15  Aprile  2006

HRW: Rumsfeld implicato direttamente nelle torture a Guantanamo

Un rapporto di Human Rights Watch accusa il ministro della difesa Usa Rumsfeld di essere implicato in modo diretto e in prima persona in un episodio di abuso e torture ai danni di un prigioniero di Guantanamo Bay.

Per la prima volta, quindi, il capo della difesa americano viene accusato non solo per le sua responsabilità politica come vertice della catena di comando Usa, ma anche in termini personali mentre negli Usa infuriano le polemiche sul suo ruolo e alcuni ex generali chiedono senza mezzi termini che si dimetta.
 
Il caso è quello di un detenuto saudita del lager Usa in territorio cubano, Mohamed al Qahatani che sarebbe stato interrogato e sottoposto ad abusi tra la fine del 2002 e il 2003. A questi durissimi interrogatori - rivela un rapporto interno dell'esercito Usa ottenuto dalla rivista online Salon – il ministro della difesa avrebbe partecipato personalmente. Non con la presenza fisica ma restando in costante contatto telefonico con i militari incaricati di 'torchiare' Qahatani.
 
Gli interrogatori prevedevano il ricorso ad alcune tecniche che possono essere equiparate alla tortura e che lo stesso l'esercito Usa ha definito "abusive e degradanti". L'uomo venne privato del sonno, costretto a mantenere posizioni fisiche faticose e dolorose per diversi periodi di tempo, costretto a rispondere alle domande nudo davanti a militari donne, ecc. ecc.
 
La rivelazione sul ruolo di Rumslfeld negli interrogatori di Guantanamo Bay giungono nel momento peggiore per il ministro della difesa. Sulla prima pagina del New York Times, ieri, c'erano sei fotografie che pesano come sei macigni. Sono i volti di sei ex generali del Pentagono che chiedono senza tanti giri di parole le dimissioni del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld.

Sono ormai cosi' tante le voci di dissenso nei confronti del capo del Pentagono che uno dei generali ammutinati, John Batiste, si e' affrettato a precisare che non e' in atto una campagna coordinata per silurarlo. La pioggia di richieste di dimissioni, assicura, "e' una assoluta coincidenza".
 
I sei generali anti Rumsfeld sono Paul Eaton, Anthony Zinni, Gregory Newbold, John Riggs, Charles Swannack e Batiste. Swannack, l'ultimo a unirsi al coro, ha guidato nel 2004 l'82esima divisione aviotrasportata dell'esercito in Iraq. Le critiche sono tutte centrate sulla gestione della sempre più impopolare missione irachena.

 

Sempre e solo propaganda (11 aprile)

La propaganda militare americana ha esagerato la minaccia rappresentata dal  giordano Abu Musab al Zarqawi, presunto capo di Al Qaida in Iraq. Lo ha scritto oggi il Washington Post, citando documenti interni militari e funzionari a conoscenza del programma di propaganda.
 
Secondo alcune fonti dell'intelligence militare, tale programma ha accresciuto il ruolo di Zarqawi aiutando così gli sforzi dell'amministrazione del presidente George W. Bush di legare la guerra in Iraq alla lotta contro Al Qaida.

La campagna è stata condotta con vari strumenti, quali volantinaggi, trasmissioni radio e tv, pubblicazioni su internet, e almeno una "informazione selettiva" passata a un giornalista americano.

Il programma di propaganda, iniziato due anni fa, e' in prevalenza indirizzato agli iracheni, ma sembra che sia penetrato anche negli organi di informazione americani. Una presentazione con diapositive sulle 'Comunicazioni Strategiche' Usa in Iraq, preparata per il generale George W.Casey Jr., il comandante in capo delle forze americane in Iraq, indica "l'audience interna" come uno dei sei principali obiettivi del 'fronte' americano della guerra.

Nella stesa presentazione viene citata a mo' di esempio un"'informazione selettiva" riguardo a Zarqawi passata a Dexter Filkins del New York Times, che ne ricavò un articolo finito in prima pagina il 9 febbraio 2004.

Ma "Non c'e' stato nessun tentativo di manipolare la stampa", ha assicurato venerdi' scorso il generale Mark Kimmitt, che era capo dei portavoce militari quando nel 2004 inizio' la campagna di propaganda.

 


Democrazia e diritti umani

Un italiano originario del Marocco, Britel Abu Al Kassem sarebbe stato "detenuto segretamente e torturato" nel carcere di Temara, gestito dai servizi segreti marocchini, "dal 25 maggio 2002 all'11 febbraio 2003", quando è stato rilasciato "senza nessuna accusa".

La notizia è pubblicata oggi dal Corriere della Sera, che rivela che nel maggio 2003 l’uomo è stato arrestato una seconda volta e poi condannato a 9 anni per associazione terroristica ed "è tuttora in prigione".

Il caso di Britel è denunciato dalla Fidh, la Federazione internazionale dei diritti dell'uomo, un'associazione di magistrati della Cassazione francese, ministri e avvocati maghrebini.

Al Kassem, emigrato giovanissimo in Italia, dal 1989 si era sistemato a Bergamo dove ha spostato una ragazza italiana e nel 1999 ha ottenuto piena e regolare cittadinanza.
 
Finora erano due i casi di "sparizione" che hanno coinvolto l'Italia: quello di Abu Omar, predicatore egiziano rapito dalla Cia a Milano e detenuto al Cairo; e Maher Arar, catturato negli Usa per un errore di persona e liberato dopo un anno di atroci torture in Siria.

 

 

 

 

 

 

 

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LE IMMAGINI

SHOCK AND AWE
La guerra uccide i corpi, l'occupazione uccide le anime. No alla logica del colonialismo.

ANIMAZIONE

Le riforme volute dagli USA per "modernizzare" il mondo islamico: animazione al-Jazeera

Almeno centocinquanta militanti pacifisti - Disobbedienti, Giovani comunisti, Cobas, lavoratori Rdb - hanno bloccato le vie di accesso alla fabbrica Simmel Difesa di Colleferro, dove si producono le Cluster-bomb, le micidiali bombe a frammentazione. I manifestanti espongono le foto scattate a Falluja dalla giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, in cui sono evidenziati gli effetti delle bombe sui bambini. Nella fabbrica, secondo quanto riferiscono i manifestanti, si producono due tipi di bombe: un razzo Medusa da 81 millimetri con sub munizionamento anti uomo e un proiettile di artiglieria da 155 millimetri con 63 sub munizioni antiuomo e anticarro. L'iniziativa rientra nella mobilitazione fissata per sabato 19 marzo secondo anniversario dell'inizio della guerra in Iraq. Un gruppo di parlamentari della sinistra ha gia' chiesto una modifica della legga che mette al bando le mine antiuomo inserendo nel divieto anche le Cluster-bomb.

Anatomia di un'atrocità

Cautela! L'animazione contiene immagini che possono disturbare.