Palestina: le domande piu' frequenti

 

Israele non e' nato in conformita' ad una raccomandazione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite?

La risoluzione di spartizione del 29 novembre 1947 aveva suggerito la creazione di uno stato ebraico sul 56% del territorio della Palestina, di uno stato arabo sul 42% e di una zona internazionale di Gerusalemme sul restante 2%. Stabiliva, inoltre, che i palestinesi che vivevano nella zona assegnata allo stato ebraico dovevano continuare a risiedervi ed a godervi dei diritti e delle liberta' fondamentali sotto la garanzia dell'ONU, e che i due stati avrebbero cominciato ad esistere due mesi dopo la partenza degli inglesi, che avvenne il 15 maggio del 1948.
Tuttavia, anziche' aspettare che la Commissione delle N.U. per la Palestina prescritta dalla Risoluzione di Spartizione subentrasse alla potenza mandataria e, a sua volta, ne trasferisse gradualmente i poteri ai dirigenti dei due stati, i sionisti proclamarono lo stato d'Israele il 14 maggio 1948, mettendo il mondo di fronte ad un fait accompli. A quella data, i sionisti avevano gia' occupato un territorio piu' vasto di quello assegnato allo stato ebraico. Invece di avere giurisdizione sul 56% del territorio della Palestina, essi ne occupano il 77%; invece dell'internazionalizzazione di Gerusalemme, la maggior parte della Citta' Santa viene "israelizzata" e dichiarata "capitale" dello stato ebraico; invece di restare nelle loro case e nel loro paese, quasi un milione di palestinesi, uomini, donne e bambini - musulmani e cristiani - vengono espulsi con la forza e privati dei loro averi.

Quello che e' nato il 14 maggio come stato ebraico, quindi, non ha niente a che vedere con lo "Stato" previsto dal Piano di Spartizione. Il nuovo stato d'Israele e' il prodotto della forza bruta, creato in violazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e della stessa risoluzione in base alla quale gli israeliani rivendicano oggi la sovranita'.

Ma l'ONU aveva il potere di creare uno stato?

La Carta dell'ONU non riconosce tale compito all'Organizzazione: la creazione degli stati e delle nazioni e' un processo lento e graduale, basato sul possesso naturale di un popolo sul territorio sul quale abita. La creazione di Israele e' un fatto unico nella storia dell'umanita', nel quale un'organizzazione creata con lo scopo di salvaguardare la pace nel mondo si arroga il diritto di negare la naturale sovranita' di un popolo sulla sua terra per consegnarla ad una terza parte. Riconoscendo l'anomalia senza precedenti della propria azione, l'ONU cerco', ma soltanto sulla carta, di proteggere i palestinesi del progettato stato ebraico, dichiarando che i loro diritti civili, politici, economici, religiosi e di proprieta' non dovevano in alcun modo essere pregiudicati dalla spartizione.

Tali risoluzioni vengono ratificate annualmente dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma senza alcun esito.

Gli ebrei sono un popolo o una religione?

Al momento della fondazione dello stato ebraico, il quesito "chi e' ebreo oggi" ha posto un serio problema ai sionisti. L'immigrazione ebraica dall'Europa dell'est, specie dalla Polonia, ha portato in Israele "un'alta percentuale di coppie miste, per esempio coppie in cui uno dei coniugi ha mantenuto la sua identita' non ebraica" . E' stato fatto notare che, nella maggior parte dei casi, "il coniuge non ebreo era la moglie, per cui i figli, in base alla legge giudaica, non erano ebrei" (Da una recensione del libro "The Jewish Identity", pubblicato nel Jerusalem Post del 14 settembre 1966).
E' quindi un errore evidente confondere il concetto di "religione ebraica" con quello di "popolo ebraico", la cui identita' genetica e' quantomeno discutibile, considerati i millenni di convivenza, matrimoni, incroci con altri popoli; e' altresi' un errore affermare che i discendenti degli ebrei di tutti i paesi sono consanguinei e legati ai primi ebrei, e, come tali, "eredi secondo la Promessa".

L'assurdita' della pretesa sionista e l'accuratezza delle conclusioni degli antropologi sono ulteriormente illustrate - se vi fosse bisogno di un'altra prova - dall'esempio dell'attore nero americano Sammy Davis jr. , che si converti' all'ebraismo alcuni anni fa. Secondo la "logica" sionista, decretata nella Legge sullo status israeliana e nella Legge del ritorno, Davis viene considerato "esiliato" negli USA in cui e' nato e non agognerebbe che "al ritorno" in Palestina. Paradossalmente, quindi, mentre una persona del tutto straniera per lingua, colore, cultura e razza puo' acquisire il diritto di andare in Palestina semplicemente adottando il giudaismo, gli abitanti musulmani e cristiani della Terra Santa - la cui discendenza fisica da Abramo difficilmente puo' essere contestata - se le "promesse bibliche" possono avere un valore nel 21esimo secolo - non possono continuare a vivere nel paese in cui sono nati.
"Il Giudaismo, essendo una religione, non e' una nazionalita' indipendente e gli ebrei non costituiscono una singola nazione con una identita' propria, poiche' essi sono cittadini degli stati a cui appartengono." (Carta Nazionale Palestinese)

Israele non e' stata "promessa da Dio" al popolo ebraico?

