Croci, crociati e vampiri
Come il crocifisso da simbolo
religioso è stato trasformato in simbolo di
militanza politica: croci, crociati e vampiri musulmani nelle
aule italiane.
Una
decina di anni fa, Vittorio Fincati - un editore di Marostica che
si proclama pagano e politeista - fece scalpore rilasciando un
comunicato pubblico in cui sosteneva che la croce in cima al
Monte Summano presso Vicenza fosse stato piantata da usurpatori
ecclesiastici sul sito di un preesistente tempio pagano.
L'editore chiese l'immediata traslazione della croce in "un
luogo più acconcio" e a spese della Chiesa cattolica.
Fincati aveva un ottimo senso dell'umorismo, non condiviso pero'da
tutti: una colonia elioterapica per bambini venne evacuata per
motivi prudenziali e ci fu una interrogazione parlamentare,
seguita da indagini dei carabinieri e quelli che l'editore oggi
chiama "disturbi episcopal-giudiziari." La guerra dei
simboli in genere riguarda oggetti meno massicci della croce del
Summano: i piccoli crocifissi un tempo prodotti in serie da
chissà quale fabbrica per le nostre aule, sia scolastiche che
dei tribunali, per indicare che il Vaticano aveva perdonato
quello scapestrato anarchico di Benito MussoliniFincati credo sia
anche l'unico politeista ad aver contestato il crocifisso. Chi
era contro la presenza del crocifisso, diceva che si trattava
del simbolo di una specifica religione, rispettabile quanto si
vuole, ma estraneo alla finalità delle istituzioni dello Stato:
in classe non ci dovevano essere né la croce né la falce e
martello o la fiamma tricolore del vecchio MSI. Insomma, da una
parte coloro che sostenevano la laicità dello Stato, dall'altra
alcuni cattolici che - senza particolare convinzione - dicevano
che questo simbolo non faceva male a nessuno e ci ricordava la
storia da cui tutti, nel bene o nel male provenivamo. Qualche
cattolico, invece, sosteneva che un oggetto dai significati cosi'
profondi era fuori luogo in aule dove volano aeroplanini di
carta, come anche in quelle altre aule dove giudici stanchi
decidono la sorte terrena di piccoli spacciatori o spianano
vecchie liti tra vicini di casa.
Comunque sia, siccome il ragionamento laico era supportato da
valide motivazioni legali e costituzionali, e non è stato
seriamente contestato dalle autorità ecclesiastiche, i
crocifissi sono sostanzialmente scomparsi dalle aule del nostro
paese: quelli rimasti sono li' per forza d'inerzia. Oggi,
almeno nelle scuole superiori, rimane poco da togliere. L'11
settembre è cambiato tutto. Giuseppe è un mio amico, ateo
dichiarato e militante di Rifondazione Comunista, anzi fa parte
della direzione provinciale del suo partito.
"Sai quanti crocifissi ho fatto togliere dalle aule io?
Beh, adesso ho cambiato idea. Da quando ho visto quel musulmano
in televisione che ci ha detto che dobbiamo togliere i
crocifissi. ma chi si credono di essere? Questi qui vogliono
conquistare il mondo intero, tra un po' costringeranno le
nostre donne a portare il velo. Prima o poi si arriverà allo
scontro diretto, non c'è niente da fare: li abbiamo sconfitti
una volta a Poitiers, ma adesso ricominciano! E io non gli
permetto di togliere il crocifisso perché è il nostro
simbolo, siamo italiani noi! E un giorno dovremo chiudere tutte
le moschee, proprio tutte, e cacciarli via!"
Giuseppe, che pure è una brava persona, nonostante le apparenze,
non mi permette di dire una sola parola, sopraffatto com'è
dalla passione. Ma la psicosi di guerra è proprio questa.
quando la brava gente non sa più ascoltare.
