ISRAELE: UNA "DEMOCRAZIA" MEDIORIENTALE
Certo, vi sono elezioni in Israele, elezioni normali, quelle che solitamente vengono descritte come "legali", senza pericolo di grosse frodi. Ma lo spirito di una democrazia non puo' essere giudicato da un evento che ha luogo ogni tre-quattro anni. Le elezioni sono una componente della democrazia, ma uno stato democratico ha molte cose da dimostrare prima che questo status venga fuori da urne di legno e da una sfilza di votanti sorridenti di fronte alle telecamere. Uno dei migliori esempi della particolarissima democrazia, o meglio della non democrazia, dello stato d'Israele, e' il voto di gabinetto degli inizi di luglio, in cui 17 membri votarono a favore di una legge che nega agli arabi (cioe' ai cittadini non ebrei di Israele) il diritto di acquistare terre di proprieta' dello stato, riservate esclusivamente agli ebrei. Pochi giorni dopo, il 9 luglio, la Knesset ha passato una legge che escluderebbe i ministri dall'immunita' parlamentare qualora questi esprimessero sentimenti anti-israeliani, secondo la radio militare. Naturalmente e' nella definizione di "sentimenti anti-israeliani" che risiede lo spirito della nuova legge. Dunque, opporsi a cio' che dice Ariel Sharon, o rifiutare di avallare una pratica razzista, o denunciare l'occupazione della terra palestinese, puo' voler dire "esprimere sentimenti anti-israeliani". Non c'e' bisogno di dire che nessuna vera democrazia potrebbe permettere leggi simili. Questo stile unico di democrazia adottato da Israele non e' di recente nascita, poiche' esso affonda le sue radici al momento della creazione dello "stato ebraico" stesso, sulle rovine della Palestina e sull'espulsione degli abitanti originari. La cosiddetta "dichiarazione di indipendenza" descriveva Israele come "ebraico" e "democratico" insieme, costituendo la base del razzismo e dell'apartheid praticato oggi da Israele. Questo tipo di "democrazia ebraica" era al servizio del "ritorno dall'esilio" (naturalmente un "esilio" basato su un mito religioso vecchio di 5.000 anni). Naturalmente, il concetto dell'identita'
ebraica di Israele scardina del tutto la retorica di
democrazia ed uguaglianza, dal momento che democrazia e
razzismo non vanno d'accordo. Quattro rappresentanti della
minoranza arabo-palestinese (coloro che, per una serie di
ragioni, rimasero fuori del campo d'azione delle bande
sioniste durante la pulizia etnica del 1948), per poter
partecipare alle elezioni, hanno dovuto accettare i
principi razzisti su cui si basa lo stato d'Israele.
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A proposito di democrazia ....
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Questo
soldatino attempato, credeteci o no, e' Elyakim
Rubinstein, Procuratore Generale dello Stato d'Israele.
Se conservate ancora un po' di illusione nella democrazia
israeliana, guardate questa fotografia. Mentre il PG prestava servizio a questo checkpoint, molti palestinesi sono stati duramente picchiati in questo stesso posto. Elyakim ha detto di non essersi accorto di nulla ... (Foto e trafiletto tratti da www.gush-shalom.org) |