Il costo umano della "guerra al terrorismo"
di Paul Vallely

 

 

 

 

Il costo umano della prima guerra del 21esimo secolo e' gia' enorme. Oltre a coloro che sono morti, migliaia di persone sono state tratte in arresto in tutto il mondo in violazione dei loro diritti umani e della legge internazionale. Paul Vallely investiga sul loro destino, e si chiede se queste violazioni in nome della "difesa della democrazia" possano essere giustificate.

 

Privatamente, gli americani ammettono che la tortura, o qualcosa che le somiglia molto, viene praticata di norma alla base aerea di Bagram, Afghanistan, dove sono detenuti un numero ignoto di sospetti terroristi.

I prigionieri Talebani e di al-Qaida all'interno di questo centro segreto d'interrogatori della CIA - in una serie di contenitori di metallo protetti da un triplo strato di filo contorto - sono sottoposti ad una varieta' di pratiche. Devono restare inginocchiati per ore, con cappucci neri in testa e occhiali coperti di vernice spray. Sono costretti a posture dolorose e scomode. Vengono privati del sonno con bombardamenti visivi per 24 ore. A volte vengono picchiati, e gli antidolorifici sono banditi.

Queste pratiche vengono definite "di stress e minaccia", ed un ufficiale dell'intelligence USA le ha ribattezzate "torture a bassa intensità". Talvolta la bassa intensita' e' inesistente, a giudicare dai risultati.  I militari USA hanno annunciato l'apertura di un'inchiesta sulla morte di due prigionieri a Bagram. In maniera piu' discreta, molti dei sospetti terroristi vengono consegnati nelle mani dei servizi di sicurezza esteri, notoriamente piu' disinvolti con l'uso della tortura.

La cosa forse piu' inquietante di tutto cio' e' che i dirigenti USA che hanno fatto trapelare le informazioni non lo hanno fatto per denunciare qualcosa che essi ritenevano fosse vergognoso. Al contrario, hanno reso ben chiaro che volevano che il mondo sapesse cio' che accadeva e che essi ritenevano "giustificabile".
Non meno di 10 ufficiali della sicurezza nazionale USA - incluse alcune persone che erano testimoni del trattamento dei prigionieri - hanno riferito la situazione al Washington Post, il quale ha pubblicato il piu' chiaro resoconto di cio' che accade a Bagram ed in diversi altri centri d'interrogatorio USA in tutto il mondo. "Se non violi qualche volta i diritti umani di altri", ha raccontato un uomo al giornale, "probabilmente non stai facendo bene il tuo lavoro". Lui e gli altri stanno, in effetti, dicendo: lo stiamo facendo perche' dobbiamo farlo, ed il mondo deve saperlo".

In un certo senso, non c'e' niente di nuovo in tutto cio'. Le forze britanniche hanno usato cinque tecniche simili - incappucciamento, costrizione in piedi, privazione del sonno, rumori assordanti e privazione di cibo ed acqua - in Irlanda del Nord (la Corte Europea dei diritti umani stabili', nel 1978, che tali pratiche non costituiscono "tortura", ma sono metodi "disumani e degradanti" e, dunque, illegali secondo tutte le convenzioni). Vi e' pero' una differenza chiave. Mentre le autorita' britanniche si vergognavano terribilmente di queste pratiche, le figure leaders degli USA sono oggi aggressivamente disinibite.

L'atteggiamento e' ben chiaro nei circoli ufficiali. "Dopo l'11 settembre, i guanti sono caduti", ha dichiarato Cofer Black, capo del Centro Anti-terrorismo della CIA, alle commissioni congiunte dell'Intelligence della Camera e del Senato. Un professore di legge di Harvard, Alan Dershowitz, ha persino paventato l'idea che - nonostante il fatto che gli USA siano firmatari della Convenzione ONU contro la tortura ed il trattamento crudele, inumano e degradante - in futuro potra' essere garantito il permesso legale per l'uso della tortura. [...]
Le tecniche d'interrogatorio della CIA sono sofisticate e programmate per avere successo. I detenuti sono affrontati con l'ausilio di una voluminosa cartella, che spesso contiene solo cartacce, per dare l'impressione che, dal momento che gia' si sa molto, ogni resistenza e' futile. Vengono dette bugie sulle organizzazioni allo scopo di suscitare indignazione incontrollabile. Con una tecnica nota come "metodo di Spinoza", il detenuto viene interrogato senza tregua su eventi che non puo' conoscere - cio' lo portera' a dire cio' che sa per compensazione psicologica.
Alcune tecniche superano decisamente cio' che puo' essere da molti considerato "accettabile". Amnesty International ha scritto al presidente Bush per protestare contro gli interrogatori a cui era sottoposto Khalid Sheikh Mohammed - secondo la CIA, mente dell'11 settembre. A tali interrogatori assistevano i suoi due figli, di sette e nove anni, come merce di scambio. Bush non ha mai risposto. Puo' esserci, evidentemente, solo "tolleranza zero" verso un uomo giudicato (da chi?) responsabile della morte di migliaia di innocenti.
Quando pero' si arriva all'uso dei bambini ed alla questione delle torture, sorge spontanea la seguente  domanda: il costo non sta diventando troppo alto? La risposta non e' semplice.