Ora, come è possibile che persino una persona come Giuseppe si
faccia travolgereda simili emozioni? Spesso si accusano "le
religioni" di fomentare le guerre, come se bastasse fare
un'escissione della teologia dalla società per far convivere
felicemente le persone. Quello che succede diventa cosi' colpa
di determinate idee, se si cambiano le idee, tutti
improvvisamente staranno meglio. Inoltre, attribuire le azioni degli
altri a ideologie malvagie puo' diventare molto utile per
assolvere noi stessi da ogni colpa.
In un
articolo su La Stampa,(La Stampa 25.09.2001. ) Fiamma
Nirenstein spiega l'incomprensibile rifiuto dei palestinesi di
farsi espropriare: la colpa è dell'influenza di Rilke, Junger
e Heidegger sugli intellettuali arabi. Ecco perché nei campi
profughi di Nablus non amano gli israeliani. Su simili
ragionamenti, aveva già detto tutto il piccolo gamin Gavroche,
nei Misérables di Victor Hugo, quando in mezzo
all'insurrezione di Parigi nel 1832 si esponeva ai tiri dei
soldati, cantando:
"On est laid a Nanterre,
C'est la faute a Voltaire;
Et bête a Palaiseau,
C'est la faute a Rousseau."
"Son brutti a Nanterre, la colpa è di Voltaire. son scemi
a Palaiseau, la
colpa è di
Rousseau".
Come i bambini di mille intifada, Gavroche cadde dicendo:
Je suis tombé par terre,
C'est la faute à Voltaire,
Le nez dans le ruisseau,
C'est la faute à .
"Son caduto per terra, la colpa è di Voltaire, il naso
nel canale, la
colpa è di."
Il monologo dell'amico Giuseppe illustra un punto fondamentale.
Qualunque sia il loro vero significato, i simboli religiosi
possono fungere più o meno come le magliette delle squadre di
calcio: se io voglio giocare contro i draghi oroblù, indossero'
i colori dei leoni neroverdi. Giuseppe ha avuto un'improvvisa,
radicale conversione alla cristianitàche non ha mutato
minimamente il suo ateismo. E un fenomeno universale: i serbi, si
sa, non credono in Dio, ma nella Chiesa ortodossa si'; Dio non
esiste, ma gli ebrei sono il suo popolo eletto; e tanti
musulmani che muoiono come shuhadâ' non sanno quasi nulla del
complesso mondo della sharî'ah. E' cosi' che si diffonde da noi
il fenomeno del cristianismo. Alcuni cristianisti sono anche
cristiani, segnatamente quelli vicini ad Alleanza Cattolica; ma
spesso i cristiani veri sono meno cristianisti dei neo-convertiti
laici.
Prendiamo un episodio recente. A La Spezia, una giovane supplente ha fatto togliere - come era suo diritto o forse anche dovere - il crocifisso in un'aula, come gesto (non richiesto) di rispetto verso un alunno Rom. Grazie alla delazione di un genitore (incidentalmente un agente di polizia), la notizia si è diffusa per tutta la città, e poi in tutta Italia: migliaia di persone hanno ricoperto di offese la povera ragazza. L'accusa, urlata con un abbondante condimento di parolacce: "oggi i musulmani ci tolgono i crocifissi, domani ci imporranno il taglio della mano, fermiamo questi fanatici religiosi prima che sia troppo tardi!" E cosi' il crocifisso si è trasformato, con un gioco di prestigio, in un improbabile simbolo di laicità.
Il fanatismo e l'ignoranza vanno spesso a braccetto; questo è
vero tanto tra le villette a schiera di Padova che nei campi
dei profughi afgani. Infatti, tutto in questo ragionamento è
errato.
Il crocifisso era stato tolto da un'insegnante italiana e per
giunta laicaLa supplente non aveva fatto nulla di nuovo: migliaia
di insegnanti (e, presumo, semplici bidelli) prima di lei
avevano fatto la stessa cosa.
Nessun musulmano, tranne il triste caso umano di Adel Smith, ha
mai chiesto la rimozione dei crocifissi dalle aule; e Adel
Smith è un cittadino italiano che si ispira, in questo, non
all'islam ma a una lunga tradizione anticlericale di matrice
laica.
