Comunque vada, viva la Francia!

Chirac si e' imposto, comunque vadano le cose, come un leader di indiscussa autorita' morale in cui puo' riconoscersi l'Europa del futuro, quella che sara' capace di sganciarsi dalle giunte anglosassoni dell'imperialismo, del fanatismo e del profitto senz'anima

 

 

 

La Francia ha adottato una postura di indiscussa superiorita' di fronte al torrente di invettive anglo-sassoni che gli stanno piovendo addosso. Il suo tono dimesso riflette il prestigio morale di Chirac che, sempre piu', appare come una roccia di sanita' mentale di fronte alla follia che ha investito gli alleati di ferro USA e, soprattutto, di fronte ad un Tony Blair che sta facendo precipitare il suo paese nel caos dopo aver seguito ciecamente la pazzia fondamentalista della giunta USA."Tony Blair dovrebbe biasimare solo se' stesso", annunciava ieri Le Figaro. Nell'articolo "Il fallimento iracheno di Blair", si leggeva: "Nel suo entusiasmo per la battaglia tra il bene ed il male, ha dimenticato che il ponte tra Europa ed America non puo' essere a senso unico".
L'idea di Blair di un ultimatum in sei punti per Baghdad e' stato ampiamente ridicolizzato come un disperato tentativo da parte di un uomo chiuso nell'angolo e senza possibilita' di uscirne "politicamente vivo". "La Gran Bretagna sta disperatamente tentando di trovare una strada di fuga e gli americani rifiutano di concedergliela", ha detto un diplomatico francese. Uno degli ultimatum - che Saddam Hussein confessasse di fronte alla TV irachena di nascondere armi di distruzione di massa - ha suscitato ilarita' al Ministero degli esteri, ma, con galanteria, Chirac ha affermato di "voler evitare polemiche" ed ha ordinato al suo team di non infierire sulla disperazione britannica.Visto da Parigi, il dilemma britannico e' un'attrazione di secondo piano, quasi demoniaca. Il vero scontro e' tra due visioni del mondo completamente diverse: quella americana e quella francese. Da un lato vi e' il "Cavaliere bianco della pace" (Chirac) con il suo fidato chevalier, l'inflessibile Dominique de Villepin, il ministro degli esteri. Dall'altro lato vi e' il cowboy fondamentalista (Bush) guidato dal dottor Stranamore, Donald Rumsfeld e dai likudniks imbizzarriti dell'epoca Reagan.
Blair, e persino Bush, si sono resi conto di essere in trappola. E la loro disperazione cresce di pari passo alla solitudine di cui si sentono circondati, dopo l'effimera illusione di una "guerra civilizzatrice" in cui tutti si sarebbero riconosciuti e lanciati a capofitto. In particolare, l'uso degli epiteti diffamatori contro Chirac e la Francia non sono altro che espressione di un'intensa consapevolezza di sconfitta morale, comunque vadano le cose.
E' Chirac che emerge, oggi, come autorita' morale sul palcoscenico del mondo. Il suo desiderio per una soluzione pacifica alle controversie internazionali lo pone di una spanna al di sopra dei guerrafondai anglo-sassoni. E' Chirac che oggi rappresenta e riflette i sentimenti globali di ripudio della guerra, di questa guerra. E deve essere molto frustrante, per Blair, il pensiero che egli rifletta anche i sentimenti della maggioranza dei membri del suo stesso partito laburista.
Certo, resta ancora la formidabile macchina della propaganda che diverra' sempre piu' formidabile quanti piu' lutti e distruzioni saranno inflitti all'Iraq. Bisogna preparare il pubblico (britannico, soprattutto: il piu' recalcitrante alla guerra tra i popoli guidati dai guerrafondai anglosassoni) al massacro imminente, a cio' che la legge internazionale, con o senza avallo dell'ONU, considera un crimine: e cioe' l'aggressione ad uno stato sovrano e l'assassinio del suo popolo.Guardate attentamente le immagini che appaiono in questa pagina: sono, o meglio erano, due bimbe irachene di non ancora dieci anni. La morte, sotto forma di uno "smart missile" USA, le ghermi' mentre erano a letto, chiuse nelle loro camicine da notte, lasciando intatti i loro corpicini. Sono i volti di una nazione piegata, in cui il 45% degli abitanti e' composto da bambini. Quando Blair parla della "necessita' morale" di lanciare centinaia di missili contro questa nazione di bambini, insieme a "cluster bombs", "bunker bombs" e "microwave bombs", equipaggiate con testate all'uranio impoverito - armi di distruzione di massa, senza dubbio - questi volti diventano un eloquente commento sulla "cristiana moralita' " del primo ministro britannico.
E quando i media compiacenti trasmetteranno in tutto il mondo le consuete immagini di iracheni esausti che saluteranno la loro "liberazione", ricordate i volti che mancheranno tra la folla - piu' di un milione di volti cancellati dall'aggressione di ieri e di oggi e da un embargo che, tra le due, ne ha ghermito la parte piu' vulnerabile.

"Ma", come sottolineava un intelligente editoriale di Ida Dominijanni, "segnali ormai svariati mostrano che troppi fattori dello scenario non rientrano nel pallottoliere di Bush: orgogli identitari che non si lasciano conquistare dall'equivalente generale, opinioni pubbliche che si formano su fonti pių plurali dei canali di Fox News, movimenti d'opposizione che incrinano la sicurezza del vicerč britannico.

Il mondo globale riserva pių sorprese di quante un suo improvvisato sovrano possa contemplare. Bush il giovane s'č messo nel vicolo cieco di una guerra che non si puo' fare, e che ormai non puo' non fare. Non si tratta pių una crociata contro Saddam pero', ma contro l'orologio della storia. Che prima o poi, si sa, presenta il suo conto salato".

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