LETTERA
AD UN AMICO CADUTO
di Ramzy Baroud,
editorialista di Palestine Chronicle
In memoria di Khamis Ahmad Ali, membro della resistenza di Fatah, nel campo profughi Askar, presso Nablus, ucciso da un commando israeliano il 16 gennaio 2002
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Caro
amico: Ho ricevuto la notizia della tua morte per mano di assassini israeliani il 17 gennaio scorso. Ho sentito un insieme di tristezza ed orgoglio, sfiducia e speranza, un altro boccone amaro da ingoiare nella lotta di liberazione dall'oppressione, dalla tirannia, dall'occupazione israeliana. La notizia della tua morte non mi e' giunta dalla mia famiglia o dagli amici, ma dal telegiornale. Ignoto durante la tua breve vita, sei famoso ora non per quello che sei, ma per quello che i tuoi assassini dichiarano tu eri: un terrorista. |
Ci credi? La mente pensante e causa di tutti i terrorismi in Medioriente e' cosi' temeraria da chiamare "terroristi" le sue vittime. Ma, dovunque tu sia in questo momento, amico mio, non importa come ti definiscano i nemici di ogni giustizia; tu resti nella mia mente quello che eri: un grande amico, un amico caro. Il tuo amore per la patria e la liberta' e' cio' che ha indispettito il tuo carnefice. Io lo so anche troppo bene.
Ricordo
la tua timidezza, quando, mentre bussavi alla porta della nostra
casa, ti raschiavi la gola, sicche' le mie sorelle non fossero
impreparate e dunque imbarazzate dalla tua presenza. Ricordo
quanto ti piacevano le poesie di Jibran, le canzoni patriottiche,
il debkeh*.
Probabilmente in questo momento non ti interessa piu' di tanto
quello che la macchina propagandistica dei tuoi assassini dice di
te. A me invece interessa molto. Perche' il tuo assassinio
racconta alla perfezione la moralita' storpia di Israele ancora
piu' di quanto non faccia la giustezza della causa palestinese. E,
in questo momento, mentre tu riposi, la campagna di
disumanizzazione dei palestinesi con cui Israele cerca di
giustificare i suoi crimini, sta raggiungendo ogni lido.
Tu lo sai bene. I crimini di Israele vengono venduti negli States come auto-difesa ad un pubblico impreparato. Persino Bush ha l'ardire di ripetere che "capisce quello che Israele fa", e cosi' ben pochi americani si chiederanno perche' un cecchino israeliano ha sparato ed ucciso un bambino di 10 anni: preferiranno chiedersi cosa diavolo ci faceva un bambino palestinese nella traiettoria di un proiettile israeliano.
Mi dicesti che ti avrebbero ucciso. Non solo perche' eri palestinese, ma perche' osavi ribellarti a voce alta, tirando calci e pugni, facendo in modo che essi ti sentissero bene. Non sei mai scappato dal terreno di "lotta" e di confronto, mai. Ne' davanti agli M-16, ne' alle mitragliette UZI, ne' ai carriarmati. Tu, una fionda e un po' di cipolle.
Ricordi quando tutti protestammo, eravamo piccoli, allora, nel momento in cui Meir Kahane cerco' di piantare un insediamento ebraico nel cuore di Nablus, la nostra citta'? I soldati ci tirarono contro dei lacrimogeni. Ricordo che una donna ci porto' una grossa busta di cotone e cipolle. Sapevamo a cosa servisse il cotone, ma ignoravamo a cosa servissero le cipolle. "L'odore delle cipolle", ci dicesti tu, "e' la difesa naturale palestinese contro i gas israeliani". Piangevamo per i lacrimogeni e ridevamo per le cipolle, e per il tuo visetto furbo.
E ora dicono che eri un terrorista, ci credi?
Tu eri il tipo che avrebbe dovuto morire in azione, ma i tuoi assassini scelsero il modo piu' codardo. Nel buio della notte, ti aspettarono. Nascosti dietro la pietra tombale dei caduti (1560 morti, il 26 % dei quali bambini), dietro gli scheletri degli alberi estirpati (centinaia di migliaia tra olivi ed alberi da frutto), dietro le rovine delle case demolite e dietro le fragili mura di difesa di indifesi campi profughi. E, alle 4,30 di mattina, dovettero solo premere un grilletto per abbattere un altro palestinese.
Haram 'aleik**!
Cosa ci facevi alle 4,30 di mattina in quella strada isolata?
Cercavi di essere un eroe?
E perche' adesso devo essere io a parlare in tua difesa? Perche'
non ti alzi e dici al mondo che ancora una volta Israele ha
mentito sui suoi crimini?
Amico mio, tu devi parlare. Sei l'unico testimone del tuo assassinio. Se non parli adesso, riscriveranno il solito scenario e stamperanno lo stesso libro. Come sempre, riporranno le loro armi fumanti, daranno una ripulita alla loro immagine e si ripresenteranno al pubblico come le vittime eterne di tutti i terrorismi del mondo. Davanti ai loro giudici, nelle loro corti, sapranno solo agitare lo spettro mostruoso di un selvaggio palestinese che emerge dal fango di un campo profughi, li attacca, li uccide e minaccia la sicurezza dello stato di Israele. Ora tu sei il sale della terra ed a te la terra dira': risorgi. La promessa e' promessa. Guarderemo avanti e testimonieremo che la luce dei nostri sogni perfora lo spessore delle nuvole e discende su di noi come liberta'. E quando giungera' quel momento, io te lo prometto: ballero' il debkeh e te lo dedichero'. Che Dio ti benedica, amico mio. Arrivederci nella Palestina libera. |
![]() Il debkeh: per noi piu' che una tradizione!
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*Debkeh:
ballo tradizionale maschile palestinese
** Haram 'aleik: imprecazione bonaria ed affettuosa
tradotto a cura di www.arabcomint.com