Diario da Gaza

seconda parte

 

Giovedi pomeriggio, 14 giugno, sulla strada verso Gaza

     

 

 

Mi addormento nel taxi per Gaza, e Joe mi sveglia quando siamo nei pressi del checkpoint di Eretz, nel nord della striscia, che separa Gaza da Israele. Eretz e' deserta. Le autostrade a molte corsie che una volta permettevano il passaggio di traffico e merci oggi sembrano inutilizzate. I bassi capannoni ed i magazzini, una volta usati come protezione dai palestinesi che aspettavano i pulmann che li trasportavano in Israele, sono vuoti.

I soldati israeliani sono accovacciati in bunkers di cemento armato, le punte nere dei loro fucili a mitraglietta appaiono tra i sacchi di sabbia. Qui vi sono frequenti scambi di fuoco tra palestinesi ed israeliani, specie dopo il tramonto. Mi sistemo il giubbotto antiproiettile,che ha il termine "press" (stampa) ben visibile sul davanti. Ci avviciniamo all'ufficio israeliano, dove i nostri passaporti e le press-cards vengono controllati ed i nostri bagagli visionati con minuziosita'. Metto le borse su dei carrelli a ruote, simili a quelli usati negli aeroporti, e lo trascino dietro di me mentre ci avviamo verso il lato palestinese, percorrendo un quarto di miglio di asfalto vuoto. Alti muri di cemento armato delimitano i viali. Mi gettero' a terra al di sotto di questi muri, se dovesse iniziare il fuoco.

Attraversiamo il checkpoint alle 4 del pomeriggio. All'ultimo posto di guardia israeliano, contrassegnato dalla bandiera bianca e blu con la Stella di Davide, alcuni soldatini ci scrutano e, ironicamente, ci augurano buon viaggio. Indico la targhetta "press" sul petto. "Sparami qui", dico, ridendo. Poi mi indico la testa: "Non qui".

 

parte terza »

pag 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14.