Cio' che e' chiaro, e' che qualcosa sta erodendo la nostra percezione di quali siano le norme etiche in base alle quali un paese civile debba comportarsi. C'e' una nuova tolleranza verso la sospensione dei processi, la detenzione senza imputazione, il rifiuto della rappresentanza legale per i prigionieri, l'imprigionamento di meri sospetti in condizioni terrificanti. C'e' una nuova volonta' di indulgere negli insulti verso le minoranze religiose e gli stranieri - e l'accresciuta tensione sociale che, ovviamente, tutto cio' comporta.
Tale cambiamento non e' ristretto agli USA. In tutto il globo - dalla Cina alla Cecenia, da Israele all'Indonesia, dalla GB all'Uzbekistan - e' presente la stessa tendenza. La retorica della "guerra al terrorismo" e' usata dovunque dai governi come pretesto per la libera repressione di ribelli e dissidenti. Un continente dopo l'altro ha prodotto, secondo nostri calcoli, alla "sparizione" di 12.117 individui, che diventano 15.000 con l'aggiunta dei prigionieri di guerra iracheni.

Il paradigma della dissoluzione dei diritti umani non e' riassunto in nessun altro luogo piu' chiaramente che a Guantanamo Bay, la base navale USA a Cuba, divenuta la maggiore prigione per sospetti talebani e membri di al-Qaida. I 680 detenuti sono in un limbo legalizzato. I militari americani si rifiutano di considerarli prigionieri di guerra, sebbene la stragrande maggioranza sia stata catturata sul campo di battaglia. Non hanno imputazione, ne' processi, ne' condanne. Non hanno accesso agli avvocati. Gli interrogatori sono sporadici e variano in lunghezza ed intensita'.
Quando, l'anno scorso, tre detenuti - i cittadini britannici Shafiq Rasul e Asif Iqbal, e l'australiano David Hicks - hanno cercato di portare in giudizio le autorita' USA, il giudice ha stabilito che le corti USA non avevano alcuna giurisdizione sui prigionieri di Guantanamo. Al contrario, un ordine del presidente Bush ha creato una serie di tribunali militari in cui processare gli accusati di atti di terrorismo. Dieci detenuti dovranno ben presto comparire, in segreto, di fronte a questi tribunali.

Eppure, nonostante persino le autorita' USA ammettano che circa il 10% dei detenuti sono certamente innocenti, solo alcune decine sono state liberate sinora, tra questi due contadini ultra-settantenni, tutti sono tenuti in condizioni terribili di punizione collettiva.

I rilasciati hanno parlato per la prima volta del loro trattamento alcune settimane fa. Dapprima, per alcuni mesi, essi erano stati rinchiusi in piccole gabbie di rete metallica, di circa 6  piedi per 8, coperte con un tettuccio di legno, ma aperta alle intemperie. I prigionieri venivano liberati una volta alla settimana per una doccia di un minuto. Durante il quinto mese di detenzione, essi avevano iniziato uno sciopero della fame, a seguito del quale avevano ottenuto una doccia di cinque minuti ed esercizio per dieci minuti una volta a settimana, consistente in una passeggiata all'interno di una gabbia lunga 30 piedi.

