Etica di guerra nell'Islam

L'etica islamica in tempo di guerra non e' una sottigliezza di cui dispone lo stato e che gestisce a suo piacimento

 

 

La guerra concepita nell'Islam e' essenzialmente di auto-difesa. Cio' vuol dire che il suo scopo e' respingere un'aggressione, non imporre l'Islam con la forza. In riferimento a cio', un versetto coranico stabilisce: "A coloro che sono stati aggrediti e' dato il permesso di combattere poiche' e' stato commesso loro un torto; in verita', e' in Dio l'aiuto piu' potente" (al-Haji, 39)

Per quanto riguarda la questione concernente l'etica di guerra nell'Islam, bisogna trattare in dettaglio i vari argomenti:

1) Comportamento personale delle truppe
In guerra, come in pace, le istruzioni dell'Islam devono essere osservate. L'osservanza religiosa non cessa con la guerra. La giurisprudenza islamica sottolinea che tutto cio' che e' proibito in tempo di pace e' ugualmente proibito in tempo di guerra, quindi la guerra non e' una scusa per il cattivo comportamento personale. Il Profeta* disse: "
Fate attenzione alle preghiere degli oppressi, poiche' non vi e' barriera tra esse e Dio".

2) Chi combattere
I combattimenti devono essere ingaggiati sono con truppe combattenti, senza coinvolgere personale non combattente. Cio' e' in osservanza del versetto coranico che stabilisce: "Combattete secondo la legge di Dio coloro che vi combattono, ma non siate voi gli aggressori, poiche' Dio non ama coloro che aggrediscono" (al-Baqarah, 190).
Durante una battaglia fu rinvenuto il cadavere di una donna e cio' fu denunciato dal Profeta, che disse: "
Non era una combattente, la sua morte e' illecita".
Durante la campagna di Siria, Abu Bakr, compagno del Profeta e primo dei Califfi Benguidati, diede tali istruzioni ad Omar: "
Non tradite, non siate sleali ne' vendicativi. Non mutilate. Non uccidete bambini, donne e persone anziane. Non tagliate ne' bruciate alberi di palma o da frutto. Non ammazzate il bestiame eccetto che per il vostro nutrimento. E, se vi imbatterete in persone che si sono confinate negli eremi in preghiera, lasciateli in pace ad assolvere il compito a cui si sono dedicati. Non siate malevoli ne' ingiusti".

3) Mantenere la giustizia ed evitare la cieca rappresaglia
A questo proposito nulla puo' essere piu' illustrativo del versetto coranico in cui Dio dice: "O voi che credete! siate testimoni sinceri davanti a Dio secondo giustizia. Non vi spinga all'iniquità l'odio per un certo popolo. Siate equi: l'equità è consona alla devozione. Temete Dio. Egli è ben informato su quello che fate" (al-Maida, 8).

4) Cure mediche
Fin dagli albori dell'Islam fu riconosciuta la santita' della professione medica e la sua inviolabilita'. Medici cristiani ed ebrei furono impiegati dallo stato islamico fin dall'epoca Omayyade ed alcuni di essi furono addirittura medici personali dei Califfi. Grazie al grande respiro dell'Islam, molti di essi poterono svolgere importanti ricerche e contribuirono grandemente al progresso della conoscenza scientifica.
Le cure mediche sono un diritto di tutti gli uomini, indipendentemente dalla religione, dal credo e dallo status. Tale diritto e' esteso anche ai nemici in battaglia e al di fuori del campo di battaglia. Un esempio ben noto, a questo riguardo, e' quello di Riccardo Cuor di leone, il quale, caduto malato durante il periodo delle crociate, fu curato dal medico personale di Saladino.
Nel citare questo particolare esempio, non possiamo fare a meno di sottolineare il differente comportamento dei crociati invasori i quali, a Gerusalemme, il 15 luglio 1099, massacrarono settantamila musulmani, inclusi bambini, donne, vecchi. Molti uomini furono arrostiti sugli spiedi, mentre alle donne venne persino aperto il ventre per assicurarsi che non avessero ingoiato oro e gioielli. Cio' viene sottolineato come semplice riflessione storica, ben sapendo che la Cristianita' e' una cosa e le azioni dei crociati furono qualcosa di completamente diverso.

