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Cinque
palestinesi uccisi a Gaza. Picchiato Mustafa al-Barghuthi ad un
checkpoint
I militari
israeliani d'occupazione hanno ucciso cinque palestinesi lungo il
confine tra Striscia di Gaza ed Egitto in due differenti incidenti.
Fonti militari hanno riferito che le truppe israeliane hanno aperto
il fuoco contro un gruppo di uomini "non identificati" a
ridosso del campo profughi di Rafah. Fonti palestinesi hanno
identificato quattro delle vittime in Abdel Muti abu Siban, 22 anni,
Walid al-Tarabin, 24, Rashad abu Sanima, 23, Eyad Ayyadh, 20. Un
altro palestinese, sempre nell'area, e' stato ucciso da un
proiettile di carro.
Intanto, il
candidato alla presidenza ed attivista per i diritti umani, dottor
Mustafa al-Barghuthi, e' stato attaccato e picchiato dalle truppe
israeliane non lontano dall'insediamento illegale di Shavi Shamron,
presso Nablus, Cisgiordania occupata. "Venivamo da Jenin e ci
dirigevamo a Ramallah quando militari israeliani hanno fermato la
nostra auto al checkpoint di Sanur e ci hanno costretti a
scendere", ha dichiarato il medico palestinese ad al-Jazeera.
"Ho detto che sono un candidato alla presidenza, ed i soldati
hanno preso ad ingiuriarci e spintonarci. Hanno picchiato col calcio
del fucile due miei collaboratori, uno al volto, l'altro allo
stomaco. Poi hanno spinto il mio amico, dottor Allam Jarrar a terra,
malmenandomi mentre cercavo di soccorrerlo". Mustafa
al-Barghuthi ha definito l'attacco "brutale e criminale".
"Ci hanno impedito di contattare alcuno e ci hanno costretti a
stare per un'ora ed un quarto in piedi, al freddo. Quest'azione non
e' solo un assalto, e' una tortura. E' l'esempio delle pratiche
riservate al nostro popolo in ogni angolo della nostra terra
occupata".
Bet'selem denuncia l'assassinio a
sangue freddo di un palestinese (7 dicembre)
L'organizzazione israeliana per la
difesa dei diritti umani, Bet'selem, ha accusato l'esercito
israeliano di aver assassinato a sangue freddo un palestinese delle
resistenza disarmato e ferito, definendo l'assassinio
"un'esecuzione extra-giudiziaria". Lo scorso 3 dicembre
(vedi), l'esercito d'occupazione arrestò Mahmud Abd al-Rahman
Khalil nel villaggio di Raba, presso Jenin, e lo uccise in
circostanze controverse. L'esercito d'occupazione emanò il consueto
comunicato stampa nel quale dichiarava che il giovane era stato
ucciso mentre tentava la fuga dalla casa nella quale si nascondeva.
Un'investigazione di Bet'selem ha invece per l'ennesima volta
smentito le mendaci versioni degli occupanti: sulla base delle
testimonianze raccolte, Khalil era stato inizialmente ferito ma era
cosciente quando i soldati israeliani assaltarono la casa nella
quale si rifugiava. Essi forzarono, armi in pugno, altri due
palestinesi a consegnar loro l'uomo ferito. Secondo il rapporto di
Bet'selem, i due uomini parlarono con Khalil, il quale rivelò il
suo nome e chiese di essere medicato. I due uomini portarono ai
soldati la pistola che Khalil aveva con sè, e questi ordinarono
agli uomini di andare via. Mentre uscivano, udirono alcuni colpi di
arma da fuoco. Un soldato ordinò ad uno di essi di recuperare il
portafogli di Khalil. Quando lo fece, l'uomo si accorse che il
combattente era stato ripetutamente sparato in testa ed ucciso.
Immediata la reazione dell'esercito alle accuse di Bet'selem: un
portavoce militare ha riconosciuto che "nell'operazione sono
stati commessi degli errori", ed ha promesso che "verrà
investigato sull'incidente". Secca la replica del ministro
palestinese dell'informazione, Yaqub Shahin: "Per ogni
assassinio rivelato, ve ne sono altri cento che restano segreti non
esposti. I militari israeliani vengono eventualmente puniti non per
aver ucciso dei palestinesi, ma per non aver coperto adeguatamente
le loro azioni".

