Cattive notizie
La copertura del conflitto mediorientale da parte dei media
Di GREG PHILO

 

Se non capite nulla della crisi in Medio Oriente e', probabilmente, perché seguite le news alla Tv. La televisione mostra un mucchio di immagini di scontri, violenze e tragedie, ma fornisce poche spiegazioni.
Il Glasgow University Media Group ha intervistato dodici piccoli gruppi di spettatori, per un totale di 85 persone, di età e background culturale svariati. E' stata loro posta una serie di domande sul conflitto e cosa essi avevano capito seguendo la TV. Le stesse domande sono state poi poste a 300 giovani tra i 17 ed i 22 anni, che hanno riempito un questionario. Abbiamo chiesto loro cosa gli venisse in mente quando udivano le parole "conflitto israelo-palestinese" e quale fosse la fonte del loro pensiero. La maggior parte di essi (l'82%), ha indicato nelle notizie TV la fonte e le risposte hanno dimostrato che avevano assorbito il messaggio "principale" delle notizie, fatto di conflitto, violenze e tragedie, ma che molta gente non sapeva nulla sulle ragioni del conflitto e le sue origini. Le notizie Tv raramente danno delle spiegazioni e, quando ci sono, i giornalisti parlano spesso ambiguamente, in forma telegrafica. Ad esempio, in un classico bollettino informativo sui progressi dei colloqui di pace, il giornalista fa una serie di brevissimi commenti sulle questioni che causano il conflitto:

Il giornalista: I disaccordi basilari restano - ad esempio, sul futuro di Gerusalemme, degli insediamenti ebraici e sul ritorno dei profughi. (ITN, 16 ottobre 2001, ore 18:30).
Un'affermazione del genere richiede, per essere compresa, delle conoscenze preliminari. I "profughi" vengono citati come una "questione-chiave". Al nostro campione tipo di 300 giovani e' stato chiesto da dove venissero questi profughi palestinesi e perché fossero diventati profughi. Solo l'8% sapeva che i profughi erano stati scacciati dalle loro case e dalla loro terra allorché, nel 1948, fu creato Israele. Ciò fu, secondo lo storico israeliano Avi Shlaim, il risultato di un' "offensiva militare ebraica" che aveva lo scopo di "ripulire l'interno del futuro stato israeliano" e che causò "l'espulsione forzata di civili palestinesi". Pochissimi conoscevano questo avvenimento ed il fatto che, poco dopo, scoppiò una guerra tra Israele ed i suoi vicini arabi che suscitò una nuova ondata di profughi. Molti rifugiati si spostarono a Gaza (che era sotto il controllo dell'Egitto) ed in Cisgiordania, sulla riva occidentale del fiume Giordano (sotto controllo della Giordania). Per comprendere l'assunto del giornalista, l'ascoltatore dovrebbe sapere che, nel 1967, Israele scatenò una nuova guerra contro i suoi vicini arabi, occupando Gaza e la Cisgiordania e ponendo, dunque, i profughi dotto il suo controllo militare. Anche Gerusalemme est fu occupata. Queste occupazioni militari furono amaramente contrastate dai palestinesi, soprattutto quando "insediamenti" israeliani cominciarono ad essere costruiti in tutti i territori occupati militarmente. Ciò era molto più che costruire semplici case e fattorie. Cose suggerisce Avi Shleim, era parte di una politica tesa ad esercitare controllo strategico e militare, ad esempio "circondando la grande area di Gerusalemme con due cerchi concentrici di insediamenti, con strade d'accesso e postazioni militari". Gli insediamenti erano inoltre costruiti in modo da poter sfruttare le cruciali risorse idriche dei territori occupati. L'economia palestinese dipende in gran parte dall'acqua ed ogni israeliano consuma oggi acqua quattro volte in più  rispetto ai palestinesi. Le persone da noi intervistate conoscevano pochissimo di queste questioni.