"Israele ha occupato questa terra non con la promessa di Dio, ma con la promessa di Balfour, e vi e' grande discrepanza tra la promessa di Dio e quella di Balfour. Dio, quello che conosciamo noi, non puo' ammettere l'occupazione, l'oppressione, l'umiliazione, l'asservimento e l'espoliazione di un intero popolo.L'interpretazione sionista della Bibbia e' fallimentare e manipola la verita', ed e' un vero tradimento dell'essenza, della realta' e della spiritualita' del testo sacro.
Il sionismo, che e' un movimento politico, non religioso, prende dalla Bibbia i versi che vuole, li interpreta secondo i suoi scopi e giustifica, in questo modo, la tirannia, l'aggressione e l'occupazione di una terra che non gli appartiene." (Intervista all' Archimandrita Atallah Hanna)

Ma gli ebrei hanno o no legami storici con la Palestina?

L'unico vero titolo di ogni popolo verso la sua terra deriva dalla nascita e dal possesso prolungato e continuo su di essa. Sono questi elementi la base del diritto degli inglesi all'Inghilterra, dei francesi alla Francia, e' questo il criterio che la communis opinio dell'umanita' ha eletto a principio universale. I rapporti storici dei primi ebrei con la Palestina non sono basati sulla nascita o sul lungo possesso ma sulla occupazione mediante invasione. Furono rapporti di breve durata, instabili, intermittenti, simili a quelli che gli ebrei intrattennero con altri paesi mediorientali e mediterranei. Tali rapporti cessarono completamente oltre 2000 anni fa quando, con un comportamento decisamente insolito e particolarissimo, essi si dispersero in tutto il mondo.
I palestinesi, invece, sono i discendenti diretti del popolo originario di Palestina, che ha mantenuto il controllo ed il diritto naturale sulla sua terra per oltre 5000 anni. Discendenti dei Filistei e dei Cananei, erano li' quando i primi ebrei invasero la regione, sono sopravvissuti all'occupazione ebraica di alcuni territori interni, conservando ininterrottamente il possesso di gran parte del paese durante tutto il periodo "israelita", sono naturalmente rimasti nel corso dei millenni, per mescolarsi prima con gli arabi conquistatori del Settimo secolo, poi con i crociati nell'Undicesimo secolo ed hanno continuato ad occupare la terra con il loro nuovo carattere arabizzato fino all'invasione sionista del 1948.

 

Non e' vero che i palestinesi hanno rifiutato un' "offerta storica" a Camp David?

"A Camp David, Barak e Clinton si accordarono segretamente per costringere Arafat al ruolo di protagonista di un film comico alla Laurel and Hardy. David Clark, consigliere speciale del Ministro degli esteri britannico dell'epoca, descrisse sulle pagine del Guardian i sotterfugi che circondarono la "trattativa".

"Mentre Barak si dondolava nella favola della "sovranita' palestinese" perpetuando, in realta', la loro soggiogazione", scrive Clark, "Clinton si accorse che il tempo passava e si assottigliava la speranza di passare alla storia per qualcosa di piu' dignitoso che essersi abbassato i pantaloni nell'Ufficio Ovale. Aveva bisogno di una trattativa rapida piu' che di una trattativa giusta e scelse di tentare di costringere Arafat ad accettare le proposte israeliane".
Clark svela gli elementi della "trattativa": "...anche la piu' superficiale occhiata alla mappa rivelava la malafede dei proponenti. La Cisgiordania era tagliata in tre parti, circondata da truppe israeliane e coloni, senza neppure l'accesso ai suoi confini internazionali".

La "generosa" offerta non terminava li'. "La perdita della migliore terra agricola della Cisgiordania aggiungeva insulto all'ingiuria. L'unico territorio realmente "offerto" ai negoziatori palestinesi consisteva in strisce di deserto adiacenti alla striscia di Gaza che Israele usa attualmente come discarica di rifiuti tossici".

Un sito israeliano, Gush Shalom, ridicolizza la "generosa offerta" fatta da Barak a Camp David. "Non vi fu alcuna generosa offerta, ma solo una umiliante richiesta di resa totale. Questa proposta impossibile da accettare, l'attitudine arrogante di Barak, la costruzione sempre piu' massiccia di insediamenti colonici, anni di prese in giro israeliane e, infine, la provocazione di Sharon - tutto cio' causo' l'inevitabile esplosione". (Yusef Agha, TellowTimes)

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