Condannati per "terrorismo"
Un clima morale, umano e politico fortemente degradato come quello in cui viviamo ha permesso ad individui spegevoli ed immorali di giustificare le repressioni interne definendole "lotta al terrorismo". Una vergogna per tutti gli uomini liberi del mondo, un marchio indelebile sulla nostra epoca

 

 

"Dunque lei condanna il terrorismo o no?", mi ha chiesto qualcuno con un misto di agitazione e sarcasmo. Non ho mai risposto.
Rifiuto di rispondere. Gli ho detto che detesto quel termine pretenzioso, macchiato: "terrorismo". Lui deve aver pensato che si trattava di un tentativo come un altro per sfuggire a questa rituale condanna del terrorismo, necessaria se si vuole essere accettati dalle societa' civili, specie in occidente.

Naturalmente, io condanno il terrorismo, se questo termine significa l'assassinio di persone innocenti per un misero guadagno politico, per punire o per far prevalere il proprio punto di vista. Condanno tutti i generi di terrorismo, quelli di stato, non importa quanto potente, e quelli di un tiratore solitario che si diverte ad abbattere uomini e donne innocenti.

Ma evito di usare il termine. Prima di tutto, non sono un giudice. Ma anche se lo fossi, mi asterrei da questa condanna-culto di un concetto che viene reso materiale ogni giorno da paesi potenti in nome della democrazia, ma che viene subito solo da quelli impotenti.
Il "terrorismo" viene visto in un unico contesto: l'effetto, senza mai considerarne le cause, come se i kamikaze, gli ostaggi del teatro di Mosca, gli attacchi dei ribelli curdi contro l'esercito turco siano nati da un vacuum.

Come solo pochi uomini d'onore hanno avuto il buon senso di sottolineare, nel nuovo clima suscitato dagli attacchi dell'11 settembre, "dobbiamo scrutare attraverso il dolore di migliaia di vittime uccise in quel giorno. Non possiamo essere cosi' accecati dalla nostra rabbia da non vedere che e' la violenza a generare altra violenza. Se siamo realmente interessati a porre fine al terrorismo, dobbiamo avere il coraggio di esaminare le sue radici".

Crescere per diventare un kamikaze non fa parte della normale anatomia e struttura genetica dell'essere umano. Lasciare i tuoi figli in qualche posto di Grozny, Cecenia, per sequestrare centinaia di persone in un teatro di Mosca non e' certo frutto del naturale odio dei ceceni per la musica russa, ed i curdi non combattono da oltre 15 anni perche' sono gente misteriosa e cattiva.

Sono sprofondato nella sedia quando ho letto il numero di persone avvelenate dal gas dell'esercito russo a Mosca per mettere fine alla crisi degli ostaggi. Ci deve essere un errore, mi sono detto. Il numero, invece, era reale. E, devo ammetterlo, ho sofferto anche per la morte dei 50 ribelli. Condannatemi se volete, ma e' stata dura trattenere le lacrime di fronte allo spettacolo di dieci donne cecene, chiaramente giovani, abbandonate sulle poltrone del teatro, alcune con gli occhi fissi al cielo, gasate a morte.

 

 

Tradizionalmente, non siamo programmati per commuoverci di fronte a queste persone: dopo tutto sono coloro che "hanno cominciato", sono gli insorti, i ribelli, i terroristi. Tutto cio' che dobbiamo fare e' condannarli, senza fare domande.
Invece io faccio queste domande e chiedo: quando gruppi per la difesa dei diritti umani come Amnesty International chiedono un'investigazione sui crimini commessi dall'esercito russo in Cecenia, perche' le Nazioni Unite, il governo americano e le democrazie occidentali non premono affinche' essa abbia luogo? Perche' la Russia ha mano libera in Cecenia? Perche' i ceceni hanno dovuto affrontare molti massacri per mano russa, anno dopo anno, invasione dopo invasione, e nessuna lacrima e' stata mai versata per le vittime di Grozny?

Ariel Sharon: il simbolo stesso del terrorismo

E' una coincidenza il fatto che il primo ministro d'Israele, Ariel Sharon, sia stato il primo leader a congratularsi con il governo russo per la sua "vittoria", dopo la tragica fine della crisi degli ostaggi? Molti altri governi, certamente piu' umani di quello di Sharon, hanno semplicemente condannato i ribelli. Sicuramente, tra un po' di tempo, Mosca si riprendera' dall'incubo vissuto e ritornera' alla normalita'. Ma Grozny no. L'esercito russo e' ancora li'. I combattimenti, l'occupazione, il governo-fantoccio, il terrore quotidiano, gli arresti di massa, gli stupri e le torture sono ancora la norma, in Cecenia. Rapporti su rapporti vengono compilati anno dopo anno da organizzazioni umanitarie, ma chi ha il tempo di leggerli?

La sofferenza cecena non giustifica la presa violenta degli ostaggi, ma la spiega. Possiamo mettere la testa nella sabbia, come gli struzzi, e gridare forte che "nulla giustifica il terrorismo". Possiamo coprirci gli orecchi, chiudere la mente e accusare chi non la pensa come noi di essere "complici dei terroristi" e persino traditori. Ma questo non cambiera' nulla. Mosca si trovera' ancora nel mirino di disperati attacchi ceceni, cosi' come i kamikaze o gli indipendentisti curdi potranno cambiare stile ed obiettivi, ma non cesseranno. E' un fatto provato.

Il normale corso e', oggi, la "lotta al terrorismo", in cui paesi potenti ed aggressivi schiacciano i loro deboli oppositori, li privano della liberta', persino dell'umanita', li terrorizzano, li degradano, li arrestano in massa, sperimentano su di loro le armi piu' nuove e sofisticate e continuano ad accusarli di tutti i mali del mondo, aspettandosi che noi, la gente di questo mondo, in grado di capire ma non di agire, crediamo in tutto cio' che ci viene detto. "Israele si difende". Come se fossero i palestinesi ad occupare i territori israeliani, ad assediare l'intero popolo ebraico, a far saltare in aria le loro case, rubare la loro terra ed abbattere i loro figli. Si aspettano che noi odiamo i ribelli curdi e detestiamo i ceceni semplicemente perche' sono i potenti a suggerire i toni dello scontro, a decidere chi debba essere condannato e cosa debba essere considerata una vittoria.

Sharon defini' il massacro di alcuni mesi fa, quando alcuni aerei da guerra israeliani bombardarono un centro residenziale a Gaza, "un grande successo", e la gasazione dei ceceni "una vittoria". E noi dovremmo sottoscrivere questi "successi", battere le mani alla "legittima guerra contro il terrorismo". E dovremmo sempre astenerci dal fare domande.
Questo forse servira' a Sharon, Bush e Putin per costruire il mondo, ed i concetti in esso contenuti, secondo le loro personali politiche. Ma noi, la gente di questa terra, perche' abbiamo cosi' paura di condannare il vero terrorismo? Quando impareremo a considerare ugualmente preziosa la vita di ciascun essere umano, americano, afghano, curdo, palestinese, europeo o ceceno?
Quanto tempo ancora rimarremo legati ed accecati da vuoti slogans e pretenziose condanne?

 

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