Il boomerang di Israele: i nuovi convertiti

usati per questioni "demografiche"

 

La chiamata di Sharon all'immigrazione di un nuovo milione di ebrei in Israele e' rimasta inascoltata da parte degli yuppies di New York, poco propensi a lasciare il loro stato superorganizzato, la loro citta' culla della new art ed i loro attici per una vita in trincea nella Cisgiordania.
Gli ebrei di Londra, che stanno molto bene dove stanno, ringraziano gentilmente dell'invito, ma preferiscono mandare in Israele le loro banconote, piu' che le loro famiglie.

Frustrato dalla bomba demografica ad orologeria che sta per esplodere nella striscia di terra tra il fiume Giordano ed il Mar Mediterraneo, Sharon deve fare ricorso a rimedi empirici per mantenere sufficiente il livello della popolazione ebraica nella regione.
Nei primi mesi di quest'anno, una delegazione di rabbini ebrei e

' stata inviata a Lima, Peru', per convertire 90 indiani del sud America al giudaismo, a condizione che emigrassero in Israele senza dilazioni. Dopo la conversione dei 90, circa 18 famiglie, questi sono stati immersi ritualmente nel mare e nuovamente sposati in accordanza al rito ebraico. Altri 90 seguiranno tra breve.
Oggi, i nuovi ebrei del Peru', tutti di bassa estrazione socio-economica, sono stati assorbiti nelle colonie illegali della Cisgiordania: soggetti ad una vera e propria indottrinazione sionista, viene loro insegnata la religione e la cultura ebraica.

Uno dei neoconvertiti, che oggi si chiama Ben-Haim, ha rivelato a Neri Livneth del Guardian: "Voglio difendere questo paese e, se e' il caso, uccidero' i palestinesi. Gli ebrei uccidono solo per auto-difesa, mentre loro lo fanno perche' amano uccidere". Certamente questa indottrinazione razzista non ha avuto luogo in Peru'.

Gli ebrei russi, ora che non temono piu' l'anti-semitismo e l'economia sta migliorando, non sentono affatto l'esigenza di emigrare. Parlando all'Unione del Consiglio ebraico dell'ex-Unione Sovietica l'anno scorso, il primo ministro israeliano disse: "Gli ebrei vivono bene in Russia, ma non dovete abituarvici. Emigrate in Israele". Sharon aspetto' invano l'applauso rituale, mentre il pubblico sembrava impietrito.

Nell'ultimo decennio, circa un milione di russi sono emigrati in Israele per ragioni economiche. Nella prima meta' del 2000, i due terzi circa dei nuovi immigranti dall'Unione Sovietica non erano ebrei.
"Peggio," commenta il giornale di destra Jerusalem Post, "gli immigrati di religione ebraica tendono ad essere anziani, mentre i non ebrei sono giovani ed in eta' fertile".
Secondo il ministro degli interni israeliano, nel 2000 solo il 49 per cento dei nuovi immigrati in Israele si identifica come "ebreo", contro il 96 per cento del 1990.

Dopo una visita in Russia con lo scopo di trovare nuovi immigranti ebrei per Israele, il ministro degli "affari della Diaspora" Michael Melchior si e' lamentato: "Non riusciamo a trovare ebrei. Vogliono emigrare brave persone ... che non hanno alcuna connessione con Israele e con il popolo ebreo".
Circa il 20 per cento dei nuovi immigranti insistono nel voler fare "un patto d'alleanza" basato sul Nuovo, piu' che sul vecchio, testamento e, per la prima volta, graffiti di contenuto anti-semita sono stati rinvenuti sulle mura di Ashkelon e Ashdod - citta' in cui i russi predominano.

Insieme agli immigrati economici, dalla Russia sono giunti anche criminali che considerano Israele porto franco e base sicura per il riciclaggio di denaro sporco da inviare in America ed Europa. La liberalita' di Israele in campo finanziario e le regole bancarie vigenti hanno fornito il clima ideale per le operazioni della mafia russa.
Un ufficiale della polizia israeliana ha spiegato ad Ha'aretz: "Molti gangsters provenienti dall'ex-Unione Sovietica - armeni, russi, tartari e kazaki - si sono dati una copertura ebraica per poter espatriare dal loro paese, spesso convertendosi il giorno prima della partenza".