Se anche l'imprigionamento di uomini non condannati fosse essenziale per la sicurezza del mondo occidentale, non e' chiaro il perche' l'imprigionamento debba essere cosi' duro. E' come Alice nel paese delle meraviglie: prima la punizione, dopo, semmai, il processo. 
Guantanamo Bay e', comunque, lungi dall'essere l'unico luogo in cui i diritti umani sono sospesi. All'inizio di questo mese, il supervisore del Dipartimento USA della Giustizia interna, ispettore generale Glenn Fine, ha pubblicato un incisivo rapporto sul trattamento degli stranieri trattenuti per irregolarita' sul visto in connessione all'investigazione sugli attacchi dell'11 settembre. 
Nel rapporto si cita che oltre 1.200 persone sono state arrestate, 766 delle quali trattenute per periodi prolungati usando come pretesto irregolarita' nell'immigrazione. Il Dipartimento della Giustizia ha rifiutato di rendere noti i nomi degli arrestati ed ha condotto indagini su di essi in gran segreto. L'FBI non si e' preoccupato di operare alcuna distinzione tra sospetti terroristi ed immigrati clandestini. Non piu' di un pugno di essi e' stato accusato di crimini riconducibili al terrorismo, ma moltissimi sono stati tenuti in carcere anche dopo che la questione delle irregolarita' sul visto era stata risolta e poi deportati nei paesi d'origine.
La loro detenzione e' stata particolarmente dura: erano rinchiusi per 23 ore al giorno in celle permanentemente buie, con polsi legati da catene pesanti. Potevano fare un'unica telefonata legale a settimana e una telefonata sociale al mese. Gli ufficiali dell'FBI hanno frustrato tutti i tentativi fatti da familiari, legali ed anche poliziotti di determinare dove il detenuto fosse "custodito", mentre nel centro di detenzione di Brooklyn, New York, e' stata portata alla luce una serie di abusi fisici e verbali contro i detenuti. 
Gruppi per la difesa dei diritti umani, come Amnesty e Liberty, hanno rivolto le stesse accuse alla Gran Bretagna. Diversamente da altri paesi europei, come Francia, Olanda ed Italia - in cui i sospetti terroristi sono stati portati di fronte alle corti - in Gran Bretagna sono state introdotte nuove misure legali che permettono al Ministro dell'Interno, con l' 
Anti-Terrorism Crime and Security Act 2001 (ATCSA), di accusare uno straniero di terrorismo e deportarlo o arrestarlo senza processo. Inoltre, la GB, unico paese europeo, ha optato per tralasciare la sezione della Convenzione Europea per i diritti umani che garantisce a tutti il diritto ad un giusto processo. Piu' recentemente, il Ministro dell'Interno ha annunciato che i sospetti possono essere arrestati per 14 giorni senza imputazione in base al Terrorism Act del 2000.
La maggior parte di quei prigionieri sono detenuti nelle carceri di massima sicurezza di Bel marsh o Woodhill, dove sono classificati come Categoria A  e sottoposti al regime piu' restrittivo - chiusi per 22 ore al giorno in celle singole di 3 metri per 1,8, il cui accesso alla luce naturale e' limitato da sbarre e reti d'acciaio alle finestre. Sono condizioni di prigionia che Amnesty ha definito "crudeli, disumane e degradanti".
"Questa gente non e' stata ne' accusata ne' processata - alcuni nemmeno interrogati dalla polizia", dice John Wadham, del gruppo per i diritti civili Liberty. Ma, si chiede, se questa gente e' cosi' pericolosa da dover essere rinchiusa con misure cosi' restrittive, perche' il ministero degli Interni non permette loro di andar via, se c'e' un paese che voglia ospitarli?

Le liberta' civili sono messe in pericolo anche da altro. Si e' creato un tale clima di sospetto verso gli stranieri e le minoranze religiose che gia' assistiamo ad un impatto sulla vita dei musulmani, gettando le basi per tensioni sociali e razziali. Chiunque sia maschio, musulmano ed arabo e' automaticamente, per molta gente, un sospetto terrorista. Cio' sarebbe grossolanamente comico se non fosse cosi' serio, come il caso dei due uomini che smisero di pregare in un'area di parcheggio del Texas e furono arrestati per "attivita' sospette", o dei musulmani detenuti a New York a cui fu servito del maiale all'inizio del mese santo di Ramadan.

