Cosa c'è di così "radicale" in Muqtada al-Sadr?
di
  Sharif Hikmat Nashashibi

 

 

Mike Whitney lo spiega bene in un articolo pubblicato l'11 maggio scorso su Counterpunch: "Il suo appello alla lotta armata e' giunto solo dopo aver esaurito i convenzionali metodi di espressione democratici. Dunque, l'appellativo di "chierico radicale" e' solo un'altra delle affermazioni non giustificate che i giornalisti occidentali fanno per promuovere gli obiettivi globali dell'occupazione. E' un altro esempio della manipolazione del linguaggio con cui si vuole plasmare la percezione pubblica. Corrisponde alla guerra psicologica".

 

Mentre le forze USA continuano a folleggiare in Iraq, fedelmente coadiuvate dal regime fantoccio di Iyad Allawi, il chierico sciita ribelle Muqtada al-Sadr e' di nuovo nell'occhio del ciclone. I media non resistono alla tentazione di definirlo "radicale", ma e' davvero difficile trovare una base concreta per questa descrizione.

La peculiarità centrale della sua politica e' un'opposizione instancabile all'occupazione del suo paese. "Non può esservi politica sotto occupazione, né libertà sotto occupazione", ha dichiarato il mese scorso. 

Cosa vi e' di radicale, in ciò? Se il suo esercito del Mahdi stesse pattugliando e bombardando Londra, New York o Washington, sarebbe stupefacente sentir definire "radicale" la resistenza americana o britannica.

La sua opposizione all'occupazione straniera non può essere spiegata in termini di supporto verso Saddam Hussein, che ha perseguitato gli sciiti. La famiglia Sadr si oppose con veemenza al dittatore ed al suo regime secolarizzato, e per questo pagò un prezzo molto salato - uno zio di Muqtada fu giustiziato nel 1980, suo padre e due suoi fratelli furono uccisi nel febbraio 1999, costringendo alla clandestinità il giovane religioso.

Né può essere accusato di essere uno strumento di forze straniere. Le frequenti accuse di legami con l'Iran sono state smentite di recente, e le amministrazioni americana ed irachena ad interim sono state costrette ad ammettere che non vi sono collegamenti.

Sebbene l'opposizione di Sadr all'occupazione sia stata costante, egli ha fatto ricorso alla resistenza  armata solo  un anno dopo l'invasione del suo paese. Durante il primo periodo, i suoi sermoni invitavano alla resistenza non violenta ed il giovane cessò presto di invocare il jihad contro le forze d'occupazione.

Dopo la caduta di Baghdad, mentre morte ed insicurezza regnavano sovrane in Iraq, i seguaci di Sadr cominciarono ad occuparsi dei diversi aspetti della vita nel settore sciita della capitale e nel sud del paese, nominando nuovi chierici nelle moschee, facendo la guardia agli ospedali, raccogliendo la spazzatura, creando orfanotrofi e fornendo cibo e beni essenziali agli iracheni, schiacciati dalle difficoltà causate dalla guerra. Non riesco ad immaginare nulla che sia meno "radicale" del raccogliere rifiuti, occuparsi della sicurezza  negli ospedali, del benessere degli orfani o del nutrire gli affamati, specie dal momento che le autorità di occupazione avevano clamorosamente fallito nel loro compito - sancito dalla legge internazionale - di fornire servizi vitali e basilari al paese occupato.

In verità, i media trascurano il fatto - come accade con molte organizzazioni che presentano anche un'ala militare, come la palestinese Hamas o la libanese Hezbollah - che Sadr si occupa di una rete di scuole ed enti caritatevoli costruita da suo padre. 
Il suo compito e' stato fornire istruzione e servizi sociali agli iracheni impoveriti, mentre il paese precipitava velocemente e profondamente nell'anarchia.
Tuttavia non si sentì provocato quando un chierico a lui associato fu arrestato nel settembre 2003. Quando Paul Bremer, il capo dell'Autorità Provvisoria della Coalizione, formò il Consiglio Governativo iracheno, Sadr non ricorse alla violenza, ma il 10 ottobre 2003 annunciò la formazione di un governo alternativo in sostituzione di quello insediato dagli occupanti stranieri.

Quando le forze della coalizione chiusero il suo giornale al-Hawza, nel marzo di quest'anno, i supporters di Sadr diedero vita a proteste pacifiche contro questa flagrante violazione della libertà di stampa che gli invasori sostenevano di voler ripristinare. Proteste pacifiche seguirono anche l'arresto il 3 aprile di quest'anno del suo aiutante Mustafa al-Yaqubi e le minacce di arresto dello stesso Sadr.

La risposta delle forze d'occupazione fu armata e fatale per numerosi civili iracheni, sicché le proteste divennero violente e Sadr proclamò, il 4 aprile, che i mezzi pacifici erano diventati "una carta perdente" e che "bisogna cercare altri modi ... terrorizzare il nemico, perché non possiamo rimanere silenti sulle sue violazioni". Bremer, la cui amministrazione aveva iniziato una guerra illegale contro l'Iraq, lo definì "fuorilegge".

Mike Whitney lo spiega bene in un articolo pubblicato l'11 maggio scorso su Counterpunch: "Il suo appello alla lotta armata e' giunto solo dopo aver esaurito i convenzionali metodi di espressione democratici. Dunque, l'appellativo di "chierico radicale" e' solo un'altra delle affermazioni non giustificate che i giornalisti occidentali fanno per promuovere gli obiettivi globali dell'occupazione. E' un altro esempio della manipolazione del linguaggio con cui si vuole plasmare la percezione pubblica. Corrisponde alla guerra psicologica".

