DUBBIO E CERTEZZA - PARTE SECONDA

la strage di adolescenti russi nella discoteca di Tel Aviv fu opera dei servizi segreti israeliani!

di ISRAEL SHAMIR

Con la scoperta del "Sunday Times" sul coinvolgimento dei servizi segreti israeliani nella strage di ragazzi russi nella discoteca di Tel Aviv, mezza trama comincia ad essere rivelata. Fin dal primo momento, vi erano stati forti dubbi che esso potesse essere effettivamente un atto di terrorismo palestinese. Il massacro aveva l'impronta sanguinaria dei supremazisti ebraici. Innanzitutto, e' stato compiuto durante la vigilia dello Shabbath, momento in cui un "buon ebreo" non dovrebbe essere in discoteca. Ha all'improvviso lavato via il sangue palestinese dalle mani israeliane grazie all'economico sangue russo. Ha costretto Arafat ad arrendersi, mani in alto, alle condizioni israeliane per un cessate il fuoco. Ha creato un miracolosamente "moderato" generale Sharon, che e' riuscito, stranamente, a "trattenere la sua comprensibile furia". Ha spinto la fino ad allora neutrale comunita' russa all'odio anti-arabo. Il principio "qui bono" dell'investigazione criminale conduce direttamente alle alte sfere della politica israeliana, che ha tratto enormi vantaggi dall'esplosione.

Un attivista americano e' stato il primo a dare voce ai sospetti iniziali, sottolineando il fatto che "l'attentato ha avuto luogo il giorno dei funerali di Feisal Husseini, nel momento in cui l'esercito israeliano aveva "generosamente" lasciato Gerusalemme est e in cui il morale era cosi' alto a causa delle manifestazioni". Allora ebbe luogo l'orrendo crimine, esattamente cio' di cui Israele aveva bisogno per ottenere il sostegno dell'opinione pubblica.

E adesso il "Sunday Times" riporta che l'impossibile impresa di far giungere un kamikaze nel profondo hinterland di Tel Aviv era stata opera di un agente dello Shin Bet (la polizia interna segreta israeliana), al-Nadi. Un giornalista israeliano, Uzi Mahanaimi, citando le impacciate giustificazioni di ufficiali israeliani, traccia un identikit dell'agente, in cui viene presentato come un sempliciotto che non sapeva bene cosa stesse facendo.

Lo scoop del "Sunday Times" mi fa ricordare una trama scritta dallo scrittore inglese di thriller, Le Carre. Sorpresi da una scoperta inattesa, i servizi segreti, di solito, fabbricano una loro manovrata versione degli eventi. Il rapporto del giornale inglese sembra essere dannoso per la procedura di controllo israeliana. Molti giornalisti stranieri con base in Israele hanno ricevuto, recentemente, dettagliate informazioni aggiuntive da fonti solitamente affidabili. Le fonti sostenevano che il sospetto kamikaze Said Hotari, lavorava per i servizi segreti giordani prima della sua defezione verso Israele. Apparentemente, collaborava con lo Shin Bet, ecco perche' il suo visto israeliano era stato illimitatamente prolungato. La faccenda del visto era stata pubblicata anche da giornali israeliani prima che una corte di giustizia vietasse formalmente la pubblicita' del caso. Hotari probabilmente non sapeva che sarebbe morto nell'esplosione, perche' la bomba era stata azionata da un telecomando a distanza.

E' stato detto anche che il luogo dell'attentato e' stato scelto per una ragione particolare: il vicino David Intercontinental Hotel aveva, in quel momento, un ospite insolito, il ministro degli esteri tedesco Joshka Fischer. Sebbene a cinque stelle, l'hotel non e' situato nella zona piu' chic di Tel Aviv, ne' vi si fermano ospiti di alto rango. Per "puro caso", Fischer si e' trovato ad essere testimone d'eccezione del massacro. Improvvisamente si e' emotivamente messo dalla parte degli israeliani, ed e' diventato un'importante pedina nel successivo gioco diplomatico teso ad imporre le condizioni israeliane per il cessate il fuoco.

L'uso spregiudicato del terrorismo per scopi politici e tattici e' sempre stato una delle prerogative dei servizi segreti israeliani. Nell'infame "Affare Lavon", negli anni '50, alcuni ebrei locali affiliati ad Israele furono sorpresi al Cairo mentre sistemavano bombe nei consolati britannico ed americano. Essi cercarono di far passare il loro atto come "un' operazione di terrorismo islamico" per causare ostilita' tra arabi ed americani. Gli agenti israeliani non hanno mai esitato ad uccidere ebrei "per la causa".

Allo stesso modo, il 25 novembre 1940, uomini della Jewish Agency non esitarono ad affondare il SS Patria con 250 immigranti ebrei a bordo, al solo scopo di ottenere maggiore simpatia per l'immigrazione su vasta scala degli ebrei in Palestina, sotto mandato britannico. Gli esecutori del crimine lo hanno confessato ai media israeliani solo pochi anni fa. Il carico esplosivo era troppo potente, spiegarono.

