L'IMPERO ISLAMICO: LE RAGIONI DELLA CONQUISTA

 

Dopo la morte del Profeta, nel 632, l'unita' religiosa degli Arabi era oramai compiuta. Una nuova coscienza era maturata in questo popolo, che guardava al mondo con orgoglio, sentendosi quasi investito da una missione da compiere: l'entusiasmo religioso, il desiderio di raggiungere nuove sedi e la prorompente giovinezza storica, spinsero i piccoli e veloci eserciti arabi ad abbattere cio' che restava dei grandi imperi bizantino e persiano, e ad espandersi in ogni direzione. Con Abu Bekr, il primo Califfo (successore del Profeta), e poi con Omar, l'impero islamico, con la conquista dei territori circostanti dalla Persia all'Egitto, cominciava a delinearsi. Allorche' divento' Califfo Othman, esso rappresentava ormai una grossa e consolidata realta', comprendente tutta la fascia mediterranea dell'Africa e ampie regioni dell'Asia centro-occidentale:   dotati di grandi doti marinare, gli arabi trasformarono il Mediterraneo in una sorta di lago interno, ed inizio' il periodo della talassocrazia araba. Il vastissimo impero, che superava di gran lunga l'impero romano alla sua massima espansione, fu organizzato in maniera capillare da Othman, che provvide anche alla redazione definitiva del testo del Corano. La sua enorme vastita', pero', conteneva in se' anche i germi della debolezza. Dopo la morte di Ali, quarto Califfo dell'Islam, il califfato divenne dinastico e non piu' elettivo e fu tenuto da una serie di califfi tutti appartenenti alla famiglia degli Omayyadi. Nel 750, a questa subentro' la famiglia degli Abbasidi: l'impero arabo si trasformo' in impero musulmano, e, da quel momento in poi, la classe dirigente fu costituita da musulmani di tutte le nazionalita'.

La rapida espansione dell'Islam ed il suo successo immediato presso popolazioni diversissime per tradizioni, retaggio storico e culturale e lingua, ha offerto motivo di riflessione agli storici, che si sono interrogati sulle ragioni profonde per cui un popolo sino ad allora vissuto ai margini della storia riusci' a creare in pochi decenni un dominio piu' vasto di quello romano, travolgendo imperi antichi e ricchi di tradizioni come quello persiano e bizantino. Anche se alcuni storici riconoscono agli Arabi uno slancio guerriero ed un fanatismo eccezionale, non e' questa la chiave di lettura delle loro imprese epiche. Soprattutto, la giustificazione strettamente tecnico-militare non regge al fatto che, dalla Persia al Maghreb, interi    popoli si lasciarono sedurre istantaneamente dal messaggio spirituale dei conquistatori, convertendosi in massa all'Islam e sviluppando un attaccamento alla nuova religione che sarebbe stato impossibile da perseguire se l'Islam fosse stato imposto con la forza. Piu' che sulla potenza militare, le ragioni del successo dell'Islam si fondano sul confronto vittorioso tra il contenuto etico-religioso-sociale dell'Islam con quello del mondo bizantino e persiano.

Affermano gli storici Camera e Fabietti, in "Gli Arabi e la rottura dell'unita' del Mediterraneo- Il Medioevo":

"E' opportuno ricordare che la dottrina islamica possiede un carattere universalistico e soprannazionale mirante ad una sostanziale visione egualitaria; nel brusco contatto con gli imperi bizantino e persiano, questa concezione assume una forza di persuasione e di rottura determinante. Le societa' bizantina e persiana erano minate da scandalose differenze sociali: non c'e' da stupirsi dunque se, di fronte alle cavallerie arabe irrompenti nelle province di quegli imperi, le miserabili popolazioni rurali e urbane avvertirono la presenza liberatrice di una nuova realta' e se compresero che la conversione all'Islam e la stabilizzazione del nuovo dominio significava la scomparsa di un vecchio mondo, basato sul sopruso, sul fiscalismo spietato e sulla prevaricazione. L'Islam sembra promettere una nuova realta'; la carita' e', per i musulmani, un obbligo legale e gli Arabi sono ancora troppo inesperti per poter creare uno stato burocratico e fiscale; essi, superata la fase iniziale dell'urto e dell'invasione, non impongono neanche la conversione alla loro fede e si limitano a far pagare una tassa ai non musulmani, peraltro neanche troppo gravosa.

I popoli cristiani dell'Egitto e della Siria si affrettano ad accogliere l'Islam, le citta' aprono le porte ai guerrieri del Profeta e gli stessi eserciti arabi s'ingrossano per l'accorrere sotto le insegne islamiche di turbe di neo-convertiti. I cristiani e gli ebrei ebbero agio di professare la loro religione e di continuare il loro lavoro commerciale o artigianale, e le stesse classi dirigenti, che aderirono in gran parte all'Islam, poterono trovare il loro posto in questa nuova realta'. (…) Gli Arabi svolsero la benefica funzione di liberatori della societa' del tempo da vincoli e ceppi che erano ormai cristallizzati, riproposero le condizioni per una societa' piu' libera ed aperta, che favori' lo spirito di intrapresa dei singoli nell'ambito della produzione artigianale e nell'attivita' commerciale e rurale, al di fuori dei vincoli tradizionali."

Le suggestioni dell'Islam che, nel suo universalismo, ignorava le differenze di casta e di razza ed il robusto sentimento religioso dei conquistatori, che li indirizzava alla giustizia ed alla pieta', sono I veri motivi della rapidita' e del carattere sostanzialmente incruento dell' espansione araba. I sentimenti che animavano questo popolo sono ben espressi dalle parole indirizzate dai musulmani ai seguaci del Re d'Abissinia: "O re, noi eravamo un popolo barbaro di idolatri, che commetteva turpi misfatti, misconosceva i vincoli del sangue, violava gli obblighi ospitali: una gente tra cui il piu' forte divorava il piu' debole. Tali fummo sino a che Dio non invio' a noi un Apostolo dal nostro stesso seno, di cui ci e' nota la discendenza e la veracita', la lealta' e continenza: ed egli ci chiamo' a Dio, a riconoscer Lui solo e ad adorarlo, ripudiando le pietre e gli idoli che adoravamo in sua vece. Egli ci ha ordinato di essere veritieri, di render lealmente il deposito affidatoci, di rispettare I vincoli di sangue e di protezione ospitale, di astenerci dagli atti illeciti e dallo spargere il sangue; ci ha vietato ogni turpitudine e menzogna, di divorare I beni dell'orfano e di calunniare le donne oneste; ci ha comandato di adorare Iddio, e di nulla porre accanto a Lui, di adempiere alla preghiera canonica, all'elemosina legale, al digiuno. Noi abbiamo creduto in Lui, e lo abbiamo seguito nei precetti che egli da Dio ci ha apportati…"

 

www.arabcomint.com

LE CONSEGUENZE DELLA CONQUISTA