L'ISLAM ED I GRANDI QUESITI DEL NOSTRO TEMPO:

EUTANASIA, DONAZIONI D'ORGANO, INGEGNERIA GENETICA

 

 

EUTANASIA: OMICIDIO PER "MISERICORDIA"?

L'Islam ha una precisa visione dell'eutanasia.
La santita' della vita umana e' un valore basilare decretato da Dio attraverso la parola rivelata ai suoi messaggeri. Il Corano dice: "Chiunque uccida una persona e' come se avesse ucciso tutta l'umanita', e chiunque salvi una persona, e' come se avesse salvato tutta l'umanita' ". (5:32).
E dice ancora: "Non prendere alcuna vita che Dio ha reso sacra, tranne che per giustizia" (6:151).
La Shari'a e' molto dettagliata nel definire le condizioni in cui e' permesso, in tempo di guerra come in tempo di pace, "prendere la vita di un uomo" e sottolinea che devono sussistere rigorosi prerequisiti e precauzioni in modo da rendere effettivamente molto difficile la sua messa in atto (ad esempio, nella legge per i crimini).

Detto questo, appare evidente che, nell'Islam, non esiste alcun diritto al suicidio. Dal momento che non abbiamo creato il nostro corpo, esso non ci appartiene. Dobbiamo curarlo, nutrirlo, salvaguardarlo senza pero' violare il diritto che su di esso ha il suo creatore, Dio. Uccidersi, dunque, o tentare di farlo, e' un grave peccato. Dice il Corano: "Non uccidete voi stessi, perche' in verita' Dio e' piu' misericordioso con voi" (4:29).

La vita umana in se', dunque, e' un valore da rispettare incondizionatamente. Il concetto di "vita senza valore" o non degna di essere vissuta e' alieno all'Islam. Anche il concetto di "uccidere per atto di misericordia", cioe' per evitare una sofferenza, per l'Islam non e' accettabile.

Il Codice Islamico di Etica Medica stabilito dalla Prima Conferenza Internazionale di Medicina Islamica svoltasi a Kuwait, nel 1985, stabiliva al riguardo: "L'eutanasia, come il suicidio, non ha supporti se non in una visione atea della vita, la quale ritiene che la vita sulla terra sia seguita dal nulla. L'Islam rifiuta la pretesa di poter sopprimere un essere umano anche nel caso di una malattia incurabile particolarmente dolorosa, poiche' non vi e' dolore umano che non possa essere trattato dalla medicina palliativa o dalla neurochirurgia".

Molti sostenitori ad oltranza dell'eutanasia sottolineano anche gli alti costi finanziari che comporta la tenuta in vita di pazienti gia' condannati attraverso l'utilizzazione di macchinari sofisticati e molto costosi. A questo punto, essi arrivano a parlare persino di un "dovere", piu' che di un "diritto" di morire. E in questo tipo di ragionamento e' insita una perversione, che potrebbe portare, in seguito, a considerare "inutili" e non giustificabili economicamente le cure prestate a persone in la' con gli anni, ad esempio. Questa logica e' completamente aliena all'Islam. I valori hanno la priorita' sui costi. La cura dei deboli, dei vecchi e dei malati privi d'aiuto e' un valore di per se' e giustifica i sacrifici di tempo, danaro ed energie che richiedono. La societa' materialistica denaro-centrica puo' anche giudicare valide le considerazioni economiche, ma non certo una societa' religiosa, che pone al centro del suo impegno quotidiano Dio ed il suo rapporto con Lui.

In una societa' islamica, dunque, il problema dell'eutanasia di solito non sorge, e, se accade, il ricorso ad essa viene rifiutato perche' religiosamente illecito. Ovviamente il dovere di sostenere non solo dal punto di vista sanitario e medico , ma anche dal punto di vista umano e spirituale il malato compete a tutto il microcosmo che ruota attorno a lui: medici, familiari e, nei limiti del possibile, tutta la comunita' dei credenti hanno il dovere di rendere umanamente accettabile l'ultima fase della sua esistenza. Tocchera' poi alla scienza fare in modo che le sofferenze siano limitate al massimo e che la dignita' del malato non sia compromessa.

