Chi controlla chi?
| Gli avvenimenti che si sono susseguiti negli ultimi due anni, hanno ben dimostrato chi guidi il gioco nella strana relazione tra USA ed Israele. Non e' certo Bush! |
Recentemente e' venuta fuori una terza
scuola di pensiero, la quale sostiene che il sionismo
internazionale sia diventato parte integrante
dell'imperialismo occidentale. Ognuna delle correnti di pensiero ha
ragioni molto logiche che supportano la sua posizione.
Coloro che sostengono Israele sia il bastione
dell'imperialismo americano ed occidentale spiegano la
loro analisi sottolineando il fatto che Israele sia stata
artificialmente impiantata nell'area per servire gli
interessi economici e strategici dell'occidente,
minimizzando le future, possibili influenze russe o
cinesi nella regione, e che tale supporto, da parte
americana, si conforma al sistema "morale e
democratico" praticato negli USA. Tale razionalizzazione spiegherebbe
facilmente il supporto pubblico americano verso lo stato
ebraico. La moralita' e la legalita' non sono motivazioni da prendere seriamente in considerazione, dal momento che Israele ha infranto ogni codice morale nel suo trattamento degli indigeni di Palestina, mentre, dal punto di vista legale, Israele viola, a tutt'oggi, tutte le regole della legalita' internazionale, incluse decine di risoluzioni ONU riguardanti il conflitto in Medioriente. Riguardo poi il fatto che Israele sia appoggiato perche' ritenuto un alleato affidabile, vi sarebbero decine di esempi da fare, dalla vendita di armi alla Cina, allo spionaggio in grande stile negli USA. Basta sottolineare, invece, che Israele e' l'unico stato sul pianeta che puo' dire agli americani, senza perifrasi, di farsi i loro affari e non interferire negli affari di Israele. Non si puo' dimenticare, a questo proposito, la arrogante lavata di capo fatta dall'allora primo ministro Shamir al presidente Reagan quando questi oso' proporre una pace in Medioriente seguente all'invasione israeliana in Libano, nel 1982. E come dimenticare la figuraccia rimediata da Bush figlio quando, durante l'assedio di Jenin, parlo' agli israeliani dalla TV pubblica, chiedendo loro di ritirarsi "immediatamente, ed intendo dire ORA", dalla Cisgiordania e fu pubblicamente snobbato da Sharon, ed in seguito duramente attaccato da lui? Anche se ammettessimo che Israele sia un obbediente servo degli americani, gli USA sanno molto bene che i regimi possono cambiare e, con essi, la loro attitudine verso quelli che prima erano amici. Basti citare gli esempi di Libia ed Iran, in cui i repentini e rivoluzionari cambiamenti di regime hanno significato una drastica inversione di tendenza verso gli USA, proprio a causa del cieco supporto di questi verso Israele. Il supporto americano ad Israele e' costato ai contribuenti USA piu' di 140 miliardi di dollari negli ultimi cinquant'anni, ed altrettanti miliardi sono ritornati nelle casse americane per merito di rapporti economici con il mondo arabo. Gli USA dovrebbero sapere che i loro interessi nell'area sono piu' che altro subordinati ai governi dei paesi interessare, che un giorno potrebbero anche cambiare, travolti dalla furia repressa e contenuta delle masse arabe. Il supporto ad Israele, dunque, non serve gli interessi nazionali USA. Ma cos'e' dunque che istiga un tale, irreale, anacronistico ed ingiusto supporto? Dare la colpa alla sola lobby ebraica e' riduttivo. Studi piu' profondi sul tema rivelano piu' di una ragione che forzano gli USA a supportare ciecamente Israele:
Non vi e' oggi maggior potere di quello ottenuto manipolando la pubblica opinione usando i mezzi di comunicazione di massa, come TV, radio, giornali, cinema, riviste e libri. Nel momento in cui tale potentissimo giocattolo cade tra le mani di gruppi con determinati interessi politici, puoi essere certo che le informazioni che otterrai saranno quelle che soddisfano gli interessi e gli obiettivi di tali gruppi. Negli USA, il 90% dei mezzi di
comunicazione di massa sono nelle mani di organizzazioni
sioniste. Se questo sembra assurdo, suggerisco al lettore
serio di fare ricerche per conto suo. Simili ricerche in TV, industria cinematografica, editoria porteranno alle stesse conclusioni. Il successivo fattore decisivo che rende
la politica americana totalmente succube di quella
israeliana e' l'efficiente lavoro della lobby sionista, o
AIPAC. L'ex-senatore Paul Findley chiese una
nuova intifada in entrambe le Camere di Capitol Hill per
liberarle dell'influenza dell'AIPAC. Pat Buchanan defini'
il Parlamento americano "territorio occupato". L'AIPAC non e' un team pro-Israele che lavora solamente a Capitol Hill, ma e' una vera e propria corporazione, forte di 60.000 membri in tutti gli USA. Se qualche rappresentante osa criticare Israele, state pur certi che ricevera' centinaia di chiamate ed un numero simile di fax che gli impongono di seguire una linea piu' filo-israeliana. Cio' viene realizzato attraverso un processo chiamato Azione "allarme" che coinvolge tutta la struttura piramidale. Il codice "allarme" viene usato per allertare simultaneamente ed immediatamente tutti i membri dell'AIPAC in ogni stato. I deputati eletti negli USA sono molto sensibili a questo tipo di pressioni, che sono in grado di distruggere politicamente chiunque. Thomas Moorer, Capo di Stato maggiore USA nel 1973, commento' una volta che, se gli americani scoprissero la devastante influenza dell'AIPAC, probabilmente prenderebbero le armi contro il loro stesso governo. Naturalmente non bisogna trascurare l'influenza dei Cristiano-sionisti, le cui credenze religiose li spingono verso il Likud nello spettro politico israeliano, poiche' essi credono che la creazione di Israele ed il suo sostegno siano l'adempimento dell'Alleanza divina e delle profezie bibliche, sicche' il loro supporto verso lo stato ebraico non e' motivato ne' da considerazioni di interesse nazionale ne' dalla moralita' del comportamento di Israele. Jerry Fallwell, Pat Robertson e Jimmy Swaggert sono solo alcuni di questi fanatici, ma essi hanno il controllo su circa sessanta milioni di americani, che allineano alle posizioni pro-israeliane. A meno che non si intervenga attivamente per limitare l'influenza sionista negli USA, e' pressocche' impossibile che l'americano possa liberarsi da questa formidabile trappola israeliana. Per adesso gli USA non hanno altra scelta se non quella di supportare acriticamente Israele ed i suoi progetti espansionistici. E' auspicabile che i gruppi arabo-americani parlino direttamente ed attivamente con il pubblico USA, per spiegargli cosa sta accadendo alle sue spalle. Oggi, dopo gli attentati dell'11 settembre, questi gruppi stanno gradualmente perdendo ogni peso politico e devono essi stessi difendersi. Hanno, in un solo giorno, perduto la forza che avevano costituito in decenni di vita negli USA. E neanche questo e' un caso. Dichiarare che Israele serve agli interessi americani nella regione e' un travestimento con cui gli i dirigenti USA giustificano il loro supporto verso Israele. Dopotutto, essi pensano per giustificare il loro parziale tradimento verso gli interessi dello stato, se Israele serve agli interessi americani, non e' patriottico supportarla anche se venissero violate moralita' e legalita'? |