CARCERE A VITA O ESILIO: LA SCELTA E' DEI PALESTINESI
di Jeff Halper
Come la guerra di Sharon in Libano, nel 1982, anch'essa minimizzata come semplice "operazione" (Operazione Pace in Galilea), l'operazione "Scudo Difensivo" ha degli obiettivi politici che vanno ben al di la' del suo modesto nome "difensivo". Con la scusa di distruggere le "infrastrutture del terrorismo", Sharon (ed il suo degno compare Benyamin Ben-Eliezer) ritengono di aver realizzato due grossi obiettivi che alterano in maniera fondamentale la situazione politica. A Jenin hanno distrutto la capacita' palestinese di resistere all'occupazione dilagante. Ed a Ramallah hanno distrutto le infrastrutture della societa' civile palestinese, rendendo i palestinesi incapaci di autogovernarsi. Per essere precisi, gli "incidenti terroristici" potranno ancora accadere occasionalmente, ma adesso l'esercito israeliano e' impegnato a risolvere il problema: esso entra impunemente nelle aree palestinesi, senza alcun tipo di opposizione o critica da parte della comunita' internazionale.
Il governo israeliano ritiene di aver sconfitto i palestinesi una volta e per tutte. Quello che resta da fare e' l'operazione di "pulizia" nelle citta' e villaggi della West Bank di cui siamo tutti testimoni e la costruzione di un tipo di governo che assicuri ad Israele il pieno controllo di Gerusalemme e della Cisgiordania (lasciando intatta la rete degli insediamenti colonici). Non e' una coincidenza che l'insistenza americana ed israeliana per le riforme all'interno dell'Autorita' palestinese cominci dai servizi di sicurezza e che Washington abbia scoperto in Mohammed Dahlan* un "leader" con cui trattare. Allo stesso modo puo' essere interpretata la campagna denigratoria nei confronti di Arafat come un tentativo di scavalcare l'attuale leadership palestinese per trattare, con un leader piu' compiacente, la "concessione" di un mini-stato palestinese.
Allo scopo di rendere accettabile tutto cio' alla comunita' internazionale, Israele ed USA devono anche offrire un trucco riguardo alla nozione palestinese di auto-determinazione. Le linee guida del piano di Sharon prendono gia' forma sul terreno. La strategia israeliana che emerge dalle incursioni ha tre componenti principali:
1. "Separazione". Superficialmente, la nozione di "separazione" sembra una innocente misura di sicurezza. Essa prevede la costruzione di una massiccia "zona cuscinetto" che si estende, dalla linea verde, fino a 10-20 km all'interno dei territori palestinesi, dove attualmente Israele sta costruendo una incredibile serie di muri di cemento armato e barricate, canali, barriere di filo spinato ed elettrico, bunkers, torrette di sorveglianza, telecamere, piattaforme e passaggi di sicurezza. La politica della separazione intende delineare le aree della Cisgiordania che Israele vuole per se'. Essa elimina per sempre la possibilita' che lo spesso corridoio tra la colonia di Ariel e la Grande Gerusalemme sia assegnato ai palestinesi, come prevedeva il piano di Clinton. Essa pone i grandi insediamenti ad ovest della Cisgiordania esattamente (e irreversibilmente) entro i confini de facto creati dalle installazioni di sicurezza, incluso Gerusalemme est che gia' oggi e' di fatto separata dal resto della West Bank. La "separazione" e', di fatto, il meccanismo per l'annessione di circa il 15% della Cisgiordania mediante la scusa della sicurezza, rimuovendo questo 15% definitivamente da ogni futuro negoziato. La "zona cuscinetto" militarizzata e' solo una componente di un piu' vasto sistema di inclusione, che comprende la costruzione di una autostrada trans-israeliana e di autostrade by-pass che la collegano agli insediamenti.
2. Cantonizzazione. Uno dei risultati piu' drammatici delle incursioni israeliane e' l'effettivo annullamento delle aree A, B e C, componenti fondamentali del processo di Oslo. Al suo posto sta emergendo una nuova, piu' razionale forma di controllo, che istituzionalizza l'assedio delle citta' palestinesi e lo trasforma in un sistema amministrativo permanente. Lo status extra-territoriale delle aree A e B, formalmente sotto la giurisdizione civile dell' Autorita' palestinese, e' effettivamente finito. Le aree A e B saranno sostituite da sistemi ancora piu' costrittivi di cantoni (chiamati eufemisticamente e distortamente "zone di sicurezza"). La West Bank, e' stato annunciato questa settimana, sara' tagliata in otto zone, attorno alle maggiori citta': : Jenin, Nablus, Qalqilya, Tul Karm, Ramallah, Gerico, Betlemme e Hebron. Gaza sara' divisa in tre zone simili. A parte le restrizioni di movimento della popolazione, i carichi palestinesi dovranno essere trasferiti, di volta in volta, su autocarri israeliani in piattaforme strategicamente locate tra le citta' palestinesi, e poi ritrasferiti su veicoli palestinesi per il loro trasporto verso la destinazione finale. I carichi viaggianti da Jenin ad Hebron, ad esempio, saranno caricati e scaricati cinque o sei volte. Questa politica non solo viola la legge internazionale, che garantisce liberta' di movimento nei territori sotto occupazione, ma devasta completamente il commercio palestinese, gia' virtualmente in fin di vita.
