Abu
contro Abu
di Uri
Avnery
Abu Mazen si prepara a compiere gli stessi errori che, a suo tempo, compi' Arafat. Dopo di che, avra' lo stesso benservito da Israele e Stati Uniti |
Lo scontro tra Abu1 e Abu2 - Abu Ammar (Arafat)
e Abu Mazen - non e' personale, come viene presentato dai
giornalisti israeliani e di tutto il mondo. Un palestinese dei ceti alti l'ha definita, la scorsa settimana in un programma della TV israeliana, "il passaggio dalla cultura della rivoluzione alla cultura dello stato". Significato: la lotta di liberazione palestinese e' finita, ora e' il momento di mettere in ordine le faccende dello stato. Quindi Yasser Arafat (Abu Ammar), che rappresenta la prima, deve andarsene e Mahmud Abbas (Abu Mazen), che rappresenta la seconda, deve prenderne il posto. |
Nessuna descrizione
potrebbe essere piu' lontana dalla realta'. La lotta palestinese
di liberazione e' al suo picco. Forse non ha mai attraversato uno
stadio tanto critico. I palestinesi sono di fronte a minacce
esistenziali: pulizia etnica ("trasfer", come lo
chiamano gli israeliani) o imprigionamento a vita in enclavi
senza potere, in puro stile Bantustan.
Come e' potuta nascere una simile illusione - e cioe' che la
lotta nazionale sia terminata e sia giunto il momento di
occuparsi di faccende amministrative?
La situazione del
popolo palestinese e' davvero unica. Da cio' che ricordo, non ha
paralleli nella storia. Dopo gli accordi di Oslo, nacque una
sorta di mini-stato palestinese, consistente in una serie di
piccole enclavi nei Territori occupati. Queste enclavi dovevano
essere amministrate. Ma l'obiettivo nazionale palestinese - uno
stato vero ed indipendente con Gerusalemme come capitale - era
lungi dall'essere raggiunto. Per poterlo raggiungere, va avanti
una durissima lotta nazionale.
Dunque, esistono due strutture differenti - e contraddittorie -
fianco a fianco: un movimento di liberazione nazionale che
necessita di una leadership forte ed autorevole, ed un mini-stato
che ha bisogno di una amministrazione regolare, democratica e
trasparente.
Arafat rappresenta
la prima. E' piu' che un simbolo, come spesso e' stato descritto.
E' un leader che possiede una storia tra il suo popolo e che ha
vastissima esperienza internazionale. E' riuscito a sganciare il
movimento nazionale palestinese dagli interessi arabi ed
occidentali e lo ha guidato dall'oblio alle soglie dell'indipendenza.
Abu Mazen ed i suoi colleghi rappresentano la seconda realta'.
Non hanno solide basi tra la loro gente, ma hanno connessioni con
gli attori piu' potenti, Israele e Stati Uniti, con tutto cio'
che questo implica.
Lo scontro tra i due dipende dalla valutazione dell'intifada. Da
due anni e mezzo, il popolo palestinese soffre di immani perdite:
circa 2.500 persone sono state uccise, 10.000 mutilate o ferite,
un intero strato di giovani leaders spazzato via, l'economia
distrutta, danni immensi alla proprieta'. Ne valeva la pena? Puo'
continuare?
Abu Mazen ed i suoi sostenitori dicono No. Essi ritengono che la rivolta sia stata un errore. Anche prima dell'attuale discussione, Abu Mazen chiese la cessazione dell' "intifada armata". Egli ritiene che i palestinesi possano ottenere di piu' in negoziati con gli USA ed in un processo politico con Israele. Conta sullo stiracchiato movimento israeliano per la pace e su personalita' come l'ex ministro laburista Yossi Beilin. Secondo lui, la violenza mina il processo politico e nuoce al popolo palestinese.
Gli oppositori di
Abu Mazen negano questa valutazione. Secondo loro, non solo l'intifada
non e' fallita, ma, al contrario, ha raggiunto importanti
risultati: l'economia israeliana e' in crisi profonda, la
tensione all'interno della societa' israeliana sta raggiungendo
il picco massimo, l'immagine di Israele nel mondo e' sprofondata,
mostrando il volto di uno spietato occupante, la sicurezza si e'
deteriorata al punto che guardie armate sono dovunque. Le vittime
sono il prezzo da pagare. Se la guerra d'attrito continua,
Israele sara' costretto a venire a patti con le richieste
palestinesi di uno stato sui confini della linea verde, con
Gerusalemme capitale condivisa, smantellamento delle colonie e
soluzione negoziata sul problema dei profughi.
Inoltre, gli oppositori di Abu Mazen ritengono sbagliate le sue
ipotesi basilari. Gli USA non faranno mai pressione su Israele, i
cui agenti controllano Washington, Israele non verra' mai a patti
con la realta' se non costretto con la forza. Sharon continuera'
a costruire insediamenti, creando i famosi "fatti sul
terreno" e strappando letteralmente la terra da sotto i
piedi dei palestinesi, facendo finta, al tempo stesso, di
condurre negoziati.
Probabilmente, la posizione di Abu Mazen potrebbe essere piu' forte se Israele e Stati Uniti non stessero cercando cosi' evidentemente di imporlo al popolo palestinese. Gli esempi del povero Karzai in Afghanistan e della miserabile banda di emigrati che gli americani hanno portato in Iraq non aiutano di certo Abu Mazen, nonostante i suoi trascorsi di co-fondatore del movimento di al-Fatah.
| Un vasto gruppo di
mediatori ha cercato di raggiungere un compromesso.
Questi dicono, in effetti, che c'e' un'ideale divisione
di lavori: Arafat continuera' a guidare la lotta per la
liberazione, Abu Mazen amministrera' le enclavi
palestinesi. Ma, a questo punto, sorgono alcuni problemi di ordine pratico. Ad esempio, da dove arriveranno i soldi per la lotta di liberazione? Cosa accadra' alle organizzazioni armate, e chi controllera' le forze di sicurezza? Chi possiedera' l'autorita' suprema - l'intero popolo palestinese, incluso la Diaspora, o l'amministrazione delle enclavi? E, piu' importante ancora, Abu Mazen e' pronto a rischiare una guerra fratricida? Gli USA ed Israele gli chiedono di liquidare le organizzazioni armate e confiscare le loro armi e cio', naturalmente, comportera' una sanguinosa lotta intestina che riempira' di gioia il governo Sharon e consolidera' ancora di piu' la sua posizione. O dovrebbe essere mantenuta l'unita' nazionale finche' Israele cessi tutte le attivita' di insediamento e si ritiri dai territori occupati? |
Obiettivo di Israele: spegnere il problema palestinese in una lotta fratricida |
Questo dibattito e' piu' ampio della lotta personale tra Abu e Abu, ego contro ego. Per il popolo palestinese si tratta di questioni esistenziali.
traduzione a cura di www.arabcomint.com