5) Prigionieri di guerra
Per la prima volta nella storia, l'Islam adotto' un'attitudine di misericordia e compassione verso il nemico prigioniero. Senza precedenti nei sistemi legali anteriori, e molto tempo prima delle Convenzioni di Ginevra, l'Islam stabili' la legge secondo cui il prigioniero e' protetto in base alla sua prigionia ed il ferito in base alla sua malattia. Il Corano rende addirittura paragonabile ad un'azione meritoria il nutrimento di un prigioniero, allorche' stabilisce: "In verità i giusti berranno da una coppa in cui è un miscuglio di [acqua e di]  Kafûr ,  [attinta da una] fonte da cui berranno i servi di Dio, che la faranno fluire con abbondanza,   coloro che assolvono ai loro voti e temono il giorno il cui male si propagherà ovunque,   [loro] che, nonostante il loro bisogno , nutrono il povero, l'orfano e il prigioniero;   [e interiormente affermano:] « E' solo per il volto di Dio che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa, né gratitudine".  (al-Insan, 8-9)

Il Profeta istrui' i suoi compagni a comportarsi bene con i prigionieri. Abu ibn Umair, uno dei prigionieri della battaglia di Badr, ricordo': "Ogni volta in cui mi sedevo per mangiare con coloro che mi tenevano prigioniero, mi offrivano il pane e tenevano i datteri per se', per via della raccomandazione del Profeta in nostro favore (nel deserto il pane era un bene piu' prezioso rispetto ai datteri). Appena uno di loro aveva un pezzo di pane, me lo offriva. Sentendomi a disagio, lo ridavo a qualcun altro ma poi, con un misterioso giro, il pane tornava sempre a me".

Da un punto di vista legale l'opinione dei giuristi musulmani e' unanime nel proibire la vessazione psicologica del prigioniero ed il suo maltrattamento mediante la negazione di cibo, riparo, acqua e vestiario.
Secondo la legge islamica, il destino del prigioniero e' nelle mani dello stato e non del singolo e tocca al governante garantirgli la liberta' operando uno scambio con prigionieri musulmani, eventualmente.
Tra coloro a cui fu data la liberta' fu un poeta chiamato Abu Aza, il quale disse al Profeta: "
Ho cinque figlie e non c'e' nessuno che badi a loro. Fammi tornare a loro come gesto di carita' e prometto di non combatterti e di non aiutare i tuoi nemici". Abul-as ibn al-Rabia fu liberato in cambio di un riscatto che in seguito gli venne restituito dal Profeta stesso. In seguito, l'uomo abbraccio' l'Islam.

5) Legge Internazionale
Il processo di intervento attivo per fermare o rimuovere un'aggressione e' un principio riconosciuto dalla moderna legge internazionale. La creazione delle Nazioni Unite e' stato un tentativo di comporre le dispute tra le nazioni usando mezzi pacifici o, se davvero necessario, pressioni collettive. L'intervento contro l'ingiustizia e la prevaricazione e' un dovere che la famiglia delle nazioni oggi considera categorico, ma l'Islam ha riconosciuto tale responsabilita' ben quattordici secoli fa, ben prima della creazione della Lega delle Nazioni o dell'ONU. Il principio legale di intervento per risolvere le dispute e' offerto dal versetto coranico che dice: "Se due gruppi di credenti combattono tra loro, riconciliateli. Se poi [ancora] uno di loro commettesse degli eccessi, combattete quello che eccede, finché non si pieghi all'Ordine di Dio. Quando si sarà piegato, ristabilite, con giustizia, la concordia tra di loro e siate equi, poiché Dio ama coloro che giudicano con equità". (al-Hujurat, 9).

5) Rispetto dei Trattati e degli Accordi
Uno dei maggiori difetti della moderna politica internazionale e' lo scarso riguardo verso gli obblighi morali. Molto spesso, i trattati e gli accordi si sono dimostrati indegni persino del prezzo della carta su cui sono stati scritti. Il piu' splendido prodotto dell'intelletto umano nel campo della legge internazionale puo' svanire all'istante di fronte a considerazioni di opportunismo e di vantaggio economico e personale. La subordinazione della morale all'interesse e' il grande peccato di quest'epoca che solo nella nostra immaginazione rappresenta l'apice della civilizzazione.

L'Islam ha proibito con enfasi l'inganno, nei rapporti interpersonali come in quelli tra stati e comunita'. E' proibito in particolare tradire accordi presi e patti stretti in precedenza, come ordinano diversi versetti coranici: "O voi che credete! Rispettate gli impegni presi ..." (al-Maidah, 1).
"
Obbedite al patto di Dio dopo che l'avete accettato e non mancate ai giuramenti solenni che avete prestato, chiamando Dio garante contro voi stessi. In verità Egli conosce il vostro agire". (an-Nahl, 91).

L'etica islamica in tempo di guerra non e' una sottigliezza di cui dispone lo stato e che gestisce a suo piacimento: e' invece un dovere religioso vincolante piu' forte dell' emozione e del pregiudizio e non tenerne conto costituisce una grave violazione dei precetti dell'Islam.

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