C'e' qualcosa in piu' dell'ignoranza e degli stereotipi, in tutto cio'. C'e' anche odio. Gli ultimi mesi hanno visto bandire da una prigione inglese una interprete musulmana che si era rifiutata di togliersi il velo, o un uomo musulmano spogliato di fronte a personale femminile di un centro di detenzione americano, o di un prigioniero condannato a tre settimane di isolamento in un carcere britannico - il che vuol dire che gli rimarra' una sola ora d'aria a settimana invece che due ed una riduzione drastica del tempo delle visite. La sua colpa? Durante la preghiera, una guardia del carcere era entrata in cella e gli aveva detto di terminare l'orazione piu' presto. L'uomo che eseguiva la preghiera non aveva risposto, perche' la pratica islamica proibisce all'orante di parlare con altri durante la preghiera, e dunque era stato punito.

Il problema va al di la' della religione. E' all'opera una nuova forma di xenofobia. Nel Connecticut, un uomo rivelo' alla polizia che aveva udito due "arabi" parlare di antrace. Dopo di che, la polizia arresto' due pakistani sospettati di aver avuto la conversazione ad una stazione per il rifornimento di gas. Arrestarono anche l'indiano che si occupava temporaneamente del distributore per conto di suo zio, il proprietario. Gli uomini furono incarcerati per 18 giorni e poi rilasciati, senza accusa e senza risarcimento.

E', naturalmente, semplice individuare le madornali pecche del sistema. Coloro che sono incaricati di combattere il terrorismo, hanno un argomento molto potente allorche' dicono che, contro un nemico che non combatte lealmente, non si puo' andare troppo per il sottile. 
Il suggerimento che sia vero il contrario genera  irritazione ed impazienza. Il ministro della Difesa USA, John Ashcroft, ha inviato un messaggio stizzoso agli attivisti per i diritti civili. "A coloro che infastidiscono la gente amante della pace con i fantasmi delle libertà perdute, il mio messaggio e': le vostre tattiche non fanno che aiutare i terroristi, poiché esse erodono l'unita' nazionale e diminuiscono la nostra determinazione. Danno ossigeno ai nemici dell'America e confondono i suoi amici. Incoraggiano la gente di buona volontà a rimanere in silenzio di fronte al male". 
Il pericolo incombente e' quello di un mondo sempre meno sicuro, calpestando i diritti umani, amareggiando le minoranze, minando le regole della legge internazionale e permettendo a quei governi che violano quotidianamente le Convenzioni di Ginevra di non essere infastiditi o controllati.

C'e' una lugubre ironia nel fatto che Amnesty International abbia accesso oggi a tutte le prigioni dell'Afghanistan, tranne una - Bagram - gestita dai campioni di apertura e liberta', gli Stati Uniti.

ACCESSO NEGATO AGLI AVVOCATI

Yasir Esam Hamdi fu arrestato durante la guerra in Afghanistan, dopo essersi arreso all'Alleanza del Nord. Fu detenuto alla base di Guantanamo fino a che fu scoperto che era un cittadino USA. Fu trasferito in una localita' segreta degli Stati Uniti nell'aprile del 2002. E' ancora imprigionato senza che ne' i familiari ne' il suo avvocato possano vederlo. 
Nel gennaio 2003, una corte americana delibero' che il governo aveva il diritto di definire un suo cittadino "combattente illegale" e di arrestarlo, a tempo indefinito, senza accuse e senza che egli abbia la possibilita' di vedere un avvocato. La decisione della corte fu presa in parte a causa di un affidavit della burocrazia militare che indicava in Hamdi una buona fonte di intelligence per il governo, il cui valore sarebbe stato diminuito se egli avesse avuto accesso ad un avvocato. Il governo ha condannato Hamdi ad un limbo legale fino a che la Corte Suprema non ribalti la situazione. Anche ad altri detenuti era stato impedito l'accesso agli avvocati, ma il caso di Hamdi ha reso legale tale pratica.

Torture, Deportazione ed Imprigionamento senza Processo
Tattiche usate nella "Guerra contro il Terrorismo"

 

NUOVA DEFINIZIONE DI TORTURA

Si ritiene che Abu Zubaida sia il piu' importante terrorista detenuto. Questi fu catturato in Faisalabad nel marzo 2002, dopo essere stato sparato all'inguine dalle forze di sicurezza pakistane e dell'FBI. Gli ufficiali della sicurezza USA suggerirono che gli antidolorifici gli venissero somministrati selettivamente all'inizio della sua prigionia. "La sua ferita non era mortale", disse un militare  con un'alzata di spalle. "Sarebbe sopravvissuto".
L'ammissione da' l'idea di cio' che fu definita "tortura a bassa intensità". Le tecniche tormentano piu' psicologicamente che fisicamente, ma includono i legamenti in posizioni dolorose, i rumori assordanti e l'accecamento con luci violente.

