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La tregua di Israele: due
membri della resistenza ed un adolescente uccisi in
Cisgiordania
L'Autorità palestinese ha
accusato Israele di stare deliberatamente violando il cessate
il fuoco stipulato durante il vertice di Sharm al-Sheikh.
L'accusa e' giunta dopo l'assassinio di tre palestinesi - uno
dei quali di appena 15 anni - da parte dell'esercito israeliano
d'occupazione e dei coloni paramilitari. Due delle vittime
sono state uccise a Nablus, la terza a Ramallah. "O il
governo israeliano non riesce a fermare il suo esercito
terrorista, oppure e' il governo stesso a dare istruzioni
all'esercito affinché provochi una reazione da parte dei
palestinesi", ha dichiarato Abdallah Abdallah, un alto
funzionario dell'AP.
L'esercito israeliano ha dichiarato che le due vittime uccise
a Nablus stavano preparando un attacco contro un insediamento
colonico. In realtà i due uccisi, entrambi membri delle
Brigate dei Martiri dell'Aqsa - gruppo impegnato a rispettare
la tregua concordata con Israele - sono stati assassinati a
sangue freddo mentre erano in una casa di Kufer Kallil presso
Nablus. "Si tratta di un altro assassinio, che
costituisce una chiara violazione della tregua, la quale
stipulava che Israele si astenesse dall'uccidere i palestinesi
in qualunque luogo", ha dichiarato un portavoce del
gruppo.
Secondo fonti locali, le due vittime, identificate in Isam
Mansour, 27 anni, e Mahyoub al-Qinni, erano solo rifugiati
nella casa abbandonata per sfuggire ad un eventuale arresto da
parte delle truppe israeliane, e non progettavano - come
dichiarato da Israele - alcun assalto alla colonia di
Bracha, costruita su territorio palestinese confiscato in cima
al monte di Jerzil, che sovrasta Nablus. Dopo il duplice
assassinio, le Brigate dei martiri dell'Aqsa hanno dichiarato
di non essere più vincolate al rispetto della tregua con
Israele.
Presso la città di Betunia,
a sud-ovest di Ramallah, un colono illegalmente insediato in
terra palestinese, ha ucciso un ragazzo palestinese a sangue
freddo. Testimoni oculari hanno riferito che un colono,
pesantemente armato, ha fermato la sua auto ed ha
improvvisamente sparato alla schiena del 15enne Ala Dar Khalil,
uccidendolo sul colpo. Secondo fonti israeliane il killer
lavorava come guardia di sicurezza presso una vicina colonia
ebraica. Subito dopo, l'assassino si e' dileguato.
Assassinato un tredicenne
ad Hebron (14 febbraio)
I militari israeliani
d'occupazione hanno ucciso un ragazzo palestinese ad Hebron,
insinuando che il giovanissimo avesse cercato di aggredire i
militari con un coltello.
Testimoni oculari palestinesi hanno confutato l'asserzione,
dichiarando che il 13enne Mohammed Da'ana e' stao ucciso a
sangue freddo nel quartiere vecchio di Hebron, da militari che
stazionavano all'esterno della moschea di Ibrahim. "I
militari hanno urlato qualcosa al ragazzo, poi gli hanno
sparato ad una gamba. Mentre questi era steso per terra e
gridava per il dolore, un latro soldato l'ha finito, con un
colpo al petto. E' stato un assassinio a sangue freddo",
ha dichiarato un testimone.
Colloqui di Abbas con i
gruppi della resistenza, mentre Israele promette il rimpatrio
dei palestinesi esiliati (12 febbraio)
Il leader dell'AP, Mahmud
Abbas, ha iniziato una serie di colloqui a Gaza con i
rappresentanti dei gruppi della resistenza palestinese, nella
speranza di persuadere Hamas e Jihad Islami a partecipare alla
tregua stipulata con Israele martedì scorso. I due gruppi si
sono detti disponibili ad ascoltare le proposte di Abbas.
L'incontro, che ha visto la partecipazione dei
leaders di Hamas, Mahmud Zahar ed Ismail Haniye, a cui si sono
uniti in seguito i rappresentanti del Jihad Islami, si e'
tenuto in una località segreta.
I colloqui sono cominciati poche ore dopo l'annuncio che
Israele permetterà il ritorno in patria di circa 60
palestinesi espulsi dalla Cisgiordania nel 2002. Il gruppo
include i 40 patrioti che, nel 2002, si asserragliarono
nella Basilica della Natività di Betlemme per sfuggire alla
cattura da parte dell'esercito israeliano, il quale impose poi
un assedio lungo e letale al luogo di culto palestinese.
La tregua: due palestinesi
uccisi, pioggia di Qassam su postazioni militari a Gaza (10
febbraio)
Le truppe israeliane
d'occupazione hanno ucciso stamani un palestinese in
Cisgiordania, il secondo dalla fine del vertice di Sharm
al-Shaikh. Poco prima, alcuni razzi Qassam erano stati
lanciati a Gaza contro postazioni militari israeliane e insediamenti
colonici illegali.
Il palestinese ucciso stamani viaggiava nella sua auto nel
quartiere di WAdi al-Haramiya, presso Ramallah. Secondo fonti
dell'occupazione, l'uomo non si era fermato ad un posto
di blocco. L'episodio giunge a meno di 24 ore di distanza
dall'uccisione di un giovane ventenne, colpito a morte
da Atzomona. un insediamento colonico illegale sito
nella striscia di Gaza. Il giovane era del campo profughi di
Rafah.
