Il corvo saggio e' morto
di Israel Shamir
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Ci vuole un nemico per elogiare un
grande guerriero. Il suo pianto dolente e' più dolce dell'approvazione di un amico. Pochi giorni fa e' morto un mio grande compatriota, Edward Said, ed i nostri compagni in armi hanno scritto necrologi che risuonano come campane di rame nell'aria della sua nativa Gerusalemme. |
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Ci vuole un nemico per elogiare un grande guerriero. Il suo pianto dolente e' più dolce dell'approvazione di un amico. Pochi giorni fa e' morto un mio grande compatriota, Edward Said, ed i nostri compagni in armi hanno scritto necrologi che risuonano come campane di rame nell'aria della sua nativa Gerusalemme. Essi hanno sottolineato la bontà del suo cuore, la vastità della sua cultura, il suo instancabile supporto per gli oppressi di Palestina. Ma, per i miei orecchi, il necrologio che mi ha fatto più piacere e' stato quello composto dal suo e nostro nemico, tale Zev Chafets, che scrive nel giornale americano-sionista (perché, non lo sono tutti?) The New York Daily News: "Said non ha fatto saltare in aria i marines in Libano nel 1983, ne' ha detonato l'intifada palestinese ne' inviato missionari wahabbiti a predicare la violenza contro gli infedeli. Di certo non ha guidato un aereo contro il World Trade Center. Quello che ha fatto e' stato mandare interferenze al radar intellettuale d' America". Chi diavolo e' Zev Chafets? Questo simbolo vivente dell'integrazione tra due elites ebraiche, America ed Israele, ebreo americano del Michigan, arrivò in Israele nel 1967 e divenne direttore dell'ufficio stampa del governo guidato dall'arci-terrorista ed assassino di massa Menachem Begin. Attualmente, avvelena le menti americane con la sua propaganda razzista e guerrafondaia. Il 19 agosto 2003, ha scritto: "Il popolo iracheno ha scelto. Vuole la barbarie. Il termine educato che il mondo arabo da' a tutto ciò, e' auto-determinazione. Gli arabi hanno rinunciato all'occasione di auto-governarsi. Il risultato e' quasi due dozzine di dittature impoverite e xenofobe. Questa non e' una condizione imposta agli arabi. Al contrario, esprime la loro cultura politica. E' ciò che essi vogliono". [1] E invece, cos'e' che vogliono gli ebrei, impersonati da Chafets? Il 12 novembre 2002, Zev Chafets scrisse un articolo nel New Haven Register, dal titolo: "Disarmare l'Iraq e' solo l'inizio per il Medio Oriente". Egli dichiarò che le culture araba ed iraniana erano "irrazionali" e che non poteva essere fatto nulla "per migliorare la salute mentale collettiva delle società arabe" se non invaderle e sottometterle al diretto controllo israelo-americano [2]. In breve, vogliono il dominio. Invertendo la sua stessa retorica, possiamo dire: Chafets non ha guidato un bulldozer da 65 tonnellate contro la donna gravida Nuha Swaidan o l'attivista di Seattle Rachel Corrie, non ha sodomizzato i prigionieri di guerra libanesi nelle buie cantine della Shabak, certamente non ha lanciato bombe su Kabul o Baghdad. Ha fornito il supporto intellettuale a tali azioni. Ed Edward Said fu il più formidabile avversario in cui si imbatté. Edward Said non era in grado di fermare, da solo, la potente macchina di disinformazione giudeo-americana, ma ci spiegò come essa funzionava. Come il corvo saggio di Tolkien's Hobbit, indicò i punti deboli del dragone. Ci spiegò l'importanza vitale della battaglia per la narrativa, della lotta per il discorso, questo aereo spirituale della guerra a terra. Capì che la spiegazione data dagli scienziati e dai giornalisti del mondo al di fuori del suo nocciolo anglo-americano ne precede la conquista. Paradossalmente, arrivai alla sua lettura della storia in una Mosca innevata, nel 1991, quando le teorie di Milton Friedman, strumenti del discorso neo-liberista, venivano applicate sotto forma di arma potente e sistematica, trasformando il popolo russo in poveri stranieri a casa loro. Nonostante il nome di Edward Said sia inseparabilmente connesso alla triste e indimenticabile Terra Santa, sarebbe un errore vedere la sua opera con occhi palestinocentrici. E' stato un Karl Marx per