20  Gennaio  2005    Homepage - Approfondimenti sulla questione palestinese

 

 

 
Uccisi due ragazzini palestinesi nel giorno della festa

Un giovanissimo palestinese e' stato ucciso dal fuoco israeliano nel villaggio di Tubas, nel nord della Cisgiordania. Il bambino, Salah Eddin Daraghmeh, 12 anni, e' stato ucciso da pallottole che lo hanno colpito nella parte superiore del corpo. Un altro adolescente, Salah Abu el-Eish, 13 anni, e' stato colpito ed ucciso a Rafah, nel sud della striscia di Gaza.

Operazione kamikaze a Gaza: ucciso un militare (18 gennaio)

Un combattente palestinese si e' fatto esplodere nei pressi dell'insediamento colonico di Gush Katif, nel centro della striscia di Gaza, uccidendo un militare e ferendone altri sette. I feriti sono stati tutti evacuati per mezzo di elicotteri. L'ala militare del gruppo della resistenza Hamas, Ezzedin al-Qassam,  ha rivendicato l'attacco, avvenuto nell'intersezione dell'autostrada che conduce al blocco di insediamenti di Gush Katif. In un comunicato, il gruppo ha dichiarato che l'operazione e' stata condotta da Omar Suleiman Tabash, del villaggio di Absan, presso Khan Yunis. Secondo la legge internazionale - che considera illegale l'occupazione delle terre palestinesi da parte di Israele - la costruzione di insediamenti colonici in territorio occupato costituisce una grave violazione della stessa legge. La legge internazionale garantisce inoltre  ai popoli sotto occupazione il diritto a resistere con ogni mezzo - compresa la lotta armata - contro eserciti e coloni che ne occupano la terra.

La resistenza: Abbas non può chiederci di smettere di difenderci

I tre principali gruppi della resistenza palestinese, Hamas, Fatah e Jihad Islami, hanno respinto la richiesta del presidente dell'AP, Mahmud Abbas, di mettere fine agli attacchi contro militari e coloni d'occupazione. Un portavoce delle Brigate dei Martiri dell'Aqsa, ala militare dello stesso partito di Abbas, Fatah, ha a sua volta respinto l'ipotesi di potersi inglobare nei servizi di sicurezza palestinesi, come auspicato da Abbas. "Abbas dovrebbe prima chiedere a Sharon di fermare la sua assassina aggressione contro il nostro popolo e le nostre città. Se Abbas insiste nel dare la responsabilità alla resistenza, ignorando al contempo i crimini sionisti, allora dovrebbe dimettersi immediatamente", ha dichiarato un portavoce del gruppo. Allo stesso modo, un dirigente di Hamas, Mushir al-Masri, ha messo in guardia Abbas dal colpire la resistenza, dichiarando che i gruppi palestinesi agiscono per auto-difesa. "La resistenza e' una sorta di linea rossa. Stiamo solo difendendo noi stessi ed i nostri figli. Chiedere di smettere di difenderci e' semplicemente inaccettabile. Che smettano gli aggressori, poi potremmo discuterne".

Abbas e' atteso mercoledì a Gaza, dove intratterrà colloqui con i leaders della resistenza per implementare un cessate il fuoco. 

Intanto, il ministro palestinese Ureikat e'  al Cairo per una visita che coincide con l'arrivo del consigliere diplomatico del ministro degli esteri israeliano, Yaki Dayan, che intende accordarsi con il suo omologo egiziano circa il ritiro da Gaza. L'Egitto ha già fatto sapere che rifiuterà qualsiasi proposta e qualsiasi offerta finanziaria da parte di Israele volta a "collocare i profughi palestinesi nel deserto egiziano di Hurghada, presso il Mar Rosso".

Rispondendo poi alla dichiarazione del premier israeliano Sharon,  che ha accordato all'esercito d'Israele  carta bianca per schiacciare ogni forma di resistenza a Gaza, Saib Ureikat, ministro palestinese per i negoziati, ha dichiarato ad al-Jazeera che l'offerta di pace fatta da Mahmud Abbas sottintende una base ugualitaria e reciproca di attinenza agli obblighi della road-map. "Ciò che invece Sharon ha risposto e' una politica di aggressione continua, un tentativo di rioccupazione totale che porterà al disastro umanitario".

