I palestinesi hanno il diritto di difendersi?

 

Ramzy Baroud si pone una domanda apparentemente
retorica. Apparentemente, considerando l'opera di
disumanizzazione della lotta palestinese da parte dei media
asserviti.

I palestinesi hanno davvero il diritto di difendersi contro la brutale occupazione israeliana, specie dal momento che l'intero mondo, inclusi i loro fratelli arabi, hanno fallito nel difendere la legge internazionale in Palestina..

E' vero, l'intifada del 2002 e' la continuazione delle rivolte decennali del popolo palestinese contro l'occupazione militare israeliana della loro terra, condotta dal sionismo attraverso differenti stadi, i piu' prominenti dei quali nel 1948 e nel 1967. Ma difficilmente si puo' ignorare che l'attuale intifada e' qualcosa di completamente diverso rispetto, ad esempio, le proteste largamente simboliche dell'intifada del 1987, o la resistenza armata in Libano durante l'invasione israeliana del 1982. L'intifada di oggi si colloca nel mezzo di queste due rivolte: la resistenza resta eminentemente popolare mentre i mezzi usati per resistere hanno sorpassato il tradizionale lancio di pietre, anche se quest'ultimo ne resta l'aspetto dominante.

Discutere della resistenza armata e del diritto di un popolo a difendersi e' oggi piu' significativo che mai. Le fazioni palestinesi, da un lato, stanno attivamente deliberando una strategia unitaria nella loro lotta contro Israele, con discussioni anche accese sull'oportunita' del ricorso alla violenza nella lotta di resistenza contro l'esercito israeliano che ha rioccupato, quasi completamente, le aree che secondo gli accordi di Oslo dovevano essere sotto il controllo dell'Autorita' palestinese.

Bisogna, tuttavia, tentare di chiarire la confusione generata dall'unicita' dell'attuale intifada e i proclami ed i controproclami fatti dalle parti coinvolte sulla legittimita' della resistenza palestinese, della sua legalita' alla luce della legge internazionale.

Per molto tempo, la legge internazionale e' stata vaga circa il "diritto di un popolo a difendersi", poiche' essa garantiva tale diritto agli stati sovrani. L'uso della forza e' legittimo solo in due casi, secondo la Carta delle Nazioni Unite. Come specificato nell'articolo 51 della Carta, l'uso della forza deve essere limitato all'auto-difesa o, secondo il Capitolo VII, quando le stesse Nazioni Unite decidano di rinforzare un'azione dove vi sia una minaccia alla pace.

Ci sono sempre state, nella legge internazionale, indicazioni che garantivano il diritto all'auto-difesa sia ad individui che a gruppi. Ad esempio, il preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (adottata e proclamata dalla Risoluzione 217 A (III) dell'Assemblea Generale, 10 dicembre 1948) afferma: "Dal momento che e' essenziale, se l'uomo non e' costretto come ultima risorsa a ribellarsi alla tirannia ed all'oppressione, che i diritti umani siano protetti con l'ausilio della legge".

Fu comunque nel 1965, con la 20esima sessione dell'Assemblea Generale, che fu riconosciuta, per la prima volta, "la legittimita' della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza". Inoltre, l'Assemblea invitata "tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".
La dichiarazione specifica e' stata sempre applicata al popolo palestinese ed alla sua lotta per la liberta'. Ma la misinterpretazione intenzionale della legge forzo' l'Assemblea Generale ad emanare una nuova, chiarissima risoluzione durante la sua 29esima sessione del 1974. La Risoluzione 3236 riconosceva che i diritti collettivi del popolo palestinese dovessero essere pienamente e propriamente salvaguardati. La risoluzione riconosceva il diritto del popolo palestinese all'auto-determinazione in accordo alla Carta delle Nazioni Unite. Inoltre, essa garantiva ai palestinesi il diritto alla sovranita' ed indipendenza nazionale e ribadiva il diritto dei profughi a ritornare nelle loro case. La risoluzione, infine, sostituiva il riferimento ai palestinesi come "rifugiati" e li elevava a "parte principale nell'instaurazione di una pace giusta e durevole in Medioriente".

Nel 1975, la Risoluzione 3375 dell'Assemblea Generale riconosceva all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), un movimento di liberazione nazionale, il diritto a rappresentare il popolo palestinese e la sua aspirazione all'auto-determinazione, in accordo alla Risoluzione 3236.

Chi ancora cerca scappatoie nella legge internazionale per negare il diritto a difendersi del popolo palestinese e' costretto a fare i conti con un'ulteriore risoluzione. Il Protocollo Addizionale I della Convenzione di Ginevra del 1949, passato nel 1977, dichiarava che la lotta armata poteva essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all'autodeterminazione. Difficilmente si puo' contestare il fatto che l'ultradecennale occupazione israeliana della terra palestinese, il regime di apartheid istituito nei Territori occupati, le gravi violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra, il furto della terra, la distruzione della proprieta', e, piu' importante ancora, il rifiuto israeliano di rispettare le circa 70 risoluzioni ONU insieme all'assassinio giornaliero dei palestinesi, atti definiti dalle Convenzioni internazionali "crimini di guerra", qualifichi il popolo palestinese, come ha sempre fatto, a resistere e difendersi usando la lotta armata.

Questo tentativo di ricostruire la legittimita' della lotta palestinese, anche quella armata, secondo la legge internazionale, e l'obbligo morale che essa impone agli stati di sostenere materialmente e moralmente la lotta anticoloniale dei popoli, cozza contro la realta' di cio' che sta avvenendo nei Territori palestinesi, e, in particolare, contro cio' che e' avvenuto a Jenin.
Durante un recente giro nelle Universita' della East Coast per promuovere il libro "Searching Jenin: Racconto dei testimoni dell'invasione israeliana del 2002", molti studenti israeliani e filo-israeliani, insistevano sul fatto che la resistenza palestinese all'interno del campo non era che una forma di terrorismo. Durante la mia ricerca, non ho trovato un solo riferimento, nella legge internazionale, che possa fare identificare i combattenti che difesero Jenin come "terroristi". Al contrario, piu' di un riferimento della stessa legge internazionale suggeriva il fatto che le azioni dell'esercito israeliano a Jenin potevano essere classificate come "terrorismo di stato". Non e' una lettura selettiva della legge internazionale, ma il culmine di rilevanti risoluzioni internazionali che Israele ed i suoi patroni negli USA sembrano ignorare.

Si potrebbe sostenere che il titolo di questo articolo "I palestinesi hanno il diritto a difendersi" porti la risposta gia' in se'. Considerando il processo di disumanizzazione portato avanti da Israele con la complicita' dei media americani, la questione e' meno ridicola di quello che sembra.
I palestinesi hanno davvero il diritto di difendersi contro la brutale occupazione israeliana, specie dal momento che l'intero mondo, inclusi i loro fratelli arabi, hanno fallito nel difendere la legge internazionale in Palestina. Biasimarli per il fatto che essi, da soli, esercitino questo diritto, e' inumano, persino grottesco.

traduzione a cura di www.arabcomint.com