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Bisogna
avere compassione di questo uomo, di Bush. Quando
e' stato eletto, quasi per caso, era un politico
locale senza alcun tipo di esperienza
internazionale. Difficilmente avrebbe saputo
riconoscere una nazione sulla mappa del mondo.
Da quel momento in poi, e' stato proiettato da
uno stato all'altro, a volte ascoltando uno dei
suoi manovratori, a volte l'altro. Si muove in
circolo, a zigzag, avanti ed indietro.
Dice a Sharon di ritirarsi immediatamente -
"Ripeto, immediatamente" - e quando
Sharon gli ride in faccia, Bush lo definisce
"uomo di pace". Chiede una conferenza
internazionale e la uccide prima che veda la luce.
Fantastica sulla "visione" di uno stato
palestinese ed umilia ogni giorno il leader dei
palestinesi. Getta discredito su se' stesso e sul
suo compito.
Cosa sta accadendo? |
Il fatto e' che Bush e' compresso
tra due forze potenti che lo spingono verso direzioni
opposte.
Da una parte, vi e' la pressione politica interna. La
lobby ebraica e', naturalmente, una delle piu' forti
negli USA. La comunita' ebraica e' altamente organizzata
in una gerarchia rigida, autoritaria. Il suo potere
elettorale e finanziario getta una lunga ombra su
entrambe le Camere del Congresso. Centinaia di senatori e
di deputati sono stati eletti con il contributo economico
ebraico. Opporsi alle direttive della lobby ebraica
costituisce un suicidio politico. Se l'AIPAC decidesse di
proporre una risoluzione per l'abolizione dei 10
Comandamenti, 80 senatori e 300 deputati la
ratificherebbero all'istante. Questa lobby spaventa anche
i media, assicurandosi, cosi', la loro completa devozione
verso Israele.
Eppure, oggi, vi e' una lobby
ancora piu' potente, negli USA: la lobby cristiano-fondamentalista,
dominata dai predicatori evangelisti. Questa lobby e'
capace di ispirare il timor di Dio persino ai leaders del
partito repubblicano. George Bush junior ricorda bene
cosa accadde a suo padre, quando questi rifiuto' di
obbedirgli.
Questa lobby fanatico-religiosa e' estremamente filo-sionista.
Almeno cosi' sembra, perche' poi, a ben vedere, vi e' una
zona d'ombra al suo interno. Secondo la sua fede, gli
ebrei devono tutti riversarsi in Palestina e stabilirvi
uno stato ebraico sulla totalita' del suo territorio,
prima che si realizzi la Seconda Venuta di Gesu' Cristo.
Gli evangelisti non parlano apertamente di cosa accadra'
dopo: prima dell'Avvento, gli ebrei dovranno convertirsi
al cristianesimo. Quelli che non lo faranno, periranno in
un gigantesco olocausto durante la battaglia di
Armageddeon. Un insegnamento dunque palesemente anti-semita
ma, finche' sostengono Israele, chi se ne frega.
Il potere combinato di queste due
lobbies riporta Bush sui suoi passi ogni volta che questi
fa un tentativo in direzione degli arabi.
Pero' vi sono altri poteri che lavorano: i governi arabi
ed il loro petrolio. I re, i presidenti e gli emiri arabi
sono ossequiosi verso gli USA, ma temono che le
sofferenze dei palestinesi suscitino rivolta nei loro
paesi. Questo timore contagia anche la famiglia Bush.
Come si sa, i Bush sono ricchi petrolieri.
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A
Washington, come a Gerusalemme, tutti i problemi
si spostano su un piano personale. La fazione pro-Sharon
e' capeggiata dall'estremista ministro per la
difesa Rumsfeld, e, ancor piu', dal suo piu'
estremista collaboratore, Wolfowitz. Dalla loro
parte vi e' il vice-presidente, Dick Cheeney e,
come pare, il Consigliere per la sicurezza
nazionale, Condoleeza Rice, le cui gambe
esprimono, anch'esse, ammirazione vocale per
Sharon. Opposti a questi, e quasi da solo, vi e'
il Segretario di Stato, Colin Powell, supportato
da alcuni esperti del suo Dipartimento. Ogni
volta che Rumsfeld e compagni convincono Bush a
soddisfare le richieste della lobby congiunta
ebraico-cristiano fondamentalista, per poter
vincere le prossime elezioni, arriva Powell e lo
convince che, per gli interessi nazionali degli
USA, meglio sarebbe fare il contrario. |
Bush ha ricevuto Mubarak. Sharon,
subito dopo, si e' autoinvitato nell'Ufficio Ovale,
ritenendo Bush cosi' debole psicologicamente da poter
essere influenzato dall'ultima persona che vede ed
ascolta.
Ecco la lotta che il nostro si
trova a fronteggiare. E, forse, un conflitto interno
ancora piu' profondo giace nascosto. Il mio amico Afif
Safieh, delegato dell'OLP a Londra, ritiene che, fin
dalla nascita, la nazione americana si dibatte tra due
anime. La prima e' quella dei coloni originari, coloro
che distrussero i nativi d'America, gli schiavisti; un'anima
che adora la forza bruta e il mito del Selvaggio West e
che sostiene i tiranni di mezzo mondo. Quest'anima si
identifica alla perfezione con i coloni sionisti e con l'ideologia
di espulsione dei nativi dalla Palestina. Sharon e' il
loro idolo.
L'altra anima e' quella di Thomas
Jefferson e di coloro che scrissero la Costituzione; di
Lincoln, colui che emancipo' gli schiavi; di Wilson e di
Roosevelt, idealisti, liberali e amanti della liberta'.
Quest'anima oggi tende verso i palestinesi.
La prima anima occupa il cuore di
Bush. La seconda bussa alle porte della sua mente. Sara'
interessante vedere quale anima prevarra'.
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