Le bugie che ci raccontano
Doreen Miller
YellowTimes.org

 

"Siamo in corsa verso l'inevitabile annichilimento ... Vogliamo essere parte di questa corsa verso la fine, o vogliamo essere parte della speranza e della richiesta di giustizia per tutti i popoli della terra ...?
C'e' un vecchio adagio ben compreso e manipolato dai media, dalle agenzie pubblicitarie, dai militari, dai politici e da chiunque sia in una posizione di influenza e di potere. E' stato ripetutamente usato nei millenni per giustificare l'invasione di altri paesi, per iniziare una guerra ed ottenere il controllo su nazioni e gruppi etnici...
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questo potente assioma consiste di quattro semplici parole: "La percezione e' tutto".

La percezione di qualcosa porta la persona a crearsi un sistema di credenze che formano le basi delle sue decisioni comportamentali. Il controllo dell'informazione unito alla consapevolezza che la paura e' la motivazione maggiore ha costituito lo scenario piu' efficace affinche' i leaders assetati di potere pratichino lo stadio ultimo della manipolazione - ottenere che gli altri obbediscano al loro volere.

Coloro che sono nella posizione di potere sanno come tessere fabbricazioni, mezze verita', complete bugie, ripetute fino alla nausea attraverso i media attentamente controllati, allo scopo di creare la realta' minacciosa di cui hanno bisogno per perseguire i loro personali fini, spesso repellenti. I leaders degli Stati Uniti non solo non sono esenti da queste pratiche, ma ne sono maestri.

Patriotticamente, essi sventolano la Costituzione americana di fronte agli occhi ipnotizzati della popolazione, e non perdono occasione per ricordare che i nobili ed altamente morali obblighi all'uguaglianza, auto-determinazione e liberta' sono i fondamenti dello spirito americano, e che la politica estera USA e' interamente ispirata a questi ideali. Al popolo americano viene inculcato, sin dalla piu' tenera eta', che le intenzioni del loro governo e dei loro militari sono giuste, buone ed onorevoli. Dopo tutto, secondo le parole di George Bush, siamo una "nazione generosa, amante della pace e della liberta' ".

Il riferimento costante al nostro carattere sublime, coraggioso, patriottico e compassionevole intende metterci al riparo da una verita' inconfessabile sui lati oscuri e cattivi della syoria e della politica estera della nostra nazione.

Uno sguardo lungo e franco nello specchio ci rivelera' che siamo, di gran lunga, la piu' violenta nazione della terra. Dalla nostra nascita, siamo immersi in una cultura di violenza e la sua glorificazione e' evidente da tutte le sovrastrutture culturali che ci circondano, dalla TV, alle canzoni, ai libri, ai video-games. Abbiamo il piu' alto numero di stupri ed omicidi al mondo, ed incarceriamo la piu' grande percentuale di cittadini. Siamo i maggiori produttori ed esportatori di armi di distruzione di massa ed abbiamo il piu' alto budget di spese militari al mondo, che tocca il 36% delle spese mondiali totali ed il 50% del nostro budget nazionale, secondo il Centro d'Informazione della Difesa.

La nostra storia e' dissacrata dalla lunga lista di partecipazioni - dirette o indirette - a genocidi, guerre, invasioni militari, rovesciamenti di governi democraticamente eletti da parte della CIA, creazione di colpi di stato militari, dittatori assetati di sangue e squadroni della morte addestrati ed armati a spese dei contribuenti americani proprio qui, a Fort Benning, Georgia, all'infame Scuola delle Americhe.

Eppure, l'americano medio sa molto poco di cio' che viene fatto in suo nome. I media compiacenti posseduti dalle stesse corporazioni globali guidate dal profitto che guidano il nostro governo fanno in modo che il pubblico americano sia tenuto all'oscuro sulla natura e la realta' dell'aggressione USA al mondo. Dopo tutto, ne abbiamo bisogno per mantenere la nostra immagine pura e salubre. La percezione e' tutto.

Nel nome della "sicurezza nazionale", gli USA invasero Panama in un'operazione militare definita "Operazione Giusta Causa". Questo imperdonabile, internazionalmente condannato atto di aggressione colpi' e distrusse sistematicamente sobborghi residenziali poveri e densamente abitati. Testimoni oculari riportarono che i militari Usa sparavano a tutto cio' che si muovesse. Ventimila case furono distrutte, e la Commissione per i Diritti Umani di Panama stimo' che oltre 4000 persone furono uccise. Dopo di che, quindici fosse comuni, piene di cadaveri di bambini, donne ed anziani - alcuni giustiziati in stile nazista, con una pallottola dietro la testa - furono scoperte in tutto il paese.