Il ragazzo Rom al centro dello psicodramma nazionale
probabilmente conosce il crocifisso unicamente come un simbolo
adoperato dalla Caritas dove i suoi genitori vanno per farsi
donare vestiti usati; e sospetto che i genitori gli avranno fatto
pagare caro il fatto di essere rimasto involontariamente
coinvolto in una faccenda che poteva solo procurare guai per
tutti; e i Rom, si sa, di guai ne hanno già fin troppi.
Infine,
per motivi che sarebbe lungo spiegare, l'idea di applicare
all'Italia la "legge islamica" non sfiora nemmeno i
cosiddetti "fondamentalisti", figuriamoci i musulmani
in generale.
Per cui tutta questa mobilitazione costituisce un isterico
agitarsi nel vuoto, che purtroppo ci rivela il livello di
degrado che ha raggiunto la nostra società.
L'altra sera abbiamo assistito a un'interessante puntata di Sciuscià (il programma di Michele Santoro) sulla laicità della scuola. Il momento culminante è stata l'incursione di un giornalista in una discoteca a Biella, a fare due giri di domande. Il primo riguardava la religione, argomento che non interessava proprio nessuno: sappiamo tutti quali siano le divinità che si adorano in questi moderni templi.
Il
secondo giro riguardava il crocifisso. Tutt'altro clima: per i
gaudenti del sabato sera, il crocifisso va difeso fino in fondo
come simbolo della "nostra identità". Durante la
trasmissione, è stato presentato anche il risultato di un
sondaggio, condotto per conto di Sciuscià dalla Abacus, e
quindi certamente attendibile. Bisognava rispondere a questa
domanda:
"Secondo voi, nelle aule delle scuole pubbliche dovrebbe
esserci il crocifisso? Se pensate di SI' - perché il
crocifisso fa parte della nostra identità cristiana scrivete
SI;
Se pensate di No - perché la scuola pubblica italiana deve
essere laica e tollerante delle altre religioni - scrivete No."
Ora, ricordiamoci che l'Italia è il paese che ha fatto della
bestemmia un'arte raffinatissima. La Chiesa tuona contro il
controllo artificiale delle nascite, eppure il nostro è il
paese in cui c'è il tasso di natalità più basso del mondo. La
domenica mattina, la gente fa di tutto, tranne che andare in
chiesa. Quando l'adesione al partito comunista comportava la
scomunica, partito comunista italiano era il più forte del mondo
occidentale. Aggiungiamo, infine, che la gerarchia cattolica non
conduce alcuna lotta per imporre i crocifissi, e che questi
oggetti nelle scuole pubbliche ormai sono pochi, per cui
sostenere che "dovrebbero esserci" significa in realtà
dire, "bisogna metterceli anche quando non ci sono".
Bene,
ecco i risultati del sondaggio dell'Abacus:
Si' 82%
No, 15%
Incerti 3%
Gli israeliani sono stati accusati di aver votato in massa per
Sharon; gli statunitensi di entrare in un trance collettivo
ogni volta che i missili annientano i generi inferiori di umanità.
Ma siamo messi bene anche noi. Infatti è chiaro che il
crocifisso, in questo caso, ha ben poco a che vedere con il
mistero della salvezza, secondo la dottrina cattolica. Il
crocifisso oggi assume sostanzialmente la stessa funzione nei
confronti dei musulmani che aveva in precedenza verso i vampiri.
I simboli, dice un mio amico cattolico (ma non cristianista),
hanno una doppia valenza: quando ci permettono di riflettere
sul mistero della nostra esistenza, allora assolvono alla loro
vera funzione; ma quando incarnano le nostre peggiori pulsioni,
si trasformano in idoli. Questa riflessione si puo' applicare
al crocifisso; ma ci aiuta anche a capire meglio come nella
Guerra Duratura, la Guerra del Bene contro il Male, sia in
ballo qualcosa che va molto oltre la semplice politica: la nostra
integrità come esseri umani.
Miguel
Martinez
3 dicembre 2001
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