16  Febbraio  2005    Homepage - Approfondimenti sulla questione palestinese

 

 
La tregua di Israele: due membri della resistenza ed un adolescente uccisi in Cisgiordania

L'Autorità palestinese ha accusato Israele di stare deliberatamente violando il cessate il fuoco stipulato durante il vertice di Sharm al-Sheikh. L'accusa e' giunta dopo l'assassinio di tre palestinesi - uno dei quali di appena 15 anni - da parte dell'esercito israeliano d'occupazione e dei coloni paramilitari. Due delle vittime sono state uccise a Nablus, la terza a Ramallah. "O il governo israeliano non riesce a fermare il suo esercito terrorista, oppure e' il governo stesso a dare istruzioni all'esercito affinché provochi una reazione da parte dei palestinesi", ha dichiarato Abdallah Abdallah, un alto funzionario dell'AP.
L'esercito israeliano ha dichiarato che le due vittime uccise a Nablus stavano preparando un attacco contro un insediamento colonico. In realtà i due uccisi, entrambi membri delle Brigate dei Martiri dell'Aqsa - gruppo impegnato a rispettare la tregua concordata con Israele - sono stati assassinati a sangue freddo mentre erano in una casa di Kufer Kallil presso Nablus. "Si tratta di un altro assassinio, che costituisce una chiara violazione della tregua, la quale stipulava che Israele si astenesse dall'uccidere i palestinesi in qualunque luogo", ha dichiarato un portavoce del gruppo.
Secondo fonti locali, le due vittime, identificate in Isam Mansour, 27 anni, e Mahyoub al-Qinni, erano solo rifugiati nella casa abbandonata per sfuggire ad un eventuale arresto da parte delle truppe israeliane, e non progettavano - come dichiarato da Israele -  alcun assalto alla colonia di Bracha, costruita su territorio palestinese confiscato in cima al monte di Jerzil, che sovrasta Nablus. Dopo il duplice assassinio, le Brigate dei martiri dell'Aqsa hanno dichiarato di non essere più vincolate al rispetto della tregua con Israele.

Presso la città di Betunia, a sud-ovest di Ramallah, un colono illegalmente insediato in terra palestinese, ha ucciso un ragazzo palestinese a sangue freddo. Testimoni oculari hanno riferito che un colono, pesantemente armato, ha fermato la sua auto ed ha improvvisamente sparato alla schiena del 15enne Ala Dar Khalil, uccidendolo sul colpo. Secondo fonti israeliane il killer lavorava come guardia di sicurezza presso una vicina colonia ebraica. Subito dopo, l'assassino si e' dileguato.

Assassinato un tredicenne ad Hebron (14 febbraio)

I militari israeliani d'occupazione hanno ucciso un ragazzo palestinese ad Hebron, insinuando che il giovanissimo avesse cercato di aggredire i militari con un coltello.
Testimoni oculari palestinesi hanno confutato l'asserzione, dichiarando che il 13enne Mohammed Da'ana e' stao ucciso a sangue freddo nel quartiere vecchio di Hebron, da militari che stazionavano all'esterno della moschea di Ibrahim. "I militari hanno urlato qualcosa al ragazzo, poi gli hanno sparato ad una gamba. Mentre questi era steso per terra e gridava per il dolore, un latro soldato l'ha finito, con un colpo al petto. E' stato un assassinio a sangue freddo", ha dichiarato un testimone.

Colloqui di Abbas con i gruppi della resistenza, mentre Israele promette il rimpatrio dei palestinesi esiliati (12 febbraio)

Il leader dell'AP, Mahmud Abbas, ha iniziato una serie di colloqui a Gaza con i rappresentanti dei gruppi della resistenza palestinese, nella speranza di persuadere Hamas e Jihad Islami a partecipare alla tregua stipulata con Israele martedì scorso. I due gruppi si sono detti disponibili ad ascoltare le proposte di Abbas. L'incontro, che ha  visto la partecipazione dei  leaders di Hamas, Mahmud Zahar ed Ismail Haniye, a cui si sono uniti in seguito i rappresentanti del Jihad Islami, si e' tenuto in una località segreta.
I colloqui sono cominciati poche ore dopo l'annuncio che Israele permetterà il ritorno in patria di circa 60 palestinesi espulsi dalla Cisgiordania nel 2002. Il gruppo include i 40 patrioti che, nel 2002,  si asserragliarono nella Basilica della Natività di Betlemme per sfuggire alla cattura da parte dell'esercito israeliano, il quale impose poi un assedio lungo e letale al luogo di culto palestinese. 

La tregua: due palestinesi uccisi, pioggia di Qassam su postazioni militari a Gaza (10 febbraio)

Le truppe israeliane d'occupazione hanno ucciso stamani un palestinese in Cisgiordania, il secondo dalla fine del vertice di Sharm al-Shaikh. Poco prima, alcuni razzi Qassam erano stati lanciati a Gaza contro postazioni militari israeliane e insediamenti colonici illegali. 
Il palestinese ucciso stamani viaggiava nella sua auto nel quartiere di WAdi al-Haramiya, presso Ramallah. Secondo fonti dell'occupazione, l'uomo  non si era fermato ad un posto di blocco. L'episodio giunge a meno di 24 ore di distanza dall'uccisione di un giovane ventenne, colpito a morte  da Atzomona.  un insediamento colonico illegale sito nella striscia di Gaza. Il giovane era del campo profughi di Rafah.
Stamani, le Brigate dei Martiri EZzedin al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno annunciato di avere sparato 12 colpi di mortaio e 13 razzi Qassam presso le postazioni militari dell'esercito di occupazione nel sud della striscia di Gaza, senza causare vittime.