Il Codice Islamico di Etica Medica stabilisce: "Nella sua difesa della vita, comunque, il medico dovra' capire quali sono i limiti e non trasgredirli. Se e' scientificamente accertato che le funzioni vitali non possano essere restaurate, in quel caso e' inutile mantenere diligentemente il paziente in uno stato vegetativo grazie all'uso di macchinari o attraverso l'ibernazione o altri metodi artificiali. Il medico mira a mantenere il processo della vita, non quello della morte. In ogni caso, il medico non prendera' alcuna misura atta a mettere fine volontariamente alla vita del paziente".

Nell'Islam e' prioritario cercare il trattamento medico della malattia, secondo due detti del Profeta: "Cercate la cura, con l'aiuto di Dio, poiche', per ogni malattia, Dio ha dato anche una cura", e "Il vostro corpo ha dei diritti su di voi".

Quando, pero' il trattamento, sia esso chirurgico, farmaceutico o, secondo la maggioranza degli scolari islamici, dovuto agli equipaggiamenti per l'animazione artificiale, non offre alcun risultato, allora cessa di essere obbligatorio. Fino a quando, pero', la vita del paziente non termina spontaneamente, devono essergli garantiti tutti i diritti di ogni essere umano, compreso il diritto all'assistenza, al sollievo, al vitto, in una parola il diritto alla vita.

 

INGEGNERIA GENETICA: UNA SFIDA ALLA CREAZIONE?

L'ingegneria genetica ha suscitato discussioni particolarmente accese tra gli scolari islamici a causa di una frase del Corano riguardante il "cambiare la creazione di Dio". Dice il Corano, 4:119, "Ed io comandero' a loro ed essi taglieranno l'orecchio al bestiame per farne sacrificio idolatrico, ed ancora comandero' a loro, ed essi cambieranno la creazione di Dio". Questo versetto ha influenzato non poco le decisioni degli scolari islamici circa la legittimita' di tali pratiche e di interventi medici quali le operazioni di conversione sessuale.

Fortunatamente, comunque, si e' concordi nello stabilire che questo versetto coranico non impone un divieto assoluto e radicale sull'ingegneria genetica laddove essa sia condotta effettivamente per scopi benefici e curativi. Lo sviluppo scientifico dell'ingegneria genetica genera molte considerazioni etiche.
La creazione in laboratorio, ad esempio, di batteri virulenti da utilizzare nelle guerre biologiche e' un problema serio che ha cominciato ad essere posto negli anni '70, quando fu descritta per la prima volta la tecnolgia del DNA. Tale applicazione e' chiaramente sbagliata. Le applicazioni nel campo della diagnosi, della cura, della prevenzione e del miglioramento delle malattie genetiche sono invece non soltanto accettabili, ma persino raccomandate. Il trasferimento dei geni puo' essere considerato, essenzialmente, una sorta di chirurgia di trapianto, sebbene a livello molecolare. Tutto cio' e' raccomandato dalla religione islamica, cosi' come le possibilita' farmaceutiche dell'ingegneria genetica che aprono nuove frontiere nel trattamento di molte malattie; per non parlare delle possibilita' in agricoltura e veterinaria allo scopo di risolvere i problemi della fame nel mondo.

Vi sono pero' delle zone d'ombra: nel caso dell'ingegneria genetica, queste risiedono nell'area di un futuro ignoto ed insospettabile. La possibilita' di trapiantare nuovi geni non solo nelle cellule somatiche ma anche in quelle germinali costituisce un pericolo per le future generazioni e potrebbe, in seguito, essere associata a tragiche mutazioni auto-indotte. I rischi delle radiazioni atomiche, ad esempio, non sono apparsi evidenti per lungo tempo, e nel caso dell'ingegneria genetica, i rischi potrebbero essere molto piu' gravi.

L'introduzione di materiale genetico da una specie all'altra significa praticamente la creazione di una nuova specie con caratteristiche miste. Se essa e' perseguita con l'inclinazione umana di conoscere l'ignoto e di raggiunge l'irraggiungibile, allora la specie umana, in futuro, potra' essere costretta a confrontarsi con forme di vita non ancora apparse a livello biologico. La scienza potrebbe arrivare a pensare di poter avere tutto sotto controllo mentre la realta' potrebbe essere diversa.

