E ALLORA, COME DEFINISCI UN MASSACRO?

Un buon termine di ricerca su internet dovrebbe essere "massacri palestinesi". Perche' no? Ce ne sono tanti. Alcuni vecchi ed indimenticabili, altri nuovi e altri ancora da venire.

20 anni dopo, migliaia di vittime di Sabra e Shatila attendono ancora di essere riconosciute come tali. Le contiamo come morte o come disperse? Ora sapete perche', quando ci si riferisce all'infame carneficina di Beirut ovest, orchestrata da Israele e perpetrata dai suoi alleati, diciamo ancora: "... dove furono uccise dalle 2.000 alle 4.000 persone"; migliaia di queste vittime non sono ancora riconosciute come tali.

"Come definisci un massacro?", mi chiede un lettore adirato in un messaggio in cui afferma che l'assassinio da parte di Israele di centinaia di profughi a Jenin e' solo "autodifesa". Bisogna essere un palestinese, o meglio, un giornalista palestinese, per sentirsi fare una domanda del genere.

Come si definisce un massacro?

Onestamente, non ho mai preso un dizionario per cercarne la definizione. Abbastanza strano per uno che scrive dei massacri subiti dal suo popolo cominciati piu' di vent'anni prima che nascesse.

Il termine "massacro" da' i brividi solo a pronunciarlo. Piccoli sepoliti sotto le macerie delle loro case, qualcuno bruciato e qualche altro in decomposizione. Ecco cos'e' un massacro.

Uomini e donne uccisi all'interno delle loro case, nei pressi delle loro case, mentre aprivano la porta ad un gruppo di soldati infuriati, mentre chiudevano le finestre per schivare i colpi di un cecchino, mentre erano seduti per la cena, non importa quanto frugale; quando si implora misericordia al cielo per i bambini; quando una mamma in lacrime saluta per l'ultima volta il suo figlio combattente, sapendo di non vederlo mai piu': "addio mio amato. Dio sia con te". Questo e' un massacro.

No, non sono i palestinesi troppo rapidi a definire "massacri" le uccisioni perpetrate dagli israeliani, ma sono i massacri a definire se' stessi: essi arrivano non invitati e occupano intere sezioni della nostra memoria collettiva, si aggiungono ad una lista gia' lunga, cominciata 53 anni fa ed ancora in espansione oggi, mentre il presente diventa storia.

Un giornalista arabo l'altra sera ha criticato Al Jazeera. "Ho solo paura che a forza di mostrare le immagini dei massacri la gente finisca per abituarsi a tali tragedie", ha notato. L'uomo in questione, di cui non faccio il minimo sforzo per ricordare il nome, ha ricevuto una risposta fredda: "Quindi dobbiamo smettere di raccontare i massacri israeliani?".

Come e' apparsa stupida la sua domanda confrontata con la risposta , ma come e' stato impressionante riflettere su quelle parole: abituarsi a tali tragedie.

Avendo vissuto in un campo profughi, avendo provato sulla mia pelle l'orrore dell'occupazione in Palestina; avendo visto i corpi sfigurati dei bambini iracheni che muoiono di sanzioni e leucemia e leggendo e scrivendo dei crimini orrendi commessi contro gli individui piu' indifesi al mondo, i bambini, nonostante cio' io non mi sono mai abituato ai massacri.

"Un amico ha condiviso questa foto con me. Non so se tu l'abbia gia' vista", mi ha scritto qualcuno poco fa. Sebbene io sia esitante nell'aprire gli allegati che arrivano con la posta elettronica, considerando tutti i generi di virus informatici che circolano in internet, ho visto l'immagine. L'allegato era intitolato "Viso d'angelo". Era un'altra foto di Jenin. Mostrava una bambina mezza sepolta nelle macerie. Morta. Il suo volto era quello dell'innocenza. Ma la sua bellezza disarmante traspariva nonostante l'immagine mostrasse quasi un fossile appena scavato.

Non ho potuto trattenermi dal pensare se fosse stata la sua mamma a cucirle quel vestitino. Forse era un dono di compleanno ricevuto mentre era circondata da piccoli profughi di Jenin insieme ad una torta e poche candeline. "Buon compleanno, cara". Come si chiamava? Quanti anni aveva "Viso d'angelo"? I suoi genitori sono sopravvissuti? Come e' stata uccisa? Ha avuto paura? Oppure e' semplicemente soffocata sotto le macerie? Io spero che sia morta rapidamente e senza dolore. Ecco quello che il mondo, l'intera umanita', e' capace di fare: sperare che i bambini palestinesi muoiano in fretta e senza dolore.

Quelli che avranno, come me, vinto la loro esitazione ed aperto l'allegato per vedere il "viso d'angelo", probabilmente avranno eliminato la foto dopo qualche secondo. Si sa, a nessuno piace avere una casella della posta congestionata. Ma l'immagine sparira' dalla nostra memoria? Anche Jenin sara' eliminato o restera'? Restera' come? Come un massacro? Ma cos'e' un massacro?

Non ho ancora una definizione, e non sono neanche interessato a trovare una definizione. Speravo che l'ONU avesse potuto investigare, cosicche' io potessi dare una risposta appropriata all'e-mail arrabbiata. Ma non e' accaduto, perche' Israele ha rifiutato l'accesso al campo alla missione ONU.

Credo che Jenin rimarra' un massacro, dunque, solo per gli scolaretti palestinesi, che canteranno, in un giorno d'aprile di ogni anno, sotto una sventolante bandiera palestinese, in qualche campo profughi dimenticato da Dio, il nome di Jenin, dei suoi martiri, del viso d'angelo, e tutti i massacri, da quello piu' vecchio a quello piu' recente, a quello che ancora verra'.

JENIN: LE IMMAGINI DELLA DEVASTAZIONE

JENIN: LE IMMAGINI DELL'ORRORE (foto particolarmente crude. Attenzione!)

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