Il vertice di Sharm al-Sheikh: ritorno ad Oslo?

Le proteste degli studenti egiziani

Proteste in Egitto contro la visita a Sharm al-Sheikh del premier israeliano Ariel Sharon, uno degli attori del vertice tenuto ieri in un resort della località sul Mar Rosso.
Centinaia di studenti universitari hanno dato vita ad una serie di manifestazioni nei vari campus del paese, mentre il sindacato dei giornalisti ha organizzato un sit-in di due ore presso il suo quartier generale del Cairo, per protestare contro la visita. Gli studenti hanno bruciato bandiere israeliane ed americane, urlando slogan contro Sharon. Durante una delle manifestazioni, gli studenti si sono collegati telefonicamente con Khaled Mash'al, capo del politburo del gruppo palestinese Hamas, il quale ha dichiarato che "la resistenza resta la scelta del popolo palestinese".
Prima di disperdersi, il studenti hanno letto una lista di domande per il governo egiziano, che include la richiesta che non sia nominato un nuovo ambasciatore egiziano a Tel Aviv, che il governo supporti la legittima resistenza del popolo palestinese e che il presidente Mubarak non visiti Israele.

Le reazioni palestinesi

I palestinesi hanno risposto con scetticismo al vertice di Sharm al-Sheikh, mentre molti analisti hanno sottolineato che esso non ha preso in considerazione alcuna delle questioni chiave del conflitto. Mentre i palestinesi si sono accordati per una tregua con Israele, il governo Sharon non ha fatto alcuna concessione né sulla costruzione del Muro in Cisgiordania, né sugli insediamenti né sul rilascio dei prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane. "Non vedo alcun risultato in nessuna delle questioni", ha dichiarato Mustafa al-Barghuthi, uno dei candidati alle elezioni presidenziali dello scorso gennaio. "Speravo che la posizione dei palestinesi fosse più forte sulla questione del muro e dei prigionieri. E' ancora meno di quanto potessimo mai aspettarci", ha concluso ai microfoni di al-Jazeera.
L'editore del quotidiano Al-Qudsu-l-Arabi, Abdel Bari Atwan, ha commentato: "Che cosa e' accaduto il giorno dopo? Quanto durerà la tregua e cosa otterranno i palestinesi in cambio? Quanti prigionieri saranno rilasciati? E cosa dire dei checkpoint? Gli israeliani scommettono sulla pazienza palestinese. Cosa offrirà Sharon ai palestinesi per rendere la loro vita meno miserabile?". Sebbene Sharon abbia dichiarato di voler liberare alcuni detenuti politici, il destino dei circa 8000 prigionieri palestinesi resta incerto.
L'attivista e giornalista palestinese Ghada Karmi ha dichiarato da Londra: "I palestinesi sono in ginocchio. I palestinesi farebbero quasi qualsiasi cosa per ottenere un miglioramento della loro situazione. Questa non e' una base stabile per degli accordi".
Alcuni analisti vedono nel vertice una ripetizione degli "Accordi" di Oslo del 1993. "Quello che abbiamo e' un deja-vu. Nel 1993 avemmo Gaza e Gerico. Ora solo Gaza. Dunque siamo tornati indietro", ha commentato Rima Allaf, analista per il Medio Oriente al Royal Institute for International Affairs di Londra, interrogata sulla questione se il vertice possa facilitare il "disimpegno" israeliano da Gaza.
L'analista politico palestinese Ali Jarbawi ha commentato: "Pensavo che i palestinesi avessero imparato la lezione e non avrebbero accettato la continuazione della politica israeliana solo per tornare a negoziati "normali" mentre le realtà sul terreno vengono costantemente modificate".

Da parte loro, i gruppi della resistenza palestinese stanno aderendo ad una tregua di fatto da circa tre settimane allo scopo di fornire a Mahmud Abbas un'opportunità per aprire dei negoziati con Israele. Ma Hamas ha reiterato di non essere vincolati ad alcuna tregua ufficiale. "Non vi sono stati accordi. Ci sono delle richieste palestinesi che non sono state sollevate al summit. Non vi sono state promesse israeliane, dunque nessuno può contare su questo vertice", ha dichiarato da Beirut Osama Hamdan, portavoce di Hamas dal Libano. Hamdan ha ribadito che i palestinesi non potranno accettare alcuna discussione sulla sicurezza d'Israele se non vi saranno garanzie per la sicurezza del popolo palestinese.

Circa 500 prigionieri palestinesi detenuti nel campo di Beer Sheba sono in sciopero della fame per protestare contro il vertice di Sharm al-Sheikh, iniziato senza che essi fossero stati rilasciati.

 

 

 

 

 

 

 

L'Egitto chiede ad Israele il ritiro da Gaza sulle postazioni occupate prima del settembre 2000 - Un cameraman palestinese e' stato ferito ieri dal fuoco israeliano a Beit Hanun, striscia di Gaza
 

ABU AMMAR: LA VITA, LA MORTE

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Lista e dettagli delle vittime
a cura di Palestine-monitor

 

 

 

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