Anche nella resistenza armata all'occupazione, Sadr ha posto dei limiti ben definiti. Ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle auto-bombe e negli omicidi, ha denunciato l'attacco al quartier generale dell'ONU a Baghdad nell'agosto 2003, ha invitato i suoi seguaci a non attaccare le forze di sicurezza irachene - almeno fino al loro recente coinvolgimento nei massacri compiuti dalle forze USA - si e' opposto al sequestro di giornalisti, nonostante il fatto che, dopo essersi adoperato per il rilascio del giornalista del Daily Telegraph James Brandon, il giornale abbia cinicamente asserito che si era trattato di "opportunità di propaganda", continuando a definirlo "radicale". In un sermone nel luglio di quest'anno, infine, ha condannato le decapitazioni dei lavoratori stranieri: "Non vi e' religione o legge religiosa che punisca attraverso la decapitazione. E' vero, sono vostri nemici ed occupanti, ma ciò non giustifica il trattamento inumano".

Il ricorso alla resistenza armata non e' di certo definito "radicale" dai suoi compatrioti. Nel sondaggio condotto a giugno dalla CPA, l'81% degli iracheni ha dichiarato che l'opinione per Sadr era migliorata dopo la prima rivolta. La ragione di ciò, se fosse necessaria una spiegazione, e' che nello stesso sondaggio, il 92% degli iracheni dichiarò di considerare le forze USA come "occupanti" e non come liberatori, ed il 55% di essi chiedeva il ritiro immediato delle truppe. 

Sadr ha condannato Allawi come una propaggine dell'occupazione ed ha definito una "farsa" il "passaggio dei poteri" del giugno 2004. Nel fare ciò, si confronta semplicemente con i fatti - il primo ministro ad interim e' stato nominato direttamente dagli americani, ha supportato con entusiasmo gli atti di aggressione USA contro il suo paese, ha collegamenti molto profondi con i servizi segreti britannici ed americani e continua a sostenere la presenza di truppe straniere nel nuovo Iraq "sovrano". Il ruolo pesante e compiacente di Allawi non e' benvoluto dalla popolazione - il Financial Times ha riportato un recente sondaggio, secondo cui il suo indice di gradimento non supera il 2%, molto meno che Saddam Hussein.

Sadr condanna coloro che cooperano con gli occupanti ed ha espresso solidarietà per il popolo palestinese: "Il destino della Palestina e dell'Iraq e' identico". Mentre gli USA minacciano regolarmente Siria ed Iran, destabilizzando ulteriormente il Medio Oriente, Sadr ha giurato di non permettere che nessun attacco verso gli stati confinanti parta dal territorio iracheno. Ha invocato l'unità tra sunniti e sciiti e l'integrità territoriale del suo paese. Questa politica di certo suscita ammirazione nel mondo arabo e musulmano, sia in Iraq che altrove.

Nonostante dunque la popolarità guadagnata da Sadr a livello nazionale e regionale, l'aggettivo "radicale" e' ancora prominente. Suo padre, l'ayatollah Mohammed Sadi Sadr, fu uno dei più popolari chierici iracheni, e Muqtada ha ottenuto la fedeltà dei suoi seguaci. E' in grado di mobilitare le masse in tutto l'Iraq del sud e nel settore sciita di Baghdad, nominata Sadr City dopo la caduta di Saddam. La sua resistenza armata ha ricevuto sostegno dai sunniti e dagli sciiti di tutto l'Iraq, il Medio Oriente ed altrove, e, di conseguenza, la condanna degli USA e di coloro che ad essi fanno capo, incluso il governo iracheno ad interim. 

Nonostante ciò, non ha rinunciato alla diplomazia. Si e' accordato per una tregua a giugno di quest'anno  che ha messo fine alla sua prima rivolta, e durante il periodo più cruento dell' attuale battaglia ha chiesto la mediazione del Vaticano ed ha espresso disponibilità ad accettare una forza ONU in Iraq. Ciò contrasta nettamente con l'asserzione intransigente di Allawi, secondo cui non possono esserci "negoziati con le milizie".

Sadr e' pronto a sciogliere il suo esercito ed a formare un partito politico con cui concorrere alle prossime elezioni di gennaio. Fuad Maasum, presidente della commissione che ha organizzato una conferenza nazionale irachena di recente - a cui e' stato invitato anche Sadr - ha dichiarato che si tratta di "un passo positivo, dal momento che il suo movimento ha radici nel paese".

Quanto i politici iracheni  ci tengano ad accontentare Sadr e' evidente dal fatto che essi stanno ignorando un decreto passato a Baghdad, che impedisce ad individui di entrare nel processo politico a meno che non dimostrino di non aver fatto parte di milizie da almeno tre anni. Sadr, che non rispecchia questo profilo, e' stato invitato comunque.

Definirlo "radicale" non e' solo una distorsione della sua politica, e' un insulto verso tutti coloro che si oppongono all'occupazione ed alla dominazione straniera, all'istigazione all'odio religioso ed all'instabilità regionale. Non occorre essere sciiti, iracheni, arabi o "radicali" per capirlo. 

 

 

[Sharif Hikmat Nashashibi e' presidente dell' Arab Media Watch http://www.ArabMediaWatch.com, una organizzazione dedita alla copertura obiettiva britannica delle questioni arabe.]

http://www.yellowtimes.org/article.php?sid=2056&mode=thread&order=0&thold=0

traduzione a cura di www.arabcomint.com