CECENIA: LA SPORCA GUERRA DIMENTICATA
di Anna Politkovskaya*, traduzione a cura di www.arabcomint.com
La risposta e' che la Cecenia e' un'enclave isolata all'interno della Russia, un ghetto del 21esimo secolo. Nessuno vi puo' liberamente entrare o uscire - ne' uomini, ne' donne o bambini, ne' vecchi. I checkpoints militari sono dovunque. Per poter attraversare questi checkpoints, i civili devono inserire una banconota da 10 rubli nel passaporto. Senza questa estorsione, qualunque soldato e' libero di spararti alla schiena o di arrestarti. In entrambi i casi, le conseguenze sono fatali. La caratteristica piu' sconvolgente della vita in Cecenia oggi, e' l'incontrollabile bufera di pallottole e missili attorno a te. Nessuno e' al sicuro. Qualsiasi discussione sui diritti umani e' semplicemente inutile, perche' in Cecenia non esiste alcun diritto umano. In questo dramma, il ruolo pricipale spetta ai militari, mentre la popolazione civile e' una semplice comparsa. Per quanto riguarda i combattenti ceceni, invece, essi forniscono il necessario background affinche' l'occupazione della Cecenia possa essere definita "una piccola, sporca guerra". Dall'inizio dell'invasione russa in Cecenia, oltre ai morti, ai feriti, ai mutilati, circa 2.000 civili sono "spariti", durante retate in citta' e villaggi, e non si ha piu' notizie di loro, ne' si sa se siano morti o vivi. Le corti - che esistono solo nominalmente - non fanno nulla. La polizia e' peggio dei militari. In effetti, le peggiori camere di tortura a Grozny sono gli uffici del Ministro degli interni, e le stazioni di polizia. Il governo filo-russo imposto durante la guerra non funziona, ospedali e scuole sono distrutti, l'economia e' al collasso, il sistema bancario inesistente e soprattutto, la cosa piu' incomprensibile e' l'immagine del ghetto ceceno.
La Russia di Putin non ha alcun
aspetto positivo. L'economia e' nelle mani di pochi
oligarchi. La corruzione e' rampante. La rete della
nostra sicurezza sociale e' inesistente. In effetti, non
c'e' nulla su cui costruire una politica interna. Ma,
cio' nonostante, il popolo russo vuole sentirsi dire che
vive in uno stato grande ed importante. Cosi', America, Europa e Putin, tutti felici e contenti l'uno dell'altro, affondano nel fango di compromessi che appare un tradimento. Questo tradimento diventera' sempre piu' profondo mano a mano che Bush e Putin si sosterranno reciprocamente nelle loro rispettive campagne contro il terrorismo internazionale. Nei suoi incontri con Putin, Bush dovrebbe ricordare tutto cio': i compromessi continui non faranno altro che rafforzare il Putinismo, e chiuderanno sempre piu' i ceceni nella trappola di questo ghetto del 21esimo secolo. *Anna Politkovskaya e' la corrispondente speciale del giornale russo "Novaia Gazeta" ed autrice di : "Una sporca guerra: una reporter russa in Cecenia". |
La Genesi e le motivazioni del conflitto infinito in Cecenia
| "Le immagini della guerra in Cecenia sono tra le piu' sconvolgenti dei tempi moderni. Una moderna citta' europea bombardata fino a ridurla in rovine, mentre i suoi cittadini cercano scampo nei bunker. Strade coperte da cadaveri, per settimane. Fosse comuni. Madri che scalano colline alla ricerca dei figli scomparsi ... Il caotico, denutrito, vizioso esercito russo ha fatto qualcosa di apocalittico nella piccola Cecenia. Ha fatto una guerra contro tutti i ceceni" - Tratto da Chechnya: A Small Victorious War 1997 |