Stamani, le Brigate dei Martiri EZzedin al-Qassam, ala
militare di Hamas, hanno annunciato di avere sparato 12 colpi
di mortaio e 13 razzi Qassam presso le postazioni militari
dell'esercito di occupazione nel sud della striscia di Gaza,
senza causare vittime.
Il
vertice di Sharm al-Sheikh: ritorno ad Oslo?
Le proteste degli studenti
egiziani
Proteste in Egitto contro la
visita a Sharm al-Sheikh del premier israeliano Ariel Sharon,
uno degli attori del vertice tenuto ieri in un resort della
località sul Mar Rosso.
Centinaia di studenti universitari hanno dato vita ad una
serie di manifestazioni nei vari campus del paese, mentre il
sindacato dei giornalisti ha organizzato un sit-in di due ore
presso il suo quartier generale del Cairo, per protestare
contro la visita. Gli studenti hanno bruciato bandiere
israeliane ed americane, urlando slogan contro Sharon. Durante
una delle manifestazioni, gli studenti si sono collegati
telefonicamente con Khaled Mash'al, capo del politburo del
gruppo palestinese Hamas, il quale ha dichiarato che "la
resistenza resta la scelta del popolo palestinese".
Prima di disperdersi, il studenti hanno letto una lista di
domande per il governo egiziano, che include la richiesta che
non sia nominato un nuovo ambasciatore egiziano a Tel Aviv,
che il governo supporti la legittima resistenza del popolo
palestinese e che il presidente Mubarak non visiti Israele.

Le reazioni palestinesi
I palestinesi hanno risposto
con scetticismo al vertice di Sharm al-Sheikh, mentre molti
analisti hanno sottolineato che esso non ha preso in
considerazione alcuna delle questioni chiave del conflitto.
Mentre i palestinesi si sono accordati per una tregua con
Israele, il governo Sharon non ha fatto alcuna concessione né
sulla costruzione del Muro in Cisgiordania, né sugli
insediamenti né sul rilascio dei prigionieri palestinesi
dalle carceri israeliane. "Non vedo alcun risultato in
nessuna delle questioni", ha dichiarato Mustafa
al-Barghuthi, uno dei candidati alle elezioni presidenziali
dello scorso gennaio. "Speravo che la posizione dei
palestinesi fosse più forte sulla questione del muro e dei
prigionieri. E' ancora meno di quanto potessimo mai
aspettarci", ha concluso ai microfoni di al-Jazeera.
L'editore del quotidiano Al-Qudsu-l-Arabi, Abdel Bari Atwan,
ha commentato: "Che cosa e' accaduto il giorno dopo?
Quanto durerà la tregua e cosa otterranno i palestinesi in
cambio? Quanti prigionieri saranno rilasciati? E cosa dire dei
checkpoint? Gli israeliani scommettono sulla pazienza
palestinese. Cosa offrirà Sharon ai palestinesi per rendere
la loro vita meno miserabile?". Sebbene Sharon abbia
dichiarato di voler liberare alcuni detenuti politici, il
destino dei circa 8000 prigionieri palestinesi resta incerto.
L'attivista e giornalista palestinese Ghada Karmi ha
dichiarato da Londra: "I palestinesi sono in ginocchio. I
palestinesi farebbero quasi qualsiasi cosa per ottenere un
miglioramento della loro situazione. Questa non e' una base
stabile per degli accordi".
Alcuni analisti vedono nel vertice una ripetizione degli
"Accordi" di Oslo del 1993. "Quello che abbiamo
e' un deja-vu. Nel 1993 avemmo Gaza e Gerico. Ora solo Gaza.
Dunque siamo tornati indietro", ha commentato Rima Allaf,
analista per il Medio Oriente al Royal Institute for
International Affairs di Londra, interrogata sulla questione
se il vertice possa facilitare il "disimpegno"
israeliano da Gaza.
L'analista politico
palestinese Ali Jarbawi ha commentato: "Pensavo che i
palestinesi avessero imparato la lezione e non avrebbero
accettato la continuazione della politica israeliana solo per
tornare a negoziati "normali" mentre le realtà sul
terreno vengono costantemente modificate".
Da parte loro, i gruppi della
resistenza palestinese stanno aderendo ad una tregua di fatto
da circa tre settimane allo scopo di fornire a Mahmud Abbas
un'opportunità per aprire dei negoziati con Israele. Ma Hamas
ha reiterato di non essere vincolati ad alcuna tregua
ufficiale. "Non vi sono stati accordi. Ci sono delle
richieste palestinesi che non sono state sollevate al summit.
Non vi sono state promesse israeliane, dunque nessuno può
contare su questo vertice", ha dichiarato da Beirut Osama
Hamdan, portavoce di Hamas dal Libano. Hamdan ha ribadito che
i palestinesi non potranno accettare alcuna discussione sulla
sicurezza d'Israele se non vi saranno garanzie per la
sicurezza del popolo palestinese.
Circa 500 prigionieri
palestinesi detenuti nel campo di Beer Sheba sono in sciopero
della fame per protestare contro il vertice di Sharm al-Sheikh,
iniziato senza che essi fossero stati rilasciati.

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