Da "PRIMA DI ISRAELE"
"Il fatto che gli storici delle nazioni vicine abbiano taciuto sugli ebrei, non si siano occupati di loro, ne' in bene ne' in male, rafforza l'opinione che ben scarso dovesse essere in quello scacchiere geografico il peso specifico del popolo d'Israele, altrettanto scarse la sua capacita' di emergere sotto il profilo dell'organizzazione e della potenza militare e le sue attitudini a manifestare un qualche vigore nel campo della cultura, delle lettere, delle arti. Se ne ricava l'immagine di un popolo poco numeroso, nomade, portato fin dalla preistoria ad installarsi, in gruppi di varia consistenza, entro i confini delle altre nazioni, refrattario a una qualsiasi localizzazione territoriale, ma cementato da una particolarissima convinzione religiosa che lo fornisce di un assai alto concetto di se' e lo conduce a scelte improntate ad un razzismo ed una presunzione addirittura patologici. Scaltri e irrequieti, gli ebrei si muovono, dalla Mesopotamia all'Egitto, dal Sinai alla Palestina; una serie di complicati spostamenti puntualmente contrassegnati da scontri piu' o meno aperti con i popoli di piu' elevata cultura coi quali vengono a contatto. La morale ebraica e' tutta imperniata su di un rigido concetto di razza. Quanto al costume, cio' che tra ebrei e' severamente proibito, e' invece del tutto lecito nei confronti degli estranei. Piu' che una religione, il giudaismo si rivela quindi una semplice raccolta di norme destinata a dare un'impronta alla morale del gruppo, a tutelarne l'esistenza e gli interessi. LA TERRA
PROMESSA L'esaltazione di queste crudelta', di questi massacri, il crederli voluti da un dio, l'averli elevati a nucleo centrale di una religione, costituisce una perversione che non trova equivalenti in tutta la storia dell'umanita'. L'insediamento ebraico in Palestina, nonostante la caparbia decisione con la quale e' perseguito, non da' pero' origine ad uno stato nazionale. I nuovi arrivati mancano evidentemente della forza militare e delle grandi masse di uomini necessarie per imporsi sulle piu' popolose e progredite citta'-stato cananee. Quella Palestina che oggi gli ebrei rivendicano come proprio luogo d'origine o, quantomeno, di residenza abituale, resta percio' solo una delle tante regioni nelle quali nuclei ebraici hanno via via preso dimora, convivendo con le preesistenti popolazioni. Il sostanziale fallimento della "conquista" e' testimoniato dalle stesse fonti ebraiche: "I figli di Israele dimorarono dunque fra i cananei, gli etei, gli amorrei, i ferezei, gli evei e i gebusei". Ed, anzi " presero per mogli le loro figlie e diedero le proprie ai loro figli e servirono i loro dei ..." (Giud. 3, 5-6) La superiorita' civile della strpe autoctona - quei cananei che a partire dal 1000 a.C i greci indicheranno come fenici - emerge sempre piu' evidente da reperti archeologici, fortificazioni, mura, vasellame. Negli scavi, di ebraico non si trova praticamente nulla se non resti di capanne e di recinti assai rustici; le poche suppellettili rinvenute sono rozze e primitive; la ceramica e' rozzamente modellata. Un grado di civilizzazione cosi' basso spiega come alfabeto e dialetto cananei venisseo adottati dagli israeliti. E' la stessa Bibbia a chiamare il linguaggio ebraico " la lingua di Canaan" (Isaia, 19,18). Orlinsky non ha alcun dubbio nel sostenere che "la civilta' cananea era cosi' progredita che quasi assorbi' ed assimilo' gli invasori venuti dal deserto". Morrison afferma che "in nessun periodo della storia gli ebrei erano stati capaci di conquistare in Palestina una posizione sicura e permanente, ne' di mettere piede in modo stabile sulla costa". Questa stentata, squallida esistenza di genti che frammiste ad altri popoli non riescono a darsi struttura istituzionale, si prolunga per alcuni secoli. Quanti non e' possibile dire, dato che ne' storici, ne' archeologi hanno potuto determinare ad oggi con accettabile approssimazione l'epoca nella quale la "conquista" della Terra Promessa sarebbe avvenuta. Un recente lavoro mette a nudo con fredda, impietosa analisi storica, le miserie della monarchia salomonica che, dall'empireo delle favolose miniere, viene restituita alle sue piu' vere proporzioni di modesto dominio tribale, con giurisdizione su un territorio di appena qualche centinaio di chilometri quadrati. La citta' di Gerusalemme, mai in precedenza abitata dagli ebrei e nella quale Davide si era insediato per primo, resta quindi capitale del "regno" per soli sessant'anni, un lasso di tempo storicamente meno documentato e meno significativo di quello nel quale la citta' rimarra' in mano ai crociati".
La conquista della Terra Promessa resta pertanto, nella storia ebraica, un episodio marginale ed incompiuto, un evento che non interrompe l'endemico nomadismo del popolo d'Israele, i cui spostamenti col trascorrere dei secoli giungono ad interessare aree sempre piu' vaste. Vi e' traccia di popolose comunita' ebraiche, parecchi anni prima dell'era volgare, in Asia Minore, a Cipro, nel Mediterraneo. A prescindere dalla localita' di residenza e' del tutto eccezionale che l'ebreo coltivi o produca; il suo mondo e' quello del denaro e del commercio. L'isolamento rurale lo terrorizza, ecco perche', da sempre, gli insediamenti giudaici trovano collocazione nelle nazioni ad economia piu' avanzata ed in particolare nei grandi centri urbani. I principali empori commerciali africani, asiatici e mediterranei brulicano di ebrei, al punto da far risultare sparuta minoranza - uno scarso 20% del totale - quelli ancora installati in Palestina. Si puo' tranquillamente escludere che la diaspora possa configurarsi come evento drammatico, eccezionale e sgradito, frutto di coercizione esterna. I fatti dimostrano anzi che essa e' sempre scaturita da una scelta strategica di tipo economico del tutto libera e volontaria, una scelta che l'ebraismo rinnova di generazione in generazione e ha condotto intatta fino ai giorni nostri. Neppure la repressione di Tito, e la distruzione del Tempio hanno, con la diaspora, contrariamente a quanto comunemente si crede, alcun nesso di causalita'. I pur brevi cenni storici di cui sopra hanno ampiamente dimostrato comr a quell'epoca il popolo ebraico fosse gia' disperso ed avesse, da tempo ormai immemorabile, spontaneamente rinunciato ad avere una patria. L'ostinazione nel voler attribuire la diaspora ad eventi notoriamente posteriori alla stessa, si rivela quindi unicamenteun sottile tentativo di fornire giustificazioni plausibili ad un comportamento sociale deviante. |