Il conflitto russo-ceceno e' uno dei conflitti piu' lunghi e pervasivi della storia. Esso dura da quasi duecento anni, lasciando dietro di se' una scia storica di odio reciproco e frequenti episodi di ostilita' da entrambe le parti. E' ormai un decennio dal momento in cui la piccola repubblica cerco' di dichiarare la propria indipendenza dalla Federazione Russa. Per gran parte del decennio, le truppe russe hanno martoriato la Cecenia, lanciando una guerra brutale ed indiscriminata contro il suo popolo. Da allora, sono stati uccisi circa 100.000 ceceni (su una popolazione totale di 1,2 milioni) ed altrettanti sono i profughi.Nonostante la massiccia perdita di vite umane da parte cecena e le politiche genocide dei successivi governi russi, il conflitto in Cecenia e' stato pressocche' dimenticato, ricevendo pochissime analisi rigorose e sistematiche. Per comprendere le ragioni di questo conflitto, invece, bisogna considerare la geopolitica di questa travagliata area, che include considerazioni riguardo alle dispute territoriali, alla lotta per le risorse vitali, i dilemmi militari e di sicurezza e considerazioni riguardo ad identita', cultura e religione. Il conflitto in Cecenia e' il risultato di due fattori: le animosita' radicate in rivendicazioni storiche, etniche, religiose e territoriali, e la lotta per lo spazio geostrategico e le risorse vitali, come il petrolio e gli oleodotti connessi al suo trasporto. Gli
attacchi dell'11 settembre, e la successiva "lotta
al terrorismo" lanciata dagli USA hanno dato nuova
luce al conflitto in corso in Cecenia. Il presidente
russo Vladimir Putin ha giustificato le brutalita'
commesse dai russi in Cecenia usando le stesse parole di
Bush, dichiarando la sua "una guerra contro il
terrorismo in una regione senza legge, che potrebbe
diventare un porto franco per al-Qaida ed i suoi
simpatizzanti, i quali hanno gia' combattuto al fianco
dei ceceni". In effetti, gia a partire dalla guerra
scatenata dagli USA contro l'Afghanistan, vi e' stato un quid
pro quo tra le amministrazioni americana e russa,
con i russi che hanno fornito supporto dell'intelligence
alle truppe americane in Afghanistan, e con gli USA che
hanno ricambiato, fingendo di non vedere la brutale
occupazione russa della Cecenia. Un conflitto storico: secoli di deportazioni e pulizie etniche
La conquista russa del nord del Caucaso, protettorato ottomano, inizio' alla fine del 18esimo secolo. I primi concertati sforzi delle nazioni nord-caucasiche di respingere l'avanzata russa, furono portati avanti da un ceceno, Mansur Ushurma, tra il 1785 ed il 1791. A quel tempo, la Russia era all'apogeo della sua potenza, nondimeno le nazioni caucasiche raggiunsero significativi successi militari. Sheikh Mansur riusci' a rafforzare l'identita' islamica, la consapevolezza e l'abnegazione dei ceceni, ma la ritirata degli ottomani dopo la caduta di Anapa, sul mar Nero, nel 1791, porto' alla cattura di sheikh Mansur, che mori' nelle carceri russe, nel 1794. Nel 1816, il generale Aleksei Yermolov fu nominato amministratore di Georgia e Caucaso. Il suo governo autocratico e crudele segno' il futuro delle relazioni russo-cecene. Nel 1818, in una lettera allo zar Alessandro II, scrisse che "non avrebbe trovato pace fino a che fosse rimasto in vita un solo ceceno", perche', "con il loro esempio possono ispirare uno spirito di ribellione e l'amore per la liberta' persino tra i piu' fedeli sudditi dell'impero". Il suo avvento inauguro' una politica di sterminio ed espulsioni sistematiche in tutto il nord Caucaso. Durante la conquista russa, decine di migliaia di ceceni non combattenti morirono, furono negate le terre agricole ai combattenti, per sottometterli attraverso l'affamamento, e piu' di un milione di residenti furono espulsi dalle loro case, stabilendosi in Turchia e nel Medioriente. Le
politiche di Yermolov ispirarono l'azione di tre imam che
condussero il movimento di resistenza ceceno durante le
guerre del Caucaso (1817-64). I tre imam erano Kazi
Mullah, Gamzat-Bek e Shamil. L'ultimo di questi fu forse
il piu' importante leader politico e militare mai emerso
