ALL’ENNESIMA POTENZA
Una scarpa vuota
sull’asfalto,
dove il sangue avvilito
contende lo spazio
a mozziconi di tabacco.
Fantocci di carne
squarciata,
macabre fissità
turbano il languore
che emerge da storie
di affetti frugali.
Sulla velata scacchiera,
le mani insolenti
di pederasti immondi
si affrontano senza lealtà,
rubando finanche
la mossa alterna
e contraria del gioco;
terrorizzano,
puniscono,
distraggono,
disgregano.
Arroccata beata
alle spalle di tutti,
l’eburnea maestà
ha udito lontano
l’eco sferzante
del lugubre tuono;
soppesa il rischio,
l’accetta:
rientra nel calcolo
del potere voluto.
Ma nel segno
di quale ideale,
nella brama
di quale vantaggio
è l’offerta di vita
dell’umile pedone?
Non c’é profitto
dal sacrificio preteso
della sua unica
balorda esistenza,
che fu sperperata
nell’infeconda paura;
nella vegetale apatia,
nell’insensato grigiore,
nelle dispersive manie,
nelle invalidanti pazzie,
nell’avaro egoismo,
nello sfogo del cimento
tra poveri disperati,
nei ragionamenti ottusi
perché sempre docili
a chiari condizionamenti.
Allora la mia pietà
si assottiglia
e la rabbia si gonfia.
E’ terribile!
I protagonisti anonimi
della ferale cronaca
sono complici ignari
dei loro carnefici.
Scacco matto!
La partita è conclusa.
Ecco un nuovo ambizioso
sfidante già pronto;
e il gioco del potere,
monotono più che mai,
con rinnovato impulso,
si ripete all’infinito
sulla pelle incallita
di un popolo rassegnato.
Stefano Rinaldi
![]()