CRISTIANI A BETLEMME: DOV'E" LA DISCRIMINAZIONE?

Di Muna Hamzeh-Muhaisen

 

Molti abitanti di Betlemme affermano che il loro retaggio misto cristiano-musulmano e' cio' che rende unico questo distretto della Palestina.

Donne a Betlemme

Le Chiese ed i conventi sono a fianco delle Moschee, come la Basilica della Nativita', che e' opposta alla Moscea di Omar in piazza della Mangiatoia. Di venerdi, la piazza e' piena di fedeli musulmani che ascoltano il sermone della festa, mentre di domenica, i fedeli cristiani vestiti di bianco riempiono la piazza fino alla Chiesa. A volte, il rintocco delle campane si mescola al richiamo della preghiera del muezzin. A Betlemme e' facile vedere donne musulmane conservatrici camminare fianco a fianco con donne cristiane con camicette a mezza manica e gonna al ginocchio. Negozi e ristoranti cristiani e musulmani sono uno accanto all'altro, con i negozi musulmani chiusi di venerdi e quelli cristiani di domenica.

Tutto cio' fa parte della storia di Betlemme e, nonostante questo distretto una volta a maggioranza cristiana e' oggi divenuto a maggioranza musulmana, tutti pensano ancora a Betlemme, Beit Jala, Beit sahour come citta' cristiane. I sindaci di tutte e tre le citta' sono cristiani e ne' la comunita' cristiana ne' quella musulmana hanno mai avuto problemi di co-esistenza, poiche' entrambe le comunita' si considerano per prima cosa palestinesi.

Si, sembra proprio che Israele voglia che il mondo creda che la comunita' cristiana in Terra Santa sia ingiustamente perseguitata.

Il 22 ottobre scorso, la radio israeliana riporto' la notizia secondo cui l'Autorita' palestinese perseguitava i cristiani palestinesi. Due giorni dopo il Jerusalem Post ripubblicava la stessa notizia, affermando che, a causa della persecuzione, i cristiani palestinesi stavano emigrando in massa. Inoltre si affermava che i cimiteri cristiani venivano vandalizzati, le chiese dissacrate, ai monasteri venivano tagliate le linee telefoniche ed i giovani musulmani importunavano i cristiani. La reazione palestinese e' stata rapida e decisa. I sindaci cristiani, i membri del consiglio legislativo ed i rappresentanti delle istituzioni cristiane nell'area di Betlemme, il 24 ottobre pubblicarono un comunicato in cui condannavano fortemente "la maliziosa pubblicita' a buon mercato" di Israele accusandolo di "cercare di dividere il popolo palestinese".

Altri palestinesi usarono le pagine di Internet per dar voce alla loro rabbia:
Padre Labib Kobti, rappresentante del Patriarcato Latino di Gerusalemme negli USA, scrisse: "questa e' una mera propaganda contro i nostri fratelli musulmani a beneficio dei sionisti e di Israele".

La Municipalita' di Betlemme e la polizia di Betlemme dichiararono al Palestine Report che non avevano mai ricevuto denunce di vandalismo o furti eccetto che da un convento a Betania. Secondo il luogotenente Halimeh Qardahi della polizia di Betlemme, il ladro, che fu preso, era un nuovo impiegato del convento. "Quando le sorelle del convento vennero a recuperare la refurtiva, ci ringraziarono e ci dissero che la polizia israeliana non avrebbero mai preso sul serio la loro denuncia".

Il Reverendo Dr. Mitri Raheb, pastore della Chiesa Luterana di Betlemme, disse che, quando vi era la piena occupazione israeliana, la sua casa subi' un furto, e la sua auto fu rubata due volte. "Da quando vi e' l'Ap non vi sono stati piu' furti, ma al contrario vi e' piu' sicurezza". Per quello che concerneva i cimiteri vandalizzati, Padre Raheb affermava che durante l'occupazione piena da parte di Israele, il cimitero era stato vandalizzato molte volte da coloni israeliani.

Il sindaco di Betlemme, Hanna Nasser, ha affermato che le Chiese sono totalmente libere e non hanno alcun tipo di pressione da parte dell'Ap.

Bajes Ismail, Direttore generale del Ministero del Turismo ha affermato che "cristiani e musulmani si sono sempre trattati col massimo rispetto, senza alcun problema di accettazione reciproca. Se c'e' discriminazione, questa e' quella di Israele contro i palestinesi, cristiani e musulmani. Israele non permette ai musulmani ed ai cristiani che vogliono pregare a Gerusalemme, di accedere ai luoghi santi. Ismail cita il Natale come segno della co-esistenza tra cristiani e musulmani: "Abbiamo due feste di Natale e tutte e due le volte, la piazza della Mangiatoia si riempie di cristiani e musulmani che festeggiano insieme".

Riguardo all'asserzione israeliana secondo cui i cristiani palestinesi emigrano in massa, nessun palestinese puo' negare che tale emigrazione sta effettivamente avendo luogo: "Sia i cristiani che i musulmani emigrano per ragioni economiche. Solo che l'emigrazione nella comunita' cristiana e' piu' evidente perche' piu' piccola e con minore crescita. Questa emigrazione crescente e' dovuta alla disillusione che i palestinesi vivono. Il peggiorare della situazione, dovuta alle continue chiusure da parte di Israele, ha portato molti a considerare che non vi e' alcuna prospettiva per una pace vera nella regione (si ricordi che l'articolo e' stato scritto nel 1997, in pieno "processo di pace", ndt). Cio' spinge molti cristiani all'estero, dove hanno parenti". Il Reverendo Raheb sottolinea che, quando la gente perde la speranza, cercano altro in cui rifugiarsi. "ecco perche' vedo un parallelismo tra il fondamentalismo islamico e l'emigrazione cristiana. Quando il musulmano perde la speranza, si rifugia nel fondamentalismo, emigrando psicologicamente. Quando un cristiano perde la speranza, emigra geograficamente".

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com