L'Asse del Tradimento
Le spie israeliane al Pentagono
di Justin Raimondo
Antiwar.com
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L'agonia di morte dei neo-conservatori si sta
dimostrando un procedimento lungo e abbastanza spiacevole, doloroso non solo per
essi ma per l'intero paese - che conoscerà con crescente delusione e rabbia chi
ci ha fatti precipitare in guerra mediante un mucchio di bugie, e come.
E' cominciato tutto lo scorso venerdì, quando Lesley Stahl della CBS News
riportò che l'FBI aveva "prove solide" che una spia, mimetizzata tra
la leadership civile del Pentagono ai massimi livelli, aveva passato ad Israele
documenti classificati, incluso l'abbozzo di una direttiva presidenziale sulla
linea politica USA nei confronti dell'Iran. Una simile inchiesta sarebbe stata
politicamente esplosiva in ogni caso, ma aggiungetevi la notizia che
Franklin aveva passato i documenti a Tel Aviv tramite l'AIPAC, la Commissione
Israelo-Americana di Affari Pubblici, una delle più potenti lobby di
Washington, ed il risultato sarà dinamite politica.
In poche ore, la storia e' montata: dal focalizzarsi su un singolo individuo, Lawrence Franklin, descritto come un "impiegato di medio livello", fino all'includere un intero covo di spie installate ai massimi livelli del Pentagono, centrato attorno all'ufficio di Douglas Feith, Direttore della Politica:
"Le ricerche sul trasferimento di
materiale altamente classificato da parte di civili del Pentagono sono più
estese di quanto riportato in precedenza, e vanno ben al di là delle
supposizioni che un singolo individuo di medio livello abbia consegnato ad
Israele documenti segreti sull'Iran, hanno dichiarato sabato tre fonti interne
all'investigazione.
Le ricerche, che vanno avanti da circa tre anni, si sono focalizzate anche su
altri civili dell'Ufficio del Ministro della Difesa, hanno specificato le fonti,
che parlano in condizione di anonimità ma che hanno conoscenze di prima mano
dei fatti.
Inoltre, ha dichiarato una fonte, gli investigatori dell'FBI nelle ultime
settimane hanno condotto numerose interviste per stabilire se i dirigenti del
Pentagono abbiano passato documenti USA altamente classificati al gruppo leader
di esiliati iracheni, il Congresso Nazionale Iracheno (INC), che avrebbe potuto
passarli a sua volta all'Iran. Il leader dell'INC, Ahmad Chalabi, ha negato che
la sua organizzazione possa essere coinvolta in tali misfatti".
Questo rapporto fatto da Warren Strobel continuava con l'asserzione che "la connessione, se vi e', tra le due investigazioni resta incerta". Tuttavia essa non potrebbe essere più chiara per coloro tra noi che hanno seguito i vari scandali che hanno recentemente scosso la burocrazia della sicurezza nazionale - il Chalabi-gate, l'estromissione dell'agente della CIA Valerie Plame, le falsificazioni dell'uranio e del Niger ed ora l'affare Franklin. Tutti questi scandali coinvolgono lo stesso gruppo di personaggi neo-cons: gli abitatori del "negozio della politica" presieduto da Feith, incluso il famigerato Ufficio per i Piani Speciali - altrimenti noto come come la Fabbrica delle Menzogne - che ha prodotto un costante rifornimento di incredibili falsità per giustificare la corsa alla guerra. L'ex analista della CIA Larry Johnson, commentando alla MSNBC, ha dichiarato che le sue fonti hanno rivelato che l'affare Franklin era connesso all'investigazione falsificata sull'uranio nigeriano. Come ho scritto un paio di mesi fa:
"L'altro giorno agenti dell'FBI hanno fatto visita al Pentagono ed hanno sottoposto al test della macchina della verità molti leaders neo-cons. Volevano sapere in che modo il protetto dei neo-cons (e spia iraniana) Ahmad Chalabi aveva messo le sue piccole mani calde su segreti USA altamente importanti. Ciò che invece voglio sapere io e': quante differenti squadre investigative devono essere messe su? Perché non concentrare tutte queste investigazioni in corso - l'affare Plame, le falsificazioni dell'uranio nigeriano, il Chalabi-gate ed i crimini di guerra ad Abu Ghraib - in un'unica, grande inchiesta? Potremo chiamarla Neocon-gate".
Ecco in cosa si sta trasformando l'affare Franklin: in un neocon-gate. E' questione di tempo. Come ben sanno gli affezionati lettori di questa pagina, e' solo questione di tempo.