USO DI CAPI D'ACCUSA

Lutfi Raissi fu arrestato a Londra una settimana dopo l'attacco dell'11 settembre. Le autorita' USA chiesero la sua estradizione, sostenendo che si trattava di uno degli istruttori di volo di alcuni dirottatori. Si disse che le prove includevano dei pezzi di video. L' ordine di estradizione, invece, era basato su "capi d'accusa" secondo cui il signor Raissi non era riuscito ad evitare una condanna per furto minore. Fu tenuto in cella per cinque mesi prima che un giudice britannico buttasse via l'ordine di estradizione, affermando che non vi era alcuna prova di attivita' terroristica.
Amnesty affermo' che gli USA cercarono l'estradizione di Lutfi a causa del suo profilo: musulmano, algerino, pilota ed istruttore di volo.

ASSOLTO MA DEPORTATO

Adnan Abdelah chiese l'asilo politico al suo arrivo in Gran Bretagna nell'aprile 2001. Fu arrestato per essersi vantato degli attacchi dell'11 settembre. Durante il processo al Newcastle Crown Court, nel maggio 2002, Abdelah nego' ogni accusa riguardo al far parte di organizzazioni illegali e all' intimidazione di testimoni. Il 23 maggio, il giudice ammise che non vi era alcun caso da portare avanti ed invito' la giuria ad assolvere l'uomo. Rimase comunque in carcere a causa di una pendenza sull'appello all'asilo fino a quando, il 19 dicembre, fu deportato in Marocco. Abdelah e' stato poi assolto definitivamente dalla Corte d'Appello.

GIUSTIZIA CIVILE

Alcuni individui accusati di terrorismo vengono sottoposti a normali prcessi in corti criminali. Due algerini in cerca di asilo politico e che vivevano a Leicester, furono trattenuti da agenti per l'immigrazione per quattro mesi e poi, con il Terrorism Act del 2000 furono accusati di voler preparare un attentato all'Ambasciata USA di Parigi. Furono dunque condannati a 11 anni di prigione per aver "finanziato il terrorismo islamico". Entrambi sono ricorsi in Appello.

GIUSTIZIA MILITARE

Jose' Padilla, che usava anche il nome di Abdallah al-Mujahir, e' un cittadino USA arrestato all'aeroporto internazionale di Chicago nel maggio 2002, accusato di aver intenzione di detonare una "bomba sporca" radioattiva su una citta' USA. Fu trasferito sotto custodia militare in una base navale a causa di un ordine del presidente Bush che lo definiva "nemico combattente".

Una corte distrettuale USA ha conferito autorita' al presidente di fare cio', ma a Padilla fu concesso di vedere un avvocato. Il governo si e' appellato, asserendo che cio' renderebbe vani gli interrogatori a cui l'uomo e' sottoposto, sicché Padilla non ha potuto contattare il suo legale. "Il caso di Padilla e' emblematico", afferma Amnesty, "poiche' egli e' stato arrestato per il sospetto di un crimine  che lo porrebbe entro la giurisdizione del sistema giudiziario criminale".

TRATTAMENTO IRRAGIONEVOLMENTE DURO

Mahmud Abu Rideh arrivo' in Gran Bretagna nel 1995 e nel 1997 gli fu garantito lo status di rifugiato. L'Ufficio Interni riconobbe che era stato vittima di torture mentre era in carcere in Israele. Fu arrestato come "sospetto terrorista" nel dicembre 2001 e rinchiuso nell'unita' di massima sicurezza di Belmarsh. Come altri presunti terroristi, fu rinchiuso in cella per 22 ore al giorno. Sviluppo' un'attitudine suicida e cerco' di farsi del male. Le autorita' carcerarie lo bollarono come "piantagrane", ma Amnesty confermo' che il trattamento riservato al prigioniero poteva essere considerato crudele.
Si decise di trasferirlo a Broadmoor. Gli psichiatri si opposero, ma non vennero presi in considerazione e, dunque, Abu Rideh fu trasferito nell'ospedale psichiatrico di massima sicurezza. Nel gennaio 2003, Mahmud fu rispedito a Belmarsh ed e' attualmente in sciopero della fame.