Ureikat ha ribadito che nulla giustifica le punizioni collettive imposte all'intero popolo palestinese. Riferendosi al fotogramma televisivo che mostra l'uccisione di un bambino palestinese da parte di un cecchino israeliano, Ureikat ha aggiunto: "Le scelte militari non sono mai una soluzione. Esse servono solo ad intensificare il ciclo di violenza, caos ed estremismo".

 
Dall'inizio dell'anno, uccisi 40 palestinesi

Il numero di palestinesi uccisi dall'esercito d'occupazione nei primi 18 giorni dell'anno e' salito a 40, 22 dei quali uccisi dopo l'elezione di Mahmud Abbas a leader dell'AP. Lo ha rivelato una statistica riportata dalla Al-Quds Press Agency. Il numero include dieci palestinesi con meno di 18 anni d'età.

Uccisi sette palestinesi a Gaza, tra cui un bambino (15 gennaio)

Operazione della resistenza a Gaza, uccisi sei soldati (14 gennaio)

Tre combattenti della resistenza palestinese e almeno sei militari israeliani sono morti a Gaza a seguito di  un attacco con granate a mano contro una base dell'esercito d'occupazione, al valico di al-Mintar (Karni). Altri quattro militari israeliani sono rimasti feriti, tre dei quali in maniera grave. L'operazione e' stata rivendicata dalle ali militari di Hamas, Fatah e le Brigate di Resistenza Popolare. Secondo fonti israeliane, i combattenti palestinesi hanno utilizzato 120 chilogrammi di esplosivo per aprire una breccia nella grata di separazione del valico, dopodiché hanno ingaggiato una battaglia con i militari d'occupazione.

Dopo l'attacco, l'esercito israeliano ha lanciato un raid punitivo colpendo, con elicotteri da guerra, il centro medico di Deir al-Balah, gestito da un'associazione umanitaria islamica.

Ucciso un giovane palestinese, accompagnava sua moglie a partorire

Un palestinese, Ala'a Hassouna, 23 anni, e' stato ucciso questa mattina dall'esercito israeliano nei pressi di Beit Lahya, striscia di Gaza. Il giovane stava accompagnando in ospedale sua moglie, incinta. La donna e' stata ferita ad una mano, mentre un altro passeggero della vettura e' stato colpito di striscio ad una gamba. L'esercito israeliano ha dichiarato che probabilmente l'uomo era morto "in seguito allo schianto della sua auto, colpita dai proiettili dei militari", ma il personale medico dell'ospedale di Beit Lahya ha smentito la versione, dichiarando che l'uomo e' morto istantaneamente a causa di una pallottola che, entrata dall'occhio destro, gli  ha trapassato il cervello.

Militare israeliano ucciso in un attacco della resistenza (12 gennaio)

Un soldato israeliano e' stato ucciso ed altri tre feriti in seguito ad un'esplosione presso l'insediamento colonico illegale di Morag, costruito nella striscia di Gaza occupata. Testimoni oculari e fonti militari hanno dichiarato che l'esplosione ha investito un avamposto militare posto all'entrata della colonia, situata al confine tra Gaza e l'Egitto. L'operazione e' stata rivendicata dal gruppo della resistenza Jihad Islami, che, in un comunicato, ha specificato che l'esplosione e' stata causata da una bomba piantata sotto un veicolo militare israeliano. Il gruppo ha dichiarato inoltre che almeno uno dei due combattenti e' morto durante l'operazione. I militari feriti sono stati evacuati a bordo di un elicottero. L'operazione della resistenza e' giunta mentre imperversa l'incursione israeliana in vasti settori di Gaza.

