Diario da Gaza
di Chris Hedges, Harper's Magazine
giugno 2001
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| Attraversiamo il checkpoint alle 4 del pomeriggio. All'ultimo posto di guardia israeliano, contrassegnato dalla bandiera bianca e blu con la Stella di Davide, alcuni soldatini ci scrutano e, ironicamente, ci augurano buon viaggio. Indico la targhetta "press" sul petto. "Sparami qui", dico, ridendo. Poi mi indico la testa: "Non qui". |
| Negli ultimi sette anni, Arafat e' diventato sempre piu' isolato ed impopolare, in gran parte perche' i promessi miglioramenti economici e liberta' non si sono mai materializzati. Solo il suo rifiuto ad accettare i bantustans offertigli da Barak a Camp David lo hanno salvato dal ripudio totale da parte del suo popolo. |
| Il paesaggio, qui, e' lunare. Per centinaia di acri, i campi sono stati estirpati dai bulldozers, le case demolite, gli alberi d'olivo sradicati e portati via. Poco lontano sorge una torretta conica di cemento occupata da soldati israeliani. Su entrambi i lati del checkpoint, lunghe file di auto attendono di passare. |
| Quando piove il campo si inonda di acqua di scarico. L'acqua da bere, che non esce dai rubinetti se non per un paio d'ore al giorno, e' salmastra e marrone. Molti nel campo hanno problemi ai reni a causa sua. Solo i minareti solitari, ergendosi al di sopra del campo, conferiscono un po' di dignita' a quelle catapecchie. |
| "La nostra casa a Jaffa esiste", dice, porgendomi le carte. "Ho tutti i documenti. Adesso vi vive una famiglia di ebrei iracheni. Ci sono stato in visita nel 1975. Mi hanno offerto un caffe'. Mi hanno detto che sapevano che quella era la mia casa. Mi hanno detto che in Iraq possiedono ancora quattro case, e che posso andare a prenderne una". |
| "I bambini sono stati colpiti in tutte le guerre in cui mi e' capitato di fare il corrispondente ... ma non avevo mai visto, prima d'ora, i soldati adescare bambini come gatti in trappola e poi ucciderli per sport". |
| La fragile sagoma del corpicino morto, avvolta in un sudario, mi ricorda mio figlio di 11 anni. Una volta ero in una stanza in Kossovo con una madre ed i suoi figli poco dopo che i serbi avevano ucciso il loro papa'. Il figlioletto teneva tra le mani la carta d'identita' di suo padre, guardava la foto e piangeva. Come allora, provo il desiderio di scappare. |
| Una mattina, i soldati israeliani sfondarono la porta della sua casa di due stanze mentre lei stava cuocendo il pane. Suo figlio aveva sei mesi. Misero la casa a soqquadro e gettarono il bimbo sul forno. Rimase gravemente bruciato. Mentre parla, tocca con gentilezza il braccino, adesso sforacchiato dagli aghi intravenosi. |
| A nessun veicolo, tranne a quelli dell'esercito israeliano, e' permesso di entrare ed uscire. Le donne incinte in travaglio, trattenute per ore al checkpoint, spesso non riescono a raggiungere l'ospedale di Khan Yunis; due di esse hanno partorito al checkpoint. Quando qualcuno muore a Mawasi, il corpo deve essere portato a spalla per essere sepolto al cimitero di Khan Yunis. |
| lui mi spiego' perche' Israele aveva deciso di costruire un insediamento proprio tra Mawasi e Khan Yunis: "E' sopra la falda acquifera. Nel 1980, gli israeliani cominciarono a trivellare. Hanno aperto 32 sorgenti. Nel 1994 hanno costruito un acquedotto che trasporta la nostra acqua all'interno di Israele. Vicino al campo c'e' un insediamento di circa 1.000 israeliani, ma questi consumano un terzo delle nostre riserve d'acqua, nonostante nell'area di Khan Yunis vivano 160.000 persone" |
| Durante la prima intifada, dal 1987 al 1993, Hamas colpi' solo militari israeliani ed insediamenti colonici in territorio palestinese. Ha cominciato a ritenere legittimo colpire obiettivi civili solo dopo che un colono ebreo, Baruch Goldstein, uccise 29 palestinesi in preghiera nella Moschea di Abramo ad Hebron. |
Si ferma, la sua faccia prende la
familiare maschera di incomprensione e di disperazione
che e' stata assegnata a lui, a suo padre ed a suo nonno
prima di lui e che, senza dubbio, sara' assegnata ai suoi
figli, se ne avra'.
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| A tavola cerco per un attimo di raccontare loro quello che ho visto dei bambini sulle dune di Khan Yunis. Gli racconto la storia. Ammettono che sia sbagliato, e poi aggiungono: "Pero' devi capire, i palestinesi subiscono il lavaggio del cervello". Riprovo a ricominciare, cercando di far capire la crudelta' di cio' che ho visto. Cerco ancora. Fallisco. Sprofondo nel silenzio. |
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traduzione a cura di www.arabcomint.com