Gli occhi sulla Siria:
Fermateli prima che ricomincino ad uccidere
di Ron Jakobs

 

Se il movimento globale contro la guerra
non vuole assistere ad un altro esercizio
di assassinii di massa e di distruzione
imperialistica, deve protestare gia' affinche'
non vengano imposte sanzioni alla Siria.
Appena tre o quattro ore dopo che la statua di Saddam Hussein fosse buttata giu' da alcuni marines USA e da qualche dozzina di iracheni nel centro di Baghdad, l'uomo piu' pazzo del Potomac, Donald Rumsfeld, iniziava a minacciare la Siria. Piu' precisamente, Rumsfeld minaccio' la Siria che avrebbe fatto la stessa fine dell'Iraq se non avesse obbedito agli ordini. Qualche altra dichiarazione da parte di Powell ha chiarito maggiormente l'intera questione.

Secondo le parole dell'Impero Bush, la Siria ospita i membri del passato governo di Saddam, ha armi chimiche e ha dato una mano al vecchio esercito iracheno nella sua difesa contro la marina, l'esercito e l'aviazione statunitense. Nessuno degli oligarchi di governo a Washington DC ha presentato uno straccio di prova per queste accuse, ne' sembra in procinto di farlo. Possiamo presumere (ripensando alle "prove" mostrate all'ONU contro Saddam Hussein) che il governo americano debba ancora costruirle.

Nel frattempo, Damasco insiste che non ha armi chimiche ne' ha intenzione di svilupparle e che non ha ospitato alcun membro dell'ex-governo iracheno consapevolmente. Riconosce, invece, che chiunque si trovi in Siria (se si trova in Siria), vi si e' rifugiato spontaneamente senza alcuna copertura da parte del governo. Cosa molto interessante, il governo yemenita ha fornito asilo ad un ex diplomatico iracheno lo scorso 13 aprile senza che Washington neanche commentasse l'episodio.

Riguardo al fornire asilo ai dirigenti di governo ricercati per crimini contro il loro stesso popolo, gli Stati Uniti devono possedere certamente una lista stellare di individui presenti sul loro territorio. Chiediamo al popolo vietnamita dove siano finiti i torturatori addestrati dalla CIA. Oppure notizie dell'ex capo del governo di Saigon, Nguyen Van Thieu, volato in California con milioni di dollari in denaro e oro. O forse potremmo chiedere al popolo iraniano notizie di dove sia stato ospitato il fantoccio americano e capo dei torturatori del suo popolo, lo Shah Reza Palhavi? Se Washington non lo avesse diligentemente aiutato a sfuggire alla giustizia iraniana, forse non vi sarebbe mai stata la cattura di ostaggi americani in Iran e probabilmente le relazioni tra i due stati non sarebbero cosi' pessime. Sfortunatamente, non si puo' riscrivere la storia.

La Siria e' una societa' urbana e tecnologicamente avanzata. La sua civilta' e' piu' antica della Bibbia. Come l'Iraq, la fonte economica principale e' il petrolio, sebbene le sue risorse siano le piu' piccole del Medioriente. La sua economia e' di natura socialista anche se, in anni recenti, ha adottato alcune riforme di libero mercato.
Dopo la Prima Guerra Mondiale e la sconfitta degli Ottomani ad opera degli alleati, fu per breve tempo una nazione indipendente, poi divenne mandato francese cosi' come l'Iraq divenne mandato inglese. Per dirla in parole povere: quando gli alleati si divisero le spoglie dell'Impero Ottomano, la Siria tocco' alla Francia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, riconquisto' l'indipendenza e, per breve tempo, costitui' insieme all'Egitto ed allo Yemen la Repubblica Araba Unita sotto la tutela del nazionalista arabo Gamal Abdel Nasser.

Da allora, la Siria e' entrata in guerra due volte contro Israele, ha preso parte alle operazioni di peacekeeping in Libano, ha supportato la posizione kuwaitiana durante la prima guerra del Golfo, inviando persino 20.000 truppe ed ha iniziato negoziati con Israele per la resistuzione delle alture del Golan, territorio siriano che Israele occupa illegalmente dal 1967 e che, secondo la risoluzione ONU 242, Israele deve restituire alla Siria senza condizioni. I negoziati fallrono per il rifiuto israeliano di rispettare la legge internazionale restituendo i territori sottratti con la forza. Anzi, il Golan, come i territori palestinesi occupati nel 1967, e' stato riempito di insediamenti colonici israeliani, illegali secondo la legge internazionale.
Il fatto poi di aver dato rappresentanza politica a diversi gruppi della resistenza palestinese contro l'occupazione, ha posto la Siria al primo posto tra i nemici di Israele e, dunque, di Washington. Se Israele e Washington fossero libere di agire subito, non c'e' nulla che Damasco possa fare per evitare la guerra. E' esattamente lo stesso scenario che il mondo ha visto dispiegarsi in Iraq. Dal momento che li' ha avuto successo, Washington e Tel Aviv desiderano usarlo nuovamente contro la Siria.

Il piano comincia con la minaccia di sanzioni economiche da parte del Pentagono e del Dipartimento di Stato USA. Come tutti sappiamo, questo e' il primo passo in direzione della guerra. In quello che probabilmente e' un tentativo di evitare azioni di aggressione, il portavoce del governo siriano ha suggerito di essere disponibile ad eventuali ispezioni ONU ai suoi arsenali militari. Dall'esperienza irachena, abbiamo imparato che questo e' il secondo passo verso la guerra. Per Washington, le sanzioni e le ispezioni non sono altro che mezzi per indebolire un governo fino al punto di fargli rinunciare alla sovranita' nazionale, di farlo arrendere al ricatto. In breve, le sanzioni e le ispezioni consentono a Washington di mettere il colpo in canna. Non sono neanche un preludio alla guerra: sono parte della guerra stessa.

Se il movimento globale contro la guerra non vuole assistere ad un altro esercizio di assassinii di massa e di distruzione imperialistica, deve protestare gia' affinche' non vengano imposte sanzioni alla Siria. Inoltre, deve premere affinche' eventuali ispezioni in Siria siano accompagnate da ben piu' fruttuose ispezioni negli USA, in Israele ed in qualsiasi altro paese supporti l'azione USA contro Damasco. Non e' questione di supportare un governo, ma e' questione di ribellarsi contro la minaccia del grande gendarme alla sovranita' di popoli e stati in nome della sua visione della "democrazia". Le accuse infondate alla Siria non sono che un nuovo pretesto per una nuova carneficina in grado di servire gli interessi di Israele e quelli delle corporazioni per la costruzione di armi ed il riciclaggio dell'uranio impoverito. Come hanno dimostrato le ultime settimane, la piu' grande minaccia alla pace in Medioriente non proviene ne' dall'Iraq ne' dalla Siria ne' dall'Iran, ma dagli Stati Uniti d'America.

traduzione a cura di www.arabcomint.com