Diario da Gaza
quarta parte
Venerdi pomeriggio, 15 giugno, Abu Holi
Azmi spegne la radio. Insiste che tutti aprano una finestra. Noi non parliamo. Ci slacciamo la cintura di sicurezza. In tutte le zone di guerra, si cerca sempre di trovare una porta ed una via facile per scivolare a terra se cominciano gli spari. Ci muoviamo lentamente nel traffico fino a che non ci troviamo di fronte alla torre. Azmi avanza con lentezza mentre stringe gli occhi per concentrarsi su una mano che sporge da una fessura nel vetro antiproiettile. Il palmo piatto significa stop. Se leggi male i segni o oltrepassi la torre quando gli israeliani vogliono che ti fermi, la tua vettura sara' fatta oggetto di colpi d'arma da fuoco. Non ci muoviamo. Aspettiamo. Finalmente la mano dietro il vetro di plexigas ci fa cenno di andare. Azmi, sudando freddo, comincia a guidare con cautela. Joe segna tutto sul suo taccuino. Attraversiamo l'autostrada dei coloni - che nessun palestinese puo' utilizzare - e sorpassiamo la lunga fila di veicoli che aspettano dall'altra parte. Ci vogliono diversi minuti prima che Azmi ci dica di chiudere le finestre per mettere nuovamente in funzione l'aria condizionata. Nessuno di noi se la sente di parlare. |