Cercare la giustizia col linguaggio del terrorismo
di Mike Whitney

 

 

Perché dunque la "Guerra al Terrorismo"? Le ragioni sono più che ovvie. Senza di essa - che e' la fonte ispiratrice di tutte le demagogie - i veri obiettivi politici d questa amministrazione americana non avrebbero mai potuto essere realizzati. 

 

La Guerra al Terrorismo persisterà fino a che non sia sfidata la sua mendace logica. Fino a che non verrà esposta la radice del suo inganno, la situazione globale continuerà a deteriorasi.
Le forze guida sono le idee, non le bombe. L'amministrazione Bush ha attentamente travestito queste idee utilizzando il linguaggio dell'inganno.
Tra le nozioni più fuorvianti propagate dall'amministrazione Bush, la più letale e' quella della Guerra al Terrorismo. E' un'idea fraudolenta come quella della "guerra preventiva"  (che legittima le aggressioni non provocate) e della "Barriera di Sicurezza", la mendace descrizione di un monolite alto 20 piedi che si insinua nell'intera Palestina, devastando tutte le speranze per una giusta soluzione alla crisi in Medio Oriente.

La Guerra al Terrorismo e' l' espressione più vera di calcolata disonestà che passa oggi per politica nella Casa Bianca di Bush. Si basa su "presunzioni non dimostrate" e sul terrore imposto ad un pubblico timoroso, per meglio controllarlo.

Il terrorismo e' una realtà inevitabile del mondo d'oggi, un mondo in cui una piccola frazione della sua popolazione risponde con violenza all'oppressione ed alle ingiustizie. Si può avere successo sulle attività dei gruppi terroristici semplicemente con l'ausilio di ottimi lavori di polizia investigativa: la guerra inflitta al poverissimo Afghanistan - ed il suo fallimento sostanziale nel catturare bin Laden o nel distruggere i Talebani (se questa era la ragione della guerra) -  ne e' un esempio lampante.

Perché dunque la "Guerra al Terrorismo"? Le ragioni sono più che ovvie. Senza di essa - che e' la fonte ispiratrice di tutte le demagogie - i veri obiettivi politici d questa amministrazione americana non avrebbero mai potuto essere realizzati. Essa ha semplicemente bisogno di un nemico, di un "mostro" per continuare indisturbata la sua campagna per assicurarsi le ultime risorse disponibili sul pianeta e per limitare i diritti dei cittadini americani.

L'idea che stiamo combattendo contro il "terrorismo", suggerisce l'idea che stiamo affrontando una forza irrazionale con cui non si può trattare, che si può solo sconfiggere. L'amministrazione Bush ha fatto tutto quanto fosse in suo potere per propagare questa concezione oggi ampiamente creduta. Gli attacchi all'America sono costantemente privati del loro significato politico e tradotti come i deliri di fanatici islamici assetati di sangue, il cui unico scopo nella vita e' quello di uccidere americani innocenti. La parola d'ordine e' "demonizzare il nemico che ci siamo creati, e con i termini più cattivi".

Tutto ciò sfida l'intelligenza e la logica.

Ad esempio, dopo le bombe a Madrid, il messaggio da cogliere era il seguente: "Smettetela di colpirci, liberate i nostri prigionieri, lasciate la nostra terra e noi non vi attaccheremo. I popoli dei governi che si sono alleati con gli USA per massacrarci devono fare pressione affinché essi terminino tale alleanza. Se persisterete, anche noi persisteremo".

Mettendo da parte ciò che ciascuno di noi può pensare dei perpetratori, e' una direttiva politica chiara e semplice, che esprime un "ragionato" approccio all'ingiustizia. Ovviamente nessuno può essere d'accordo con le bombe, ma di certo non si può pensare che tali dichiarazioni siano quelle di "maniaci religiosi, che odiano la nostra libertà" (l'insana spiegazione del terrorismo da parte di Bush).
Al contrario,  tali dichiarazioni si accordano perfettamente alla logica delle persone ragionevoli, che ritengono che il petrolio bisogna comprarlo, non rubarlo; che non bisogna occupare dei paesi islamici dopo averne massacrato la popolazione; e che esistono alternative sensibili per il negoziato, piuttosto che seminare i loro paesi di bombe a frammentazione.

L'idea che siamo in Guerra lavora a vantaggio dell'amministrazione Bush. Abbiamo già visto il modo in cui la Guerra al Terrorismo si e' trasformata nella Guerra all'Iraq. Bush ha utilizzato tutto quanto fosse in suo potere per mescolare le carte nel tentativo di confondere il pubblico. Si tratta dunque di una guerra o di un meschino piano di pubbliche relazioni per raggiungere un obiettivo politico alternativo?

La Guerra al Terrorismo suggerisce, in realtà, che stiamo "rispondendo ad un'aggressione" immotivata, dietro cui non vi sono rivendicazioni, ingiustizie, torti subiti. Se l'aggressione apparisse motivata, allora vi sarebbero dei rimedi: ma Bush non ha rimedi, essi non servono la sua agenda politica.

Eppure noi non dovremmo tollerare questa trasparente stupidità. Non dovremmo permettere che la nostra vita sia minacciata ed avvelenata dall'idea di essere "in guerra". Se accettiamo il linguaggio della crociata di Bush, dobbiamo accettarne anche la logica. Ciò vuol dire che dobbiamo accettare l'ulteriore limitazione delle nostre libertà civili. Dobbiamo accettare un potere presidenziale sempre più incontrollato e incontrollabile. Dobbiamo accettare l'idea della guerra permanente. Ecco il diabolico bagaglio che dobbiamo essere disposti a portare nell'accettare il "linguaggio" della fraudolenta "Guerra al Terrorismo".

Dovremmo invece focalizzarci sul linguaggio della resistenza; un linguaggio che punta in direzione della riconciliazione, al di là di questo catastrofico abisso.

E, per ciò che concerne il terrorismo: la maniera più efficace di combatterlo e' attraverso la giustizia, una giustizia che si applichi anche al di fuori dei nostri confini e che non sia circoscritta ai trascurabili limiti del nazionalismo.

 

a cura di www.arabcomint.com
fonte: al-jazeera.info