Benvenuti nella giungla
Proprio mentre i due inviati di Powell
si trovano in Medioriente per condurre trattative separate con palestinesi ed
israeliani, la situazione sul terreno si fa sempre piu' esplosiva. La missione
di Zinni e di Burns e' divenuta pressocche' impossibile. Gli inviati
statunitensi trovano sempre piu' ostacoli alla realizzazione di un cessate il
fuoco, e questo a causa della escalation di violenza ed arroganza del governo
israeliano, che provoca la popolazione e infiamma le passioni.
Sara' difficile far partire in qualche modo il "processo di pace", per
molte ragioni, prima delle quali le "barriere" poste da Sharon con
l'intento di prolungare i colloqui e mantenere viva la spirale di violenza.
Sharon, gia' prima degli attentati palestinesi di qualche giorno fa, aveva
espresso la sua intenzione di continuare gli assassinii extragiudiziari di
leaders ed attivisti palestinesi, e non aveva mancato di ribadire che
Gerusalemme restava "la capitale unica, eterna, indivisibile di
Israele" ancora prima che gli inviati americani mettessero piede in
Israele, giusto per ribadire il tono che avrebbero avuto i negoziati.
Inoltre aveva nominato come capo della delegazione israeliana per le eventuali
trattative Meir Dagan, un ex-generale, con una mente militare e non certo adatto
a condurre negoziati politici seri. Sharon non e' interessato ad una soluzione
politica del problema, e la nomina di Dagan riflette le sue intenzioni.
Dal momento in cui la prospettiva USA sul Medioriente e' stata espressa dal
segretario di stato Colin Powell lunedi 19 novembre, le forze di occupazione
israeliane hanno intensificato l'assedio contro i palestinesi. Esso si e'
concretizzato con la demolizione di 11 case a Rafah e con l'inizio della
costruzione di nuove unita' abitative nell'insediamento colonico di Hebron.
Pochi giorni fa, 5 bambini palestinesi dai 6 ai 14 anni sono saltati in aria a
causa di una mina israeliana posizionata all'ingresso della loro scuola ed il
giorno seguente questo orrendo delitto altri 8 palestinesi sono stati
assassinati. Tre leaders politici palestinesi sono stati giustiziati da un
missile mentre erano a bordo di un'automobile. In territorio palestinese vengono
confiscate terre e case ed offerte ai coloni ebraici in piena violazione di
tutte le convenzioni internazionali.
Un cessate il fuoco sembrava possibile alla luce del discorso di Powell dello
scorso 19 novembre. I palestinesi si trovano nella stagione piovosa e nel mese
di Ramadan, un periodo che impone speranza e pazienza. La popolazione
palestinese conosce bene la politica di Sharon tesa ad infiammare la violenza
anche al tavolo della pace, nondimeno sembra appena cominciata una nuova,
esplosiva fiammata di violenza.
La fantastica richiesta di Sharon di "sette giorni di calma assoluta"
con Israele libero di triturare come vuole il popolo palestinese e' impossibile
da ottenere, e lui lo sa perfettamente.
RETICENZA AMERICANA - INTRANSIGENZA ISRAELIANA
Gli USA hanno cominciato da poco a
sentirsi in qualche modo coinvolti da cio' che accade in Medioriente. Il loro
appoggio verso Israele e' sempre stato, e continua ad essere, privilegiato,
incondizionato, assoluto. Nondimeno, quando la situazine sul terreno e'
cominciata a divenire esplosiva, quando la maggior parte dei leaders arabi ha
messo in guardia Washington sui pericoli che la situazione palestinese causava
alla stabilita' dei loro regimi (il malcontento delle popolazioni diveniva
sempre piu' forte via via che cresceva il tributo di sangue pagato dai
palestinesi) e soprattutto in previsione di una santa alleanza contro il
terrorismo che avrebbe dovuto vedere partecipi anche i regimi arabi cosiddetti
moderati.
Se i primi giorni dell'amministrazione Bush sono stati testimoni di una
indifferenza americana nei confronti della polveriera mediorientale, il che
voleva significare una sorta di luce verde per Sharon ed il suo governo di
"falchi" per continuare la politica di distruzione e morte nei
confronti dei palestinesi imprigionati, gradualmente l'interesse si e', per
cosi' dire, "riscaldato": sulla scena si sono avvicendati i vari
Powell, Mitchell, Burns, Satterfield, Tenet. Questa evoluzione si e' resa
necessaria allorche' gli "eccessi" di Israele sono divenuti troppo
flagranti per poter essere ignorati. Nessuno degli impegni presi con i mediatori
e' stato rispettato da Israele, al contrario essi venivano letti da Sharon come
un superficiale esercizio che incoraggiava ulteriori violazioni.
