezza dell’approvigionamento idrico, l’inqua distribuzione delle risorse di acqua, la scarsa fornitura, cosi come il degrado della qualità dell’acqua provocano l’instabilità sociale.
Il concetto di sicurezza è strettamento collegato a quello di equità.
L’ONU nel 1997 ha addottato ufficialmente il concetto equa condivisione come concetto base per le legge sull’ambiente.
Le risorse naturali possono diventare un punto di conflitto o un punto di cooperazione.
La scarsità delle risose idriche sono arrivate a livello di crisi; analiziamo alcune dati e secondo una stima internazionale, un cosumo di acqua adeguato è valutato in 1000mc annui, si parla di scarsità di acqua, quando questo dato scende a 500mc. annui.
Nel Medio Oriente e nel nord Africa, la quota d’acqua procapite negli anni ’60 era di 3300mc. annui, nella metà degli anni ’90 era di 1250mc. annui, le prevesioni per il 2025 indicano come dato 650mc. annui.
Attualmente le nazioni con le quote più basse sono la Palestina (Gaza), con una quota di 180mc. annui procapite e la Giordania con 350mc. annui.
Non vi è una visione comune da parte degli Stati, di come maneggiare le risorse di acqua dolce specialmente di confine, soprattutto da parte di quei Paesi dove hanno origine queste risorse, tale problema pu? innescare dei conflitti soprattutto dove le risorse idriche scarseggiano.
Nessun Paese deve controllare le risorse d’acqua che hanno origine nei propri territori, maneggiandole individualmente, vendendole o sfruttandole a discapito dei Paesi confinanti come sta accadendo in Turchia, Siria ed Iraq.
Di conseguenza qualunque risorsa naturale, sia fiumi, che laghi o falde acquifere devono essere proprietà di tutti, e non si deve consentire a nessun singolo che sia un Governo o un’Organizzazione di avere la proprietà su queste risorse, ma la proprietà delle risorse deve essere a disposizione di tutti.
Uno dei maggiori problemi, legato alle risorse idriche, è la costruzione delle grandi dighe.
La “Commissione Mondiale sulle Dighe”, Commissione Internazionale fortemente voluta dalle Organizzazioni non Governative di tutto il mondo, che da anni si battono contro le grandi dighe, hanno stilato un rapporto sulla controversa questione delle grandi dighe, e sulla natura di un conflitto di difficile soluzione tra le necessità di sviluppo con grandi infrastrutture e il rispetto dell’ambiente e delle persone che soffrono dell’impatto di queste strutture.
Secondo tale rapporto infatti, fino a 80 milioni di persone sono state spostate a causa delle costruzioni di più di 45 mila grandi dighe nella storia; molte di queste persone non hanno ricevuto nuove abitazioni, terre e compensazioni in denaro come promesso dalle autorità dei progetti.
Ma, ancora più importamnte il rapporto riconosce che spesso le grandi dighe non hanno portato i benefici promessi, per cui erano state costruite, sono costate molto di più ed è stato necessario molto più tempo per costruirle di quanto originariamente previsto, favorendo spesso fenomeni di corruzione.
Nonstante tali argometazioni la Turchia ha annunciato la costruzione di 21 dighe sul fiume Tigri ed Eufrate, nonostante la disapprovazione delle Organizzazioni Mondiali e della Banca Mondiale, che non ha accettato di finanziare questo progetto.
Comunque la Turchia è intensionata ad andare avanti, a qualunque costo, nonostante l’enorme impatto ambientale, sia per l’allagamento dei tesori archeologici, sia dei terreni agricoli.
Il più grande progetto di dighe è quello “Ilisu” sul fiume Tigri, la costruzione creerà una riserva di 313 chilometri quadrati, allagherà più di 90 villaggi compresa l’antica città di Hasankeyf e coinvolgerà circa 78 mila persone , principalmente di etnia curda. Il progetto costerà 1,6 miliardi di dollari; i finanziamenti coinvolgono sette Paesi inclusi Svizzera, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti; nonstante la Turchia stia vivendo una crisi economica, definita la più grande crisi attraversata dopo la fine della seconda guerra mondiale.