Uccisi due palestinesi a Ramallah, incursione a Gaza

Due palestinesi sono stati assassinati da Israele in Cisgiordania, a poche ore di distanza dall'inizio di un raid dell'esercito d'occupazione nella striscia di Gaza. I due palestinesi sono stati uccisi a Ramallah durante uno scambio di fuoco con le truppe d'occupazione.
Intanto, a Gaza, e' in corso una massiccia incursione israeliana con carri armati ed elicotteri da guerra, i quali hanno sparato due missili nel distretto di Sheikh Ajlin. L'incursione, che ha causato la reazione di alcuni combattenti della resistenza palestinese, ha avuto lo scopo di sequestrare alcuni uomini - un anziano palestinese ed i suoi quattro figli - la cui abitazione e' nelle vicinanze della colonia illegale israeliana di Netzarim. Demoliti con i bulldozers alcuni terreni agricoli e danneggiata l'autostrada costiera che congiunge Gaza City con il sud della striscia. Si tratta delle prime azioni con cui l'esercito israeliano inaugura il mandato di Abu Mazen.

Elezioni palestinesi, la posizione di Hamas: parla al-Zahar (11 gennaio)

La posizione assunta dal movimento di resistenza palestinese Hamas verso le elezioni palestinesi ha contribuito al successo delle stesse, ha dichiarato uno dei leaders del gruppo, il medico di Gaza Mahmud al-Zahar. "Hamas ha lavorato affinché le elezioni fossero un successo in modo da utilizzare l'esperienza nelle prossime elezioni municipali". Il presidente della Commissione dell'esecutivo dell'OLP, Mahmud Abbas (Abu Mazen) e' stato formalmente dichiarato il nuovo presidente dell'Autorità Palestinese ieri, 10 gennaio.
"Se avessimo voluto minare le possibilità di Abu Mazen, avremmo partecipato alle elezioni con un nostro candidato, in modo da assicurarci una significativa porzione dei voti", ha continuato al-Zahar. "Abbiamo invece solo boicottato le elezioni, senza chiedere al popolo di astenersi dal voto". Hamas aveva boicottato il voto dichiarando che era illegale tenere elezioni presidenziali sotto l'ombrello degli accordi di Oslo. Inoltre il gruppo aveva dichiarato di non supportare alcuno dei sei candidati che hanno sfidato Abbas.
Al-Zahar, tuttavia, ha respinto l'ipotesi che la vittoria di Abu Mazen significhi che egli abbia il mandato, da parte del popolo palestinese, per smilitarizzare l'intifada. "Se Abu Mazen vuole un'autorizzazione, deve chiedere a tutti i profughi palestinesi nel mondo. Egli ha detto che si tratta solo di un'elezione interna, dunque non può ritenere di avere l'autorizzazione del popolo palestinese". Al-Zahar ha continuato dicendo che il vincitore "e' solo il presidente dell'Autorità Palestinese. Non si tratta di elezioni presidenziali, ma dell'elezione di colui che dovrà gestire gli affari interni dell'AP".

Immediatamente dopo l'elezione di Abu Mazen a leader dell'AP, Israele e Stati Uniti si sono precipitati a chiedere al nuovo presidente "l'eliminazione dei gruppi terroristici palestinesi", ossia dei gruppi di resistenza che combattono l'occupazione ultratrentennale delle terre palestinesi da parte di Israele.

La questione dell'aspetto militare dell'intifada ha recentemente assunto una posizione centrale nelle discussioni di esperti ed analisti politici palestinesi, i quali sono stati d'accordo che la decisione ultima di smilitarizzare l'intifada spetta solo al popolo palestinese costretto a sostenere l'impatto delle quotidiane aggressioni israeliane.
Alla domanda su quale potrebbe essere la reazione di Hamas alla possibile richiesta da parte di Abu Mazen di deporre le armi, al-Zahar ha risposto: "La questione e' semplice. Gli chiederemmo a nostra volta: chi proteggerà il popolo palestinese contro le pratiche israeliane? Se ha una risposta, di certo lo seguiremmo in ogni sua decisione. Ma la decisione tocca solo ai palestinesi. Noi usiamo le armi solo per difesa".

Sulla possibilità che Hamas partecipi al prossimo governo palestinese, al-Zahar non lo ha escluso, dichiarando però che tutto dipenderà dall'agenda del governo stesso.

 Fotogiornale sulle elezioni palestinesi

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Egitto chiede ad Israele il ritiro da Gaza sulle postazioni occupate prima del settembre 2000 - Un cameraman palestinese e' stato ferito ieri dal fuoco israeliano a Beit Hanun, striscia di Gaza
 

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