 

Scomparsi ritenuti colpevoli:
Dove sono trattenuti i sospetti di terrorismo

 

GRAN BRETAGNA

402 arrestati per il Terrorism Act del 2000. 49 sono stati accusati, in gran parte per irregolarita' sull'immigrazione, ed aspettano di essere processati; cinque sono stati giudicati colpevoli di far parte di associazioni illegali. Altri 15 sono detenuti per rappresentare "un rischio per la sicurezza nazionale" secondo l' Anti-Terrorism Crime and Security Act 2001. Non possono essere deportati perche' rischiano la pena di morte nei rispettivi paesi, sebbene due abbiano lasciato la GB di loro spontanea volonta'. Il resto e' rinchiuso in cellette singole per 22 ore al giorno, nelle prigioni di massima sicurezza di Belmarsh e di Woodhill, con accesso ristretto ai legali ed ai familiari.

USA

1.200 detenuti, almeno 484 di questi ancora in carcere. Il CEntro di Detenzione Metropolitano di Brooklyn ha 84 detenuti, la Passaic County Jail del New Jersey ne conta altri 400. A parte cio' vi sono siti top secret. Il governo USA si rifiuta di rilasciare le identita' dei detenuti. L'Ispettore Generale del Dipartimento USA di Giustizia ha confermato la scorsa settimana gli abusi riportati dai gruppi per i diritti umani: detenzione prolungata senza imputazione, negato accesso ai legali e condizioni eccessivamente dure di prigionia, che includono la "reclusione" per almeno 23 ore al giorno, arti legati con catene e limite di una telefonata legale a settimana.

CUBA

I 680 uomini rinchiusi a Camp Delta, Guantanamo Bay, vengono definiti dagli americani "il nocciolo duro" dei sospetti membri di al-Qaida di 40 paesi diversi. Principalmente afghani e pakistani, circa 150 sauditi  e 83 yemeniti, ma anche 9 britannici, alcuni australiani e sei algerini arrestati in Bosnia. Tutti sono detenuti senza imputazione e senza processo; Washington insiste nel non applicare ad essi le Convenzioni di Ginevra; le corti USA rifiutano di esercitare la giurisdizione. I detenuti vivono in gabbie d'acciaio e sono sottoposti ad interrogatori dell'FBI e del MI5. Alcuni dirigenti hanno dichiarato che almeno il 10% dei detenuti e' sicuramente innocente. A tutti e' negato l'accesso ad un legale. E' loro permesso solo di fare 15 minuti di esercizio due volte a settimana. Almeno 28 detenuti hanno tentato il suicidio. 

SPAGNA

50 detenuti. Il risultato dell'11 settembre e' stata  un'ulteriore repressione del movimento separatista basco. Le leggi anti-terrorismo spagnole permettono l'uso di detenzione senza possibilita' di comunicare con alcuno, procedimenti legali segreti e detenzione fino a quattro anni prima del processo.

MAROCCO

Malfamato per cio' che concerne la tortura. Dopo gli attacchi di Casablanca, sono stati arrestati 35 sospetti di terrorismo, mentre la cattura di altri 100 e' stata suggerita dagli USA.

EGITTO

Tra i 100 e le "molte migliaia" di sospetti membri di al-Qaida sono stati trasferiti dall'Afghanistan all'Egitto, dove la polizia segreta utilizza tecniche di tortura completa. Dall'11 settembre, centinaia di sospetti e di oppositori politici del governo sono state arrestate e portate di fronte a corti militari o di massima sicurezza.

GIORDANIA

Come per l'Egitto.

ARABIA SAUDITA

Sconosciuto il numero di arrestati. Durante gli interrogatori, dirigenti USA osservano attraverso specchi unidirezionali.

IRAQ

3.087 prigionieri di guerra e civili sono detenuti in diverse basi militari dalle forze di coalizione. Altri 5.905 prigionieri di guerra sono stati rilasciati in base all'articolo 118 della Terza Convenzione di Ginevra. Le forze USA stanno ancora rastrellando civili iracheni sospettati di coinvolgimento in cellule di resistenza e potrebbero trasportarli a Guantanamo.