Abbiamo analizzato la copertura data dalle notizie TV all'intifada palestinese, cominciata nel settembre del 2000. Ci siamo concentrati soprattutto nell'ora di pranzo, di mattina presto e di sera tardi sulla BBC e l'ITN, dal momento che esse attraggono vaste fasce di audience. I bollettini dal 28 settembre al 16 ottobre 2000 (totale di 89 bollettini) sono stati trascritti ed e stato contato il numero di righi di testo riservati a differenti temi (ad esempio, quanti righi descrivevano combattimenti/violenze, negoziati di pace, spiegazione del conflitto, etc). Di 3536 righi di testo in totale, solo 17 spiegavano la genesi del conflitto. La questione chiave dell'acqua era appena menzionata. Era chiaro che molta gente non capiva che i palestinesi erano sottoposti ad un'occupazione militare e non sapeva chi stava occupando i territori occupati. In TV, talvolta i giornalisti usavano il termine "occupati" ma non spiegavano che gli israeliani erano coinvolti in un'occupazione militare. 
Probabilmente non sorprende il fatto che molti spettatori non comprendono la natura dell'"occupazione". Nel campione di 300 giovani, il 71% non sapeva che era Israele che occupava i territori. Solo il 9% lo sapeva e la stessa percentuale sapeva che i coloni erano israeliani. Molte più persone (11%) ritenevano che fossero i palestinesi ad occupare i territori e che i coloni erano palestinesi.

Dunque, perché i notiziari non danno spiegazioni appropriate sulla storia ed il contesto degli eventi?

Una delle ragioni e' che i notiziari fanno parte di un mercato commerciale preoccupato dall'audience. Le immagini e l'azione dominano ed e' meglio avere belle immagini di un giornalista che si trova nel bel mezzo di una rivolta con lancio di pietre che spiegare da cosa e' generato il conflitto. C'e' una seconda ragione forse più cruciale sul perché  le TV non spiegano la storia e le origini del conflitto israelo/palestinese. Riferirle in TV potrebbe essere molto controverso. Israele e' uno stretto alleato degli Stati Uniti e ci sono forti lobbies filo-israeliane sia negli Stati Uniti che in Inghilterra. E' chiaro che non accennare alle origini del conflitto e ai controversi aspetti dell'occupazione gioca in favore di Israele. Ad esempio, Israele preferisce che vengano raccontati gli attentati contro di esso facendo riferimento all' "anti-semitismo" dei gruppi islamici piuttosto che rendere le sue azioni oggetto di un pubblico dibattito. La politica di insediamento e' dichiarata illegale dalla legge internazionale e questa e' certamente anche l'opinione del governo britannico. Alcuni articoli di giornale si riferiscono spesso all' "illegalità" degli insediamenti, ma ciò non accade mai nelle notizie TV. Senza una discussione sulle origini e le cause, ci rimane solo il racconto degli eventi quotidiani, il quale fa apparire che la "normalità" del mondo e' squassata, di tanto in tanto, dalle rivolte o dalle bombe palestinesi. Naturalmente questa e' l'immagine che piace al governo israeliano e le notizie tendono ad oscillare tra questa immagine e quella secondo cui le violenze sono perpetrate da entrambe le parti in un "ciclo" di uccisioni reciproche. I palestinesi stanno resistendo ad una occupazione violenta ed illegale. Il governo israeliano ritiene che i militanti palestinesi siano semplici terroristi contro cui fare "rappresaglie". Ci sono moltissimi esempi di come i giornalisti adottino attivamente il punto di vista israeliano e costruiscono attorno ad esso la struttura della copertura mediatica. Gli attentati palestinesi vengono quasi sempre presentati come gli "iniziatori" di una sequenza di eventi che suscitano una "risposta" israeliana. Faccio degli esempi:  

"Dozzine di palestinesi ed israeliani sono stati uccisi da un ciclo interminabile di attentati kamikaze e di contrattacchi israeliani" (BBC2 News delle 22:30, 13/12/2001)

Su Radio 4 viene detto che "Cinque palestinesi sono stati uccisi dall'attacco lanciato dall'esercito israeliano nella striscia di Gaza in risposta ai recenti atti di terrorismo". (7:30, 6/3/2002)

Su Channel Four News, un giornalista riporta che "gli israeliani hanno operato una demolizione in rappresaglia per l'assassinio di quattro soldati" (10/1/2002).

La misura in cui molta parte del giornalismo assume semplicemente la prospettiva israeliana può essere vista se, ad esempio, le dichiarazioni vengono "invertite" e presentate come azioni palestinesi. Il gruppo non ha trovato neppure un rapporto che dicesse che "gli attacchi palestinesi sono in rappresaglia per l'assassinio di coloro che resistono ad un' illegale occupazione israeliana". Le incursioni delle forze israeliane nelle città palestinesi nell'aprile del 2002 provocarono ingenti perdite di vite umane e diffuso criticismo internazionale. Alle news della BBC Radio4, essi venivano descritti con l'uso della frase: "c'e' la determinazione ad andare avanti finché il lavoro non sarà completato" (9/4/2002). Gli attacchi palestinesi potrebbero mai essere descritti in questo modo? Un giornalismo informativo che cerchi la neutralità non dovrebbe mai adottare alcun punto di vista, ma ci sono state molti allontanamenti da  questo principio.