l'Hegel di Foucault e, come Marx, ha capovolto Hegel ed ha posto la sua teoria sui piedi, mentre prima era sulla testa; Said ha capovolto Foucault ed ha dato alla gente le sue grandi idee. Il suo Orientalismo fornisce una lettura rivelatoria, poiché spiega che le "aree di studi" del discorso americano - non solo gli Studi Orientali, ma anche la Kremliinologia, gli Studi Russi e quelli Cinesi - sono strumenti di sottomissione. Ma e' stato anche un Karl Marx per Karl Marx. Mentre i marxisti concentravano la loro attenzione sulla proprietà dei mezzi di produzione e vedevano i capitalisti come i nemici ultimi del popolo, Said percepì lo giusto ordine della battaglia. Le grandi e crudeli menti che dirigono la politica dalle loro cattedre universitarie sono infinitamente più importanti per il nostro futuro dei bastardi ricchi, ma dalle menti fiacche. La loro presa di possesso delle università americane, come chiaramente presentato da Saul Bellow nel suo Ravelstein, e' stato l'evento supremo degli ultimi trent'anni. Chiunque controlli le università, controlla i media; chiunque controlli i media, controlla il governo. O, per dirla in termini biblici, Leo Strauss generò Wolfowitz, Wolfowitz generò la guerra all'Iraq. Milton Friedman generò il Fondo Monetario Internazionale, il FMI generò la povertà nel mondo. Bernard Lewis generò Samuel Huntington, Samuel Huntington generò la guerra all'Islam. Bernard-Henry Levi generò Andrei Sacharov, e l'Unione sovietica fu privatizzata da Marc Rich e Vladimir Gusinsky. Said ci insegnò ad individuare i grandi cannoni degli aerei da guerra nascosti dietro il manto accademico dei professori reticenti. Capì che il posto delle idee sioniste era nel pensiero imperialista occidentale. Ci ha lasciato ulteriori sviluppi del suo pensiero. Quando io sottolineai l'iniezione del meschino spirito sionista nel nuovo imperialismo americano, fui brutalmente assalito dai custodi del PC; Edward Said mi scrisse numerose lettere di sostegno, riferendosi ai miei scritti fino ai suoi ultimi giorni di vita, nonostante fosse estremamente rischioso, per il professore di un'importante università americana, esporsi così. Vi sono infatti ricchi benefattori che supportano università ed opinionisti, che comprano gli annunci sui giornali e che sono tutti collegati al nodo sionista. Edward Said era ben consapevole di ciò, e sognava di usare fondi arabi per controbattere la macchina della propaganda sionista in un tiro alla fune per le menti degli americani. Poteva farlo: non invano, Chafets scrisse che "il suo "Orientalismo" aveva fatto di più per il jihad di un battaglione di Osama". Egli era davvero un grande combattente del jihad spirituale e sognava che i nostri think-tanks combattessero contro i think-tanks del JINSA in un Armageddon spirituale. Ma i principi arabi ed i miliardari russi hanno preferito spendere i loro denari in assetti tangibili. Essi non hanno capito che le cose materiali sono più fragili e deperibili degli assetti spirituali, e che domani perderanno anche i loro beni materiali, poiché non hanno investito nello spirito. Edward Said era un arabo, ed e' naturale che si riferisse frequentemente all'esperienza araba. Ma le sue idee sono ugualmente importanti per tutti i popoli definiti "irrilevanti" dai nuovi padroni del mondo. I crudeli maghi che si trovò ad affrontare sono i nemici dell'umanità; sono ugualmente dannosi ed estranei per l'operaio di Detroit e per il contadino palestinese, per lo scienziato russo e lo scrittore turco. Noi non sappiamo chi incarnerà il sogno di Said: un genio californiano del computer o un principe saudita, un magnate russo dei media o un leader comunista cinese, un raja indiano o un primo ministro malese. Ma esso si avvererà, perché la magia dei nomi ci dice che Said* (la felicità spirituale) vincerà su Chafets (brama di conquiste terrene). *In arabo, Said significa "felice", ndt |
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[1] Siteweb
[2]"Lui dice "disarmare" ma, naturalmente, intende "invadere" il Medio Oriente", ha commentato il nostro amico Stanley Heller in un articolo intitolato "Non solo per il petrolio".
traduzione a cura di www.arabcomint.com