Certo, gli USA hanno provato a censurare alcune indiscrezioni israeliane, quali
l'uso di armamenti americani, missili ed F-16 per bombardare i palestinesi, le
loro case, le loro terre; l'adozione di una politica di assassinii
extragiudiziari per eliminare attivisti e leaders politici palestinesi; le
incursioni militari e le invasioni di citta' e villaggi palestinesi; la continua
crescita degli insediamenti colonici nei Territori occupati; l'opprimente
assedio interno ed esterno delle aree palestinesi; infine, l'elevatissimo numero
di vittime palestinesi, donne, bambini e civili innocenti, uccisi dall'esercito
e dai coloni d'occupazione.
L'impunita' di Israele di fronte alla legge internazionale e' apparsa persino
piu' chiara quando si e' cominciato a pretendere dai palestinesi una
"tregua" senza fermare l'assedio, gli assassinii e tutte le forme di
brutale provocazione adottate da Israele allo scopo di sabotare qualsiasi
cessate il fuoco, facendo leva sulla disperazione del popolo.
Il discorso di Powell del 19 novembre e' stato chiaro in quanto a definizione
delle responsabilita': sottolineando la necessita' di mettere fine
all'occupazione militare nei Territori palestinesi, causa di instabilita',
ingiustizia e violenza, l'amministrazione americana faceva un passo avanti verso
la giusta risoluzione del problema palestinese alla luce delle risoluzioni 242 e
338 delle N.U. - terra in cambio di pace.
Sfortunatamente, pero', Powell aveva smorzato i toni del discorso allorche' si
era trattato di denunciare con fermezza le ingiustizie connesse all'occupazione
israeliana e, ai toni risoluti e perentori indirizzati ai palestinesi, aveva
contrapposto, al solito, la consueta vaghezza e generalizzazione nel rivolgere
critiche ad Israele.
La risposta di Sharon non si e' fatta attendere: in primo luogo, ha cominciato
ad insistere sul mito dei "sette giorni di assoluta calma", una
precondizione assolutamente impossibile da ottenere nel momento in cui Israele
continuava la sua politica letale di provocazioni e distruzioni. In secondo
luogo, adottando la sua tesi assolutistica, ha ribadito l'illegale ed ideologica
visione della Gerusalemme occupata come "capitale eterna ed indivisibile di
Israele". In terzo luogo, ha dato l'avvio a nuove costruzioni coloniche nei
Territori occupati, sabotaggio deliberato non solo della missione americana, ma
anche di qualsiasi possibilita' di pace in futuro. In quarto luogo, l'immorale e
distruttiva politica di "eliminazioni"in puro stile mafioso
(pubblicamente dichiarata "strumento politico"nelle mani di Israele),
tende a provocare il popolo palestinese nella sua totalita', invitandolo alla
vendetta.
IL LUPO PERDE IL
PELO...
Quando l'ex segretario di Stato James Baker visitava la Palestina in
preparazione del processo di pace di Madrid, il governo Shamir imponeva una
chiusura stretta sui Territori e la costruzione di un nuovo insediamento
colonico per ogni nuova visita di Baker, giusto per scoraggiare ogni
possibilita' di trattativa. Ad un certo momento, dunque, i palestinesi chiesero
a Baker di sospendere le visite, nonostante l'ospitalita' sia un sacro dovere,
perche' il prezzo da pagare era troppo alto.
La strategia di Sharon e' simile: fingere di accettare ogni critica da parte di
Powell, e comportarsi, sul campo, in maniera assolutamente opposta.
La sua agenda non e' segreta. L'obiettivo di Sharon e' porre precondizioni
impossibili in modo da evitare ogni negoziato e creare una situazione di intensa
instabilita', ostilita' e violenza da imputare, chiaramente, ai palestinesi. Se
mai dovesse accadere che Israele ubbidisca alle ingiunzioni imposte soprattutto
riguardo allo smantellamento degli insediamenti colonici, la non-santa alleanza
del governo di coalizione di Sharon collasserebbe, con Netanyahu che soffia sul
fianco di Sharon da destra.
Considerata la totale assenza di ogni seria opposizione, in campo israeliano,
alla pericolosa politica del governo Sharon, il primo ministro si sente libero
di incalzare sempre piu'.
Nel frattempo, i palestinesi continuano a pagare un prezzo altissimo ed
intollerabile. Nel braccio di ferro tra USA ed Israele, il test e' tra la
reticenza americana e l'arroganza israeliana. E' garantito che l'amministrazione
americana dovra' guardarsi la schiena mentre Sharon sguinzaglia le sue forze
della linea dura entro l'arena domestica americana, facendo il gioco degli
speciali gruppi d'interesse e delle potenti lobby: l'America dovra' decidere se
la priorita' sono gli interessi nazionali o quelli egoistici dei gruppi
summenzionati.
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