Abu Ammar, la fine 

Piove a Ramallah assediata dai tank israeliani;
piove sul tuo povero quartier generale, caro Yasser,
già dall'alba del venerdì santo;
piove sul Medio Oriente e sui massacri di Sharon
senza Cristo e senza Dio;
piove a Gerusalemme insanguinata dal tuo corpo esploso,
piccola Ayat poco più che adolescente,
spezzata in due
dalla bomba che portavi addosso
per gridare col tuo sangue il diritto del tuo popolo
alla patria e alla terra,
semplicemente, a vivere e ad esistere.

Ora non resta altro che il silenzio
e la tua solitudine, Yasser,
nella sproporzione senza limiti
tra potere dei forti e impotenza dei deboli,
tra la violenza inaudita dell'aggressore
e il tuo coraggio di resistere.

Ora sei più guerrigliero che mai, senza sparare un solo colpo,
senza acqua e senza corrente elettrica, col tuo cellulare scarico
e la tua mitraglietta sul tavolo sgangherato dove forse
pensi di scrivere il tuo testamento politico,
circondato da armi nemiche, dentro la tua stessa casa.

Ma quand'anche ti togliessero il respiro,
a te già Nobel per la pace,
nessuno mai potrà privarti del tuo popolo
e dei tuoi eroi, finchè non ci sarà pace.

Allora sulle case diroccate e per le strade calpestate
alle prime piogge cresceranno nuovi fili d'erba
e nuove gemme spunteranno
laddove sui rami spogli
Sembrava non ci fosse più vita.
Perché tu sei condottiero dalle mille vite, caro Yasser!
Che nessuno osi toccarti!

di
Giuseppe Casarrubea


 

 

Il suo vero nome è Mohammed Abd al-Rahman Abd al-Raouf Arafat ma è noto anche come Abu Ammar, un appellativo usato in guerra. Esiste una disputa sul giorno e sul luogo di nascita di Yasser Arafat, che sostiene di essere venuto al mondo il 4 agosto 1929 a Gerusalemme, mentre il certificato di nascita ufficiale afferma che è nato in Egitto, a Il Cairo, il 24 agosto 1929.

Il padre era un commerciante di successo, la madre apparteneva a una delle famiglie più importanti di Gerusalemme. Arafat trascorre l'infanzia al Cairo e poi a Gerusalemme presso uno zio (dopo che la madre morì quando lui aveva solo quattro anni).
Studia ingegneria civile all'università del Cairo dove, nel 1952, si unisce alla Fratellanza musulmana e alla Lega degli studenti palestinesi di cui diviene anche il presidente. Consegue il diploma di laurea nel 1956. Allo scoppio della guerra per il controllo del canale di Suez è sottotenente dell'esercito egiziano. Da subito diviene un personaggio scomodo del nascente movimento palestinese, ricercato dalle autorità israeliane. Per evitare l'arresto abbandona l'Egitto per il Kuwait, dove nel 1959, fonda, con altri importanti componenti delle fazioni ribelli, "
al-Fatah". Questa organizzazione riesce a convogliare nelle sue fila centinaia di giovani palestinesi. Dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni contro Israele nel 1967, al-Fatah converge nell'OLP, "l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina". Nel febbraio '69 Arafat diventa presidente del Comitato Esecutivo del Consiglio Nazionale della Palestina.

Nel settembre del 70 re Hussein di Giordania schiaccia la resistenza palestinese. Arafat si rifugia in Libano e indirizza l'OLP verso la causa palestinese allontanandola dai disegni panarabi. Allo stesso tempo, la crescita del suo ruolo politico corrisponde a maggiori responsabilità militari: nel 1973 diventa Comandante in capo dei gruppi armati palestinesi. Nel luglio 1974, Arafat decide una svolta importante dell'OLP, rivendicando per il popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese; a novembre, in uno storico discorso all'Assemblea delle Nazioni Unite, Arafat chiede una soluzione pacifica, politica, per la Palestina, ammettendo implicitamente l'esistenza di Israele. Il suo matrimonio avvenuto nel 1980, con Suha Tawil, una donna palestinese che ha la metà dei suoi anni, è stato tenuto segreto per 15 mesi. Insieme hanno una figlia Zahwa.