La cantonizzazione restringe la liberta' di movimento dei palestinesi, reminiscenza dei famigerati "leggi di movimento" del Sudafrica. I residenti palestinesi avranno bisogno di permessi forniti dall' Amministrazione Civile, il governo militare israeliano, per spostarsi tra le citta' ed i cantoni di West Bank e Gaza. Questi permessi saranno validi solo ad ore specifiche (5 - 19) e dovranno essere rinnovati ogni mese. Come i "pass-books" sudafricani, questi permessi interni imprigionaranno i residenti palestinesi all'interno dei loro cantoni. L'Amministrazione civile ha anche annunciato che ai residenti dell'Area A e B della Cisgiordania sara' impedito l'ingresso in Israele (incluso Gerusalemme est che, lo ricordiamo, e' sotto occupazione secondo le leggi internazionali), rafforzando cosi' le gia' soffocanti "chiusure".
3. L'espansione degli insediamenti e delle autostrade per israeliani. Al di la' delle misure militari ed amministrative, Israele ha sempre contato sul fatto di "creare situazioni sul terreno", per rendere irreversibile la sua presenza nei territori e neutralizzare ogni tentativo di perderne il controllo. Nel presentare pubblicamente il suo piano di cantonizzazione, il governo, simultaneamente, ha annunciato la costruzione di 957 unita' abitative negli insediamenti in Cisgiordania, molte delle quali nell'area della "grande Gerusalemme". Il modo casuale in cui e' stato annunciato ed il momento scelto per farlo, cioe' quando la comunita' internazionale sta lavorando per cercare di congelare la costruzione di insediamenti, indica chiaramente il grado di arroganza cui e' giunto Israele, secondo cui le sue attivita' non sono controllabili dalla comunita' internazionale. E, intanto, continua senza alcuna protesta, la costruzione di 480 km di autostrade by-pass che colleghino gli insediamenti con Israele e che sono ulteriori barriere per la liberta' dei palestinesi.
Dal momento che, secondo Sharon, i palestinesi sono stati sconfitti in maniera permanente, non c'e' nemmeno piu' bisogno di fingere di accordare loro l'indipendenza limitata degli "accordi" di Oslo. Le incursioni cominciate a marzo hanno distruto Oslo una volta e per tutte: un obiettivo chiave, questo, per Sharon e per il suo predecessore/successore Netanyahu. Siamo ritornati alla nozione di "autonomia" formulata da Menahem Begin, per la quale fu creata, nel 1981, l'Amministrazione Civile e per la quale fu combattuta la guerra in Libano nel 1982. La scelta dei palestinesi, per dirla crudemente ma con precisione, e' tra l'esilio o il carcere a vita.
Poiche' la comunita' internazionale chiedera' un po' di fumo negli occhi (niente piu' di questo) per l'auto-determinazione palestinese, Gaza diverra' lo "stato palestinese", probabilmente quando Arafat lascera' la scena ad un leader piu' compiacente che non avra' la spudoratezza di firmare un accordo del genere. Semmai Israele fosse pressato un po' di piu', potrebbe "promuovere" lo status dei residenti della West Bank da "residenti di cantoni autonomi" a "cittadini palestinesi", senza perderne tuttavia il controllo.
Israele crede seriamente che questo scenario sia possibile, che i palestinesi si sottometteranno ad una serie tronca di isolotti autonomi piu' che ad uno stato sovrano e possibile? La risposta e' "si". Considerata la risposta internazionale ottenuta sinora, Israele vede effettivamente poca opposizione a un futuro arrangiamento che potra', se non altro, mantenere una "quiete industriale" in grado di permettere ad USA, Europa e paesi arabi di fare i loro affari. A parte qualche discordante protesta da parte di qualche NGO e di qualche chiesa (come anche da parte delle comunita' islamiche all'estero, la cui influenza e' stata pero' largamente neutralizzata dopo l'11 settembre), la comunita' internazionale ha dimostrato di essere estremamente compiacente. L'incarcerazione, e l'eventuale esilio, sembrano totalmente plausibili a Sharon ed ai suoi accoliti. Il "no" allo stato palestinese votato il 12 maggio scorso dalla Commissione centrale del Likud, e' la logica conclusione dell'"Operazione Scudo Difensivo".
Jeff Halper e' il
Coordinatore della Commissione Israeliana contro la Demolizione
delle case. Puo' essere contattato al
* <icahd@zahav.net.il>.
traduzione a cura di www.arabcomint.com
La comunita' internazionale ha permesso che Israele facesse di tutto: una vergogna indelebile sulle coscienze del mondo cosiddetto civile!