nella regione del nord Caucaso. Dopo le esecuzioni di Baysangur e dei suoi, nessun leader ceceno legittimo' accetto' mai di allearsi all'impero russo. Totalmente decimata, ridotta a meno di 50.000 anime dopo mezzo secolo di combattimenti, la Cecenia fu sconfitta, ma non pacificata. Diciotto anni dopo la conquista, nel 1877-78, una nuova rivolta porto' all'esecuzione in massa dei seguaci di Naqshbandi e Qadiri, a migliaia di deportazioni in Siberia e ad un esodo verso l'impero ottomano dalle terre della Cecenia del nord. Nel 1940 e nel 1942, le forze aeree sovietiche bombardarono la Cecenia e l'Ingushetia per reprimere le insurrezioni popolari. Nel febbraio del 1944, l'intera popolazione di Cecenia ed Ingush fu deportata col pretesto di aver collaborato col nemico durante la SEconda Guerra mondiale - un'accusa assurda, dal momento che i tedeschi non erano mai arrivati in quei territori. Alcuni furono mandati nei campi della morte in Siberia, mentre la maggioranza nelle gelide lande del Kazakhistan. Circa un terzo dei 618,000 deportati mori' durante il trasporto a causa di epidemie di tifo. Alcune atrocita' hanno lasciato un segno profondo: a Khaibakh, isolata tra le montagne, 700 persone troppo vecchie o troppo malate per poter essere deportate, o semplicemente residenti in villaggi troppo isolati per un trasporto conveniente furono lasciati morire. Nonostante le multiple misure genocide adottate dai russi, i ceceni sono rimasti l'unico popolo caucasico ad essersi rifiutato di accettare la psicologia della sottomissione. Il 10 dicembre 1994, il presidente russo Boris Yeltzin, invio' le truppe russe a restaurare l'ordine nella repubblica cecena. I militari adottarono nell'area la dottrina belica della II Guerra Mondiale, bombardando l'area a tappeto. Preso controllo della Cecenia, organizzarono l'amministrazione del territorio in maniera classica, gerarchica, enfatizzando l'occupazione della sua capitale, Grozny. I ceceni resistettero con piccoli, mobili gruppi di combattenti ben equipaggiati e riuscirono ad ottenere stupefacenti risultati di disturbo all'avanzata delle colonne russe. Con l'aiuto di mujahidin giunti da diversi paesi arabi, riuscirono a respingere l'invasione sovietica e a dare vita ad una breve parentesi di indipendenza cecena. La lotta del 1994-96 fu l'ultima nella serie di lotte anti-coloniali cecene. La vittoria degli indipendentisti fu tanto piu' stupefacente se si considera il fatto che la Cecenia vinse senza l'ausilio di un vero stato ne' di un'organizzazione politica o militare formale. Con il pretesto di una misteriosa ondata di sanguinosi attentati nelle citta' russe, di cui la Cecenia ha sempre negato la responsabilita', la Russia invase nuovamente la Cecenia. Finora, il governo russo non e' stato in grado di produrre alcuna prova che colleghino quegli attentati ai ribelli ceceni. La politica del petrolio Il recente conflitto in Cecenia, maschera una lotta ancora piu' odiosa tra le grandi potenze per il controllo delle vitali risorse petrolifere dell'area. Tra le maggiori preoccupazioni russe ed occidentali e' l'oleodotto che, dai campi petroliferi dell'Azerbaijan attraverso Dagestan e Cecenia, dovrebbe arrivare al porto russo di Novorossisk. L'oleodotto Baku-Novorossisk e' diventato ancora piu' importante dopo la scoperta di nuovi giacimenti petroliferisulle rive del Caspio. Si ritiene che tali giacimenti contengano circa 3,5 miliardi di barili di petrolio. Il controllo di essi, l'accesso ad essi e il loro trasporto sono di grande importanza per Mosca, Ankara e Washington.
Ovviamente il petrolio non e' la sola forza in gioco, ma e' parte dell'intricata lotta politico/militare ed economica. Si puo' dedurre che le ragioni geo-economiche per le quali la Russia e' interessata a controllare duramente la Cecenia siano correlate al bisogno di controllare le risorse del Caspio. Inoltre, le preoccupazioni russe per la Cecenia portarono, come risultato, la guerra USA-NATO contro la Serbia e la successiva occupazione NATO del Kossovo. Le tensioni con la Russia divennero alquanto forti in seguito alla campagna russa in Cecenia avvenuta subito dopo. L'intervento russo in Cecenia nel 1999 fu inteso come un avvertimento agli USA ed alla NATO che la Russia era ancora una forza d'urto con cui bisognava fare i conti, dopo lo sfascio dell'URSS. |