Confezionare la vittoria
| Non so cosa ci vorra' a tutti noi per acquisire il coraggio del vecchio iracheno di Umm Qasr, di urlare in segno di sfida contro coloro che giocano con il nostro destino ed il nostro futuro, che manipolano le nostre perdite per servire i loro interessi, che usano i nostri corpi come ponti per passare da una nazione all'altra, da una conquista all'altra. |
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Nei
primi giorni della guerra all'Iraq, appena fu confermata
la notizia che le truppe britanniche d'invasione avevano
di fatto occupato la piccola citta' portuale di Umm Qasr,
una folla di iracheni circondo' il reporter ed il
cameraman di al-Jazeera. Un uomo anziano, con un viso stanco e rabbuiato, pieno di rughe e grondante sudore, riusci' a raggiungere il microfono ed urlo': "Basta con le umiliazioni, basta con il degrado. Sono tutti merda. Saddam ci ha portato da una sconfitta all'altra ed ora all'occupazione. Gli americani strappano le vesti alle nostre donne per cercare le armi. Sono qui per il petrolio. Nessuno se ne importa di noi. Lasciateci in pace, in pace!". |
Probabilmente l'iracheno
era spaventato dalle conseguenze che la sua infuocata protesta
avrebbe potuto avere, da parte di colpi di coda del regime
iracheno o delle forze d'occupazione. Ma apparentemente il
livello di rabbia, umiliazione, sconfitta ed un complesso raggio
di emozioni erano piu' forti della paura.
I sociologi, a livello di gruppo, e gli psicologi, a livello
individuale, cercano da anni di spiegare il perche' di alcuni
comportamenti adottati. Mi chiedo, ad esempio, quali circostanze
abbiano spinto un vecchio iracheno a dichiarare a tutto il mondo
che "sono tutti merda". Sarei ugualmente interessato a
sapere quando le nazioni della terra raggiungeranno una simile
conclusione, non facendo necessariamente la stessa dichiarazione
ma realizzando l'ingiustizia di tutto cio'.
Dopo la fine della Guerra del Golfo del 1991, l'America dichiaro' vittoria ed iniziarono le celebrazioni. L'iraq fu lasciato con tonnellate di uranio impoverito nel territorio, destinato a rimanervi per milioni di anni. Fu lasciato inoltre in balia di sanzioni durissime, che hanno reclamato la vita di oltre un milione di innocenti. Ma la vittoria fu dolce e riuni' in maniera inusitata americani di tutte le classi sociali.
Non si trattava di petrolio allora e non si tratta di petrolio oggi, ci dicono, e molti ci credono. Si trattava di liberare il Kuwait, di restaurare la democrazia (quale democrazia, in Kuwait?), di "contenere Saddam", di eliminare le armi di distruzione di massa dall'Iraq (dove sono queste armi?), di cambiare il regime in Iraq, di proteggere i vicini dell'Iraq, di ridisegnare la mappa del Medioriente, di liberare il popolo iracheno. Ma gli USA non hanno mai avuto intenzione di controllare le riserve petrolifere irachene (che potrebbero presto raggiungere la quota di 200 miliardi di barili), o di creare basi militari permanenti in Medioriente, di contenere l'Iran, minacciare la Siria e proteggere Israele. Se lo dici, sei paranoico, patetico, persino stupido. Si', e' proprio cosi': il governo americano devolvera' circa 100 miliardi di dollari, in uno dei suoi anni peggiori, finanziariamente parlando, solo per aiutare quei poveri e miserabili iracheni.
Per quanto sciocca tale possibilita' possa sembrare, i sondaggi Gallop ci dicono che la maggioranza di americani ci crede. Certo, i media corporati sono da biasimare per il fatto di ingannare il pubblico, ma quanto dovrebbe essere biasimato il popolo stesso? Perche' gli americani non si chiedono come mai non ci preoccupiamo di "restaurare la democrazia" nei paesi africani? Molti di essi hanno bisogno piu' dell'Iraq di questo prezioso bene definito solo dagli Stati Uniti. Forse le truppe USA si occuperanno di qualche dittatura africana solo quando il cacao ed il caucciu' avranno valore sul mercato internazionale, specie dal momento che la distanza tra il Congo ed Israele e' molto lunga e non ci e' stata promessa alcuna Armageddon laggiu'.
Perche' gli americani non si chiedono come mai al loro governo e' permesso di sviluppare, possedere ed usare armi di distruzione di massa (bomba atomica in Giappone, Agente Orange in Vietnam, uranio impoverito in Iraq e Yugoslavia), ma dobbiamo eliminare le armi irachene anche se non ve n'e' alcuna traccia? E' solo che siamo troppo distratti dalle storie fabbricate con cui i media ci bombardano per farci domande importanti: "Le forze della coalizione hanno localizzato lo yacht in cui Uday, il figlio di Saddam, si dedicava ad orgie" ... "Le forze della coalizione hanno localizzato la camera di tortura in cui venivano seviziati i membri delle squadre olimpioniche irachene che non avessero ben figurato alle competizioni" ... e tante altre storie che genereranno milioni di dollari per Hollywood negli anni a venire, mentre faranno fremere tanti individui dal desiderio di assestare calci nel sedere degli iracheni dei films per tanta crudelta'.
Non siamo preoccupati del fatto che la marginalizzazione delle Nazioni Unite ci costera' cara a lungo termine? Nessuno si chiede dove potra' condurci tanta arroganza? (Anche la Francia sara' punita per aver rifiutato di accondiscendere ai piani americani, ha detto Powell). Abbiamo dimenticato che il terrorismo e' confezionato direttamente da tali irresponsabili politiche estere? E' questo il meglio che sia stato escogitato per onorare la memoria delle vittime dell'11/9, e sono queste le parole che risuonano: "mai piu'"? Non so cosa ci vorra' a tutti noi per acquisire il coraggio del vecchio iracheno di Umm Qasr, di urlare in segno di sfida contro coloro che giocano con il nostro destino ed il nostro futuro, che manipolano le nostre perdite per servire i loro interessi, che usano i nostri corpi come ponti per passare da una nazione all'altra, da una conquista all'altra. |
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Certo, "l' Iraq e' libero" e tutto e' splendido, forse per un mese o due, prima che il bagno di sangue ricominci in qualche altro luogo, prima che l'attacco terroristico e gli appelli alla vendetta dominino nuovamente le nostre vite. Allora, molto verosimilmente, qualche "esperto" apparira' alla Fox TV per dirci che "l'Islam militante e' la radice dei mali del mondo" e, convenientemente, molti di noi prontamente annuiranno.