Colloqui di pace: cosa e' rimasto di cui discutere?

 

 

 

 

Cosa significa tornare a questo patetico tavolo se ai palestinesi non e' rimasto nulla di cui discutere? Israele ha cambiato ben poco della sua vecchia tattica. La mentalita' della pace "bere o affogare" e' di nuovo all'opera.
 Ne' la road-map ne' l'ammissione, da parte di alcuni leaders europei ed americani, compreso lo stesso Bush, che lo stato palestinese sia imperativo, possono stornare Israele dal suo mondo di fantasia. La Knesset ha ratificato, lo scorso 14 luglio, una legge in cui stabilisce che la Cisgiordania e Gaza non sono territori occupati da Israele. La legge suggerisce dunque che Cisgiordania e Gaza siano parte integrante del "grande Israele".

E questa non e' la cosa piu' interessante. La proposta e' stata presentata dal partito Likud, il presunto "partner di pace" dei palestinesi, incaricato di condurre un'implementazione onesta e impeccabile dell'iniziativa di pace sostenuta dagli USA.

La legge va anche oltre, tracciando alcune linee rosse che Israele non dovra' superare in qualsiasi futuro negoziato. Queste linee rosse riguardano l'essenza di tutte le aspirazioni palestinesi, dal Diritto al Ritorno a Gerusalemme al controllo delle proprie risorse naturali. 
Essa rappresenta, in effetti, il fondamento di cio' che Israele ritiene una composizione pacifica dell'area: dateci tutto quello che chiediamo, senza aspettarvi nulla in cambio, e non osate ribellarvi.

La cosa piu' strana e' che Israele,  a dispetto delle indubbie indicazioni sulla sua presa in giro e sfida, e' in grado di promuoversi, negli USA ed altrove, come partner di pace, vivamente impaziente di mettere fine al bagno di sangue e di  restaurare negoziati credibili.

Israele insiste nel trattare la faccenda da due angolazioni, religiosa e militare.
La versione israeliana della realta' vede se' stessa come uno stato moderno, costituito su contorte interpretazioni delle promesse bibliche e con una metodologia che puo' essere supportata con molta difficolta' in un mondo civile e diverso.
Secondo, lo "stato ebraico" continua a pensare alle sue relazioni con i palestinesi e con i vicini arabi in termini di vittoria e sconfitta. Secondo un recente sondaggio pubblicato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, una minoranza di israeliani considera Israele "vittorioso" nel confronto con la rivolta palestinese. Nondimeno, ai palestinesi viene chiesto di negoziare sulla base dell'arrogante principio politico del "prendi o lascia".

Se Ariel Sharon si fosse disturbato a riesaminare i falliti colloqui di "pace" tra Ehud Barak e Yasser Arafat, avrebbe compreso che tale arroganza non funziona, semplicemente. 
Gli israeliani sono ancora disorientati sul perche' i palestinesi rifiutino la visione israeliana della pace in Medioriente, mentre al tempo stesso sfidano ognuna delle richieste considerate importanti per i palestinesi. Cosi', alienati dal bisogno di sicurezza, dall'adempimento delle profezie bibliche e dall'imperativo di mantenere la razza pura, molti israeliani non riescono a vedere cosa i alestinesi considerino un futuro pacifico. Nell'interpretazione israeliana della pace, come e' chiaramente indicato dalle ripetute affermazioni del governo e da un rapido riesame delle "linee rosse", i palestinesi sono semplicemente irrilevanti.

Ad esempio, ad entrambe le parti viene richiesto di adottare misure che favoriscano la costituzione della fiducia reciproca, prima di impegnarsi in questioni piu' complicate e laboriose.
Bisogna dire in tutta confidenza che Israele ha fatto ben poco per incoraggiare la fiducia nei palestinesi. Mettiamo da parte le ovvie violazioni della road-map sul terreno, da parte dell'esercito israeliano: i dirigenti israeliani al top, incluso Sharon, hanno ordinato al governo di continuare la costruzione degli insediamenti illegali nei Territori Occupati.
Mentre migliaia di mamme palestinesi si impegnano in veglie settimanali a Gaza City, portando in mano i ritratti degli amati figli e figlie imprigionati nelle carceri israeliane, il ministro israeliano delle Infrastrutture Avigdor Lieberman ha inviato loro un messaggio. Secondo l'AFP, Lieberman ha commentato la questione dei prigionieri dicendo: "Sarebbe meglio gettarli tutti nel Mar Morto, se possibile, poiche' esso e' il punto piu' basso della terra". Niente male, per delle misure "volte a costruire la fiducia reciproca"!

Se queste indicazioni non fossero abbastanza per riflettere le intenzioni reali di Israele, la Knesset ha aggiunto benzina al fuoco, dichiarando che Cisgiordania e Gaza "non sono territori occupati".
Mentre la nuova legge metteva fine al dibattito su cosa Israele era disposto o meno a "concedere", riaffermando il suo illegale possesso dei Territori Occupati, il parlamento israeliano, totalmente concentrato su se' stesso, non aveva mancato di ricordare ai palestinesi i loro "doveri" verso Israele.

Secondo la nuova legge, smantellare le strutture del "terrorismo palestinese" e cessare la "retorica anti-israeliana" restano le pre-condizioni per il ritorno di Israele al tavolo negoziale.
Ma cosa significa tornare a questo patetico tavolo se ai palestinesi non e' rimasto nulla di cui discutere? Israele ha cambiato ben poco della sua vecchia tattica. La mentalita' della pace "bere o affogare" e' di nuovo all'opera.
Difficilmente si puo' negare che la passata sottomissione dell'Autoria' palestinese a tale mentalità sia una delle ragioni della crescente astuzia israeliana nei confronti dei palestinesi.
Ma cio' che oggi conta di piu' e' il fatto che i palestinesi devono insistere su una struttura alternativa, una struttura di riferimento che aderisca alla legge internazionale, non a quella biblica.
Per poter sperare in una pace durevole, la leadership palestinese non dovrebbe per alcun motivo sottomettersi al brutale stile di negoziati sotto assedio, minaccia e morte.

L'Ap dovrebbe in effetti rafforzare i suoi legami con tutti i gruppi palestinesi, non per concorrere alla loro disintegrazione, ma perche' questi forti segmenti della societa' palestinese costituiscono l'unica profondita' strategica dell'Ap.
Non c'e' bisogno di sottolineare che i palestinesi debbano fornire anche un'agenda  piu' chiara, prima di qualsiasi coinvolgimento in ogni futuro colloquio, di quella fornita da Israele.
Se la leadership palestinese non mostra risolutezza, chiarezza e consistenza, le astute tattiche israeliane per violare le regole della pace ed addossarne poi la responsabilità ai palestinesi resteranno il circolo vizioso in cui resterà confinato il Medioriente per gli anni a venire.

 

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