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E' una continua
esortazione, anzi un appello, anzi una preghiera,
o forse addirittura un ordine: state attenti a
non diventare anti-americani. E' il ritornello
del momento. Lo ripetono ossessivamente tutti, da
destra a sinistra, pensatori (?) di area
fassiniana, ex radicali imbolsiti, commentatori
democratici, intellettuali mitteleuropei,
politici di prima, seconda e terza fila,
salottieri televisivi, leader ulivisti, giocatori
di tele-risiko e riformisti coi baffetti. Pare
che davanti alle bombe (americane) che cadono, il
problema più impellente sia mettere in guardia
gli italiani dall'anti-americanismo, morbo più
diffuso della polmonite atipica e più rischioso
della mucca pazza. Per carità! Mi raccomando! |
Con divertenti corollari
e argomentazioni parallele: diventare anti-americani è
controproducente. Non è fine. E' antistorico. Eccetera,
eccetera. Sorprendentemente, i più accesi anti-anti-americani
albergano nelle fila di chi, prima della guerra, era
moderatamente contrario alla guerra. Ma ora -
strabiliante testacoda - la guerra c'è e quindi facciamo
il tifo per l'aggressore: l'incendio non piace, certo, ma
mi raccomando, non diventate anti-piromani, che non è
elegante.
Purtroppo, facendo la
guerra, l'America si mette in mostra. Usa armi di
sterminio di massa, le stesse che voleva spolettare a
Baghdad e pure peggio. E in più si disvela nei dettagli,
nei particolari. Enormi hurrà e peana patriottici hanno
accolto la liberazione della soldatessa Jessica.
E la sua storia è stata
sbandierata dalla propaganda filo-americana come un
vessillo: guardate qui l'America, poverina, è andata in
guerra per pagarsi gli studi e diventare maestra.
Propaganda ad alto rischio di autogol: in quale schifo di
paese si deve andare ad ammazzare la gente per pagarsi
gli studi? Qui da noi, dopotutto, basta fare le
magistrali. Ma il ritornello non si ferma: l'importante
è che il popolo italiano non diventi anti-americano, da
qui la massiccia profilassi di parole per evitare il
contagio. E a ben vedere l'epidemia sarebbe devastante:
negli ultimi decenni chi si è ammalato di anti-americanismo
è quasi sempre morto. Vietnamiti, boliviani, cileni,
palestinesi, irakeni, panamensi, abitanti dell'isola di
Grenada, afghani, nicaraguensi, somali, haitiani: tutti
quelli che hanno contratto il morbo sono stati curati con
pillole al piombo di diverso calibro, quasi mai salvando
la pelle.
Ora, letti e compulsati i documenti programmatici della
banda Bush, che teorizzano il «nuovo secolo americano»
da instaurare a bastonate sulla capoccia del mondo, si
capisce il timore dei nostri intellettuali a
frammentazione. L'equazione è semplice: se per la
presidenza Bush (scritto nero su bianco) «la guerra non
è un rischio, ma un'opportunità», allora è meglio
stare allineati e coperti, prima di trovarci un domani
nella lista dei paesi-canaglia. Di tutte le argute
riflessioni che implorano il paese di non diventare anti-americano,
ce n'è una che è la più semplice, efficace e
incontestabile: la fifa.
La stessa ferrea motivazione che alle elementari ci
faceva subdolamente stringere amicizia con il più
aggressivo e muscoloso dei compagni: meglio amico di
quello che mena che essere menati. Certo la lista è
lunga (anche quella è nero su bianco nel programmino del
Nuovo Secolo Americano): Iran, Siria, Corea del Nord per
antipasto. Ma intanto i discoli (Russia, Cina, Francia,
Germania) vengono messi in castigo, spediti a nanna senza
la cena degli appalti. Per ora. Poi, se si ostineranno a
intralciare il programma, ci saranno schiaffoni anche per
loro e non a caso nei documenti della banda Bush la
Francia è già definita, senza giri di parole come «nemica».
Dunque l'accorato appello al popolo italiano che gira a
ciclo continuo e che mette in guardia dalla balzana idea
di diventare anti-americani ha una sua nobile
giustificazione: amici, salvate la pelle. E' una
realpolitik di rara efficacia che somiglia in modo
impressionante a un consiglio del medico curante
dispensato a tutta l'Europa. Cari pazienti: diventare
filo-americani, non essere ostili, sorridere comprensivi
è oggi il miglior vaccino contro future ferite da
cluster bombs. Pensateci. Prevenire oggi è meglio che
essere curati domani con l'uranio impoverito.
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