L'assassinio dei miei cugini
terroristi
di Ramzy Baroud
| Durante il massacro dell'Aid, a Burej, nella striscia di Gaza, oltre a civili, due membri dell'UNRWA ed un bambino, persero la vita, difendendo il poverissimo campo profughi, due cugini di un noto giornalista palestinese residente a Seattle. Ecco come li ricorda. |
Sulla scrivania vi era una lettera, fresca di stampa, adornata dal logo della "Lega Anti-Diffamazione", ADL (gruppo ebraico americano). La lettera era stata scritta da Christopher Wolf, presidente del gruppo di Washington, DC. Era la risposta ad un mio recente articolo pubblicato dal Washington Post. In tale articolo io affermavo che la pretestuosa condanna della violenza, del "terrorismo", senza cercare di capirne e curarne le cause, e le ingiustizie imposte alle nazioni povere sono un fuoco che ritorna. Sostenevo che tutte le vite umane hanno identico valore, sfidavo a mettere da parte i vuoti slogans e le condanne frettolose ed interessate e, infine, mi chiedevo: perche' mai il terrorismo e' condannabile se esercitato dagli oppressi e trascurabile se esercitato dai forti e dai potenti? Il signor Wolf scrisse al Post, dicendo: "Ramzy Baroud ignora le vere radici del terrorismo, le quali sono le societa' che predicano odio ed intolleranza". Scrisse che i terroristi "vengono istruiti dalla nascita a credere che la violenza e l'assassinio siano mezzi accettabili con cui ottenere i loro obiettivi". Continuo' parlando della generosa offerta fatta ai palestinesi. Accuso' le madri ed i padri palestinesi di incoraggiare le "criminose azioni dei loro figli", e, infine, concluse che "il terrorismo non finira' fino a quando le societa' non rivaluteranno cio' che insegnano ai loro bambini". Finalmente, riuscii a chiamare Gaza ed a parlare con i miei parenti. I dettagli erano insopportabili. Abdel Hamid, 28 anni, e Mohammed, 24, erano poliziotti dell'Autorita' palestinese. Non avevano cinture esplosive, ne' intendevano farsi esplodere ben presto. Vivevano in un campo profughi con le loro famiglie. Avevano il sogno di una vita migliore che il campo assediato, pieno di profughi e ricordi amari, non poteva assicurargli. Il giorno della loro morte, entrambi i giovani stavano celebrando la festivita' musulmana, liberi dalle uniformi, dalle veglie notturne e da capi petulanti. Ma l'esercito israeliano nego' questo semplice desiderio ai profughi di Burej, invadendo il campo con dozzine di carriarmati. Ero a telefono con la mia famiglia per gli auguri dell'Aid, quando inizio' il bombardamento. "Gli israeliani ci attaccano", mi disse una voce concitata. Seppi dopo che Abdel
Hamid e Mohammed, i miei cugini, erano stati rapidi a
prendere le loro armi per bloccare l'avanzata dei tanks.
Centinaia di persone riuscirono a scappare grazie al loro
sacrificio, prima che un proiettile di artiglieria li
riducesse in pezzi.
|
traduzione a cura di www.arabcomint.com