Nel paese vivono oggi 22.000 ebrei etiopi Falasha ed il governo progetta di farne arrivare in Israele un'altra ondata. C'e' da chiedersi come possono sperare in un nuovo arrivo di etiopi, dal momento che questi immigrati, chiamati "ebrei neri" sono soggetti, in Israele, a razzismo e discriminazione. Mentre gli yuppies provenienti da Stati Uniti ed Europa ciondolano nelle aree eleganti di Tel Aviv, gli ebrei Falasha sono stati inviati a vivere in localita' remote, come il deserto del Negev. Isolati e senza prospettive, discriminati e disoccupati, diventano facile preda di droga e crimine. I loro leaders religiosi non sono riconosciuti dall' Autorita' rabbinica ed i loro figli frequentano solo scuole professionali.
Anni di risentimento nascosto e soppresso esplosero nel 1996, quando i Falasha scoprirono che il sangue che essi donavano regolarmente alle banche del sangue israeliane, veniva distrutto.

Ad ogni modo, per quanti nuovi convertiti e nuovi immigrati ebrei Sharon stia progettando di far arrivare in Israele, questa politica non risolvera' il piu' terribile dei suoi incubi: e cioe' che la popolazione palestinese un giorno soverchiera' quella degli ebrei.
Il professor Amon Soffer, dell'universita' di Haifa, in base ai suoi studi demografici, dichiara che per il 2020, la popolazione palestinese superera' quella ebraica di oltre due milioni di unita'.
IL professor Soffer conclude: "Le indicazioni mostrano che ci stiamo avviando verso una catastrofe economica ed ecologica, in base alla quale il progetto ideologico di uno stato di soli ebrei svanira'".
Parole dure per le orecchie di Ariel Sharon, il quale ama citare il detto di Zeev Jabotinsky, il padre fondatore del sionismo: "Il primo obiettivo del sionismo e' la creazione di una maggioranza ebraica nella terra che si chiamera' Israele".

Sharon, dunque, che non riesce a far arrivare nuovi ebrei in Israele, sta accarezzando il sinistro Piano-B - la lenta, dolorosa pulizia etnica dei palestinesi dalla Cisgiordania.
Quest'uomo finge di dare la colpa al "terrorismo palestinese" per il suo rifiuto a tornare al tavolo dei negoziati. Eppure, chiunque puo' rendersi conto che, non appena i gruppi palestinesi della resistenza si accordano per un cessate il fuoco, l'esercito israeliano conduce un'operazione letale contro civili palestinesi o i loro leaders con l'intento chiaro di mandare in frantumi la tregua.

L'attuale politica israeliana di tenere i palestinesi chiusi in prigioni all'aria aperta, impedendo loro di lavorare, studiare, camminare, muoversi, curarsi non e' esattamente una ricetta per la pace.
Un cinico direbbe che la ragione per la quale l'esercito israeliano uccide cosi' tanti bambini e ragazzi palestinesi risiede in quanto detto sopra, e sia una mossa studiata a tavolino. Un cinico si chiederebbe: E' questa una nuova forma di genocidio condotta con il pretesto delle "misure di sicurezza"?

Alcuni esperti affermano che la vera ragione per cui Sharon spinge gli USA ad attaccare l'Iraq e' quella di fornire ad Israele una buona scusa per spingere i palestinesi al di la' del fiume Giordano. Cio' sarebbe possibile col pretesto che, essendo alleati col nemico, con l'Iraq, i palestinesi costituirebbero una vera minaccia alla sicurezza di Israele.

Dal momento che il suo obiettivo e' "il grande Israele", Sharon, invece di smantellare gli insediamenti illegali, li sta popolando di nuovi convertiti cinesi e sudamericani. Invece di parlare di pace, sta aspettando il momento giusto per scacciare i veri figli di quella terra.

A meno che la comunita' internazionale non intervenga, i nuovi residenti della Cisgiordania, allettati da un pugno di dollari e comprati a suon di agevolazioni fiscali, potrebbero diventare il vero pericolo per tutti, in ogni luogo.

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