Due combattenti palestinesi ed un
militare israeliano uccisi a Gaza
Un elicottero israeliano ha sparato
un missile contro un gruppo di palestinesi nel centro della striscia
di Gaza, uccidendo un membro del Jihad Islami. Precedentemente, un
soldato israeliano era rimasto ucciso dallo scoppio di una bomba a
nord-ovest del valico di Karni, nella striscia di Gaza. Quattro
soldati d'occupazione sono stati feriti nella successiva battaglia
divampata tra i militari israeliani ed i combattenti palestinesi
della resistenza, uno dei quali e' morto durante lo scambio di
fuoco.

Ucciso un combattente palestinese
in Cisgiordania (3 dicembre)
I militari israeliani d'occupazione
hanno ucciso stamani un membro dell'ala militare del gruppo di
resistenza palestinese del Jihad Islami nel villaggio di Raba,
presso Jenin, Cisgiordania occupata.
Secondo fonti giornalistiche, Mahmud Khalil, 28 anni, membro delle
Brigate al-Quds, e' stato freddato dalle truppe israeliane durante
un raid nella casa in cui risiedeva. I militari, giunti a bordo di
20 jeep, hanno aperto il fuoco contro di lui nonostante l'uomo fosse
disarmato e pronto a consegnarsi ai militari d'occupazione, ha
dichiarato il corrispondente di al-Jazeera. L'esercito israeliano ha
seccamente smentito la versione di al-Jazeera, dichiarando che
Khalil e' stato ucciso mentre tentava di scappare, armato di
pistola.
Jihad
Islami si unisce ad Hamas nel boicottaggio delle elezioni (2
dicembre)
Il
movimento di resistenza del Jihad Islami ha invitato i suoi
sostenitori a non partecipare alle prossime elezioni palestinesi,
unendosi all'analoga richiesta fatta ieri dal movimento Hamas.
Mohammed al-Hindi, leader del movimento a Gaza, ha dichiarato di non
aver alcun candidato da proporre e di non appoggiare alcun candidato
indipendente. Al-Hindi ha invitato i supporters di Jihad Islami ed i
palestinesi in genere a non partecipare alle consultazioni
elettorali, perché esse non potranno essere realmente libere.
"Il popolo palestinese che vive sotto occupazione vuole delle
vere elezioni, delle elezioni libere e giuste in una terra libera ed
indipendente. Non possiamo dire che le prossime elezioni saranno
così", ha dichiarato al-Hindi.
Intanto,
la decisione di Marwan Barghuthi di candidarsi ha generato una serie
di aspre polemiche in seno a Fatah, che teme lo spaccamento del
movimento. Particolarmente dura la presa di posizione del governo
egiziano, che ha definito "irresponsabile" la decisione di
Barghuthi. Sarcastici i commenti dei carcerieri di Barghuthi, gli
israeliani, che, nella persona di Tzahi Hanegbi, hanno dichiarato
che a Barghuthi "restano da scontare altri 100 anni di carcere,
purché dia prova di buona condotta".

Marwan
al-Barghuthi si candiderà alle elezioni (1 dicembre)
Dopo aver acconsentito ad uscire di
scena dalla corsa per la presidenza dell'AP, Marwan Barghuthi, il
più popolare leader palestinese, arrestato dalle autorità
d'occupazione oltre due anni fa, ha cambiato idea ed ha incaricato
sua moglie Fadwa di registrarlo come candidato nelle elezioni del
prossimo 6 gennaio. La decisione di Barghuthi di correre come
indipendente pone una drammatica sfida all'attuale
"favorito", abu Mazen, il quale gode di scarso supporto
popolare.

