I bambini di Baghdad

Charlotte Aldebron, il 15 febbraio scorso, ha letto questa lettera nella Chiesa di St. Mary, contea di Aroostook, durante le manifestazioni per la pace

 

 

Quando la gente pensa alle bombe sull'Iraq, nella mente pensa all'immagine di Saddam Hussein in uniforme militare o a soldati con baffi scuri e fucile in spalla, o al mosaico di George Bush senior sul pavimento d'ingresso dell'Hotel al-Rashid con la scritta "criminale". Ma indovinate una cosa? Piu' della meta' della popolazione irachena (24 milioni di persone) sono bambini al di sotto dei 15 anni d'eta'. Cioe' bambini come me. Io ho quasi 13 anni, qualcuno e' un po' piu' grande, qualche altro piu' piccolo, alcuni sono ragazzi ed altri ragazze, alcuni hanno i capelli neri, altri no. Ma sono tutti bambini come me. Guardatemi bene: perche' e' a me che dovreste pensare quando vi vengono in mente le bombe sull'Iraq. Io sono cio' che vi apprestate a distruggere.

Se sono fortunato, saro' ucciso all'istante, come i trecento bambini assassinati dalle vostre bombe "intelligenti" in un rifugio di Baghdad il 16 febbraio 1991. L'esplosione causo' un incendio cosi' intenso che le impronte di quei bambini e delle loro madri sono ancora visibili sulle pareti del rifugio; potete ancora scrostare dalle pietre strisce di pelle annerita - souvenirs della vostra vittoria.

Ma probabilmente non saro' fortunato e moriro' lentamente, come il 14enne Ali Faisal, che proprio adesso e' nel padiglione della morte dell'ospedale pediatrico di Baghdad. Ha un linfoma maligno causato dall'uranio impoverito dei vostri missili della Guerra del Golfo. O forse moriro' dolorosamente e senza motivo come Mustafa, di 18 mesi, i cui organi vitali vengono divorati da parassiti. So che e' difficile da credere, ma Mustafa potrebbe guarire pienamente con una medicina del costo di appena 25$, che in Iraq non c'e' a causa delle vostre sanzioni.

O forse non moriro' affatto, ma vivro' portandomi dentro danni psicologici che voi non vedrete, come Salman Mohammad, che non riesce a dimenticare il terrore provato con le sue sorelline quando Baghdad fu bombardata nel 1991. Il papa' di Salman faceva dormire l'intera famiglia in una sola stanza sicche' sarebbero vissuti insieme, o morti insieme. Ha ancora gli incubi delle sirene anti-aerei.

Oppure diventero' un orfano come Ali, che aveva tre anni quando gli uccideste suo padre. Ali raschio' lo sporco sulla tomba di suo padre per tre anni ancora, gridandogli: "Ora e' finita, papa', puoi uscire: gli uomini che ti hanno chiuso qui dentro sono andati via".
Ti sbagli, Ali. Sembra che quegli uomini stiano tornando.

O forse, semplicemente, faro' come Luay Majed, il quale dopo la guerra non pote' piu' andare a scuola e ne fu quasi contento, perche' cosi poteva fare cio' che voleva, ma oggi, senza istruzione, cerca di sopravvivere vendendo giornali all'angolo della strada.

Immaginate che questi siano i vostri figli - o i vostri nipoti. Immaginate vostro figlio che urli in agonia con un arto maciullato e che non possiate fare nulla per alleviare la sua sofferenza o per confortarlo. Immaginate vostra figlia che si lamenti sotto le macerie di una costruzione distrutta e che non riusciate a raggiungerla. Immaginate i vostri bambini vaganti per le strade, soli ed affamati, dopo avervi visti morire sotto i loro occhi.

Questo non e' un film di avventure ne' un videogioco. Questa e' la realta' dei bambini dell'Iraq. Recentemente, un gruppo di ricercatori internazionali e' volato a Baghdad per capire come la guerra stia influenzando la vita dei piu' piccoli. La meta' dei bambini intervistati affermava di non aver nessun interesse per la vita. Anche i piu' piccoli conoscevano la guerra ed erano spaventati. Un bimbo di cinque anni, Assem, la descriveva come "pistole e bombe, poi l'aria diventava bollente e gelata e ci bruciava tantissimo". Aesar, di 10 anni, aveva un messaggio per il presidente Bush: voleva fargli sapere che "molti bambini iracheni moriranno. Tu lo vedrai in TV e te ne pentirai ".

Guardatemi bene: perche' e' a me che dovreste pensare quando vi vengono in mente le bombe sull'Iraq. Io sono cio' che vi apprestate a distruggere.

Alle scuole elementari mi fu insegnato a risolvere i problemi che avevo con gli altri bambini non picchiando o prendendo in giro, ma discutendo ed usando i messaggi "Io". L'idea di un messaggio "IO" consisteva nel far comprendere all'altra persona quanto male potessero causare le sue azioni, sicche' quella persona potesse simpatizzare con la vittima e la smettesse. Ora voglio darvi un messaggio "IO", anzi un messaggio "NOI". "Noi", come tutti i bambini dell'Iraq che aspettano indifesi che qualcosa di terribile accada. "Noi", come tutti i bambini del mondo che saranno sempre i primi a soffrire le conseguenze di azioni sconsiderate. "Noi", come coloro le cui voci sono troppo piccole e troppo lontane per poter essere udite:

 

 

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