Joachim Martillo ha recentemente scritto a proposito della possibile connessione sionistica con i sanguinosi tumulti anti-ebraici scoppiati nella citta' polacca di Kielce dopo la II Guerra Mondiale. I tumulti ebbero la proprieta' di far riversare ondate di ebrei polacchi sulle rive della Palestina. I bombardamenti israeliani delle sinagoghe irachene sono un fatto oggi ben noto ed accertato. Essi causarono la migrazione di massa in Israele degli ebrei iracheni.

In un ultimo sviluppo, avvenuto poco piu' di un anno fa, Mosca fu scossa da spaventose esplosioni che causarono decine di vittime. Terroristi ignoti fecero saltare in aria un palazzo della capitale russa. La colpa fu addossata ai Ceceni, e porto' alla seconda guerra cecena, alla distruzione di Grozny, a migliaia di morti e feriti, ma, cosa piu' importante, servi' come punto di svolta nelle relazioni tra Russia , Israele ed il mondo islamico. I media russi rafforzarono l'immagine del terrorismo islamico e di Israele che si proponeva come guardiano ed alleato della Russia.

"Abbiamo un nemico comune, il terrorismo islamico", era la frase che tutti i politici israeliani in visita a Mosca ripetevano, siano essi Sharansky, Lieberman o Peres. Il paragone tra Cecenia e Palestina divenne un leit-motif della stampa russa in gran parte di proprieta' degli ebrei. Il vecchio sogno sionista di creare inimicizia tra Russia e la "Dar al-Islam" stava quasi per realizzarsi. Fino ad oggi, gli attentatori di Mosca restano ignoti. L'influente giornale russo Nezavisimaya Gazette esprime forti dubbi circa la connessione tra ceceni e le esplosioni.

Io sono pronto a rischiare di far irritare i miei lettori asserendo con forza che i palestinesi non sono tagliati per il ruolo di terroristi. Certamente alcuni di loro sono caduti nella trappola e cercano di recitare il ruolo che gli israeliani gli hanno assegnato, ma, quando lo fanno, il loro terrorismo e' cosi' "timido" che qualunque attento ed obiettivo osservatore dovrebbe essere subito indotto a rigettare l'idea del "terrorismo palestinese". Consideriamo, ad esempio, il caso di un kamikaze dell'Universita' di Bir Zeit, Dia Tawil. Lui si fece esplodere presso un pullmann carico di israeliani, morendo ma ferendo leggermente pochi di essi. Molti kamikaze sono saltati in aria senza uccidere un solo israeliano, e solo pochi tra essi hanno ferito o ucciso.

Anche se consideriamo l'ondata letale di attacchi che si verifico' nel 1996, tutti gli attentati messi assieme non equivalgono un singolo atto terroristico israeliano, quello ad esempio al King David Hotel con le sue 92 vittime. Quando gli israeliani fanno atti di terrorismo, le vittime si contano a decine. Essi hanno operato in questo modo prima della creazione dello stato d'Israele. Ed e' questo il modo in cui continuano ad operare oggi. E' semplicemente assurdo persino paragonare il "terrorismo" palestinese con il terrorismo organizzato dello stato d'Israele. Non sono fatti della stessa pasta. Per Israele, bombardare centinaia di profughi a Qana, o una scuola, o assediare per mesi Beirut, o assassinare un leader politico*, o colpire con i missili la USS Liberty, o abbattere un aereo civile e' un'azione di normale amministrazione. Nonostante cio', la macchina mediatica dominata dagli ebrei riesce a dipingere i palestinesi come terroristi.

I palestinesi sono terroristi inefficaci perche' hanno l'animo pacifico dei contadini e dei martiri. Essi non vanno ad uccidere, vanno a morire. Sono come i kamikaze giapponesi, il Vento Divino del Giappone. Questi ultimi si gettavano sul nemico con i loro piccoli aeroplani pieni d'esplosivo, pregavano Dio, scrivevano brevi poemi in cui si paragonavano a petali cadenti di ciliegi selvatici, legavano una fascia bianca alla fronte e si gettavano sugli aerei nemici, fino a cadere tra le onde blu del Pacifico. Molto spesso non causavano neppure danni, poiche' cio' che in realta' volevano era terrorizzare MacArthur. Mac Arthur non avrebbe mai potuto comprendere l'estremo desiderio di sacrificare la propria esistenza per una nobile causa. E neanche gli israeliani.

L'insolitamente "produttiva" esplosione alla discoteca "Dolphi" sembro' insolita fin dall'inizio. Le risposte non ci sono ancora, ma i dubbi aumentano sempre piu'. Alcuni sostenitori della causa palestinese, dopo l'esplosione, si affrettarono a supportare la versione israeliana dei fatti, condannando l'attentato. Per come la vedo io, in tali casi enigmatici, e quando nessuna organizzazione palestinese si e' fatta avanti in tempo reale per rivendicare il fatto, non e' saggio parlare troppo.

L'articolo e' stato scritto il 29 Giugno 2001, qualche settimana dopo l'attentato

*In oltre cinquant'anni di lotta per la liberta', i palestinesi sono responsabili di un solo assassinio di leaders politici israeliani, quello di Rehavam Zevi. Israele, dagli anni '40 ad oggi, ha assassinato, impunemente, centinaia di capi politici e religiosi palestinesi.

Per la nostra terra, siamo pronti a versare il nostro sangue!

traduzione a cura di www.arabcomint.com