Niente di tutto cio' e' stato adeguatamente portato a conoscenza del pubblico americano. Michael Parenti, scrittore e professore, afferma che durante l'invasione di Panama i media non offrirono alcuna critica, ma "una collaborazione quasi totale con l'amministrazione". Perche'? Perche' la percezione e' tutto, e noi non desideriamo di certo mandare in frantumi la nostra immagine di popolo pacifico ed amante della liberta'. E cosi', le news televisive ci portarono l'immagine di George Bush senior, in piedi di fronte al Congresso, che, mentendo apertamente, definiva "un successo" l'operazione. "Oggi la democrazia e' stata restaurata. Panama e' libera", a cui fece seguito uno scrosciante applauso e l'ovazione del Congresso. La verita' e' che non vi era alcuna democrazia da "restaurare", a Panama, poiche' essa non fu mai una democrazia. Secondo l'Ammiraglio Eugene Carroll, del Centro per l'Informazione della Difesa, "Panama non e' mai stata una democrazia, sin da quando, nel 1903, l'abbiamo creata per i nostri scopi". La sola cosa ad essere restaurata fu il governo egemonico USA sul paese, assicurato da una presenza militare permanente su quel territorio.

John Stockwell, ex-dirigente della CIA ed autore del libro "In Search of Enemies," (In cerca di nemici), stima che gli USA siano responsabili della morte di piu' di 6 milioni di persone in varie operazioni condotte in paesi del Terzo Mondo. I nostri leaders giustificano questi eccidi in nome della "sicurezza nazionale", un concetto inventato dalla CIA nel 1947.

Un'investigazione congressionale condotta nel 1975 dal senatore Church scopri' che, nei 14 anni precedenti, la CIA era stata coinvolta in 900 operazioni maggiori e 3000 minori in tutto il mondo. Moltiplicato per i 50 anni di esistenza della CIA, il risultato ammonta a 3000 operazioni maggiori e 10.000 operazioni coperte condotte in violazione della legge internazionale.

Solo recentemente, Washington ha giurato di proseguire nella sua criminosa pratica, promettendoci una "guerra perpetua al terrorismo". Come la Guerra alla Droga, la Guerra all'AIDS, la Guerra alla Poverta' e la Guerra al Cancro, questa nuova guerra attacchera' i sintomi ignorandone le cause. Dunque, fallira' inevitabilmente e servira' solo a portarci meno pace e sicurezza.

La nostra "guerra" in Afghanistan (se si puo' chiamare cosi' qualcosa che il Congresso non ha definito tale), nonostante i rapporti militari di "successo", non ha, in realta', raggiunto nessuno dei suoi obiettivi. Tutto cio' che gli USA hanno fatto e' stato bombardare un paese indifeso. Analizzando i rapporti dei media, Marc Herold dell'Universita' del New Hampshire ha stimato che circa 4000 civili afghani sono stati uccisi durante il tentativo di catturare "vivo o morto" un solo uomo "cattivo" (ex dipendente del libro paga della CIA). Non abbiamo preso ne' Osama bin Laden ne' il mullah Omar, e non abbiamo neppure smantellato la rete di al-Qaida. Non abbiamo portato stabilita' all'Afghanistan, che continua a dibattersi tra le lotte intestine e le rivalita' dei signori della guerra. A malapena riusciamo a tenere sotto controllo qualche quartiere di Kabul, al di fuori dei quali continuano gli scontri con i militanti afghani.

Ora, sulla scia di questa "storia di successi", i leaders USA stanno progettando di attaccare l'Iraq, solo per eliminare un altro "uomo cattivo", Saddam Hussein, il quale, fino all'invasione del Kuwait era il nostro "fedele alleato" contro l'Iran. Negli ultimi mesi, la guerra di propaganda e' proseguita, negli USA, con un'intensita' crescente. I falchi della guerra di Washington stanno deliberatamente gonfiando a dismisura i pericoli presunti rappresentati dall'Iraq allo scopo instillare il terrore nelle menti dei cittadini americani, e guadagnare, cosi', il supporto popolare all'invasione.