Da quasi due anni, sono state poste poche risorse per il rafforzamento della legge nell'investigazione e non per nulla: stanno origliando e sorvegliando la quinta colonna di Israele in America da altrettanto tempo, come hanno rivelato Michael Isikoff e Mark Hosenball in quest'articolo di Newsweek:
"Si trattò solo di un pranzo a
Washington - uno di quelli monitorati dall'FBI. Quasi un anno e mezzo fa, gli
agenti registrarono una conversazione tra un dirigente dell'ambasciata
israeliana ed un lobbista dell'AIPAC come parte di un'inchiesta su un possibile
spionaggio israeliano. All'improvviso, e pressoché inaspettatamente,
secondo la descrizione di un ufficiale dell'intelligence, un altro americano si
unì al pranzo. Gli agenti in un primo momento non sapevano chi fosse l'uomo.
Furono sorpresi nello scoprire che si trattava di Larry Franklin, un impiegato
dell'ufficio "Medio oriente e Asia del sud" del Pentagono.
... Gli agenti della controintelligence dell'FBI iniziarono a pedinarlo, e ad un
certo punto lo videro mentre tentava presumibilmente di passare ad uno degli
elementi sorvegliati alcuni documenti classificati sulla politica USA verso
l'Iran, secondo un funzionario dell'intelligence USA. Ma il suo presunto
complice fu "troppo astuto", disse il funzionario, e rifiutò di
prenderli. Invece chiese a Franklin di illustrargliene brevemente il contenuto -
e presumibilmente Franklin lo fece. Inoltre gli passò informazioni racimolate
da documenti ancora più classificati, disse il funzionario. Se il governo e'
corretto, la motivazione di Franklin sembra essere stata ideologica più che
finanziaria".
Certo, ma di quale ideologia parliamo qui? Hosenball ed Isikoff non lo dicono. Tuttavia, il supporto incondizionato per Israele e' sempre stato il cardine della dottrina della politica estera neo-con, e mai più di oggi. Feith e' stato il coautore, insieme a numerosi altri neo-cons, di "A Clean Break", un documento politico scritto nel 1996 per l'allora premier israeliano Benyamin Netanyahu, e che prefissava l'eliminazione di Saddam Hussein come obiettivo primario: Baghdad era definita come l'anticamera di Damasco, la strada maestra verso Teheran.
L'utilità strategica dell'invasione dell'Iraq come mezzo per combattere il "terrorismo" di al-Qaida ha sempre sconcertato gli oppositori della guerra, e persino pochi riluttanti sostenitori, per la sua intrinseca improduttività. Osama fu dimenticato: Saddam era la nuova figura demoniaca e l'obiettivo era l'Iraq, non più al-Qaida. L'invasione e la successiva occupazione hanno creato un centro di reclutamento ed addestramento per combattenti che, dal triangolo sunnita, si e' rapidamente esteso fino al sud sciita. Solo due leaders sono stati beneficiati dalla conquista americana, e tra essi non figura George Bush. L'analista della CIA Michael Scheuer rende bene l'idea nel paragrafo d'apertura del suo recente libro, Imperial Hubris:
"La politica e le forze USA stanno completando la radicalizzazione del mondo islamico, qualcosa che Osama bin Laden cerca di fare, senza molto successo, fin dai primi anni '90. Credo che sia giusto concludere che gli USA restano l'unico alleato indispensabile per bin Laden".
Se bin Laden e' il principale beneficiario della politica USA in Medio Oriente, Ariel Sharon lo segue a ruota. Il suo governo ha avuto luce verde per fare ciò che voleva nei Territori Occupati, incluso la costruzione di nuovi insediamenti, l'intensificarsi del terrorismo di stato e l'acquiescenza USA verso il "Muro di Apartheid". Gli agenti israeliani sciamano nel Kurdistan, fomentano rivolte e minacciano l'Iran. Il vecchio sogno sionista di estendere l'egemonia israeliana dal Nilo all'Eufrate sembra prossimo alla realizzazione.
L'ex analista del Pentagono Karen Kwiatkowski, che ha esperienza di prima mano di Franklin e dei suoi colleghi neo-cons all'Ufficio per i Piani Speciali (UPS), ha descritto contatti diretti con dirigenti israeliani al top. Jason Vest e Robert Dreyfuss descrivono anch'essi un membro israeliano dell'UPS che lavorava in collaborazione con le sue controparti americane. Una intelligence frutto d'impostura, essenzialmente una covert-operation israeliana - che includeva contraffazioni come le carte dell'uranio nigeriano - usata come "prova" del possesso di armi proibite da parte dell'Iraq, e' riuscita a trascinarci in guerra con l'inganno. Franklin e' solo una rotella di una cabala molto più grande.
Non stiamo trattando solo con un individuo
ultra-zelante talmente confuso da non capire che non avrebbe dovuto passare
informazioni sensibili ad un buon "alleato" come Israele. Questa e' la
linea scelta dai difensori di Franklin, che si stanno mobilitando per il loro
nuovo eroe.
