![]() |
Comunque vada, viva la
Francia!
|
La Francia ha adottato una postura di indiscussa superiorita' di fronte al torrente di invettive anglo-sassoni che gli stanno piovendo addosso. Il suo tono dimesso riflette il prestigio morale di Chirac che, sempre piu', appare come una roccia di sanita' mentale di fronte alla follia che ha investito gli alleati di ferro USA e, soprattutto, di fronte ad un Tony Blair che sta facendo precipitare il suo paese nel caos dopo aver seguito ciecamente la pazzia fondamentalista della giunta USA."Tony Blair dovrebbe biasimare solo se' stesso", annunciava ieri Le Figaro. Nell'articolo "Il fallimento iracheno di Blair", si leggeva: "Nel suo entusiasmo per la battaglia tra il bene ed il male, ha dimenticato che il ponte tra Europa ed America non puo' essere a senso unico".
![]() |
Blair, e persino Bush,
si sono resi conto di essere in trappola. E la loro
disperazione cresce di pari passo alla solitudine di cui
si sentono circondati, dopo l'effimera illusione di una
"guerra civilizzatrice" in cui tutti si
sarebbero riconosciuti e lanciati a capofitto. In
particolare, l'uso degli epiteti diffamatori contro
Chirac e la Francia non sono altro che espressione di un'intensa
consapevolezza di sconfitta morale, comunque vadano le
cose. E' Chirac che emerge, oggi, come autorita' morale sul palcoscenico del mondo. Il suo desiderio per una soluzione pacifica alle controversie internazionali lo pone di una spanna al di sopra dei guerrafondai anglo-sassoni. E' Chirac che oggi rappresenta e riflette i sentimenti globali di ripudio della guerra, di questa guerra. E deve essere molto frustrante, per Blair, il pensiero che egli rifletta anche i sentimenti della maggioranza dei membri del suo stesso partito laburista. |
| E quando i media
compiacenti trasmetteranno in tutto il mondo le consuete
immagini di iracheni esausti che saluteranno la loro
"liberazione", ricordate i volti che
mancheranno tra la folla - piu' di un milione di volti
cancellati dall'aggressione di ieri e di oggi e da un
embargo che, tra le due, ne ha ghermito la parte piu'
vulnerabile. "Ma", come sottolineava un intelligente editoriale di Ida Dominijanni, "segnali ormai svariati mostrano che troppi fattori dello scenario non rientrano nel pallottoliere di Bush: orgogli identitari che non si lasciano conquistare dall'equivalente generale, opinioni pubbliche che si formano su fonti pių plurali dei canali di Fox News, movimenti d'opposizione che incrinano la sicurezza del vicerč britannico. |
![]() |
Il mondo globale riserva pių
sorprese di quante un suo improvvisato sovrano possa contemplare.
Bush il giovane s'č messo nel vicolo cieco di una guerra che non
si puo' fare, e che ormai non puo' non fare. Non si tratta pių
una crociata contro Saddam pero', ma contro l'orologio della
storia. Che prima o poi, si sa, presenta il suo conto salato".