L'analisi ha trovato altre differenze nel  modo in cui i palestinesi e gli israeliani venivano descritti nei notiziari. Termini come "assassinio", "atrocità", "linciaggio" e "brutale assassinio a sangue freddo" erano usati solo per descrivere i morti israeliani ma non quelli palestinesi. C'e' una chiara differenza di linguaggio utilizzata per descrivere anche eventi che presentano forte similarità. Ad esempio, il 10 ottobre del 2000 fu riportato che alcuni residenti arabi di Tel Aviv erano stati inseguiti e bastonati. Ciò fu descritto da ITN come "ebrei adirati in cerca di vittime arabe" (ITN, 18:30, 10/10/2000). Nel Guardian (10/10/2000) questi eventi furono descritti come un pogrom. I rapporti nei notiziari TV furono estremamente brevi ma due giorni dopo, quando due soldati israeliani furono uccisi da una folla di palestinesi, la copertura fu molto ampia, e furono usati termini come "linciaggio" e "linciaggio di massa". Questa differenziazione nell'uso del linguaggio e' stupefacente. Lo e' specialmente perché in quel periodo - parliamo dell'inizio dell'intifada - per ogni israeliano ucciso c'erano dieci palestinesi uccisi. I notiziari TV, quando intendevano dare delle cifre, dicevano che erano morti più palestinesi che israeliani, ma solo il 30% del nostro campione di 300 giovani lo sapeva. La maggior parte di essi riteneva o che le vittime israeliane fossero più numerose o che fossero uguali per entrambe le parti.

Ci sono molti altri squilibri nel modo in cui vengono rappresentate le due parti. Gli israeliani spiegano il loro punto di vista in TV due volte in più dei palestinesi e ci sono il triplo di titoli che esprimono il punto di vista israeliano rispetto a quello palestinese. Le critiche ad Israele, nei notiziari TV, vengono espresse talvolta  tramite termini come "uso eccessivo della forza", ma dal nostro studio appare evidente che tale criticismo viene rapidamente trasformato, ad esempio il caso letale di un attacco con elicotteri da guerra viene descritto in questo modo (BBC1, ore 18:00, 4/10/2000): "Israele ha colpito con durezza" (letteralmente, in inglese, "Israele impugnava un grosso bastone", ndt). Un criticismo più severo emerge dallo stesso Israele, quando fu riportato che  l'allora ministro degli esteri Shimon Peres stava cercando di "governare" l'esercito israeliano, accusato di cercare deliberatamente di rompere il cessate il fuoco aprendo il fuoco sui manifestanti.

La nozione secondo cui ci sono potenti forze all'interno d'Israele che non desiderano la pace raramente viene fuori in TV.  Tra l'altro, questa sembra aver dimenticato che l'attuale intifada cominciò quando Ariel Sharon fece una passeggiata nei luoghi santi della Gerusalemme palestinese, provocando aspre proteste. Il quel primo giorno, quattro palestinesi furono uccisi e 150 feriti.
Nella nostra ricerca dell'ottobre 2000, scoprimmo che alcuni notiziari dichiararono che i militari israeliani "non mostravano assolutamente restrizione, sparando pallottole di gomma contro la folla da una distanza di venti metri" (ITN, 18:00, 22/10/2000). Ma nessuna notizia suggerì, in quel periodo, che le azioni dell'esercito potessero essere collegate ad un'agenda politica (ad esempio, quella di mettere fine al processo di pace). Per contro, l'immagine data dal governo israeliano in quel periodo che Yasser Arafat incoraggiava la violenza per fini politici fu ampiamente riportata e discussa in TV.

La mancanza di spiegazioni sulle origini del conflitto, unita alle differenze nel modo in cui le "parti" vengono presentate in TV hanno grossi effetti sulla conoscenza da parte del pubblico. Come ha commentato un diciottenne del gruppo preso in esame: "Tu finisci sempre col pensare che i palestinesi sono molto aggressivi a causa di ciò che senti in TV. Nella mia testa, do' sempre la colpa a loro". (25/5/2001)

   

Greg Philo e' ricercatore all'Università di Glasgow, Scozia
traduzione a cura di www.arabcomint.com