I difensori di Franklin si stanno movendo rapidamente per minimizzare
la sua importanza: si tratta di un "impiegato medio",
presumibilmente non nella posizione di avere un impatto sulla politica americana
in Medio Oriente. Altri, tuttavia, sottolineano il suo status di favorito dei
suoi superiori, Feith e Paul Wolfowitz - entrambi i quali sono individui di
sicuro interesse per l'investigazione dell'FBI. Cosa sapevano questi ultimi
delle attività clandestine del loro protetto? In ogni caso, un funzionario
citato da Newsweek ha descritto l'inchiesta Franklin come "il più
significativo caso di spionaggio israeliano a Washington dai tempi di Jonathan
Pollard".
Il raid al quartier generale di Chalbi in Iraq e' stato il primo passo nella guerra contro i neocons. Il prossimo arresto di Franklin, e probabilmente di alcuni suoi colleghi, di cui si rumoreggia questa settimana, porterà la guerra in casa.
La reazione di Israele e della sua cricca negli
USA e' stata unanimemente e casualmente comica: Chi,
noi? Spiare l'America? Mai accaduto, almeno dai tempi di Pollard.
Tuttavia, la realtà degli agenti segreti israeliani in America, lungi
dall'essere un semplice soggetto per tascabili economici del brivido, non nasce
con l'affare Franklin. Dai tempi di Pollard? Lo si dica a Carl Cameron, di Fox
News, la cui serie
TV in quattro parti su alcuni obiettivi sorvegliati
negli USA dagli israeliani, incluso Mohammed Atta ed i presunti dirottatori
dell'11 settembre, citava anonimi funzionari governativi. Nella prima parte,
trasmessa il 17 dicembre 2001, Cameron
asseriva:
"Non vi sono indicazioni che gli israeliani siano coinvolti negli attacchi dell'11 settembre, ma gli investigatori sospettano che gli israeliani possano aver saputo degli attacchi prima che essi avvenissero e non ne abbiano fatto parola. Un investigatore di alto livello ha detto che ci sono - cito testualmente - "relazioni". Ma, alla richiesta di spiegazioni, si e' rifiutato decisamente, asserendo - cito - che le prove che collegano gli israeliani all'11 settembre sono classificate. Non posso raccontarvi di tali prove perché si tratta di documenti classificati".
In quel periodo, il rapporto di Cameron - ed i miei articoli sull'argomento - furono scherniti come "teorie cospirazioniste" ed ampiamente ignorate. Quando le fonti di Cameron fecero trapelare un rapporto sull'esistenza dell'operazione di "studenti d'arte" israeliani negli USA, che era una chiara operazione di spionaggio, una portavoce del Ministero della Giustizia definì la tesi - secondo cui gli israeliani avevano lanciato una massiccia covert-operation sul suolo USA - una "leggenda metropolitana", e la cricca degli "Israele prima di tutto" guidò le lamentazioni. Il rispettato settimanale tedesco Die Zeit riportò che agenti israeliani vivevano "porta a porta con Mohammed Atta", ma anche questo fu ignorato.
Ora che abbiamo scoperto una cabala
filo-israeliana impegnata in un'operazione di spionaggio ad altissimo livello
entro il governo americano, tutto ciò sembra ancora così improbabile? L'intera
storia e' raccontata nel mio breve libro,
L'Enigma del Terrore: L'11 settembre e la connessione israeliana,
che, con preveggenza, si conclude come segue:
"Questo sconvolgente scandalo sottolinea perché la visione
manichea promossa da George Bush nella sua "guerra al terrorismo" sia
fondamentalmente falsa. "O siete con noi, ha tuonato, o siete contro di
noi". Cosa dire allora degli israeliani? Quando pedinavano Mohammed Atta
erano con noi - o contro di noi?".
La guerra segreta di Israele contro l'America - di cui potete leggere qualcosa solo qui, in questo spazio, fino ad ora - e' uscita allo scoperto, e' esplosa nei titoli di giornale. La ragione e' perché sembra che gli americani, o almeno alcuni di essi, stiano cominciando a controbattere.
L'affare Franklin viene già paragonato al caso della spia Pollard, ma una analogia storica più appropriata e' il caso di Alger Hiss. Come Franklin, Hiss era un funzionario governativo USA al top che non si vendette per denaro, ma perché credeva ciecamente nella causa. Hiss si considerava - e veniva considerato da molti supporters americani - non un traditore ma un idealista, l'avvocato di un'ideologia che, alla fine, avrebbe creato un'America migliore - un'America sovietizzata. Franklin ed i suoi compagni neocons sono ugualmente devoti alla loro visione di un'America neoconizzata.