Ucciso
leader degli studenti di Nablus. Hamas chiede il boicottaggio del
voto per la presidenza
Il
leader degli studenti dell'università al Quds di Nablus, Naser
Badawi, è stato ucciso da uomini mascherati che hanno aperto il
fuoco da un taxi con targa palestinese. Bedawi, 27 anni, liberato
alcuni mesi fa da un carcere israeliano, è poi morto questa mattina
nell'ospedale di Nablus. Il braccio armato di Fatah ha accusato
Israele dell'assassinio. Il gruppo di resistenza islamica Hamas ha
intanto chiesto ai suoi sostenitori di boicottare le elezioni
presidenziali palestinesi programmate per il prossimo 6 gennaio.
Ismail Haniye, leader del movimento a Gaza, nel corso di una
conferenza stampa ha dichiarato che Hamas non supporta alcun
candidato ed ha invitato i simpatizzanti del gruppo ad astenersi dal
voto.
Uccisi
due palestinesi, tra cui un medico (29 novembre)
Samir
Hijazi, un medico palestinese di 38 anni, è stato ucciso oggi da un
colpo d'arma da fuoco sparato da soldati israeliani mentre era nella
sua abitazione a Rafah, nella Striscia di Gaza. Fonti mediche
parlano anche di un secondo palestinese ucciso nella stessa zona.

Dopo Marwan Barghuthi, anche le
Brigate dell'Aqsa dichiarano il loro supporto per Abu Mazen
Le Brigate dei Martiri dell'Aqsa,
ala militare di Fatah, hanno annunciato che sosterranno la
candidatura di Abu Mazen nelle elezioni per il nuovo presidente
dell'AP. "Annunciamo il nostro impegno ed il completo supporto
verso il fratello Abu Mazen, che si e' impegnato a rispettare la
volontà del popolo palestinese", dichiara un comunicato delle
Brigate rilasciato all'AFP. Il comunicato reitera la necessità di
unità del popolo palestinese in questo momento cruciale e
auspica l'implementazione di riforme, specie all'interno di Fatah.
"Ci appelliamo all'unità nazionale e alla continuazione degli
sforzi di organizzare la casa palestinese allo scopo di deragliare i
tentativi del nemico, il cui obiettivo e' creare un conflitto
civile", dichiara il comunicato.

Uccisi due adolescenti palestinesi (20
novembre)
Due ragazzi palestinesi di 15 anni sono
stati colpiti ed uccisi dal fuoco israeliano mentre lanciavano pietre
contro pattuglie dell'esercito d'occupazione a Nablus, Cisgiordania
occupata. Le due vittime sono state identificate in Montaser Hararah
ed Amer Binat.
In un raid nella città di Tulkarem, le truppe israeliane hanno
arrestato 10 palestinesi, incluso cinque fratelli, accusati di
"attività di resistenza" contro gli occupanti.

Liberato Hassan Yusef dopo 28 mesi (19
novembre)
Hassan Yusef, uno dei più
rappresentativi membri di Hamas, e' stato liberato da un carcere
israeliano, dopo aver scontato una detenzione di circa 28 mesi. Hassan
Yusef era detenuto nel carcere di Ofer, ad ovest di Rammalah. Il suo
primo gesto e' stato quello di recarsi in visita alla tomba di Yasser
Arafat, per offrire i suoi rispetti al defunto leader palestinese. Ai
microfoni della rete satellitare al-Jazeera, Yusef h dichiarato di
fare ancora parte di Hamas e di avere intenzione di restare
nell'organizzazione fino a quando i palestinesi non avranno ottenuto i
loro diritti. "Ho affrontato ciò che ogni detenuto palestinese e'
costretto ad affrontare: minacce, investigazioni, torture, isolamento.
Mi appello al popolo palestinese, all'Autorità ed a tutte le fazioni e
forze: i detenuti sono responsabilità di tutti". Il 49enne leader ha
dichiarato che non potrà esservi vera pace o tregua fino a che tutti i
palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri dell'occupazione non
siano stati rilasciati.
Yusef era stato arrestato da Israele
per la sua affiliazione al ramo politico di Hamas, particolarmente
quello che si occupa di distribuire aiuti e donazioni alle famiglie
più indigenti. Secondo il quotidiano Ha'aretz, il servizio di
sicurezza israeliano dello Shin Bet non e' riuscito a trovare alcuna
connessione tra Hassan Yusef e gli attentati kamikaze anti-israeliani.