La diga “Ilisu”, fin dal principio è stata pensata e progettata in contravvenzione agli standard internazionali e tuttora non li soddisfa.
Tornando all’argomento principale trattato inerente alla scarsità e alla crisi dell’acqua è il caso di parlare della “Siccità del Mar Morto”.
La Valle del Giordano, dove si trova la più bassa zona rispetto al livello del mare, è il Mar Morto.
Il livello dell’acqua è in continua diminuzione, in misura di 8 cm. all’anno.
Il mar Morto aveva un livelo di 395 m. sotto il livello del mare negli anni ’50; oggi arriva a 414 m. sotto il liv ello del mare; anche la sua dimensione è variata passando da 1000 Kmq. negli anni ’50, a 770 Kmq. di oggi.
Questo cambiamento ci avverte di una siccità a lungo termine e di problemi ambientali a breve termine.
Ci? è dovuto ad una deviazione del fiume Giordano avvenuta negli anni ’60 ad opera del Governo Israeliano, questo ha fatto si che fosse sconvolto l’equilibrio ambientale; l’equilibrio era dovuto ad un preciso bilanciamento dell’acqua che evaporava con quella del fiume Giordano che vi si immetteva.
La portata dell’acqua che arrivava dal fiume Giordano era di 1600 milioni di mc. annui, che si è ridotta alla metà, da ci? è derivata la diminuzione del livello del mar Morto.
Un altro motivo che ha determinato un ulteriore abbassamento del livello del Mar Morto, è dovuto all’estrazione del potassio, le cui fabbriche, situate sia sulla riva giordana che quella israeliana estraggono da 290 a 300 milioni di mc.,di acqua annui.
La preoccupazione della futura siccità del mar Morto fa ricordare la sua storia ricca di civiltà e religiosità che si mescolano nelle sue dense acque.
Prima di 25 milioni di anni fa, come dicono i geologi, un terremoto ha provocato una spaccatura di vaste proporzioni che abbraccia il punto più profondo che è proprio il mar Morto, la cui faglia si estende dal nord Africa, passando per il mar Rosso, arrivando in Armenia.
La storia di Sodoma, la cittadina del Profeta Lot, si mescola con la nascita del mar Morto, che si considera il risultato della distruzione della città ribelle, ma la scienza archeologica e geologica mostrano la realtà dopo la scoperta dei resti di Sodoma, che si trova a Sud del Mar Morto, la cittadina agricola era sul mare, prima di circa 4000 anni ed esposta ad una catastrofe di grandi proporzioni nell’anno 1900 a.C., ci? vuol dire che la distruzione è avvenuta dopo la nascita del mar Morto di milioni di anni, si vede che il mar Morto è stato esposto a cambiamenti climatici che ne hanno determinato l’ingrandimento o il restringimento.
Questo cambiamento non è avvenuto ad opera dell’uomo, come succede oggi; tutto ci? si mostra nella mappa di Madaba che risale al VII secolo D.C. dove la parte sud del mar Morto non era presente, e questa si avvicina moltissimo all’ultima foto satellitare.
I motivi della siccità del Mar Morto, oggi sono dovuti in primo luogo all’opera dell’uomo,in secondo luogo a fattori di siccità, che hanno colpito la zona, inoltre gli israeliani hanno deviato il corso del fiume Giordano, che alimenta il mar Morto costruendo delle dighe, come pure sul corso del fiume Jarmuk, affluente del Giordano, altre dighe sono state costruite sul lago di Tiberiade e su entrambe le rive del fiume Giordano.
Altri affluenti, al di fuori del fiume Giordano, assicurano circa 120 milioni di mc. di acqua al mar Morto, di cui le acque di Main, acque termali, che escono dalla terra dopo aver toccato il vulcano, queste acque vengono usate a scopo curativo fin dal tempo degli imperatori romani.
Dalla valle del Maugep, scorre acqua dolce che da vita al deserto lungo il suo corso, popolato di fiori, finchè le sue acque si immettono nell’acqua salata, dove scompare la vita, quest’ambiente singolare, questa vallata, é considerata parco naturale protetto, per le specie animali e vegetali singolari che la popolano.