A questo punto mancano alcune informazioni
essenziali, come ad esempio le identità dei "due
o tre" impiegati dell'AIPAC coinvolti. Fino a che punto
l'organizzazione sapeva di queste attività illegali? Cos'altro i federali hanno
scoperto sull'AIPAC - dopo un'investigazione a tutto campo durata per oltre due
anni e che ha fatto uso anche di sorveglianza elettronica?
Non conosciamo la risposta a queste domande. Ma so che se si fosse trattato di
un gruppo arabo o islamico, i loro uffici sarebbero stati chiusi, i loro assetti
confiscati ed i loro quartier generali setacciati. Potrà mai accadere all'AIPAC
una parvenza di ciò?
Naturalmente no. E perché no? A Israele e' forse concesso di metter su alla luce del sole, ed impunemente, un covo di spie a Washington? E' un oltraggio, ed e' l'ora che lo si dica. Invece, i politici che hanno preso denari a piene mani dell'AIPAC hanno molte spiegazioni da dare, specie se non restituiscono la grana. Mentre le spie israeliane a Washington rubano i nostri segreti e ci riempiono di menzogne, i nostri politici sgomitano per mettere le mani sui contributi elettorali offerti dall'AIPAC - ottenuti in contanti mentre i loro padroni si "accontentano" di documenti classificati.
Quando il popolo americano scoprirà cosa sta accadendo, Dio aiuti i neocons, poiché ne avranno davvero bisogno. L'arresto ed il processo alla quinta colonna di Israele al Pentagono scateneranno molta rabbia, perché farà comprendere agli americani la natura e gli scopi del tradimento che li ha fatti entrare in guerra contro l'Iraq. La stessa parola "neocon" diverrà sinonimo d tradimento, come Quisling. Inoltre, la complessità della guerra in cui ci troviamo impelagati, allorché si diraderà il fumo che circonda il World Trade Center ed il Pentagono, ci apparirà in tutta la sua chiarezza.
La linea del partito, che viene fuori dalla Centrale Neocon, e' che Israele ha diritto a conoscere il materiale classificato, dal momento che siamo amici così intimi: gli amici non dovrebbero avere segreti, no? Si tratta solo di una questione di lotta tra fazioni all'interno dell'amministrazione, tra i neocons e la "vecchia guardia" dei realisti repubblicani al Dipartimento di Stato.
Ciò potrebbe essere vero, ma potrebbe altrettanto essere vero che una delle fazioni abbia commesso atti illegali - spionaggio - per conto di una nazione straniera. La "confusione nell'AIPAC", come - con aria di sufficienza - il Jerusalem Post si riferisce alla questione, e' di certo il risultato di una lotta intestina all'interno dell'amministrazione Bush, ma ciò non inficia che una delle parti possa essersi macchiata di tradimento.
In ogni caso, munitevi di patatine e ketchup, stappate una bibita - anzi, dello champagne - mettetevi comodi e preparatevi ad assistere al processo politico del nuovo millennio, che si preannuncia uno spettacolo divertente ed istruttivo.
POSTSCRIPT
Il New York Times riporta che la storia di CBS News può aver fatto deragliare gli sforzi per seguire le tracce dell'inchiesta che da Franklin portano "indietro, agli israeliani". Il risultato e' che "diverse aree dell'investigazione restano oscure".
Questo e' ciò che sperano gli israeliani ed i loro apologeti in questo paese: i traditori possono operare solo nelle tenebre della notte, e più e' buio, meglio e'.
Vi e' stato un grande sospetto, a cui e' stato dato voce da Pat Buchanan l'altra sera sull'MSNBC, e da Laura Rozen sul suo eccellente blog, warandpeace.com, che si tratti di un caso di "bruciatura controllata", come l'ha definito, con ragione, Laura. Venerdì notte e' stata la notte di notizie più lenta della settimana, ed a ciò si aggiunga la copertura data alla faccenda alla Convention repubblicana: siamo in presenza della classica tattica dell'insabbiamento. Si aggiunga inoltre la consueta postura vittimistica, le accuse di "anti-semitismo" e la strategia della cricca neocon appare in tutta la sua chiarezza: negare tutto e passare all'offensiva. Funzionerà? Ne dubito, ma staremo a vedere. Israele ha la quinta colonna nel governo USA, e specialmente nel Dipartimento di Giustizia, ma la resistenza patriottica sta crescendo, sia all'interno dell'amministrazione che nell'opinione pubblica americana. L'asse del tradimento sta lottando per la sopravvivenza, ma le tattiche consuete - paura, diffamazione e insabbiamento - potrebbero non bastare più.
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traduzione
a cura di www.arabcomint.com
http://www.antiwar.com/justin/?articleid=3469