Cio' che il pubblico non sa e' che le infrastrutture irachene sono totalmente distrutte, dopo una guerra devastante, dodici anni di sanzioni economiche genocide e bombardamenti di routine. Secondo l'ex-procuratore generale Ramsey Clark, che ha visitato l'Iraq ogni anno da quando sono state applicate le sanzioni, "la maggior parte degli attacchi aerei sono stati diretti ai civili ed ai servizi civili". Nella lettera ai membri del Consiglio di Sicurezza del 29 luglio 2002, Clark sottolinea il fatto che gli USA hanno distrutto i sistemi idrici iracheni, i sistemi di comunicazione elettrica, aree commerciali e residenziali, trasporti, depositi di cibo e fabbriche, scuole, ospedali, moschee ... in breve, ogni aspetto della societa'.

Una piccola malata di leucemia, a Baghdad

Le sanzioni economiche imposte dagli USA impediscono l'uso del cloro necessario per purificare le acque contaminate e sono, come Clark ha giustamente affermato, "il piu' grande crimine contro l'umanita' " e "un'arma di distruzione di massa", che e' stata "la causa diretta della morte crudele di oltre un milione di persone".
L'Iraq e' un paese che e' stato brutalizzato, terrorizzato, messo in ginocchio dagli USA, e Bush afferma che esso e' un serio pericolo per la nostra sicurezza nazionale!
Secondo questa linea di ragionamento, gli USA avrebbero dovuto attaccare ed invadere l'URSS molto tempo fa, in quanto i suoi missili nucleari intercontinentali erano una vera minaccia alla nostra sicurezza. Poiche' l'URSS aveva la piena capacita' di difendersi, non fu attaccata, mentre l'Iraq, che non puo' difendersi, e' una facile preda. E' cosi' che gli USA si assicurano il loro dominio sul mondo? Prendendo a calci una nazione in ginocchio e uccidendo altre migliaia dei suoi civili innocenti?

Credo che la sola ragione per cui molti americani sono impazienti di entrare in guerra sia che essi non hanno esperienza di cio' che voglia dire una guerra devastante sul proprio suolo. Non abbiamo mai provato le bombe all'uranio di centinaia di tonnellate che ci piovono un testa dall'alto, i carriarmati all'angolo delle nostre strade, pronti a fare fuoco su di noi ed i nostri cari, le citta' ridotte in macerie senza piu' un buco in cui rifugiarci, i corpi insanguinati dei nostri bambini e dei nostri cari che ci muoiono tra le braccia.

Per molti americani, la guerra e' una sorta di astrazione hollywoodiana, qualcosa di estraneo. Il lavoro dei media compiacenti serve proprio a creare quest'immagine distorta della guerra, come di un affare preciso, incruento, high-tech, con i suoi "bombardamenti chirurgici" e la disumanizzazione delle vittime: non figli, figlie, sorelle, padri, mariti, mamme, ma "danni collaterali". Ramsey Clark, coraggiosamente, ha detto il vero quando ha affermato che: "Questo pianeta e' profondamente disturbato, e la causa maggiore di questo disturbo e' il nostro governo".

S.Brian Wilson, un veterano del Vietnam e attivista di pace, fu deliberatamente schiacciato da un treno che trasportava armamenti in sud-America, mentre era steso su un binario in segno di protesta contro cio' che definiva "un'altra mostruosa follia". Credeva che, se gli USA riuscivano a risparmiare la sua vita, forse c'era speranza anche per tutti gli altri.

E, in chiusura, vorrei citare proprio alcune parole di Brian Wilson: "Siamo in corsa verso l'inevitabile annichilimento ... Vogliamo essere parte di questa corsa verso la fine, o vogliamo essere parte della speranza e della richiesta di giustizia per tutti i popoli della terra ...? Come possiamo dire che "noi siamo il popolo", se lo siamo a costo dell'assassinio e dell'oppressione di tanta gente al mondo? ... Guarderemo tutto cio' accadere di nuovo? Torneremo ancora ai nostri affari, pur sapendo che altre 5000 persone sono state uccise nel nostro nome ... gente la cui vita viene minacciata dalle nostre armi e dal nostro danaro solo perche' "dobbiamo proteggere la nostra sicurezza nazionale"?"

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com