Nel 1983, nel pieno svolgimento della guerra civile libanese, Arafat sposta il quartier gnerale dell'OLP da Beirut a Tunisi. Da Tunisi segue l'emergere dell'Intifada, la rivolta delle pietre, nei Territori occupati che comincerà nel 1987. Nel 1988 fa approvare dall'Olp la coesistenza di due stati, uno arabo e l'altro ebraico in Terrasanta e inizia un dialogo con gli Stati Uniti, ma l'appoggio che darà a Saddam Hussein durante la guerra del golfo renderà vani i suoi sforzi diplomatici, oltre a fargli perdere il sostegno finanziario dei paesi del golfo. Nell'aprile 1989 è eletto dal Parlamento palestinese primo Presidente dello Stato che non c'è, lo Stato di Palestina.

Un primo tentativo per la pace in Medio Oriente si fece con la conferenza a Madrid, poi con trattative segrete portate avanti dal 1992, fino agli accordi di Oslo del 1993. Nel dicembre dello stesso anno, per Arafat arriva un importante riconoscimento dell'Europa: il leader palestinese è ricevuto come capo di Stato dal Parlamento europeo, al quale chiede che l'Unione diventi parte in causa del processo di pace. Un anno più tardi, nel dicembre 1994, riceve il Nobel per la pace "ex aequo" con importanti esponenti dello Stato israeliano, Yitzhac Rabin e Shimon Peres.

Nel frattempo, il leader palestinese si trasferisce a Gaza, e nel 1996 viene eletto con suffragio universale presidente dell'Autorità nazionale palestinese. Nel 1997 Arafat e l'allora premier israeliano Netanyahu firmano il trattato di Hebron in base al quale Israele avrebbe rimosso l'esercito dalla città. In cambio Arafat promette di portare avanti il processo di pace definito a Oslo. Nel 1998 firma a Washington l'accordo di Wye River con Benjamin Netanyahu. Nel 1999 firma con Ehud Barak, succeduto a Natanyahu, gli accordi di Sharm El Sheikh. Dall'11 al 25 luglio 2000 a Camp David Arafat e Barak si incontrano con Clinton. Il fallimento di tutti i negoziati, culminati con l'incancrenirsi dell'occupazione israeliana e con la progressiva colonizzazione da parte di Israele dei territori palestinesi scatenano il 29 settembre dello stesso anno   la seconda Intifada, innescata sapientemente dalla visita di Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Dal 16 al 18 ottobre si tiene un altro summit a Sharm El Sheikh. Questa volta sono presenti oltre a Barak e Arafat, Bill Clinton, Hosni Mubarak, Kofi Annan e Javier Solana.

Il 10 agosto del 2001 gli elicotteri israeliani distruggono il quartier generale di Arafat a Ramallah, dove il 29 marzo del 2002 Arafat viene assediato fino al 2 maggio. Sarà prigioniero una seconda volta dal 21 al 30 settembre. Negli ultimi mesi il suo isolamento cresce. All'interno dell'Autorità nazionale palestinese le divisioni sono tangibili.

Il 24 giugno 2002 si apre una nuova fase nel conflitto medio orientale. Il presidente degli Stati Uniti, George Bush anticipa un nuovo piano di pace che prenderà il nome di road map concordato con Russia, Ue, e ONU.
Lo Stato palestinese, secondo Bush, dovrà fondarsi sulle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di sicurezza dell' ONU. Ovvero, Israele deve ritirarsi dai territori occupati nel '67. Ma sul resto la Casa Bianca è vaga. L'unica cosa certa è che Arafat è definitivamente estromesso dal processo di pace.
Accusato dagli stessi palestinesi di una concezione accentratrice e assolutista della gestione del potere l'8 marzo del 2003 il premier palestinese nomina primo ministro Mahmoud Abbas, anche conosciuto come Abu Mazen. Il suo governo durerà poco più di cento giorni. Abbas sarà costretto a rassegnare le dimissioni proprio a causa dei forti contrasti con Arafat. Abu Ala, molto legato al premier, succede ad Abu Mazen nel settembre 2003.

 

Commenti e dichiarazioni

Discorso di Arafat alle masse palestinesi in occasione della Nakba

Le immagini

La sepoltura a Ramallah