DIEGO GARCIA

Un numero ignoto di prigionieri sono detenuti nella base USA dell'Oceano Indiano presa in prestito dalla Gran Bretagna. Gli addetti USA agli interrogatori impersonano cittadini di paesi noti per l'uso di tortura, nel tentativo di disorientare i prigionieri.

INDONESIA

30 persone sono detenute in base al decreto anti-terrorismo. Dall'attentato di Bali si e' cercato di dimostrare legami tra gli islamici locali ed al-Qaida. Sono imminenti nuove leggi che permettano alla polizia di arrestare fino a sei mesi sulla base di semplici sospetti. La definizione di terrorismo include anche la dissidenza politica.

INDIA

Almeno 300 detenuti secondo il nuovo Prevention of Terrorism Act del 2002. La legge viene utilizzata contro i separatisti musulmani del Kashmir.

CINA

Almeno 400 musulmani cinesi sono stati arrestati da quando la Cina ha utilizzato la "guerra al terrorismo" per reprimere i separatisti nella provincia di Xinjiang.

AFGHANISTAN

3.000 talebani e prigionieri di al-Qaida sono detenuti alla base di Bagram e nella prigione di Jowzjan. Bagram e' un centro di interrogatori della CIA, e vi si praticano "torture a bassa intensità". I prigionieri bengono bendati e gettati contro le pareti, tenuti in piedi o inginocchiati per ore, con cappucci neri sulla testa o con occhiali anneriti, legati in posizioni dolorose, sottoposti a rumori assordanti e privati del sonno, con un bombardamento luminoso di 24 ore. Almeno due detenuti sono morti dopo essere stati picchiati. Bagram e' off-limits per la Croce Rossa.

UZBEKISTAN

"Migliaia" di detenuti dall'11 settembre. L'Uzbekistan ha utilizzato la "guerra al terrorismo" per giustificare la sua decennale campagna per eliminare gli islamisti. I governi occidentali, specie gli USA, sono oggi meno critici verso lo scandaloso record negativo che l'Uzbekistan ha verso i diritti umani.

CECENIA

Dall'11 settembre ad oggi, circa 1.300 persone sono "svanite nel nulla". Le sparizioni continuano al ritmo di circa 60 persone al mese. Nei primi due mesi di quest'anno, ci sono stati 70 assassinii, 126 rapimenti e 25 casi in cui il cadavere e' stato ritrovato. I prigionieri sono normalmente picchiati e torturati.

GEORGIA

Le truppe georgiane hanno arrestato "molti" sospetti membri di al-Qaida lo scorso autunno, e li hanno consegnati agli americani dopo un raid  nella gola del Pankisi - in cui trovano rifugio i profughi ceceni. La Russia e gli USA sostengono si tratti di un rifugio per gli uomini di al-Qaida.

SIRIA

Almeno un sospetto e' detenuto in Siria, che gli USA considerano come un paese "sponsor del terrorismo". Il presunto leader di al-Qaida, Mohammed Haydar Zammar, e' stato trasferito in Siria da agenti segreti americani. Il governo tedesco ha criticato aspramente la sua detenzione, dal momento che Zammar ha la doppia cittadinanza, tedesca e siriana.

ISRAELE

900 palestinesi in detenzione amministrativa, senza accuse e senza processo. La maggior parte di essi non ha accesso ai legali. Israele ha sfruttato la "guerra al terrorismo" per caratterizzare come tale la lotta palestinese per la liberta' e l'autodeterminazione, presentando le sue azioni militari nei territori che occupa illegalmente come parte della "lotta al terrorismo" globale. L'anno scorso, la Knesset ha ratificato la legge sui Combattenti Illegali, mediante la quale puo' essere arrestato chiunque sulla base di una presunzione di colpa.

LOCALITA' SCONOSCIUTE

Vi sono molti centri di detenzione USA in tutto il mondo, in cui non si applica la regola del giusto processo. La CIA intraprende le cosiddette "operazioni bandiera falsa", in cui vengono utilizzati travestimenti e falsi scenari per disorientare il prigioniero ed indurlo a credere di essere in paesi in cui si applicano torture e sevizie e non nelle mani della CIA.

Paul Vallely
traduzione a cura di www.arabcomint.com