Nelle previsioni dei ricercatori si evidenziano altre problematiche, come quella inerente al prosciugamento dei pozzi artesiani.
Questo problema si evidenzia a sud del mar Morto e nella zona del Gor giordano, dove quasi 50 pozzi artesiani in conseguenza della diminuzione del livello del mar Morto rischiano di prosciugarsi, come pure quasi 100 pozzi artesiani nella zona di En Gedi.
La Giordania, sta lavorando per risolvere il problema del mar Morto con la messa a punto di un progetto di un canale che collegherà il mar Morto con il Mar Rosso.
Su questo progetto, concordano sia ricercatori, sia politici poichè risolverà sia la questione del mar Morto sia la questione dell’acqua potabile in modo radicale.
Questo progetto risolverà il problema dell’acqua sia in Giordania che nella zona dell’autorità palestinese, e risolverà il problema dell’energia idroelettrica che avrà una portata di circa 550 mega watt, inoltre da questo progetto si procederà alla dolcificazione dell’acqua del mar Rosso che sarà convogliata nelle zone abitate che abbisognano di acqua potabile.
Da studi fatti dal ’95 al ’97 si prevede che saranno dolcificati circa 830 milioni di mc. di acqua, di cui 580 milioni di mc. toccheranno alla Giordania e la restante parte sarà divisa tra palestinesi ed israeliani.
Questo progetto presenta molti benefici economici ed ambientali come sostengono gli studiosi giordani, ma bisogna affrontare il problema dei finanziamenti che ammontano a quattro miliardi di dollari.
Il problema dei finanziamenti del progetto, non deve riguardare solo i paesi limitrofi, ma deve riguardare i finanziamenti mondiali, poichè il mar Morto ha un interesse storico, economico, ed interesse che riguarda il patrimonio dell’umanità e di tutte le religioni, per tali motivazioni, tutte le organizzazioni mondiali, in particolare l’UNESCO, devono sostenere questo progetto per la conservazione del patrimonio dell’umanità.
Questo progetto si considera la risposta ad un progetto di un canale di collegamento tra il mar Mediterraneo ed il mar Morto che è stato esposto da Teodoro Erzel, all’inizio del secolo scorso, che gli israeliani hanno cercato di porre all’attenzione dei governi negli anni ’80.
Attualmente, il progetto del canale di collegamento dal mar Rosso al mar Morto, viene considerato più fattibile rispetto al canale di collegamento dal mar Mediteraneo al mar Morto.
La situazione politica calda in Medio Oriente, ha fermato tutti gli sforzi delle regioni interessate, per trovare sostenitori e finanziamenti internazionali, per questo progetto che farà rivivere la zona sud della Giordania, e risolverà il problema dell’acqua in Giordania e in Palestina, e assicurerà la vita al mar Morto.
La speranza, è, che tutto quanto detto, scuota le coscienze di quanti possono decidere delle sorti dei popoli, sviluppando giuste strategie che garantiscano politiche idriche che si fondano sul principio dell’equità e su diritti uguali ed equilibrati universalmente riconosciuti, ci? sarà possibile solo con una giusta saggezza nella distribuzione delle risorse.
Non deve esistere nessun Paese che possa controllare le risorse d’acqua e considerarle come un’arma di rivalsa e pressione su un altro Paese.
Questo metodo, è il metodo della civiltà, l’esempio della cooperazione tra Paesi, abbandonare questo metodo di cooperazione ci condurrà ad un’inevitabile crisi.
La speranza è che non si arrivi a questo per la pace nel mondo.
Bibliografia:
1. Banca Nazionale Palestinese per l’informazione
2. Rivista di informazione internazionale anno VI n.56 1998, Damasco, Siria (n. speciale per la crisi dell’acqua nel Medio Oriente)
3. Gaza Water Crisis Worsening
4. Batir Wardam di Ali Mohammad del 26 dicembre 1999
5. Water and conflict in the Middel Est
6. The Jordan river, Basin