Amiamo i professionisti, ma odiamo la professione
di Gabriel Ash
da YellowTimes.org

 

Nel baccano degli aspri festeggiamenti per il Veterans Day 2003 spicca un ritornello comune da parte delle voci progressiste, molte delle quali degli stessi veterani. Questo ritornello e' compendiato dalle slogan che un gruppo di veterani ha portato in parata in Florida: "Onore ai combattenti, non alla guerra!".

Si può facilmente comprendere il vantaggio tattico che alcuni cercano nel porre una differenziazione tra i soldati comuni ed i nostri corrotti governanti. La retorica e' intelligente, mirata, creata apposta per piacere all' "americano medio", che e' sospettoso del governo, ma patriottico e fiero dei "nostri ragazzi in uniforme". C'e' solo un problema. Questa retorica e' disonesta oppure confusa.

La gente che marcia dietro questi slogans e' solitamente d'accordo sul fatto che la guerra all'Iraq sia una frode, un nottolino di arresto corporativo, praticamente una rapina a mano armata di un paese straniero ricco di petrolio. Dunque, cosa intendono dire con "onore ai combattenti, non alla guerra"? Possiamo utilizzare il loro slogan per altri misfatti? "Onore ai ladri, non ai furti", "onore agli inquinatori, non all'inquinamento", ecc! Ha un senso?

Si potrebbe arguire che non e' la partecipazione a questa particolare guerra che stiamo onorando, ma l'atto stesso di compiere con coraggio e spirito di sacrificio il proprio dovere. Sfortunatamente, non e' così semplice.

C'e' stata una sensazione di oltraggio quando Ronald Reagan portò i suoi omaggi alle Waffen SS (l'equivalente nazista delle Forze Speciali) sepolte a Bitburg. La visita del primo ministro giapponese Koizumi al mausoleo di Yasukuni, che commemora i 2,5 milioni di giapponesi morti in guerra, ha causato anch'essa disagio. Ma perché? Questi giovani tedeschi e giapponesi non combatterono anch'essi valorosamente seguendo gli ordini dei loro superiori? 

E' accaduto che il Pentagono abbia scelto una vecchia espressione in codice nazista - Martello di Ferro - per denominare l'ultima operazione in Iraq. Ciò non significa che l'attuale regime USA sia equivalente alla Germania nazista. Ma pensieri simili si vestono con parole simili. I due redattori che, a cinquant'anni di distanza l'uno dall'altro, hanno utilizzato lo stesso orecchiabile nome in codice, volevano la stessa cosa - una breve ed intelligente espressione di potenza, dominio, invincibilità. Entrambi, molto verosimilmente, erano ugualmente disinteressati ed ignari di ciò che quella potenza poteva significare per gli altri.

Possiamo scegliere di onorare delle persone secondo principi relativistici ed estetici. Possiamo scegliere di apprezzare il professionismo per ciò che esso rappresenta, senza pensare alle sue conseguenze. In verità, si potrebbe dire che questo e' il naturale codice morale dei professionisti. Esso ci permette di ammirare la bellezza di un assassinio eseguito in maniera perfetta, la vivacità d'ingegno di coloro che disegnarono Auschwitz, la destrezza verbale di un disinformatore esperto quale Ari Fleischer, la maestà del bombardiere Enola Gay. Esso ci permette di vivere in pace nonostante la nostra partecipazione, che si esplica in molti modi diversi, ai crimini che il nostro governo commette contro gli altri ed alla distruzione del pianeta da parte della corporazione per la quale lavoriamo. Ma paghiamo un prezzo vertiginoso per questa misera consolazione - un animo inaridito ed un pianeta che muore.

Aspetta un attimo, direte voi.  Il nostro governo democratico cesserebbe di funzionare se la gente non rispettasse la legittima autorità, anche quando non e' d'accordo con i suoi ordini. I soldati rischiano la vita per il paese e prendono ordini dal governo legittimamente eletto. Dunque il compimento del dovere da parte loro e' onorevole, anche se gli ordini loro impartiti non lo sono.
Mettendo da parte la questione di chi abbia eletto il nostro governo, questo ragionamento non può essere persuasivo. Se il funzionamento agevole del governo USA ha più valore del sangue delle sue vittime, allora dovremmo smetterla di onorare persone come Daniel Ellsberg e Philip Berrigan, che intralciarono il funzionamento del governo, e persone come Michael Simmons, che passò due anni in prigione per essersi rifiutato di servire in Vietnam. Non possiamo, se siamo ancora sani di mente, onorare simultaneamente due scelte morali diametricalmente opposte.

I nostri ragazzi in uniforme, come spesso vengono chiamati, hanno appena cominciato una sporca guerra contro la resistenza irachena. Ora fanno saltare in aria costruzioni ed automobili di "obiettivi sospetti" nel centro di una città. Ora demoliscono case, una pratica imparata da quell'altro faro di virtù, Israele. Si scatenano in maniera cieca contro sconosciuti iracheni: il massacro di civili che ne risulta e' motivato molto poco dalla speranza di successo - per ogni combattente ucciso in tali attacchi, dieci nuove reclute si uniscono alla resistenza - e troppo dai bisogni del calendario elettorale di Bush. Gli oppressivi attacchi attirano la stampa e creano l'impressione di uno slancio in avanti, necessario a proteggere la spavalderia presidenziale.

I nostri ragazzi in uniforme, ridotti a pistole in affitto per il Rapinatore in Capo, meritano compassione e comprensione per la situazione difficile in cui si trovano. Dovremmo augurare loro un rientro sicuro e piangere la loro morte, come quella delle persone che essi uccidono. Ma onorarli e' qualcosa di radicalmente differente. L'onore e' ben più della compassione. Significa elevare un'azione fino a farla diventare un esempio che merita di essere seguito e ripetuto. Se non vogliamo che questa guerra sia replicata, se vogliamo che la gente ci pensi prima di essere assoldata per uccidere, rifiuti di partecipare ai crimini, anche ai crimini autorizzati dal "legittimo" governo, non possiamo onorare il comportamento opposto.

I soldati americani sono giovani uomini e donne che sono stati ingannati ed allettati per diventare dei delinquenti al servizio dell'avidità e del pregiudizio. So come funziona: venti anni fa ero una giovane recluta in una posizione simile, ed ero nel sud del Libano con l'esercito d'occupazione israeliano. Conosco il rassicurante potere di un M-16 appeso ad una spalla, l'eccitazione della letalità, l'orgoglio della precisione nel tiro, il piacere dell'essere ammirato dai superiori di grado. 

I giovani militari uccidono a causa delle bugie dei politici: si consideri la cifra che viene spesa ogni anno dai media, da Hollywood, dall'istruzione, per rendere la guerra allettante, attraente, erotica, patriottica, onorevole. Ma essi sono anche vittime - vittime consenzienti o, almeno, docili - attirati con lo sfruttamento della virilità, del cameratismo di campo, la responsabilità del comando, la promessa di elevati guadagni. Dobbiamo aiutarli a trovare il coraggio di ascoltare la loro coscienza, il coraggio di dire "non lo farò". E non li aiuteremo onorandoli. Li aiuteremo mostrando loro con chiarezza qual e' il tipo di comportamento che ammiriamo.

Gabriel Ash e' nato in Romania ed e' cresciuto in Israele. Vive negli USA, dove scrive articoli perché crede che "la penna e' a volte più potente della spada - e a volte no". Collabora a YellowTimes.org, una pubblicazione di notizie ed opinioni internazionali.
traduzione a cura di www.arabcomint.com