Chiesto il referto medico sulle cause
della morte di Arafat (15 novembre)
Il premier palestinese
Abu Ala ha chiesto formalmente alle autorità francesi di ricevere il
referto della morte del presidente Yasser Arafat. Lo afferma il sito
online del quotidiano Yediot Ahronot per il quale quel referto è
necessario a verificare se Arafat sia stato avvelenato.

Annunciata la morte di Yasser Arafat
(11 novembre)
E' stato il ministro palestinese Saeb
Erekat ad annunciare ufficialmente all'Associated Press che Yasser
Arafat è morto oggi poco prima delle 5 italiane, all'età di 75 anni,
nell'ospedale parigino di Percy dove era da giorni ricoverato. Israele
ha immediatamente adottato le misure di sicurezza previste da giorni,
chiudendo gli accessi alla Cisgiordania.
La notizia, subito diffusa da al Jazeera, è stata confermata dal
nipote del presidente palestinese Nasser al Kidwa. Il presidente
americano George W. Bush ha espresso cordoglio per la scomparsa di
Arafat in un messaggio inviato ai vertici dell'Anp.
Il presidente francese Jacques Chirac,
ha annunciato l'Eliseo, questa mattina sarà a Clamart "per rendere un
ultimo omaggio" al presidente palestinese.
"Con lui scompare un uomo coraggioso
e deciso, che per 40 anni ha incarnato la lotta palestinese per il
riconoscimento dei propri diritti nazionali" ha detto Chirac in un
comunicato. "Alla gente palestinese voglio esprimere in questo momento
di lutto l'amicizia della Francia e del popolo francese. Possa la
perdita che hanno appena sofferto unire tutti i palestinesi".
La salma di Arafat sarà prima
trasferita al Cairo, dove una cerimonia ufficiale si svolgerà domani,
e poi a Ramallah dove, sempre domani, il rais sarà sepolto alla Muqata,
il diroccato palazzo presidenziale di Ramallah nel quale ha vissuto
confinato negli ultimi tre anni.
In Cisgiordania come nella Striscia di Gaza,
migliaia di palestinesi sono scesi in strada all'annuncio della morte
di Yasser Arafat per esprimere la loro tristezza e inneggiare al
leader scomparso.
Funerali blindati al Cairo
I funerali ufficiali, in presenza dei capi di Stato arabi e
di rappresentanti dei governi di tutto il mondo, si terranno domani al
Cairo, al riparo da cortei e manifestazioni per motivi di sicurezza.
Arafat sara' sostituito nella gestione del potere in un primo tempo da
un triumvirato formato dal nuovo capo dell'Olp, l'ex-premier
riformista Abu Mazen, dal premier Abu Ala e dal presidente del
parlamento Ruhwi Fattuh.
Palestina in lutto
Con l'annuncio ufficiale della sua morte, la televisione palestinese
ha immediatamente sospeso le normali trasmissioni: sugli schermi è
apparsa una immagine di Arafat, su sfondo nero, accompagnata dal
versetto coranico: 'Da Dio veniamo, a Dio torniamo'. Le moschee hanno
aperto i battenti e dai minareti sono stati diffusi versetti coranici.
Un lutto ufficiale di 40 giorni è stato proclamato dall'Anp.
Le Brigate Al Aqsa hanno accusato in un comunicato il governo di
Gerusalemme di essere responsabile della morte di Arafat e hanno
affermato di volere colpire Israele "ovunque". Nel documento il gruppo
armato vicino al movimento al Fatah di Arafat ha detto di considerare
"il nemico sionista e il governo Sharon totalmente responsabili
dell'assassinio" di Yasser Arafat "per averlo assediato" per tre anni
nel palazzo presidenziale della Muqata, a Ramallah. Il gruppo di
resistenza islamico Hamas da parte sua ha affermato che la morte di
Arafat accentua il suo impegno a "continuare la lotta contro il nemico
sionista fino alla vittoria ed alla liberazione".

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