A parte cio', vi e' un problema etico di non minore importanza: la manipolazione del corredo genetico umano potrebbe essere utilizzata, in futuro, non gia' e non solo per combattere le malattie, ma anche per coltivare determinate caratteristiche fisiche considerate desiderabili, e cio' condurrebbe all'elitismo e alla discriminazione contro quegli individui che non possiedono tali caratteristiche. Per non parlare degli sviluppi terribili che potrebbe avere la manipolazione del carattere e del comportamento se venissero isolati i geni che determinano la personalita' dell'individuo. Tutto cio' e' certamente condannato dall'Islam.

Le preoccupazioni di ordine morale impongono che la scienza faccia il possibile per perseguire la giustizia, l'equita' ed il bene comune. E' tempo dunque che si apra un dibattito pubblico con la formulazione di un codice etico che regolarizzi e stabilisca funzioni e limiti dell'ingegneria genetica.

 

DONAZIONI D'ORGANO E TRAPIANTI: IL VALORE DELLA VITA UMANA

Dice il Corano: "E chiunque salvera' una vita umana, sara' come se avesse salvato tutto l'umanita'".

Probabilmente non c'e' modo migliore di realizzare questo principio che nel salvare delle vite umane attraverso il trapianto di organi che sostituiscano quelli non piu' funzionanti. Questa conclusione, comunque, deve essere raggiunta dopo un'attenta riflessione delle regole islamiche. Fondamentalmente, violare un corpo umano, vivo o morto che sia, e' contro le regole islamiche. Dunque, incidere il corpo di un donatore vivente o di un cadavere per ottenere l'organo da donare sarebbe illecito se non fosse per due regole giuridiche che, rapidamente, risolvono l'impasse. La prima e' che "La necessita' annulla la proibizione", la seconda e' "tra due mali che non possono essere evitati, scegli il minore".

Poiche' salvare una vita umana e' piu' importante di preservare l'integrita' di un cadavere o di un donatore e poiche' l'incisione sul corpo del donatore e' il male minore rispetto a lasciare morire un paziente, la donazione d'organo ed il trapianto e' perfettamente lecita, da un punto di vista islamico. Va da se' che la pratica non debba comportare rischi per la vita del donatore e che, soprattutto, questi (o la sua famiglia, in caso di donatore deceduto)non sia fatto oggetto di alcun tipo di pressione: la volonta' del donatore deve essere, in ogni caso, rispettata.

TRAPIANTO DI TESSUTO NERVOSO
Questo tipo di trapianto si e' dimostrato promettente nel trattamento di determinate malattie. E' lecito se viene estratto da ghiandole midollari, da un feto animale, o da un feto umano espulso spontaneamente dopo morte naturale. E' illecito sacrificare allo scopo un feto umano vivente e vitale. Puo' essere invece usato il tessuto di un feto morto a causa di aborto lecito (quello, ad esempio, praticato per salvare la vita della madre). E' illecito creare feti o procurare aborti a scopo di espianto.

IL FETO ANENCEFALICO
Si tratta di un'anormalita' congenita in cui sono assenti la volta cranica e gli emisferi cerebrali. Il feto potrebbe nascere vivo, ma morire dopo un periodo di tempo variabile che puo' estendersi a diversi giorni. Finche' vive, per l'Islam esso non deve essere usato come fonte di espianto d'organi. Mettere fine artificialmente a tale vita e' illecito. Eventualmente, i suoi tessuti possono essere mantenuti sani attraverso tecniche artificiali, ma non saranno espiantate prima della cessazione spontanea di ogni attivita' cerebrale.

TRAPIANTO DI GHIANDOLE SESSUALI
E' illecito trapiantare o espiantare testicoli in grado di produrre spermatozoi o ovaie in grado di ovulare da una persona all'altra. Ghiandole sessuali sterili (cioe' non in grado di produrre gameti) ma attive dal punto di vista ormonale non sottostanno a tale proibizione.

DEFINIZIONE DELLA MORTE
Prima di procedere a qualsiasi operazione di espianto occorre accertarsi, senza ombra di dubbio, che l'avvenuta morte cerebrale sia effettiva ed irreversibile. E' illecito affrettare la morte cerebrale di un individuo a scopo di espianto. Dopo che siano falliti tutti i tentativi di riportare alla vita il paziente e' possibile far cessare la rianimazione artificiale e, ad elettroencefalogramma piatto, passare all'espianto. Tenendo presente che le azioni del medico, come quelle dello scienziato devono essere ispirate dall'etica e dal rispetto per la vita in tutte le sue forme e dimensioni.

E la lode e' di Dio, Signore di tutti i mondi.

 

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